Mi chiamo Maria Cristina Bravi e sono nata a L’Aquila nel 1964. La mia attività è cominciata un po’ per caso nel 1984. Ho iniziato a “lavorare il tombolo” come hobby, grazie al ritrovamento dei 3000 fuselli di mia nonna ed ad una cara amica che lo sapeva fare e dopo un anno da autodidatta ho frequentato il corso di “Operatrice Tessile” di 540 ore, riconosciuto dalla Regione Abruzzo conseguendone l
’idoneità nell’anno 1986. Nel frattempo ho continuato i miei studi per nulla attinenti il merletto (sono laureata in pianoforte). Col passare del tempo e man mano che mi perfezionavo, ho cominciato a partecipare a mostre nazionali prima ed estere poi. L’interesse della gente cresceva come la mia passione fino a spingermi ad una ricerca sempre più approfondita sia tecnica che storica, ricerca tutt’ora attiva. Grazie a questo nel luglio 2004 ho vinto il secondo premio al concorso nazionale dal titolo “ Un fazzoletto per Ginevra”, tenutosi a Barletta, organizzato dall’Unesco. Sono stata premiata a L’Aquila dalla Presidente della Provincia con una medaglia d’argento e dal Presidente dell’Unesco con un ditale d’argento e un attestato. Il rendermi conto che il merletto a tombolo aquilano stava per essere dimenticato, è stata la molla definitiva che mi ha spinto a trasformare il mio hobby in lavoro e quindi ho aperto nel 1990 il laboratorio “Le Mani d’Oro”.
È sott’inteso che questa attività si può fare solo se c’è una profonda passione, pazienza e continua creatività. Lo spirito del mio lavoro è su due fronti: da una parte il laboratorio e dall’altro l’insegnamento. L’istituto d’Arte da tempo non ha più corsi di merletto così come l’Istituto Tecnico Femminile (ora ITAS). Per far rinascere il tombolo aquilano si deve farlo conoscere, così ho insegnato per 15 anni presso Nuova Acropoli (un’associazione culturale), e per 10 anni presso la scuola media “Dante Alighieri”. Ho insegnato anche in corsi con la Regione Abruzzo e l’Ente Parchi, alla scuola professionale ITAS e in stage in Italia e all’estero. Attualmente tengo i miei corsi nel mio laboratorio e ho un nutrito gruppo di allieve che ho denominato "Le Manucce d'Oro"
Il laboratorio è il luogo dove realizzo i miei lavori, dai più classici –lenzuoli, tovaglie, centri ecc…- a quelli più moderni ed attuali come goielli in oro e tombolo, paralumi, scatole, palline per l’albero di Natale ecc.. Sempre più persone ora conoscono la particolarità e l’importanza del tombolo aquilano che è lavorato con filati sottili, di lino o seta, con una tecnica diversa dal più noto “riattaccato” (Pescocostanzo, Isernia, Scanno ecc..). Si lavorano contemporaneamente una rete di fondo e i vari punti, mentre negli altri tipi si lavorano in tempi diversi. Il tombolo aquilano è un merletto a fuselli che rientra nella categoria dei merletti a fili continui e specificatamente delle “blonde”. ( blonda catalana, di Caen, Chantilly, Valenciennes, Buckingham….). La sua caratteristica è quindi che viene lavorato tutto di un pezzo, costruendo la rete dove contemporaneamente si lavorano i disegni; questi possono essere sia geometrici che a mano libera
( iniziali, fiori, figure…). Viene lavorato con un sottile filo di lino (refe), oppure per pizzi particolari, di seta.
È un merletto che ha tre tipi di lavorazioni:
Punto nuovo o torchon
Punto antico aquilano
Punto intaglio
Il Punto nuovo o torchon è la tecnica più “facile” del tombolo aquilano e per questo è la base che si insegna prima di affrontare il più complesso Punto antico. E’ caratterizzato da disegni geometrici inseriti in varie reti di fondo (la principale è la rete chiusa o punto Dieppe), che sono frequentemente delineati da un filo spesso (cordone). Questa geometricità fa si che si possa stabilire dall’inizio il numero dei fuselli, che è sempre lo stesso fino alla fine. Appare come tipo di lavorazione a L’Aquila intorno al 1850. Il punto antico aquilano è la tecnica più complicata, insieme con il punto intaglio, del nostro merletto. E’ caratterizzato da una finissima e leggerissima rete di fondo, la rete aperta o tulle, che da risalto a disegni non geometrici ma a mano libera. Si realizzano così ornati, figure, volute….; lascia completa liberà alla creatività di ogni singola merlettaia. Questi sono sempre contornati da un filo più spesso
- cordone- che evidenzia i disegni dando l’idea che essi escano dalla rete. Dato il tipo di disegno, non si può definire dall’inizio il numero di fuselli che occorre, perché è un continuo aggiungere e togliere a seconda dell’effetto che si vuole ottenere. Si hanno notizie certe della sua esistenza fin dal 1400. Il punto intaglio è una fusione nata dall’incontro del pizzo di Cluny e il nostro punto antico aquilano. Il merletto di Cluny è caratterizzato da travette o treccioline, fogliette e punto spirito, ma non aggiunge coppie durante il lavoro come il punto nuovo. Questi punti si sono inseriti nel nostro facendo nascere così l’intaglio, che è caratterizzato da una rete larga fatta appunto di travette e pippiolini (rete intaglio), fogliette e da disegni non geometrici; il cordone non si usa mai. L’effetto che si ha è come di un intarsio nel legno, da qui il nome “intaglio”. Si hanno tracce di questo merletto dal 1600, quando a L’Aquila sono arrivate le suore di Cluny, portando con esse il loro bel pizzo.