06/04/2021
Elogio della pratica
di
Tratto da: La testimonianza segreta della saggezza immutabile – Lo zen e l’arte della spada - Takuan Soho (1573-1645).
“Dal momento che il principiante non sa nulla riguardo alla posizione corretta del corpo o del modo in cui si tiene la spada, la sua mente non sarà condizionata da alcunché.
Se un uomo lo colpisce, molto semplicemente reagirà all’attacco in modo istintivo.
Non appena il principiante inizierà a studiare e gli verranno mostrati il comportamento e l’atteggiamento mentale da osservare, la sua mente si fermerà sui diversi aspetti.
A questo punto, se vorrà colpire un avversario si sentirà a disagio.
In seguito, col passare del tempo e continuando con la pratica, il principiante si sarà reso conto di non essere più tale, in quanto la sua mente si sarà liberata dal peso dei pensieri che prima lo affollavano, e sarà tornata così com’era all’inizio, quando tutto doveva ancora essere appreso.
Ecco che diviene evidente il motivo per cui l'inizio debba essere come la fine”.
Il monaco zen Takuan Soho, calligrafo, pittore, maestro del the e del giardinaggio, guerriero e leggendario maestro dello spadaccino Myamoto Musashi, nel 1600 scrive a Yagyu Munenori alcune indicazioni relative all’unione dello spirito zen e l’arte della spada.
I suoi scritti hanno ispirato e influenzato autori e grandi maestri che continuano ancora oggi ad esser letti e usati come guida.
Il maestro Takuan indica chiaramente come la pratica sia la strada che porta alla “non mente” o "non pensiero”, dove gambe e braccia ricordano cosa fare senza che la mente (consapevole) ne sia coinvolta.
Aggiunge che esistono il “principio” e la “tecnica” nelle arti marziali e che per possedere e padroneggiare entrambi necessitano “cimento continuo”, o più semplicemente pratica.
Continua spiegando che l’acqua e il fuoco si conoscono solo se li si tocca e che difficilmente un praticante otterrà la conoscenza attraverso la sola spiegazione di un altro.
Afferma, inoltre, che durante la pratica la mente deve essere libera e non soffermarsi su alcunché, per spiegarlo usa una metafora di una bellezza disarmante:
“Quando si è di fronte a un albero, se si guarda una sola delle tante foglie rosse, non si vedranno tutte le altre. Quando l’occhio non si concentra su una singola foglia, e si sta davanti all’albero con la mente vuota, si vedrà un numero infinito di foglie. Ma se l’occhio si fermerà su una sola foglia, sarà come se le altre non fossero li”.
L’insegnamento del maestro Zen è chiaro ed attuale, dobbiamo praticare la nostra arte con continuità e determinazione indipendentemente dalle avversità che potrebbero trasformare la nostra mente in ghiaccio ed impedirle di scorrere libera come l’acqua.
Grazie
Nella foto il Maestro pratica kiba dachi - tetsui uchi
Foto di Martino Sibella