SolfanaRia

SolfanaRia Passeggiando tra le righe storte dell'Arte. Laboratori per adulti e bambini. Perché, per me, quell'imperfetto è qualcosa di vivo, che vibra e pulsa.

Ho cercato a lungo un nome che potesse descrivere questo progetto (che poi è anche il nome che definisce ciò che oggi sono). Volevo un nome che parlasse di errori, di sbavature, che concentrasse l'attenzione sull'imperfetto che spesso scompare sotto un segno di penna rossa. Una vocina mi diceva di andare a cercare tra la lingua delle mie radici, in quel dialetto ricco di espressioni bizzarre, di p

ersonaggi strampalati, di modi di dire intraducibili ma che colgono l'essenza delle cose. Ho aperto il dizionario italiano-bolognese e lui , il nome, era lì ad aspettarmi. Il Sulfanér, o Solfanaio nella sua traduzione italiana.

“Sulfanér = sostantivo dialettale bolognese, intraducibile. Indica un personaggio che con una bicicletta dotata di cassone, attraversava campagne e città raccogliendo cianfrusaglie e carabattole, cose gettate e dimenticate perchè rotte, vecchie o ormai inutili. Immediatamente il rimando è stato alle operazioni artistiche compiute da Picasso, Picabia e Mirò con gli objects trouvés. Oggetti scovati tra i rifiuti, per strada, in viaggio, cose apparentemente assurde, spesso sbeccate o consumate dallo scorrere del tempo. Oggetti estratti dal loro contesto abituale e ricollocati in relazioni diverse, così da suscitare un nuovo senso,“evocare il meraviglioso” già presente nelle cose. Avevo trovato la porta segreta che stavo cercando: oltre di essa si apriva la possibilità, meravigliosa e terrificante, di imboccare percorsi non battuti, di lavorare sulle crepe, sugli errori, su i “non sono capace”, per permettere a chiunque di iniziare quel Viaggio che porta prima di tutto alla scoperta di sé. Come il Solfanaio anche io non ho grandi strumenti: un carretto su cui accumulo libri, oggetti, ricordi e pensieri che mi aiutano a tenere la rotta, a seguire quell'intuizione iniziale che ha obbligato me, per prima, a lanciarmi, senza paracadute e senza controllo. Solfanaia non mi piaceva come non mi piacciono mai le declinazioni forzate al femminile. Ma in quel carretto c'è anche Rodari con la sua Grammatica: ha aggiunto un R impertinente che se ne sta lì, a cambiare nuovamente il senso o meglio, a dotarlo di nuovi significati. E così sono diventata SolfanaRia che il dizionario italiano definisce anche “miniera di zolfo”. Miniera che evoca lo scavo, lo sporcarsi le mani, lo scendere in profondità, fino al cuore delle cose. E zolfo, che sa un po' di magia e che cura, con polvere colorata. E’ arrivato il momento di partire, quindi: da SolfanaRia mi sono rimessa in viaggio. L’unica certezza è quella regola, l’unica, che i miei bambini imparano da subito a memoria: l’errore non esiste. E se ci sarà, lo trasformeremo in capolavoro.

Nel lavorare al mio intervento per l'edizione di questo anno del  della Mente, il cui tema è "Fuoco" ho scoperto un'oper...
31/08/2026

Nel lavorare al mio intervento per l'edizione di questo anno del della Mente, il cui tema è "Fuoco" ho scoperto un'opera di Louise Bourgeois che non conoscevo: si chiama The Damned, the Possessed and the Beloved. I dannati, i posseduti, gli amati.

E' realizzata all'interno del Memoriale di Steinneset, sull'isola norvegese di Vardø progettata dall'architetto Peter Zumthor per commemorare il processo e l'esecuzione avvenute nel 1621 di 91 persone (perlopiù donne) accusate di stregoneria.

Ho passato l'estate a leggere le testimonianze di quello che accadde nella sperduta isola del Nord dove, a seguito di una tempesta improvvisa e violenta, le donne, rimaste vedove, si riorganizzarano dandosi ruoli di solito detenuti dagli uomini col solo scopo di sopravvivere. Indossarono calzoni, uscirono in mare, si divisero i ruoli senza aspettare, peccato gravissimo, l'aiuto che doveva arrivare da qualche uomo lontano.

L'opera di Louise è potentissima, come al solito. Una sedia che brucia senza mai consumarsi, 7 specchi, testimoni silenziosi, a riflettere il fuoco, ma anche noi, che davanti a quel fuoco transitiamo e i testi delle sentenze di condanna spalmati sui vetri delle finestre che si aprono sul paesaggio.

Per le 40 corsiste che saranno con me durante il corso che ho voluto chiamare "Custodire il fuoco" ho preparato 40 camei di altrettante donne straordinarie: alcune hanno vissuto centinaia di anni fa e sui roghi ci sono davvero passate. Altre, più vicine, in termini temporali, hanno usato la loro vita per infrangere i tabù, gli stereotipi, le convenzioni consolidate. Sono state spesso considerate strambe, isteriche, malate, bizzarre.
Ma hanno cambiato il mondo e il nostro modo di abitarlo.

Il mio elenco non è completo, lo so; se chi legge vorrà ricordarmi altri nomi, sarò ben felice di portarli con me per poter custodire anche questi fuochi.

a Francesca Gianfranchi che si fida e che mi spinge su strade nuove, grazie.

16/07/2026
Quando Ignazio Fulghesu sforna la locandina, noi cominciamo a scaldare i motori! Evviva!Festival Tuttestorie di Letterat...
08/07/2026

Quando Ignazio Fulghesu sforna la locandina, noi cominciamo a scaldare i motori! Evviva!

Festival Tuttestorie di Letteratura per Ragazze e Ragazzi

È nato con nostra grande gioia💚🩷💙
Eccovi il 21° manifesto del Festival Tuttestorie, con illustrazioni e grafica di che ce lo racconta così:
"L’idea alla base del “Vestival!” è quella di trasformare gli abiti in un linguaggio fatto di forme, colori e lettere. I personaggi del manifesto sono costruiti a partire dagli stessi elementi tipografici del titolo, come se racconti, libri e persone fossero tessuti della stessa materia. Un invito a indossare le storie e a giocare con la propria identità".

25/06/2026
una mela al giorno....Photo shooting a casa del Signor Magritte.Scuola dell'infanzia San Pio Xsezione Api (5 anni)Vittor...
19/06/2026

una mela al giorno....

Photo shooting a casa del Signor Magritte.
Scuola dell'infanzia San Pio X
sezione Api (5 anni)
Vittorio Veneto

Lo scorso dicembre, Alessandra Falconi ha voluto accanto a sé Mao Fusina e Gioia Marchegiani per una poetica caccia alle...
23/05/2026

Lo scorso dicembre, Alessandra Falconi ha voluto accanto a sé Mao Fusina e Gioia Marchegiani per una poetica caccia alle nuvole.
Le cose che GIoia fa (e fa fare) sono davvero piccole poesie.
Mi hanno colpito subito quelle nuvole fatte di nulla, ottenute per sottrazione dal foglio colorato a gessetto.
L'ho chiamata e le ho chiesto se insegnasse anche a me.
E lei, con la sua solita generosità, si é messa a servizio.

Quando poi ho dovuto immaginare un laboratorio su L'impero della luce di Magritte quelle nuvole mi sono tornate in mente.
E cosí ho portato quanto ricevuto da Gioia ai miei sempre stupefatti cinquenni, in quel moto continuo che l'Arte innesca.

Sono state due ore di immersione totale.
Le maestre, che pure si sono messe all'opera, erano colpite dalla concentrazione quasi sacra in cui erano immersi quei 13 bambini intenti a togliere, invece che a mettere, a dosare i gesti, a vedere emergere le forme per sottrazione.

E io non posso non pensare a quanto bello é questo gioco che ci collega tutti, che mette a disposizione invece che trattenere gelosamente, che condivide perché, proprio come le nuvole, il nostro fare non si fermi qui, a noi, ma venga trasportato altrove dal vento.

A Gioia, grazie.

Questa non é una nuvola
Base del laboratorio liberamente ispirato a L'impero della luce di Magritte
Scuola dell'Infanzia San Pio X
Classe delle api (5 anni)
Vittorio Veneto

Indirizzo

Vittorio
31029

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