CaseMatte L'Aquila

CaseMatte L'Aquila CaseMatte è uno spazio sociale autogestito nell’ex o.p. di Collemaggio a L’Aquila Per conoscere le nostre attività segui i nostri canali social.

CaseMatte è uno spazio sociale autogestito all'Aquila, dove si costruiscono politica, cultura e socialità. Dal 2009 sono numerose i progetti e le iniziative, di varia natura, che vengono organizzate e promosse in questo luogo. A CaseMatte ci sono un bar con uno spazio per concerti, spettacoli e proiezioni, un medialab / sala riunioni, una mini-rampa skate al coperto, una sala prove e un immenso sp

azio all'aperto tra gli alberi secolari del parco di Collemaggio. CaseMatte è la sede di collettivi come 3e32 e FuoriGenere, di crew come Slammer Sound e di progetti sportivi e sociali come United L'Aquila. È il presidio permanente contro la svendita del parco di Collemaggio, ma è anche il luogo di ritrovo di giovani e meno giovani. Se vuoi proporre progetti, eventi e iniziative contattaci per partecipare alla prossima assemblea. CaseMatte è uno spazio libero di ricostruzione politica, sociale e culturale all'Aquila.

05/08/2026

Oggi siamo sul fronte del fuoco, lato Roio. Nel frattempo brucia anche Monte Cagno, sull'altro versante.

Alla buon'ora, a fine mattinata e dopo due settimane di fuoco, la protezione civile regionale con una circolare ha attivato l'impiego di volontariato organizzato.

Per l'ennesima volta (accade dal 2009) siamo costrette a denunciare come le istituzioni preferiscano far bruciare le montagne pur di non cooperare con la popolazione e controllare verticisticamente i processi (peraltro inefficaci, com'è evidente).

[comunicato completo nel link]‼️Sono DUE SETTIMANE che la linea di fuoco si estende e cresce. Se anche le fiamme si speg...
05/08/2026

[comunicato completo nel link]

‼️Sono DUE SETTIMANE che la linea di fuoco si estende e cresce. Se anche le fiamme si spegnessero tutte oggi, piangeremmo ettari di montagna bruciata. Proprio come nel film “Don’t look up”, dove un asteroide sta per distruggere la Terra e i potenti invitano a “non guardare in alto”, a non alzare la testa per non vedere il pericolo incombere e, quindi, iniziare ad agire, anche all’Aquila l’incendio è stato ignorato per giorni, minimizzando l’accaduto e invitando alla calma attraverso il solito, rassicurante e ipocrita “va tutto bene, ci pensiamo noi”: una formula che, non a caso, richiama quella utilizzata dalla Commissione Grandi Rischi nelle settimane precedenti il terremoto del 6 aprile 2009.

Ci chiedete di non guardare in alto, noi alzeremo sempre la testa.

Perciò chiediamo:
• Maggiori e immediati sforzi e risorse per lo spegnimento dell’incendio.

• L’attivazione del CoC all’apertura per i volontar* nelle operazioni di bonifica, anche per riprenderci la democraticizzazione delle emergenze.

• Una totale trasparenza nella gestione e comunicazione dell’emergenza, con bollettini continui chiari e accessibili a tutt*, sul come comportarsi e come poter dare una mano

• La riscrittura, tramite processi partecipati e inclusivi, del Piano Climatico del Comune, attualmente assolutamente insufficiente per affrontare le future emergenze

• Politiche attive reali contro il cambiamento climatico generato da combustibili fossili e l’adozione di politiche sostenibili per la città, a cominciare dal rafforzamento del trasporto pubblico locale.

L’AQUILA – “Da due settimane le fiamme avanzano da Lucoli verso la piana di Roio e ora verso Monte Ocre. In questi giorni fumo e fiamme sono visibili anche dall’Aquila. Da ieri la città è pervasa dall’odore acre dell’incendio e la linea di fuoco si sta pericolosamente dirigendo verso B...

GIUSTIZIA PER FAKIRCi uniamo anche noi alle richieste di verità e giustizia per la morte di Abderrahim Fakir, imprendito...
28/07/2026

GIUSTIZIA PER FAKIR

Ci uniamo anche noi alle richieste di verità e giustizia per la morte di Abderrahim Fakir, imprenditore della logistica, avvenuta domenica 19 luglio a Bologna durante un intervento delle forze dell'ordine nel quartiere Pilastro.
Questo episodio si inserisce nel quadro sempre più allarmante di una crescente e sfacciata violenza esercitata dalle forze dell'ordine nei confronti delle persone marginalizzate e razzializzate. Una violenza resa possibile da un sistema politico e istituzionale che la usa come strumento di controllo, la protegge e ne garantisce l'impunità. Per questo non consideriamo quanto accaduto un caso isolato, ma il prodotto di un modello di sicurezza fondato sulla repressione, sul controllo e sulla criminalizzazione della povertà e dell'esclusione sociale.

Ad esserne una riprova è il cosiddetto scudo penale, introdotto attraverso i decreti sicurezza, un insieme di norme volte e a limitare la perseguibilità penale degli appartenenti alle forze dell'ordine per fatti commessi nell'esercizio delle loro funzioni, l’ennesimo tassello di una strategia che punta a rafforzare l'impunità di chi esercita il monopolio della forza. Mentre si restringono gli spazi di dissenso, si criminalizzano le lotte sociali e si moltiplicano gli strumenti repressivi, si lavora per garantire maggiori tutele a chi indossa una divisa. Il messaggio politico è ormai crudamente evidente: aumentare il potere alle forze dell'ordine e sottrarre i diritti più essenziali alla società civile. Una strategia volta a contenere e reprimere sul nascere qualsiasi forma di dissenso.

In questo contesto il razzismo è solo un altro tassello alimentato ogni giorno come strumento di governo. Perché mentre la forbice delle disuguaglianze si amplia, mentre le nostre vite diventano sempre più precarie, povere, alienate, chi ci governa costruisce nemici interni, per ora i migranti, le persone razzializzate, i poveri. Nel frattempo si distoglie l'attenzione dalle vere cause delle disuguaglianze: salari che non permettono di vivere, precarietà, carovita, smantellamento della sanità e della scuola pubblica, crisi abitativa e concentrazione della ricchezza nelle mani di pochi. Dividere chi subisce lo sfruttamento è sempre stato funzionale ad un potere che protegge i suoi privilegi.

Per questo la richiesta di giustizia per Abderrahim Fakir non vuol dire solo restituire dignità e rispetto a quella vita ma riguarda il rifiuto di un modello di società fondato sulla repressione, sulla paura e sulla ricerca continua di un capro espiatorio. Significa opporsi insieme all’utilizzo del razzismo come strumento retorico utile solo a distogliere la nostra rabbia.
Anche dall'Aquila e dall'Abruzzo rispondiamo agli appelli di solidarietà e chiediamo giustizia per Fakir e per tutte le persone uccise e oppresse da questo sistema. Nei prossimi giorni seguiranno nuove iniziative sul territorio.

Vogliamo ringraziare Alberto Fazolo per aver portato ieri all'Università dell'Aquila il suo libro "La Brigata ebraica" e...
17/07/2026

Vogliamo ringraziare Alberto Fazolo per aver portato ieri all'Università dell'Aquila il suo libro "La Brigata ebraica" e per aver condiviso con noi un momento di confronto ricco, rigoroso e necessario.
Nello specifico esprimiamo gratitudine per aver evidenziato che, l'accanimento della propaganda israeliana e i conseguenti tentativi di colonizzazione al di fuori dei già illegittimi confini territoriali, più che un punto di forza rappresentano il disperato tentativo di far riacquistare un credito popolare internazionale al progetto sionista.
Per questo motivo non dobbiamo abbandonare la lotta e, come è stato fatto a Milano con la cacciata della Brigata Ebraica dal corteo del 25 aprile, usare ogni contesto per riaffermare il sostegno alla liberazione della Palestina e per combattere il sionismo.
È importante continuare a costruire spazi di discussione critica, perché l'antifascismo, oggi come ieri, vive nella capacità di leggere il presente e prendere posizione.

Casematte, Link L'Aquila

15/07/2026

Il 16 gennaio 2026 Anan Yaeesh è stato condannato a 5 anni e 6 mesi di carcere per associazione con finalità di terrorismo.
Siamo in attesa di conoscere le motivazioni di una sentenza assurda, emessa a seguito di un processo farsa in cui è emerso chiaro e lampante l'asservimento dello Stato italiano a Israele.
Motivazioni che attendiamo da ben 6 mesi.
Anan ci ha chiesto di diffondere le sue parole, i suoi scritti, le sue poesie.
Saremo con te, fino alla fine, dalla parte giusta della Storia, con tanto amore e con la stessa rabbia!

La sentenza è stata emessa, esecuzione!

La sentenza è stata emessa, esecuzione!
La terra è la nostra terra,
il cielo è il nostro cielo,
il libero è libero anche se lo incateni,
lo schiavo resta schiavo anche
se possiede degli averi,
il coraggioso muore una volta
e il codardo muore
mille volte al giorno.
La sentenza è stata emessa, esecuzione!
Se pensate di impaurirci con la morte, non ci conoscete affatto,
chiedete a chi di noi era un uc***lo,
tornate sulla vostra storia e sulla vostra essenza,
chiedete alle strade e alle vie che hanno pronunciato,
chiedete agli alberi e alle piante,
chiedete ai vicoli dei campi profughi,
chiedete alle celle di Megiddo e Naqab,
analizzate di cosa è composta la terra.
Allora non minacciateci con ciò di cui non abbiamo paura,
la morte è la nostra compagna
fino alla fine del mondo.
Noi siamo vivi anche quando moriamo
e voi
siete morti anche
mentre siete in vita.
La sentenza è stata emessa, esecuzione!

Anan Yaeesh dal carcere di Melfi

‼️Presentazione del libro “La brigata ebraica, Una storia “controversa” dal 1944 a oggi”🗓️Giovedì 16 luglio, h 17📍Aula 2...
11/07/2026

‼️Presentazione del libro “La brigata ebraica, Una storia “controversa” dal 1944 a oggi”
🗓️Giovedì 16 luglio, h 17
📍Aula 2B, Dipartimento di scienze umane
La Brigata ebraica è stata l’unità militare dell’esercito britannico che inquadrava degli ebrei di Palestina. Fondata nel 1944, combatté per appena trenta giorni. Caduta per anni nel dimenticatoio della storia, in tempi recenti è stata recuperata come veicolo per imporre la presenza dei filoisraeliani negli ambienti antifascisti. In occasione delle manifestazioni del 25 aprile, è spesso motivo di scontro con chi è davvero contrario ad ogni forma di fascismo
Questo libro cerca di fare la necessaria chiarezza sulla sua controversa storia.

27/06/2026

AL SISTEMA PUNITIVO NON BASTANO I MURI ESTERNI

Nel carcere di Melfi, il DAP impedisce ai detenuti cristiani di partecipare alla festa dell'ʿId al-Adha insieme ai compagni musulmani.
Un divieto alla condivisione che, secondo la denuncia del nostro compagno Anan Yaeesh, trasforma la religione in uno strumento di separazione.
Più che entrare in questioni di fede e spiritualità vogliamo sottolineare come sia la solidarietà a fare paura, perché ha un potere potenzialmente incontenibile.
Siamo con Anan, contro ogni discriminazione, dentro e fuori le mura!

https://ilmanifesto.it/carcere-di-melfi-il-dap-esclude-i-cristiani-dalla-festa-musulmana

Se non esistessero gli spazi sociali autogestiti, forse certi incontri verrebbero soffocati dal rumore di fondo di un pr...
21/06/2026

Se non esistessero gli spazi sociali autogestiti, forse certi incontri verrebbero soffocati dal rumore di fondo di un presente che divora tutto e non ascolta niente.
Ieri Senay Abera ci ha consegnato un pezzo di mondo che troppo spesso viene nascosto sotto il tappeto della storia ufficiale.
Ci ha parlato del genocidio che ha devastato il Tigray tra il 2020 e il 2022, delle dinamiche politiche interne e delle ingerenze esterne che attraversano quelle zone dagli anni Settanta a oggi, senza dimenticare il sangue lasciato dall'orrore coloniale italiano.
Storie che i media archiviano in poche righe, in un titolo che scorre veloce tra pubblicità, cronaca e distrazioni. Storie che devono restare lontane, perché raccontarle davvero significherebbe guardare in faccia le responsabilità di chi continua a saccheggiare il mondo mentre si proclama custode della civiltà.
Come il Sudan, anche il Tigray è stato condannato all'invisibilità.
Le vecchie logiche coloniali non hanno mai smesso di lavorare: stabiliscono quali morti meritano attenzione e quali possono essere sepolti nel silenzio.
Ringraziamo Senay per aver scelto di condividere con noi la storia della sua terra, la sua esperienza e le sue visioni sul futuro. E lo ringraziamo anche per il cibo: perché cucinare, mangiare insieme, scambiarsi saperi e sapori resta uno dei modi più antichi e sovversivi di costruire comunità.
Grazie anche a Hamidreza Keshvarpajuh che con le sue sperimentazioni ci ha fatto fluttuare in non-luoghi pieni di colore ed elementi sottili, nonostante le difficoltà tecniche dovute al distacco della corrente. Il buio non ci ha fermatə.
Con rabbia e tenerezza, con ostinazione e desiderio, abbiamo costruito uno spazio di condivisione reale. Un piccolo strappo nel tessuto di un presente che ci vuole isolatə, anestetizzatə, docili.
Non smetteremo mai di creare alternative a questa società che consuma corpi, relazioni e immaginazione.
Casematte vive e continuerà a farlo.

Oggi, 16 giugno, Tarek Dridi torna finalmente in libertà dopo aver scontato una pena tanto severa quanto ingiusta, infli...
16/06/2026

Oggi, 16 giugno, Tarek Dridi torna finalmente in libertà dopo aver scontato una pena tanto severa quanto ingiusta, inflittagli per i fatti contestati in occasione della manifestazione romana del 5 ottobre 2024.
Accogliamo con gioia la notizia della sua liberazione e attendiamo il momento di poterlo riabbracciare di persona. Al tempo stesso, non possiamo dimenticare la sproporzione della condanna che gli è stata comminata: un accanimento che non può essere separato dalla condizione di chi, in una società attraversata da dinamiche di esclusione e razzializzazione, viene troppo spesso considerato colpevole prima ancora di essere giudicato. Un sistema permeato da arabofobia e razzismo continua infatti a colpire con particolare durezza tutte le soggettività ritenute non conformi all’ordine dominante.

Quel 5 ottobre eravamo in piazza anche noi, schieratə senza ambiguità al fianco della resistenza palestinese, contro il genocidio in corso, contro lo stato sionista dell’apartheid e contro la complicità del Governo italiano.

La liberazione di Tarek è motivo di felicità, ma non cancella l’ingiustizia che ha dovuto subire né le responsabilità politiche e sociali che l’hanno resa possibile.
Siamo con te, Tarek!
Viva la libertà!

💥 Il calendario delle assemblee, laboratori ed eventi di questa settimana a Casematte!‼️Condividi ma soprattutto parteci...
15/06/2026

💥 Il calendario delle assemblee, laboratori ed eventi di questa settimana a Casematte!

‼️Condividi ma soprattutto partecipa

Indirizzo

Parco Ospedale Collemaggio
L'Aquila
67100

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