14/06/2026
14 giugno 1907 - 14 giugno 2026
Ricorre l'anniversario della morte di Giuseppe Pellizza.
Nel 1920 Ugo Ojetti lo ricordò con commosse parole che qui riproponiamo.
Ecco Giuseppe Pellizza riappare. S'è ucciso tredici anni fa, una notte, all'alba, per troppo amore, perché la sua donna e un suo bambino gli erano morti, e non ebbe il cuore di restare di qua, senza loro. Dal letto la madre l'aveva veduto attraversare in punta di piedi la stanza quando suonava l'avemaria del giorno. Egli andò all'armadio dov'erano riposte le vesti della moglie morta, le svolse al barlume, le baciò: poi si chiuse nel suo studio e s'impiccò. Aveva trentanove anni.
Quel che resta della sua pittura fuori delle raccolte pubbliche e private, viene qui ancora dal suo studio di Volpedo, una cittadina di là da Tortona, lungo il torrente Curone che è d'estate un filo d'argento dentro un gran ghiajeto color di rosa. Tutte immagini e ricordi di quella sua campagna sotto i cui alberi radi egli ritrovava nel silenzio del tramonto la sdegnosa malinconia del Fontanesi; di quelle colline da dove, a guardare la neve sul Giarolo, sognava le eccelse alpi bianche e azzurre di Giovanni Segantini. Quando a Roma o a Firenze veniva incontro a noi cittadini, cordiale sincero e convinto, anche gli odorava di campagna come queste tele, e in ogni suo discorso rifletteva il suo cielo e i suoi prati.