07/24/2025
Quella che Freud definiva “mancanza di civiltà” nelle donne, era in realtà – come osserva Lillian Smith — una mancanza di fedeltà alla civiltà. Un’estraneità rispetto a un modello di umanità fondato su miti che non le riguardavano. Se essere umani significava identificarsi con la traiettoria dell’eroe che uccide, allora, quella civiltà, non era affatto desiderabile.
Raccogliendo l’eredità di Elizabeth Fisher, Ursula K. Le Guin riscrive le origini dell’umanità non attraverso un arma, ma attraverso un contenitore: uno strumento apparentemente marginale, eppure radicale. Un oggetto che non colpisce, ma contiene, custodisce. Quando abbiamo scelto la parola Pipitule per il progetto l'abbiamo sempre immaginata come un termine-ombrello, che tenesse dentro di sè tante cose: un contenitore. L'inversione simbolica che da origine a "The Carrier-Bag Theory of Fiction" è un riferimento essenziale per noi, non solo perchè ci invita a ripensare la storia come una pratica di raccolta più che di conquista, ma soprattutto perché ci offre uno strumento potente: poter raccontare le storie che vogliamo; storie che non seguano la traiettoria ascendente dell’eroe ma che siano capaci di contenere il quotidiano, il contraddittorio, il banale, il concreto, il reale. Storie che non mirino alla conquista, ma alla connessione.
Le Guinn ci invita a immaginare narrazioni dove l’umanità non si misura nell’eroismo e nel dominio, ma nella capacità di accogliere, ascoltare e restituire la complessità del vivere.
Pipitule vuole essere questo: un contenitore in cui ciò che conta, più di ogni altra cosa, è il gesto della raccolta.
Parlare perché ci mette in relazione
Cantare perchè ci radica alla terra,
Scrivere perchè ci dà una storia.