03/12/2021
Ogni gesto produttivo, ogni manifestazione pubblica che noi attuiamo è un gesto culturale. Così come non si può non appartenere alla dimensione politica, così come non si può uscire dal linguaggio, non si può uscire dall'azione culturale. Nell'uomo, il confine tra biologia e cultura è labilissimo - e molto spesso le due sfere, a livello psichico, si confondono. La nostra cultura, oggi, è una cultura dell'intrattenimento: l'avvento dei media di massa e poi digitali, hanno agito sulla profonda debolezza che nell'uomo si manifesta come necessità della narcosi, della distrazione dalla vita. L'ombra di Dio si allunga su di noi via dal Mercato e dalla Legge: entrambi questi due mostri traggono il loro potere da un fondamento teologico, che attribuisce a loro, soltanto a loro, il Potere necessario a creare. I media hanno trasformato la nostra cultura, in una cultura dell'intrattenimento: essi hanno risolto l'antinomia tra i due termini. Così come Tecnica e Logos, prima contrapposti, hanno finito per convergere e dunque per sovrapporsi, così è accaduto dell'intrattenimento e della cultura. Una perenne narcosi noi attuiamo coi nostri rituali: i narcotizzati temono il vuoto ed ogni forma della profondità. La necessità della sopravvivenza e una pigrizia celebrata e assecondata da ogni fondamento liberale di questa cultura, giustificano questa tendenza della fuga, dello sconto, del capriccio. Ovunque appaiono i segni di una qualche disciplina, di un qualche rigore, di una qualche coerenza, esse vengono ridicolizzate come residui di ideologie desuete. Ma è la disciplina la madre dell'arte. È il rigore, la pazienza, la crudeltà verso se stessi. Il teatro è ancora un luogo appartato ed ameno; il teatro detta i suoi tempi ed impone i suoi linguaggi. Il teatro è ancora uno spazio di rigorosa indipendenza. È ancora un luogo in buio: ma gli uomini che lo frequentano sono sempre meno uomini del teatro e del buio e sempre più uomini della luce e dello spettacolo. Il teatro è ancora la cura: il teatro è ancora l'enigma irrisolvibile.
Tutto ciò che contesto, è stato riconosciuto, biasimato, bocciato e - illusorriamente e parzialmente - superato, per prima cosa, in me stesso.