16/05/2026
La Storia, dice , è tutto ciò che è accaduto prima di… ora. Un insieme sterminato di fatti: un enorme supermercato in cui si può trovare di tutto. E se la Storia è un supermercato, la memoria è il gesto di fare la spesa: scegliamo cosa prendere dagli scaffali, cosa ci serve, cosa ci rassicura.
Da queste scelte nasce il modo in cui (ci) raccontiamo il passato.
La memoria è sempre selezione.
E scegliere di non ricordare è già una forma di censura: chiude spazi, restringe lo sguardo, ci fa perdere pezzi di noi.
Filippi ci ha accompagnati dentro un secolo di memoria pubblica italiana, mostrando come il fascismo sia stato anche una grande impresa di storytelling: un regime che ha insegnato non tanto quali domande porre, ma quali evitare.
È qui che entra in gioco la censura più sottile: quella che si traveste da normalità, da buon senso, da ciò che “non scomoda”.
Una censura che non vieta: orienta, seleziona, ignora.
Tra Don Camillo e Peppone, l’immaginario boomer, la “cancel culture” ante litteram e l’autocensura che rassicura, Filippi ci ha ricordato che la storia è muta se non la interroghiamo.
E che comprimere il passato per non farlo pesare sul presente significa appiattire tutto: spazio, tempo, responsabilità.
Un incontro necessario che ci invita a riflettere su come ci raccontiamo e su ciò che scegliamo di lasciare fuori dal nostro carrello.
Francesco Filippi è storico della mentalità, autore e formatore, si occupa di memoria pubblica per la Fondazione Museo Storico del Trentino.
Tra le sue pubblicazioni: Mussolini ha fatto anche cose buone. Le idiozie che continuano a circolare sul fascismo (2019), Ma perché siamo ancora fascisti? Un conto rimasto aperto (2020), Noi però gli abbiamo fatto le strade. Le colonie italiane tra bugie, razzismi e amnesie (2021), Bye bye Benny. Una storia di rap e libertà (2024), Antifascista. Pensare, vivere, agire per la democrazia (2025).