02/05/2026
1 MAGGIO: LOTTIAMO PER CHI MUORE SUL LAVORO, NON FESTEGGIAMO CHI PER LAVORO UCCIDE
Le guerre imperialiste si allargano giorno dopo giorno, ed i governi europei intendono restare nella NATO e servire gli Stati Uniti, anche se questo vuol dire destinare il 5% del nostro PIL in armamenti. Il profitto appartiene ai soliti noti: droni e aerei di Leonardo e Tales, esplosivi sardi di RWM, le motovedette del cantiere Vittoria, cannoni di OTO melara; mentre mancano i soldi per sanità, scuola e servizi sociali.
In questo clima bellico, mentre il costo della vita aumenta costantemente, i salari sono bloccati da oltre vent'anni e chi non muore di povertà, rischia di morire sul lavoro ogni sei ore. Il primo maggio, in sfregio a tutto questo, invece di investire nella tutela dei diritti di un lavoro sempre più precario, a L'Aquila che si fa? Si spendono fondi pubblici per festeggiare i 165 anni della costituzione dell'esercito italiano militarizzando un intero centro storico, e rilanciando la martellante propaganda mediatica che cerca di abituare le popolazioni europee all'inesorabilità di una guerra permanente ed una società militarizzata. E così la città si è svegliata con il rumore assordanti degli elicotteri, con i carri armati che sfilano nel bianco "centro storico rinato", con i bambini e le bambine che salgono sui mezzi anticarro e scorrazzano tra i mezzi delle forze armate. Da capitale italiana della cultura a capitale italiana della paura il passo è stato breve.
Non ci abitueremo mai al riarmo: disertiamo non solo gli eserciti dei padroni, ma anche i posti di lavoro e il consumo. Sta a noi prendere in mano le nostre vite e spezzare le catene del sistema che ci vuole avidi e indifferenti consumatori in tempo di pace e carne da macello in tempo di guerra, affinché questo primo maggio, come tutti gli altri giorni, sia lotta, rivendicazione e resistenza attiva.
Se l'amministrazione Biondi è ben contenta di militarizzare un'intera città, noi rifiutiamo e contrastiamo la normalizzazione della guerra, l'esplosione testosteronica del bellicismo e l'esaltazione diseducativa delle armi e di chi le impugna. Nnoi non siamo come loro, la guerra non la vogliamo, non la paghiamo e non la armiamo!
Contro la guerra e il massacro sociale di stato e capitale opponiamo il nostro dissenso più totale.
Pace gli oppressi, guerra agli oppressori!