19/07/2026
Sono entrato in sala aspettandomi un kolossal, uno spettacolo di dimensioni IMAX da consumare e basta. Non mi aspettavo di uscirne pensando a Oppenheimer, ma è esattamente quello che è successo: Nolan sta costruendo, film dopo film, un discorso coerente sul peso morale della vittoria, su cosa significhi aver vinto qualcosa e non riuscire più a tornare, dentro e fuori, a chi si era prima. Mi ha colpito la scelta di affidare i mostri e le maghe non alla presa diretta ma al racconto: è un modo elegantissimo di ricordarci che l'Odissea che conosciamo è arrivata fino a noi attraverso secoli di voci, prima che diventasse pagina scritta. Nolan non sta solo filmando Omero, sta filmando il modo stesso in cui i miti sopravvivono. E poi c'è quella sensazione, guardando indietro alla sua filmografia, che questo film fosse già scritto altrove: nei sogni di Cobb, nelle stelle di Cooper, nella Gotham di Bruce Wayne. Tutti loro, a modo loro, stavano cercando di tornare a casa. Ulisse era semplicemente il nome che ancora mancava. Non so se vent'anni di attesa per un peplum così ambizioso bastino a rendere giustizia a questo film, ma so che sono uscito dalla sala con la sensazione di aver visto qualcosa che al cinema, ultimamente, capita raramente: un racconto che si guadagna la propria grandezza invece di limitarsi a esibirla.