Venice4Palestine

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Questo gruppo nasce da autorə, attorə, registə, produttorə, distributorə, professionistə del cinema a vario titolo, giornalistə, nonché attivistə di Artist for Palestine e Filmworker 4 Palestine e movimento Bds.

18/05/2026

Il Cinema Italiano contro la normalizzazione del Genocidio

Gli Istituti Culturali Italiani di Tel Aviv e di Haifa, in collaborazione con le cineteche israeliane e l’associazione Adama, si apprestano a mostrare al pubblico israeliano il meglio del cinema italiano della passata stagione. Un programma articolato che troverà spazio, come detto, in quattro cineteche del paese.

Come se nulla fosse.

Come se a Gaza il genocidio, i bombardamenti, la chiusura dei confini e la degradazione delle condizioni di vita dei gazauiti, tra fame, topi e blocco di medicinali e degli aiuti, non continuassero a essere perpetrati con totale impunità. E indifferenza.

Come se le violenze (spesso omicide) da parte dei coloni, la complicità dell’IDF, le espulsioni dalle case e dalle terre palestinesi, gli arresti indiscriminati, le violenze sessuali e le torture nelle carceri, gli attacchi illegali di Stati Uniti e Israele in Iran e Libano, non fossero sufficienti a dire “basta”!.

The show must go on. Come se nulla fosse.

Alla decisione di utilizzare il cinema come strumento di diplomazia per silenziare crimini di guerra e contro l’umanità, Venice4Palestine non ci sta.

“Gli Istituti Culturali Italiani di Tel Aviv e di Haifa, in collaborazione con le cineteche israeliane e l’associazione ...
18/05/2026

“Gli Istituti Culturali Italiani di Tel Aviv e di Haifa, in collaborazione con le cineteche israeliane e l’associazione Adama, si apprestano a mostrare al pubblico israeliano il meglio del cinema italiano della passata stagione (La Grazia, Fuori, Due Cuori Due Capanne, Primavera, Il Maestro, Le Assaggiatrici, La Valle dei Sorrisi, più una retrospettiva su Michelangelo Antonioni).

Un programma articolato che troverà spazio, come detto, in quattro cineteche del paese a partire da oggi lunedì 18 maggio fino al 20 giugno.

Come se nulla fosse.

Come se a Gaza il genocidio, i bombardamenti, la chiusura dei confini e la degradazione delle condizioni di vita dei gazauiti, tra fame, topi e blocco di medicinali e degli aiuti, non continuassero a essere perpetrati con totale impunità. E indifferenza.

Come se le violenze (spesso omicide) da parte dei coloni, la complicità dell’IDF, le espulsioni dalle case e dalle terre palestinesi, gli arresti indiscriminati, le violenze sessuali e le torture nelle carceri, gli attacchi illegali di Stati Uniti e Israele in Iran e Libano, non fossero sufficienti a dire “basta”!.

The show must go on. Come se nulla fosse.”

(segue nelle slide⬇️)

08/04/2026

Rilanciamo l’appello del regista iraniano Asghar Farhadi per fermare la follia genocidaria di USA e Israele: le minacce del presidente degli Stati Uniti d’America sono mostruosamente evocative e riportano alla mente gli orrori più efferati commessi dalla bestia umana, dall’olocausto del popolo ebraico all’annientamento di Hiroshima o Dresda fino al genocidio palestinese odierno. Per questo è fondamentale unirci in una sola voce per gridare ancora una volta “mai più”: nessuna civiltà può essere annientata per nessuna ragione al mondo!

We support Iranian director Asghar Farhadi's appeal to stop the genocidal madness of the USA and Israel: the threats of the President of the United States of America are monstrously evocative and bring to mind the most brutal horrors committed by the human beast: from the Holocaust of the Jewish people to the annihilation of Hiroshima and Dresden, to the current genocide of the Palestinians. This is why it is essential that we unite in one voice to cry out once again "never again": no civilization can be annihilated for any reason in the world!

V4P

Rilanciamo l’appello del regista iraniano Asghar Farhadi per fermare la follia genocidaria di USA e Israele: le minacce ...
08/04/2026

Rilanciamo l’appello del regista iraniano Asghar Farhadi per fermare la follia genocidaria di USA e Israele: le minacce del presidente degli Stati Uniti d’America sono mostruosamente evocative e riportano alla mente gli orrori più efferati commessi dalla bestia umana, dall’olocausto del popolo ebraico all’annientamento di Hiroshima o Dresda fino al genocidio palestinese odierno. Per questo è fondamentale unirci in una sola voce per gridare ancora una volta “mai più”: nessuna civiltà può essere annientata per nessuna ragione al mondo!

“Mi appello a artistə e filmmakers di tutto il mondo affinché in queste ore e giorni critici siano una voce che, in qualunque maniera possibile, fermi l’aggressione che sta progressivamente distruggendo le infrastrutture civili.

Queste infrastrutture appartengono al popolo iraniano e sostentano i bisogni basilari delle loro vite quotidiane. La distruzione delle infrastrutture non è solamente la distruzione di edifici, è un attacco alla vita umana e alla sua dignità.

Attaccare le infrastrutture di un Paese è un crimine di guerra. Lasciamo da parte convinzioni e opinioni, uniamoci per fermare questo processo di distruzione illegale e disumano.”

……………

We support Iranian director Asghar Farhadi’s appeal to stop the genocidal madness of the USA and Israel: the threats of the President of the United States of America are monstrously evocative and bring to mind the most brutal horrors committed by the human beast: from the Holocaust of the Jewish people to the annihilation of Hiroshima and Dresden, to the current genocide of the Palestinians. This is why it is essential that we unite in one voice to cry out once again “never again”: no civilization can be annihilated for any reason in the world!

“I call on artists and filmmakers everywhere in the world to be a voice in these critical days and hours, in any way possible, to stop the destructive aggression that has increasingly destroyed civilian infrastructure.

Infrastructure that belongs to the Iranian people and is related to the basic needs of their daily lives. The destruction of infrastructure is not just the destruction of buildings, it is an attack on human life and dignity.

Attacking a country’s infrastructure is a war crime. Regardless of any beliefs or attitudes, let’s unite to stop this inhumane, illegal and destructive process.”

13/01/2026

Lettera appello degli artisti Venezia82 a European Film Academy

LETTERA APERTA ALL’EUROPEAN FILM ACADEMY(ENGLISH VERSION BELOW⬇️)(per aderire:https://cryptpad.fr/form/ #/2/form/view/hj...
13/01/2026

LETTERA APERTA ALL’EUROPEAN FILM ACADEMY
(ENGLISH VERSION BELOW⬇️)
(per aderire:
https://cryptpad.fr/form/ #/2/form/view/hj+xOA3brb1bY1GspmAun0TKx+KnBsyVtRxJD-6UtKQ/ )

“Fermate gli orologi, spegnete le stelle”.

Cominciava così la nostra chiamata alla scorsa Mostra del Cinema di Venezia.

Sono passati quasi 5 mesi e le immagini che ci arrivano direttamente dai territori palestinesi (quelle immagini che ad oggi sono costate la vita a quasi 300 operatorә dell’informazione palestinesi) confermano quotidianamente che il cosiddetto “processo di pace”, paravento di accordo tra potenze occidentali e arabe alleate, la pace non l’ha portata, ancor meno la giustizia, ma ha fatto sì che la soglia di attenzione mondiale si abbassasse drasticamente. Risultato: Israele continua impunemente a commettere crimini contro l’umanità. E noi non vogliamo assistere immobili alla normalizzazione di questa tragedia.

A Gaza si continua a morire. Il governo Netanyahu impedisce l’ingresso di cibo, generi di prima necessità, aiuti umanitari, medicine. A 37 organizzazioni umanitarie che nella Striscia operavano tra rischi e difficoltà, dal 1° gennaio è stato reso impossibile l’accesso. Mentre in Cisgiordania le invasioni dei coloni israeliani protetti dall’esercito sono sempre più letali, l’inverno è arrivato e miete ulteriori vittime.

Come artistə, autorə, lavoratorə del cinema e attivistə, essere a fianco della Palestina è ancora più necessario, proprio adesso che la crescente politica di repressione del dissenso, di criminalizzazione delle proteste e la persecuzione penale di singolə attivistə e organizzazioni aumentano quotidianamente: di Palestina si parla solo in termini di provvedimenti giudiziari nei confronti di associazioni ed attivistə.

Molti governi europei hanno già adottato la definizione di antisemitismo formulata dall’IHRA (International Holocaust Remembrance Alliance): una definizione fallace ma fondamentale per la narrazione sionista perché equipara volontariamente le legittime critiche al governo di Israele a delle espressioni di antisemitismo. Questo conferma la stretta repressiva e censoria che è sempre più schiacciante in Europa e in linea con l’inquietante tendenza a delegittimare il Diritto Internazionale, tanto quanto i diritti civili e sociali. La normalizzazione della repressione di ogni dissenso (anti sionista o di qualunque altro tipo), così come il capovolgimento delle narrazioni, sono sotto gli occhi di tuttə noi. Per questo non possiamo distogliere lo sguardo dalla Palestina, perché la Palestina oggi rappresenta tutte le oppressioni e tutte le ingiustizie che avvengono nel mondo.

Lo sguardo è l’ingrediente fondamentale del cinema: la difficoltà di questo momento ci deve rendere ancora più motivatə proprio perché il “mondo del cinema” ha sempre a che fare con il “mondo reale”. L’arte è mezzo di trasformazione, di testimonianza, di comprensione profonda del mondo, di rappresentazione dell’umano e di sviluppo della coscienza critica: uno straordinario mezzo di riflessione, di partecipazione attiva e di resistenza che ha il dovere di rispondere alla deresponsabilizzazione e al crescente silenzio sulla Palestina. Occorre ancora ricordare che la semantica, il linguaggio, le parole e le immagini, non sono accessori, sono una forma di resistenza sostanziale. Se così non fosse, ancora una volta, dovremmo pensare di arrenderci davvero all’evidenza che essere cineastә o giornalistә, oggi, non ha più alcun senso.

Noi vogliamo continuare a credere nel cinema e nelle persone che il cinema lo fanno, che lo amano e che lo guardano. E che lo celebrano. Ricordiamolo: opere candidate quest’anno agli EFA come The Voice of Hind Rajab e With Hasan in Gaza raccontano di persone vere, di bombardamenti veri, di crimini veri, perpetrati dal Governo Netanyahu anche con la complicità dei nostri Paesi. Possiamo unirci alla loro forma di resistenza. Possiamo essere all’altezza di queste opere e continuare ben oltre il tempo di un film a raccontare la verità in tutti gli spazi che attraversiamo prima che questa venga oscurata dalle narrazioni capovolte degli oppressori.

Esortiamo quindi coloro che parteciperanno sabato 17 gennaio alla cerimonia degli European Film Awards a Berlino, che calcheranno il tappeto rosso, che saliranno sul palco per premiare o per essere premiatə, a prendere posizione contro l’apartheid, il genocidio, la pulizia etnica e l’occupazione della Palestina, ad esprimere dissenso e reclamare la liberazione del popolo palestinese, a farlo creativamente nel segno delle nostre capacità artistiche e comunicative.

“La Paura mangia l’Anima” ammoniva un tempo Fassbinder. E allora esortiamo tuttə a non avere paura perché è ancora tanto quello che possiamo fare. Possiamo cominciare noi stessə a fare quello che i nostri governi non fanno, nonostante l’ONU abbia sancito l’esistenza del genocidio in corso. Possiamo cominciare noi, interrompendo la complicità con Israele e i suoi ambasciatori culturali. Possono cominciare il cinema europeo e gli European Film Awards, in questo momento storico, diventando occasione per esprimere anche i nostri sentimenti e i nostri pensieri più scomodi, soprattutto se riusciamo tuttə ad avere un po’ più di coraggio.

Free Palestine.

Free the World.

ENGLISH:

OPEN LETTER TO THE EUROPEAN FILM ACADEMY AND ITS MEMBERS

"Stop all the clocks… put out the stars…".

Thus began our call at the last Venice Film Festival.

Almost five months have passed, and the images reaching us directly from Palestine (images that to date have cost the lives of nearly 300 Palestinian media workers) confirm daily that the so-called "peace process" - a cover for an agreement between Western powers and their allied Arab states - has not brought peace for the Palestinian people, much less justice, but it has managed to lower the level of global attention. As a result, Israel can carry on committing crimes against humanity with impunity. We refuse to take any part in the normalization of this tragedy.

In Gaza, people continue to die. Netanyahu’s government keeps blocking the entry of food, basic necessities, humanitarian aid, and medicine. Since January 1st, 37 humanitarian organizations operating in the Strip amidst risks and difficulties have been denied access. Palestinians are trying to survive in dire conditions in Gaza and the invasions by Israeli settlers protected by the army are becoming increasingly lethal in the West Bank. Meanwhile, winter has arrived and is claiming further victims.

As artists, authors, film workers, and activists, we believe that standing up for Palestine is even more necessary now that the policy of repressing dissent and of criminalizing protests, as well as the criminal persecution of individual activists and organizations, are increasing daily: Palestine is spoken of only in terms of judicial decisions against associations and activists.

Many European governments have already adopted the fallacious definition of antisemitism formulated by the IHRA (International Holocaust Remembrance Alliance), which is fundamental to the Zionist narrative because it deliberately equates Zionism with Judaism and legitimate criticism of the Israeli government with expressions of antisemitism. This confirms the increasingly oppressive repression and censorship taking place in large parts of Europe, in line with the disturbing trend of delegitimizing international law as well as civil and social rights. The normalization of the repression of all dissent (anti-Zionist or otherwise), as well as the systematic reversals of narratives, are before our eyes. This is why we cannot turn our gaze away from Palestine, because Palestine today represents all the oppressions and injustices occurring in the world.

Our gaze is the fundamental ingredient of filmmaking: the difficulty of this moment must make us even more motivated, precisely because the "film world" always engages with the "real world." Art is a means of transformation, of testimony, of profound understanding of the world, of representing humanity, and of developing critical awareness: an extraordinary means of reflection, active participation, and resistance that must respond to the dereliction of responsibility and the growing silence regarding Palestine. Let’s reiterate the notion that semantics, language, words, and images are not accessories - they are a form of resistance. If this were not the case, we would have to once again consider surrendering to the evidence that being a filmmaker or a journalist today no longer bears any meaning.

We want to continue to believe in films and in the people who make them, who love them, and who watch them. And who celebrate them. Let’s acknowledge that works such as The Voice of Hind Rajab and With Hasan in Gaza, both nominated for this year's EFA Awards, tell the stories of real people, real bombings, real crimes, perpetrated by Netanyahu’s government with the complicity of our countries. We can practice their form of resistance in our lives too. We can live up to the challenge presented by these films and continue, well beyond the running time of a film, to tell the truth in all the social spaces we inhabit before the truth is obscured by the upturned dystopian narratives of the oppressors.

We therefore urge those who will attend the European Film Awards ceremony in Berlin on Saturday, January 17, who will walk the red carpet, who will take the stage to award or be awarded, to take a stand against apartheid, genocide, ethnic cleansing, and the occupation of Palestine, to express dissent and demand the liberation of the Palestinian people, and to do so creatively, drawing on our artistic and communicative skills.

"Fear Eats the Soul," Fassbinder once warned us. We urge everyone not to be afraid, because there is still so much we can do. We can begin by doing what our governments are failing to do, despite the UN's recognition of the ongoing genocide. We can reject any form of complicity with Israel and its cultural ambassadors. At this moment in history, European cinema and the European Film Academy can seize the opportunity to express our most uncomfortable feelings and thoughts, especially if we can all summon a little more courage.

Free Palestine.

Free the World.



Venice 4 Palestine

con - with

Hany Abu-Assad

Vincenzo Agosto

Mohammed Alatar

Artemide Alfieri

Cécile Allegra

Francesca Sofia Allegra

Nabil Alraee

Angelo Altea

Carla Altieri

Meddeb Amina

Armando Andria

Claudia Angelillo

Laura Angiulli

Guillermo Argueta

Massimo Arvat

Ricard Aurélie

Louisa Babari

Andrea Bagnale

Valentina Bellè

Sarah Bellinazzi

Isabelle Benkemoun

Malek Bensmaïl

Sonia Bergamasco

Marta Bettoni

Carla Bianchi Buttarazzi

Luca Bigazzi

Graziella Bildesheim

Roberto Bisesti

Elettra Bisogno

Barbora Bobulova

Stefania Bogo

Kostantin Bojanov

Maria Bonsanti

Antonio Borrelli

Sara Bosi

Stephane Bottero

Matteo Bove

Francesca Bracci

Alex Braga

Benedetta Buccellato

Clarissa Cappellani

Christian Carmosino Mereu

Claudio Casazza

Antonio Maria Castaldo

Luciana Castellina

Elena Castello

Massimo Casula

Andrea Cimino

Roberto Citran

Francesco Costabile

Lucilla Cristaldi

Stefano D'Anna

Daria D’Antonio

Rosario D'Uonno

Celeste Dalla Porta

Brecht Debackere

Pierre de Domingo

Domiziana De Fulvio

Greta De Lazzaris

Anna Di clemente

Maria Teresa Di Clemente

Leonardo Di Costanzo

Dadà Di Donna

Anna Di Francisca

Nina di Majo

Diego Diaz

Karim Dridi

Juliette Duret

Samira El Mouzghibati

Jean Elia

Licia Eminenti

Annie Ernaux

Abbas Fahdel

Antonio Falcone

Sara Falcone

Davide Ferrario

Donatella Finocchiaro

Beatrice Fiorentino

Annalisa Forgione

Ilaria Fraioli

Giogiò Franchini

Yael Friedman

Gaia Furrer

Dario Fusco

Daniele Gaglianone

Gabriella Gallozzi

Roberto Gambacorta

Matteo Garrone

Giuseppe Gaudino

Damiana Geissa

Ivan Gergolet

Emanuele Gerosa

Noemi Ghetti

Maurizio F. Giacobbe

Fabrizio Gifuni

Adriano Giotti

Giovanna Giuliani

Federico Greco

Luca Grimaldi

Andrea Gropplero di Troppenburg

Alessandra Grossi

Caterina Gueli

Letizia Gullo

Sabina Guzzanti

Peter Hammer

Lilia Hartmann Trapani

Cherti Khalil

Fortunato Marco Iannaccone

Nathan Idit

Dario Indelicato

Tecla Insolia

Maria Iovine

Baccar Jalila

Naël Khleifi

Lorenzo Lattanzi

Luigia Lazzaro

Silvia Lelli

Alessandro Leone

Beppe Leonetti

Daniele Lince

Luigi Lo Cascio

Judith Longuet Marx

Stefano Lorenzi

Annalisa Lori

Fabiomassimo Lozzi

Teresa Lucente

Carlo Luglio

Irene Maiorino

Marco Malfi

Leonardo Maltese

Milena Mancini

Maria Grazia Mandruzzato

Gabriella Manfrè

Alina Marazzi

Pasquale Mari

Stefano Martone

Marina Alessandra Marzotto

Francesco Massarelli

Patricia Mazuy

Francesca Micheletti

Roberto Minervini

Davide Minotti

Teona Mitevska

Alice Molari

Mazzino Montinari

Martina Moor

Silvia Moraes

Laura Morante

Lino Musella

Chiara Nano

Randa Nassar

Arab Nasser

Tarzan Nasser

Iole Natoli

Licia Navarrini

Loris G. Nese

Claudio Noce

Michela Occhipinti

Bruno Olivieri

Raffaele Oriani

Valérie Osouf

Federico Pacifici

Ilan Pappé

Giovanna Pasi

Andrea Pastor

Agnes Pavy

Gianfilippo Pedote

Valentina Pellitteri

Giulia Perelli

Vincenza Perilli

Stefano Pesce

Sara Petraglia

Valérie Pico

Valentina Pietrarca

Antonella Pino

Paolo Pisanelli

Paola Piscitelli

Giovanni Pompili

Edoardo Purgatori

Jacopo Quadri

Sebastiano Raimondo

Cristina Rajola

Desideria Rayner

Michele Riondino

Adeline Rosenstein

Marisella Rossetti

Sergio Rubini

Chiara Russo

Fausto Russo Alesi

Samer Salameh

Maria Carolina Salomè

Paola Sambo

Isabella Sandri

Valia Santella

Enzo Saponara

Federico Savonitto

Fabio Scacchioli

Silvia Pegah Scaglione

Francesca Scanu

Raquel Schefer

Céline Sciamma

Alessandro Scippa

Pietro Sermonti

Emanuele Sicignano

Paolo Sideri

Ezzaldeen Shalh

Claire Simon

Nicola Sisti Ajmone

Eyal Sivan

Rosa Spaliviero

Diego Romero Suárez Llanos

Shereen Suleiman

Silvana Tamma

Angelo Tantaro

Patrick Tass

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Bloccare tutto per cambiare tutto: chiamata internazionale per questo Black Friday il 28 e il 29 novembre.L’attività del...
27/11/2025

Bloccare tutto per cambiare tutto: chiamata internazionale per questo Black Friday il 28 e il 29 novembre.

L’attività delle USB e dei CALP italiani, culminata nel coinvolgimento di tutte le piazze d’Italia nello sciopero massiccio di ottobre scorso, ha ispirato i movimenti di tutto il mondo.

In quell’occasione 3 milioni di persone sono scese in piazza bloccando le strade, i porti e l’economia. L’Italia diventava così il primo Paese al mondo a fare uno sciopero generale in solidarietà con il popolo palestinese.

Adesso dall’Europa questa ondata è arrivata fino agli Stati Uniti. Tutte le organizzazioni sindacali contro il genocidio seguiranno l’esempio italiano.

Quindi chiediamo ancora al nostro governo di interrompere ogni forma complicità con Israele. Siamo contro le manovre finanziare di guerra che sostengono questa economia del genocidio, siamo invece a favore delle pensioni e dei diritti sociali compromessi da questo governo in ogni settore, compreso quello del cinema.

Il 28 incrociamo le braccia e blocchiamo tutto con lo sciopero generale che avrà come epicentro Genova e si dipanerà in oltre 40 piazze d’Italia.

Il 29 la manifestazione nazionale avrà luogo a Roma, dove alle ore 14.00 da Porta S. Paolo partirà il corteo per la Palestina.

14/11/2025

Ce l'abbiamo fatta a portarlo in TV!

Domani, sabato 15 novembre, in prima serata per una volta vi chiediamo di accendere il piccolo schermo: guardatelo tutti e tutte!

Alle ore 21:20 "No Other Land" andrà in onda su Rai 3.

Rai3

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