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Iscriviti al Gruppo " Piante Officinali e Medicina Naturale " Una raccolta di spunti e informazioni di medicina alternativa e naturale. Per queste ragioni non esistono risposte univoche ed esaustive nel campo terapeutico.

La medicina è in continua evoluzione e nuove esperienze e ricerche cliniche consentono quotidianamente di farci comprendere meglio il corpo umano, il suo interagire con l'ambiente, le sue risposte a varie forme di terapia e quanto queste possano essere diverse da individuo a individuo. Ogni diagnosi e terapia sono così personalizzate che lo stesso disturbo può richiedere un trattamento diverso per

sino in base all'età e alle caratteristiche del paziente. Le informazioni riportate in questa Pagina sono a puro titolo informativo e non devono essere utilizzate per una autodiagnosi o per intraprendere un qualsiasi trattamento !

Oggi porterò alla vostra attenzione un argomento noto ai più, ma non di facile comprensione, che analizzeremo nei suoi v...
13/08/2024

Oggi porterò alla vostra attenzione un argomento noto ai più, ma non di facile comprensione, che analizzeremo nei suoi vari aspetti:

L'I-King, noto anche come I Ching o Libro dei Mutamenti, è uno dei testi classici più antichi e venerati della cultura cinese. È un'opera di saggezza, utilizzata per la divinazione e per la riflessione filosofica. Jung evidenzia come l'I-King possa essere utilizzato come strumento per esplorare l'inconscio, suggerendo che le risposte ottenute non sono semplicemente casuali ma possono rispecchiare il contesto psicologico di chi pone la domanda.

Tra le varie versioni ho scelto l'I-King di Astrolabio Editore. Il testo è organizzato con un'introduzione di Carl Gustav Jung che discute la sincronicità e il significato del libro nel contesto della psicologia del profondo.

Origine
L'I-King ha origini molto antiche, risalenti al II millennio a.C.
È considerato uno dei cinque classici cinesi (五经, Wǔjīng) e si ritiene che sia stato compilato e ampliato nel corso dei secoli da diverse figure storiche, tra cui Confucio.

Struttura
Il libro è organizzato in 64 esagrammi, ciascuno costituito da sei linee, che possono essere continue (Yang) o spezzate (Yin). Ogni esagramma rappresenta una situazione archetipica e viene accompagnato da un testo esplicativo che include il giudizio (判, Pàn) e l'immagine (象, Xiàng).

Uso Divinatorio
Per utilizzare l'I-King a scopo divinatorio, una persona pone una domanda e poi costruisce un esagramma lanciando tre monete o manipolando 50 steli di achillea. L'esagramma risultante fornisce una risposta attraverso il suo significato simbolico.

Interpretazione degli esagrammi
Ogni esagramma contiene un significato complesso che può essere interpretato a diversi livelli: pratico, etico, e filosofico. Le linee mobili (cioè quelle che possono cambiare da Yin a Yang o viceversa) possono indicare l'evoluzione della situazione.

Prospettiva scientifica e razionale
Dal punto di vista scientifico tradizionale, l'I-King è visto principalmente come un'opera di valore storico e culturale, ma non come un metodo valido per la predizione o per la comprensione oggettiva della realtà. Gli scienziati razionalisti tendono a considerare l'I-King come una forma di superstizione, non supportata da evidenze empiriche o dalla metodologia scientifica.

Critica della divinazione
L'uso dell'I-King per scopi divinatori è spesso criticato perché le risposte che fornisce possono essere interpretate in modo molto soggettivo. Questo principio di "interpretazione soggettiva" è in contrasto con il metodo scientifico, che richiede replicabilità e obiettività.

Jung e la Sincronicità
Carl Gustav Jung è uno dei pochi scienziati occidentali che ha esplorato l'I-King in un contesto più positivo, sebbene non propriamente scientifico. Jung ha introdotto il concetto di "sincronicità", ossia l'idea che eventi apparentemente casuali possono avere un significato simbolico se vissuti in un contesto psicologico particolare. Per Jung, l'I-King non era uno strumento per predire il futuro, ma piuttosto un modo per esplorare l'inconscio e trovare connessioni simboliche che risuonano con la mente del consultante.
Secondo Jung, l'I-King potrebbe essere considerato una sorta di strumento per entrare in contatto con l'inconscio collettivo, una struttura che secondo lui comprende archetipi e simboli comuni a tutta l'umanità. Anche se Jung ha cercato di dare un significato psicologico all'I-King, le sue idee rimangono comunque controverse e non generalmente accettate dalla comunità scientifica mainstream.

Neuroscienze e psicologia cognitiva
Effetto Forer/Barnum: alcuni psicologi cognitivi spiegano la percezione di accuratezza delle risposte dell'I-King (o di altri metodi divinatori) attraverso l'"Effetto Forer" o "Effetto Barnum". Questo effetto descrive la tendenza delle persone a interpretare affermazioni vaghe o generiche come altamente pertinenti alla propria vita, anche se in realtà potrebbero applicarsi a chiunque.

Autoconvinzione e Bias cognitivi: le neuroscienze moderne indicano che l'uso di strumenti come l'I-King può essere influenzato da vari bias cognitivi, come il "bias di conferma", dove le persone tendono a cercare e ricordare solo le informazioni che confermano le proprie credenze. Questo spiega in parte perché le persone trovano le risposte dell'I-King rilevanti e significative.

Approcci filosofici e culturali
Diversi autori e filosofi contemporanei apprezzano l'I-King per il suo contributo alla comprensione della filosofia orientale e delle dinamiche della vita. In questo contesto, l'I-King è visto come un libro di saggezza che incoraggia la riflessione e la considerazione del cambiamento come una costante della vita.

Interpretazioni moderniste
Alcuni pensatori moderni interpretano l'I-King in un contesto simbolico, vedendolo come un antico tentativo di esplorare i temi dell'incertezza, del cambiamento e della complessità della vita. In questo senso, potrebbe essere considerato un precursore della moderna teoria del caos, sebbene questa sia una metafora più che un parallelo scientifico.

Divulgatori e autori contemporanei

Joseph Campbell: Joseph Campbell, noto studioso di mitologia e simbolismo, ha esplorato l'I-King nel contesto dei miti e degli archetipi universali. Sebbene non lo abbia analizzato da una prospettiva scientifica, ha riconosciuto il suo valore come strumento di introspezione e di connessione con l'inconscio.

Richard Wilhelm e Carl Jung: L'edizione dell'I-King tradotta da Richard Wilhelm e introdotta da Jung rimane una delle più influenti in Occidente. La loro interpretazione ha fortemente influenzato il modo in cui l'I-King è stato percepito, rendendolo più accettabile per un pubblico interessato alla psicologia e alla filosofia, piuttosto che alla scienza empirica.

Conclusione
L'I-King, alla luce delle moderne scoperte scientifiche, viene generalmente considerato dalla scienza come un testo di valore storico e culturale, ma non scientifico. Rimane un'opera di grande importanza filosofica e simbolica, e continua a essere utilizzato come strumento di riflessione personale e di esplorazione psicologica.

10/11/2020
ALOE - ALOE VERA.Le diverse varietà di Aloe vengono assegnate alla famiglia delle Aloaceae o delle Liliaceae e come le p...
08/11/2020

ALOE - ALOE VERA.

Le diverse varietà di Aloe vengono assegnate alla famiglia delle Aloaceae o delle Liliaceae e come le piante grasse prediligono i climi caldi e secchi.
Esistono numerose varietà di aloe di cui le più conosciute sono:
Aloe Vera o Aloe Barbadensis
Aloe Arborescens
Aloe Ferox
Aloe Humilis
Aloe Chinensis
L’aloe, con particolare riferimento all’Aloe Vera, è una pianta conosciuta fin dall’antichità per le sue proprietà curative. Il gel estratto dalle sue foglie è lenitivo e cicatrizzante. Dall’aloe viene ricavato anche un succo, ritenuto utile per migliorare la digestione, quale lassativo e per facilitare la depurazione dell’organismo.
I principi attivi dell'aloe sono costituiti da antrachinoni catartici; questi composti sono principalmente dei C-glicosidi, in particolare barbaloina, che è un glucoside dell'aloe-emodina. La maggioranza delle specie ne contengono tra il 10 ed il 20%, ma alcune raggiungono il 30%.
Attività principali:
– amaro-tonica, eupeptica; lassativa; immunomodulante (succo);
– vulneraria, analgesica; emolliente; immunomodulante (gel)
Impiego terapeutico:
– stipsi atonica (succo);
– affezioni dermatologiche (gel)
Studi farmacologici e clinici hanno rilevato che l'aloe è in grado di favorire la cura delle ferite; presenta valore terapeutico in caso di bruciature e di una vasta gamma di lesioni dei tessuti morbidi, previene l'ischemia progressiva del derma provocata da bruciature, congelamento, danni da shock termici, ferite da colpi. L'aloe è in grado di penetrare all'interno dei tessuti offesi, di alleviare il dolore, di agire da anti infiammatorio, di dilatare i capillari e aumentare l'afflusso di sangue alla parte danneggiata.
Tossicità ed effetti secondari
Tra i purganti antrachinonici l’Aloe (succo o lattice) è quello che possiede l’azione più irritante: in dosi eccessive causa dolori addominali, diarrea sanguinolenta, gastrite emorragica. L'aloina stimola la secrezione degli elettroliti e dell'acqua dall'intestino mediante aumento della pressione interna, che stimola la peristalsi. L’Aloe per uso interno è controindicato durante la gravidanza, l’allattamento (passa nel latte materno), durante le mestruazioni, in età pediatrica (sotto i 12 anni), in presenza di varici, emorroidi, nelle affezioni renali, nella malattia di Crohn, nella colite ulcerosa, in caso di appendicite o altre patologie infiammatorie intestinali, in caso di dolori addominali di origine sconosciuta e negli stati di disidratazione. L’uso prolungato di Aloe provoca ipokaliemia (bassi livelli di potassio nel sangue).
L’uso per più di 1 settimane richiede supervisione medica.
Il gel di A. vera è controindicato in caso di allergia alla pianta. In soggetti predisposti se impiegato a livello topico può provocare dermatite. Se ne sconsiglia, a scopo precauzionale, l’uso in gravidanza.

H. M. Shelton, La facile combinazione degli alimenti.Sintesi dei contenuti più importanti :" Perchè preoccuparsi della c...
08/11/2020

H. M. Shelton, La facile combinazione degli alimenti.

Sintesi dei contenuti più importanti :
" Perchè preoccuparsi della combinazione tra gli alimenti? Perchè non mischiarli confusamente e mangiarli in maniera approssimata?
Per poter trarre sostentamento dai cibi consumati, è necessario che questi vengano digeriti e non che vadano a male.
Gli enzimi digestivi del tratto digestivo umano presentano dei limiti ben definiti e quando, mangiando spropositatamente, si superano tali limiti, si va incontro a problemi di digestione. Una giusta combinazione tra gli alimenti è il modo più sano per rispettare le limitazioni enzimatiche. Combiniamo i cibi in maniera appropriata, non ci alimentiamo senza criterio, e la digestione apparirà migliore e sicuramente più regolare. Un sorprendente numero di allergie alimentari scompare completamente quando gli individui considerati allergici, imparano ad alimentarsi, combinando i cibi in maniera tale da poter essere digeriti.
Il loro problema non è l’allergia, ma l’indigestione. Allergia è il termine dato all’avvelenamento proteico. L’indigestione dà, come risultato, l’avvelenamento da decomposizione, anch’esso un avvelenamento proteico. Una digestione normale produce sostanze nutrienti; non veleni da immettere nel flusso sanguigno.
I cambiamenti che il cibo subisce nel processo digestivo vengono effettuati da un gruppo di agenti che prendono il nome di enzimi o fermenti. Un enzima può essere definito come un catalizzatore di natura fisiologica. Studiando la chimica si scopri ben presto che molte sostanze che non si combinavano fra di loro, potevano invece farlo se messe a contatto con una terza sostanza. Tale agente o sostanza venne denominato catalizzatore – il processo, catalisi. Le piante e gli animali producono sostanze catalitiche solubili, di natura colloidale e resistenti al calore, che utilizzano negli svariati processi di divisione dei composti e nella loro fabbricazione. Quelli di cui ci occuperemo noi sono gli enzimi digestivi. Questi riducono le complesse sostanze alimentari in composti più semplici adatti ad essere immessi nel flusso sanguigno e ad essere utilizzati dalle cellule del corpo per la produzione di nuove cellule. Ogni enzima ha un’azione specifica. Agisce, cioè, solo su un tipo di sostanza alimentare. Gli enzimi che agiscono sui carboidrati non possono avere effetto anche sulle proteine o sui sali o sui grassi. La specificità è addirittura più particolare: per esempio, nella digestione di sostanze strettamente collegate, quali i disaccaridi (zuccheri complessi), l’enzima che agisce sul maltosio, non può avere effetto anche sul lattosio. Ogni zucchero richiede un suo enzima specifico. Questa azione specifica degli enzimi è molto importante in quanto nella digestione degli alimenti esistono varie fasi, ognuna delle quali richiede l’azione di un diverso enzima. A sua volta, ciascun enzima è capace di svolgere il proprio lavoro soltanto se quello che lo ha preceduto ha svolto il suo in modo appropriato.
Di conseguenza, non è logico considerare dannoso per le cellule digestive mischiare insieme, nello stesso pasto, diversi tipi di carboidrati, grassi e proteine?
Per rendere perfettamente chiara quali siano le combinazioni alimentari che affaticano le nostre limitazioni enzimatiche, sarà necessario considerare le combinazioni una alla volta e poi trattarle alla luce dei processi digestivi.
Le combinazioni tra proteine e amidi
Quando si ingeriscono carboidrati, lo stomaco secerne un succo gastrico di composizione diverso da quello prodotto in presenza di proteine. Pavlov ha dimostrato che ogni tipo di alimento provoca un'attività particolare delle ghiandole digestive; che la capacità del succo varia con la qualità del cibo; che sono necessarie delle modifiche particolari delle ghiandole in funzione ai diversi cibi; che il succo più forte viene prodotto solo in caso di necessità. Ingerendo del pane, si immette nello stomaco una piccola quantità di acido idrocloridrico. Il succo prodotto in presenza del pane è di reazione quasi neutra. Quando l’amido del pane viene digerito, una grossa quantità di acido idrocloridrico viene immessa nello stomaco per facilitare la digestione della proteina del pane. I due processi non possono avvenire contemporaneamente in maniera efficiente. Al contrario, le secrezioni appaiono minuziosamente programmate, sia nel carattere sia nel tempo, secondo i bisogni variabili delle sostanze alimentari ingerite. C’è una grande differenza tra la digestione di un “alimento”, per quanto complessa possa essere la sua composizione, e la digestione di un “miscuglio” di alimenti diversi. In presenza di un unico tipo di alimento, una combinazione tra amidi e proteine, l’organismo è in grado di adattare i suoi succhi, in intensità secondo le necessità digestive di quell’alimento ma quando vengono ingeriti due alimenti che presentano necessità digestive diverse o addirittura opposte, questo adattamento dei succhi diviene impossibile. Se carne e pane vengono consumati insieme, invece della produzione di un succo quasi neutro durante le prime due ore di digestione, si avrà la produzione di un succo altamente acido e la digestione dell’amido verrà immediatamente interrotta.
Non bisognerebbe mai dimenticare che fisiologicamente, i primi passi nella digestione degli amidi e delle proteine avvengono in circostanze ambientali opposte: gli amidi hanno bisogno di un ambiente alcalino, le proteine di uno acido.
Per ottenere una digestione regolare, la carne (proteine) dovrebbe costituire la prima parte del pasto e gli amidi la seconda. In poche parole, questo significa che mangiando prima le proteine e poi gli amidi, le proteine verranno ingerite nella parte inferiore dello stomaco e gli amidi in quella superiore.
Quando mangiamo carne, uova, o formaggio, si unisce il pane alle proteine. Hot-dog, panini al prosciutto, hamburger, uova e pane, ed altre combinazioni simili di proteine ed amidi rappresentano la maniera più comune di consumare tali alimenti. Con un’alimentazione di questo genere accade che le proteine e gli amidi vengono accuratamente mischiati in entrambe le estremità dello stomaco.
La digestione salivare può avvenire nello stomaco solo su una piccola quantità di cibo, semprechè, naturalmente, si consumino le solite combinazioni nocive quali il pane con la carne, il pane con le uova, il pane con il formaggio, il pane con altre proteine, o patate con proteine. Quando si mangia un panino con hamburger o con il wurstel, non si consuma prima la carne e poi il pane. Essi vengono masticati, mischiati e deglutiti insieme. Lo stomaco non possiede un meccanismo che possa separare queste sostanze mischiate ed indirizzarle, poi, nelle diverse cavità.
In natura, tali combinazioni non esistono; gli animali tendono a mangiare un solo tipo di cibo alla volta. L’animale carnivoro sicuramente non unirà gli amidi alle sue proteine. Gli uccelli consumano insetti e semi in momenti diversi nell’arco della giornata.
Basandoci sulle questioni fisiologiche che abbiamo presentato, possiamo formulare la seconda regola sulle combinazioni tra gli alimenti: ‘‘Mangiare cibi a base di proteine e cibi a base di carboidrati in momenti separati”.
Questo vuol dire che cereali, pane, patate ed altri cibi amidacei non dovrebbero essere consumati insieme alla carne, alle uova, al formaggio, alle noci e ad altri cibi proteici.
Le combinazioni tra proteine e proteine
Le combinazioni proteiche quali carne o al latte, carne e uova, carne e noci, carne e formaggio, uova e noci, formaggio e noci, latte e noci, ecc., non dovrebbero essere mangiati. Un solo alimento proteico garantirà una maggiore efficienza digestiva.
La nostra regola pertanto, dovrebbe essere: “Mangiare un solo cibo proteicamente concentrato a pasto”.
Le combinazioni tra acidi e proteine
I medicinali e la frutta acida rovinano la digestione gastrica, sia con la distruzione della pepsina sia con l’inibizione di tale secrezione. In presenza di acido nella bocca e nello stomaco, il succo gastrico non viene emesso.
“Mangiare proteine ed acidi in pasti separati”.
Il succo di limone, l’aceto o altri acidi usati per condire l’insalata e consumati insieme ad un pasto proteico, interferiscono con la secrezione idrocloridrica e, pertanto, anche con la digestione delle proteine. Le noci ed il formaggio, che contengono notevoli quantità di olii e grasso (crema), sono le uniche eccezioni alla regola; gli acidi non ritardano la digestione delle noci e del formaggio in quanto questi alimenti contengono grassi in quantità tali da impedire la secrezione gastrica più a lungo rispetto agli acidi.
La combinazione tra grassi e proteine
E' stato dimostrato che il grasso esercita un notevole effetto inibitore sulla secrezione del succo gastrico. . . la presenza di olio nello stomaco ritarda la secrezione del succo per un pasto successivo che altrimenti apparirebbe facilmente digeribile. Tale effetto inibitore può durare per due o più ore.
Quando viene ingerito del cibo proteico, i grassi non dovrebbero far parte del menù dello stesso pasto. In altre parole, i cibi quali la panna, il b***o, i vari generi di oli, le salse, le carni grasse, ecc. , non dovrebbero essere consumati insieme alle noci, al formaggio, alle uova, alla carne. Bisogna notare, a tale riguardo, che i cibi che normalmente contengono grasso, come le noci o il formaggio o il latte, hanno bisogno di tempi più lunghi di digestione rispetto a quei cibi proteici che non ne contengono.
La nostra quarta regola, pertanto, e`: “Mangiare grassi e proteine in pasti separati”.
E' bene sapere che una grande quantità di verdure, specialmente crude, annulla gli effetti inibitori del grasso, cosicchè se si mangiano insieme grassi e proteine, si possono limitare gli effetti dannosi sulla digestione delle proteine, consumando una grande quantità di verdure.
Le combinazioni tra zuccheri e proteine
Tutti gli zuccheri, quelli normalmente in commercio, gli sciroppi, la frutta dolce, il miele, ecc. hanno un effetto inibitore sulla secrezione di succo gastrico e sulla mobilità dello stomaco. Gli zuccheri, insieme alle proteine, ostacolano la digestione di quest’ultime. Gli zuccheri non vengono sottoposti a digestione nello stomaco. Vengono digeriti nell’intestino. Se consumati da soli essi non vengono trattenuti nello stomaco a lungo, ma subito passati nell’intestino. Se consumati, invece, insieme ad altri cibi, sia alle proteine sia agli amidi, essi vengono trattenuti nello stomaco per un periodo di tempo prolungato, aspettando prima che vengano digeriti gli altri cibi. In attesa del completamento della digestione delle proteine e degli amidi essi fermentano.
Da questi semplici argomenti dulla digestione traiamo un’altra regola: “Mangiare zuccheri e proteine in pasti separati”.
Le combinazioni tra zuccheri ed amidi
Caramelle, marmellate, gelatine, zuccheri normalmente in commercio (bianco, scuro, di canna, ecc.), miele, melassa, sciroppi, ecc., aggiunti a dolci, pane, pastarelle, cereali, patate, ecc., producono fermentazione. La regolarità con cui milioni di persone mangiano a colazione cereali e zucchero e, come conseguenza soffrono di acidità di stomaco o di altri sintomi di indigestione è la conseguenza. Anche la frutta dolce con gli amidi causa la fermentazione. Quei tipi di pane che contengono datteri, uva passa, fichi, ecc., molto popolari tra i sostenitori dell’alimentazione sana, sono in realtà molto nocivi. Molte persone sostengono che usando il miele al posto dello zucchero si può risolvere il problema, ma questo non è vero. Il miele sui dolci caldi, gli sciroppi sui dolci caldi, ecc., sicuramente fermenteranno.
Le miscele tra amidi e zuccheri provocano la fermentazione e tutti i guai che da essa derivano.
Pertanto, la nostra regola sarà: “Mangiare amidi e zuccheri in pasti separati”.
I dessert
I dessert vengono consumati alla fine del pasto; cioè, quando, di solito, l’individuo ha già mangiato più del necessario. Ecco che arrivano allora i dolci, le torte, i budini, i gelati, la frutta candita, ecc.; alimenti, questi, che si combinano malissimo con quasi tutti quelli che formano il pasto. Non servono ad alcun scopo specifico e non sono assolutamente consigliabili.
Esiste solo una regola che si riferisce ai dolci: “Disertare i dessert”.
I dessert freddi, come i gelati, interpongono un’ulteriore barriera al processo digestivo, quella provocata dal freddo.
Tutto ciò che riduce, che rallenta o che addirittura sospende i processi digestivi faciliterà l’attività dei batteri. Alimentarsi in eccesso (cioè alimentarsi al di là delle capacità enzimatiche), alimentarsi quando si è affaticati, prima di iniziare a lavorare, quando si ha troppo freddo o troppo caldo, quando si è febbricitanti, quando si accusano dolori, in presenza di infiammazioni, in assenza di stimoli di fame, quando si è preoccupati, ansiosi, spaventati, alterati, ecc.; alimentarsi, in tutte queste circostanze ed in altre simili, serve a favorire la decomposizione batterica dei cibi consumati. L’uso di condimenti, di aceto, di alcool e di altre sostanze che ritardano la digestione favorisce la decomposizione batterica delle sostanze ingerite. Le cause dell’inefficienza digestiva sono molteplici.
Una delle cause più comuni della deficienza digestiva messa in pratica dalla maggioranza delle persone, è rappresentata dalle combinazioni sbagliate tra gli alimenti.

DIGIUNO TERAPEUTICOIl digiuno è definibile come un’astensione volontaria da ogni alimento (tranne l’acqua) allo scopo d...
05/11/2020

DIGIUNO TERAPEUTICO

Il digiuno è definibile come un’astensione volontaria da ogni alimento (tranne l’acqua) allo scopo di migliorare il proprio stato di salute; il digiuno viene anche denominato "digiuno fisiologicamente utile", "digiuno terapeutico" o "digiunoterapia".

Durante il digiuno l’acqua da bere costituisce un fattore di cruciale importanza, in quanto contribuisce all’eliminazione delle tossine.

Nel digiuno esiste un protocollo importante da seguire:
Alle prime esperienze, iniziare con 1 giorno e comunque non protrarre il digiuno più di 3 giorni.

1° giorno: assumere centrifugati vegetali o succhi di frutta naturali, senza dolcificanti, e liberare l'intestino con un enteroclisma.

Nei giorni successivi bere soltanto acqua (almeno 2 litri al giorno).
Consigliamo, durante il 2° e 3° giorno di non intraprendere attività fisiche e stare a riposo, dormendo quanto il corpo richiede.

E' molto importante alla fine del digiuno non riprendere a consumare cibi solidi, ma assumere prima dei centrifugati vegetali o succhi di frutta naturali, brodi vegetali, minestrine. Riprendere il consumo di carne e pesce gradualmente e non prima di un paio di giorni, possibilmente evitando il pane.

Effetti fisiologici del digiuno
Ringiovanimento – rigenerazione delle cellule e dei tessuti del corpo, acquisizione di vitalità fisica e maggiore lucidità mentale.

Una delle più grandi statistiche sul digiuno sono state intraprese dal dott. James McEachen, che lo ha applicato nel trattamento di 715 casi di malattia. Tutti i digiuni furono assistiti sotto stretto controllo nel sanatorio di McEachen in California. In 294 di questi casi ci fu un grande miglioramento, se non la completa guarigione; in 360 casi ci fu un beneficio evidente e nei rimanenti 61 casi non ci fu alcun miglioramento visibile. Pertanto, la percentuale media dei casi risanati o migliorati fu dell’88,4%. Bisogna anche dire che molti dei pazienti trattati non ebbero abbastanza tempo per completare il digiuno ed ottenere, quindi, i risultati ottimali. Riportiamo la tabella dei casi trattati.

Verbena odorosa o Cedrina o Erba LuigiaAloysia citriodora Palau (= Lippia citriodora Kunth.)Famiglia Lamiaceae (Labiatae...
18/08/2020

Verbena odorosa o Cedrina o Erba Luigia
Aloysia citriodora Palau (= Lippia citriodora Kunth.)
Famiglia Lamiaceae (Labiatae)
Nomi locali: Limunetto (Liguria), Limonaria dij giardini (Piemonte), Erba Luigia, Erba perseghina (Lombardia), Eloisa (Veneto), Erba zedrena (Emilia), Erba Luisa (Toscana), Erba cetra (Campania), Erba citrata (Calabria), Citrunella (Sicilia), Erba de Marialuisa (Sardegna)
Arbusto a foglie caduche, alto fino a due metri, con rami lunghi e slanciati striati da sottili coste longitudinali.
Originaria del Cile, è stata importata in Europa verso la fine del '700 ed ora è coltivata per utilizzare le sue foglie (che emanano un forte odore di limone).

Utilizzo: foglie e le sommità fiorite raccolte da luglio a settembre
Come si conserva: foglie infiorescenze si essiccano all'ombra in strati sottili, evitando il sole e le alte temperature. Si conservano al riparo dalla luce in recipienti di vetro o ceramica
Proprietà: aromatizzanti, digestive, antispasmodiche
Infuso - 1-2 g in 100 ml di acqua. A tazzine dopo i pasti principali
L’industria profumiera utilizza l’olio essenziale che per la delicata azione lenitiva e distensiva rientra nella formulazione di svariati preparati per il corpo
Uso cosmetico domestico:
Le foglie per bagni gradevolmente profumati, deodoranti; come la Salvia, per pulire i denti e profumare l'alito
Effetti secondari e controindicazioni: l’uso eccessivo può determinare irritazione a livello gastrico

Con il termine “Piante officinali” o "Erbe officinali" si intende l’insieme di tutte quelle specie vegetali che possono ...
18/08/2020

Con il termine “Piante officinali” o "Erbe officinali" si intende l’insieme di tutte quelle specie vegetali che possono essere utilizzate per la preparazione di prodotti farmaceutici, erboristici, cosmetici, liquoristici, di oli essenziali, di insaporitori alimentari, di ingredienti per l’industria alimentare, di sostanze coloranti e per la protezione delle culture.

Portulaca oleracea L. (Porcellana)Famiglia: PortulacaceaePianta erbacea annua, infestante, con fiori di colore giallo. R...
18/08/2020

Portulaca oleracea L. (Porcellana)
Famiglia: Portulacaceae
Pianta erbacea annua, infestante, con fiori di colore giallo.
Ricca di vitamine A, B e C, proteine, sali minerali e omega 3.
Oltre alla specie P. oleracea L. trova interesse alimentare anche la varietà sativa, più grande della precedente. Esiste anche la specie Portulaca grandiflora Ho**er, ad uso decorativo, per i suoi fiori, non utilizzata nell’alimentazione.
La pianta dal sapore acidulo-salato si mangia in insalata o aggiunta a minestre, frittate, oppure saltata in padella (ha il sapore degli spinaci). Alla Portulaca la tradizione popolare riconosceva proprietà antiscorbutiche, diuretiche e depurative del sangue, antinfiammatorie delle vie urinarie e delle gengive.

"Tè verde e tè nero".Il tè è un alimento ricco di polifenoli, i quali svolgono effetti multipli nell'organismo, non ulti...
24/05/2020

"Tè verde e tè nero".

Il tè è un alimento ricco di polifenoli, i quali svolgono effetti multipli nell'organismo, non ultimo, quello di anti ossidante.
Sia il tè verde sia il tè nero derivano dalla stessa pianta, la Camellia sinensis originaria della Cina, oggi coltivata in tutto il mondo. La pianta originale è un sempreverde che può raggiungere i 9 metri di altezza, ma viene potata regolarmente a 0,5-1 metro. Le parti impiegate sono una parte dello stelo, la gemma fogliare e le due foglie adiacenti. Nelle selezioni di maggior qualità le foglie più vecchie, ritenute di qualità inferiore, vengono scartate.
Il tè verde si ricava esponendo leggermente al vapore la foglia appena tagliata, mentre il tè nero è prodotto lasciando che le foglie si ossidino. Durante l'ossidazione, gli enzimi presenti nella pianta convertono numerose sostanze polifenoliche dotate di proprietà terapeutiche in composti molto meno attivi. Nel caso del tè verde l'ossidazione non avviene perché il vapore bollente inattiva gli enzimi; questo tè quindi è molto ricco di polifenoli, dalle spiccate proprietà antiossidanti e antitumorali.
I componenti di maggior interesse sono i polifenoli e i più importanti tra essi sono i flavonoidi.

Una tazza di tè verde di solito contiene circa 300-400 mg di polifenoli e tra i 50 e i 100 mg di caffeina.
La maggior parte degli studi epidemiologici sul tè verde si sono concentrati sulla prevenzione del cancro e sulle sue proprietà antiossidanti, che negli studi sperimentali hanno dimostrato una capacità protettiva superiore a quella delle vitamine C ed E3.
Il campo d'applicazione principale per il tè verde è la prevenzione del cancro (cancro dello stomaco, dell'intestino tenue, del pancreas, del colon, del polmone e della mammella). Gli studi epidemiologici hanno dimostrato che il consumo di tè verde può essere una delle ragioni per cui in Giappone l'incidenza del cancro è così bassa. Al contrario, tuttavia, l'assunzione di tè nero sembra associata a un rilevante aumento del rischio per varie forme di cancro. Il tè verde appare valido anche per alcune malattie croniche, soprattutto quelle che interessano il cuore e il fegato.
La quantità di tè verde consumata normalmente dai giapponesi e da altri popoli che ne fanno un uso abituale è di circa 3 tazze al giorno, che apportano all'incirca 240-320 mg di polifenoli. Non gli è stato imputato alcun effetto collaterale o tossico significativo.

Riferimenti bibliografici:
Michael T. Murray; Joseph E. Pizzorno jr, Camellia sinensis, 1999;
Yang C.S.; Wang Z.Y., Tea and cancer. - J. Natl Cancer Inst., 1993;
La Vecchia C.; Negri E.; Franceschi S. , Tea consumption and cancer risk, 1992;
Graham H.N., Green tea composition, consumption, and polyphenol chemistry, 1992

Ortica - Urtica dioica L. Fam. urticaceae.Proprietà: diuretiche, depurative, astringenti, emostatiche.Cresce con facilit...
23/05/2020

Ortica - Urtica dioica L.
Fam. urticaceae.
Proprietà: diuretiche, depurative, astringenti, emostatiche.
Cresce con facilità nei terreni incolti, ricchi di sostanza organica, sopporta bene la siccità, il freddo, e tutte le intemperie. Si riproduce per seme o per divisione di cespo.
Raccolta: in pre-fioritura per la raccolta delle foglie.
E' ricoperta di peli il cui succo produce irritazione della pelle, con prurito, per cui è consigliabile effettuare la raccolta delle foglie e delle cimette utilizzando dei guanti. Si essicca all’ombra e si conserva in sacchetti di carta o in vasi di vetro con chiusura ermetica.
Tutta la pianta è ricca di clorofilla, di ferro, di azoto, di vitamina C e di carotene.
I principi attivi si trovano nelle foglie, nelle cimette e nelle radici. Le parti verdi si raccolgono durante la fioritura e le radici si estraggono in autunno. Foglie e cimette possono venir utilizzate in alimentazione, nelle minestre.
Il succo di ortica è considerato, per i casi di anemia, un ottimo rimedio. I rizomi sono utilizzati in cosmetica per la preparazione di shampoo e lozioni contro la forfora e la caduta dei capelli.
L’ortica è anche un efficace repellente per gli afidi. Si prepara facendo macerare 1 chilogrammo di ortica in 10 litri di acqua per circa 5-6 giorni. Si filtra e si irrorano le parti delle piante attaccate dalle colonie di afidi. Serve anche come concime fogliare.
TISANE: 1 cucchiaio colmo da minestra in 1/2 litro d'acqua, infuso, da bere due volte al giorno lontano dai pasti.

Indirizzo

Verona

Sito Web

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