10/02/2024
Sì vabbè, siamo alla fine del mondo, lo sanno anche i bambini. Gli Stati Generali addirittura hanno deciso di fargli un’assicurazione gratuita sulla vita ai bambini, tanto lo sanno che non conta un c***o, nè l’assicurazione nè tantomeno la loro vita.
Quando finisce una festa ne comincia un’altra, Natale, Capodanno, Sanremo etc.etc. Mi ha detto un mio amico che conosce un tipo che c’ha un cugino in Palestina che anche lì si può vedere Sanremo, che c**o ! E poi dicono che non c’hanno un c***o, la verità è che non sanno accontentarsi.
Ecco, pensavo proprio questo per non pensarci, per credere che sia solo un incubo e poi mi sveglio e invece è proprio così.
Che peccato ! Potevamo godercela su questo pianeta bellissimo eppure siamo troppo famelici, col vizio del male nell’anima. Millemila sfumature di grigio che galleggiano nel mare dei brutti sogni e mano a mano diventano realtà.
Dove sto io a Diabat stanno facendo una stradina coi marciapiedi in mezzo alle dune, lì dove c’era la pista che porta alle rovine del Palais du Sultan. Anche un parcheggio stanno facendo, vicino c’è la terra screpolata dalle maree alla foce del fiume, dove si riposano gli uccelli migratori, la foresta che finisce sulla spiaggia e poi ... l’oceano, oltre non lo so, non sono mai andato.
- Non devi andare oltre l’oceano- mi ha detto Kamal – a meno che non fai il pescatore, non hai paura del mare ?
- Non credo Kamal
- Ma sai che può uccidere ?
- Sì Kamal, lo so, tutte le cose meravigliose possono uccidere se non le rispetti
Però c’aveva ragione che i pescatori non scelgono di morire, lo fanno per lavoro, per alcuni è il proprio destino. Pure i migranti non è che non hanno rispetto per il mare, anzi gli affidano tutte le loro speranze, eppure diventano lauto pasto dei pesci, grandi e piccoli, che non lasciano proprio niente. E’ il loro destino.
E vabbè, tanto non ci posso fare niente, ho detto ai miei pensieri ed era pure un bel pomeriggio d’inverno, con il tramonto terso, quasi lucido. La vita continua fino a quando non finisce, mi sono detto e mi sono avviato a casa di Tiffany, a Douar El Arab, pensando che se fosse stata la puntata di una serie l’avrei scritta così
POMERIGGIO DA TIFFANY
Stiro le idee come si stirano i panni, ferro caldo e il martello che batte sull’incudine, pensando di essere un fiero soldato in un esercito di disertori quando è tana per tutti.
Poi le metto piegate nei cassetti della memoria e non me le ricordo più.
E adesso che fa freddo preparo il vin brulè, che lo faccio bene, a Tiffany piace.
Le poesie non servono a niente, solo a far piangere l’ego oppure ad esercitare la nostalgia. Perchè, diciamo la verità, la lacrima calda sulla guancia salata non è male da leccare.
E vabbè ...
L’umano coniuga allo stesso modo l’amore e il terrore, come a messa, quando i preti di tutte le religioni ti parlano di amore mentre leggono l’apocalisse. E quell’odore tipico delle sacrestie e il legno dei confessionali per prostrarti in ginocchio, e pure l’alito dei sacerdoti e delle monache, lo stesso odore di rancido dei rabbini, degli imam barbuti: non sono molto diversi, fidati! Sarà la distorsione della fede che fa male allo stomaco, boh ...
- Sei ateo?
- No, credo in Shakespeare e mi piacciono i santi, quelli normali, i santi da marciapiede.
- Ma non è che te la credi un pò troppo ?
- C’ho le mie idee, guardo solo i film di Caravaggio, i primi, quelli muti e e sento solo Mozart e Albinoni.
E siamo scoppiati a ridere, ha dei denti bellissimi Tiffany e lo sa che sono un cialtrone.
- È pronto a tavola, ho fatto una tajine, poi facciamo l’amore.
- Ti ho portato i roccocò da Napoli, li inzuppiamo nel vino.
La morale è un pesce d’aprile, quello che conta sono le emozioni, ne ho bevute fin troppe, sono stanco.
- Stai invecchiando
Mi ha detto accavallando le gambe. Si era già tolta la gonna ma a me sembrava fosse stata sempre nuda.
- Eh, tutti invecchiamo …
Le ho detto baciandole la mano.
- Forse ho bisogno soltanto di sentirmi accettata, faccio finta di essere di essere un altra per aggiustare la mia insicurezza.
Poi, sai com’è, abbiamo giocato, passandoci i baci come bignè alla crema
- Ho letto qualche tua poesia, sei bravo, perché non le pubblichi? L’anno che viene me la scrivi tu la letterina per Babbo Natale?
- Ma sì, perché no? Vuoi la rima baciata?