02/06/2025
La violenza dei coloni israeliani contro i palestinesi può essere collegata alla psytrance [in Israele]?
Ecco la risposta...
"Sì, esiste un legame importante e sottovalutato tra la cultura della trance psichedelica (psytrance) e il colonialismo israeliano, in particolare per quanto riguarda l'evoluzione della psytrance israeliana parallelamente – e talvolta al servizio di – le narrazioni sioniste e la più ampia occupazione del territorio palestinese."
Punti chiave di interconnessione
1. La psytrance come esportazione culturale da Israele
La psytrance israeliana ha avuto un'esplosione globale dopo gli anni '90, diventando una delle esportazioni culturali più significative di Israele. Artisti come Infected Mushroom e Astrix hanno ottenuto riconoscimenti internazionali. La scena è stata spesso celebrata come "post-politica" o "spirituale", eppure aveva un carattere profondamente nazionale. [Le tracce EDIT utilizzavano campionamenti vocali a tema religioso/nazionalista e veicolava temi di trionfo e sopravvivenza che riflettevano le narrazioni nazionali.]
2. Trance Party nei Territori Occupati
Nella Cisgiordania occupata, in particolare nell'Area C (sotto il pieno controllo israeliano), sono stati organizzati rave party illegali. Questi sono spesso descritti come fughe edonistiche dalla realtà, ma si svolgono su territori contesi e a volte vengono inquadrati dai partecipanti come "rivendicazione" o "connessione con la terra" – una logica coloniale di insediamento. Questi eventi spesso ignorano l'espropriazione dei palestinesi e la violenza necessaria per proteggere questi spazi.
3. Elusione spirituale e "Peacewashing"
La cultura psytrance si nasconde spesso dietro idee di unità, risveglio spirituale e pace, ma nella pratica può diventare un mezzo per eludere la responsabilità politica. Espressioni come "un solo amore" e "siamo tutti uno" vengono usate per schiacciare la violenza sistemica, reprimere il dissenso politico all'interno della scena e cancellare il vero sistema di apartheid che esiste al di fuori dei confini del partito.
4. Normalizzazione attraverso il turismo
Israele ospita alcuni dei più grandi festival psytrance del mondo, come il Doof Festival, che attraggono turisti da tutto il mondo. Questi festival ritraggono Israele come una terra pacifica e mistica, ignorando le infrastrutture dell'apartheid appena oltre le dune del deserto o le aree boschive. Questa "normalizzazione della psytrance" contribuisce a ripulire l'immagine internazionale di Israele.
5. Ex soldati e traumi culturali
Molti giovani israeliani partecipano alla scena psytrance come forma di decompressione dopo il servizio militare. La psytrance diventa uno spazio per elaborare il trauma, ma questo trauma è spesso il risultato di un'occupazione imposta. La scena musicale può quindi diventare una sorta di assoluzione rituale, dove la complicità nella violenza di stato non viene né affrontata né nominata.
6. Esclusione dei palestinesi
Nonostante siano nati sulla stessa terra, artisti e fan palestinesi sono quasi completamente esclusi dalla scena psytrance israeliana. Permessi, posti di blocco e razzismo rendono la partecipazione quasi impossibile. Persino i produttori palestinesi di psytrance faticano a trovare piattaforme e la loro presenza è raramente riconosciuta nei dibattiti globali sulle radici del genere.
⸻
Conclusione
La psytrance israeliana non è solo un fenomeno culturale: è profondamente intrecciata con il sionismo, il trauma militare, l'identità dei coloni e l'occupazione in corso. Mentre gli individui sulla scena possono considerarsi apolitici o pacifici, le strutture a cui partecipano spesso rafforzano sistemi di apartheid e cancellazione.