05/12/2025
A Malcesine è successo qualcosa di semplice e potente.
L’argilla, il colore, i gesti: tutto ha parlato più di noi.
Un grazie di cuore a Elisabetta, ai partecipanti e allo spazio stesso, che si è lasciato trasformare.
Con l’argilla abbiamo scoperto che il “tatto” non è un’abilità tecnica, ma un modo di stare al mondo.
Formare una piccola sfera, dare una pressione precisa con la mano: gesti minuscoli che hanno insegnato più di molte parole.
Certo, non per tutti la materia è un comfort: per qualcuno è una sfida. Ma è proprio lì che nasce un’altra forma di empatia, quella che non vuole addolcire ma comprendere.
Poi c’è stata la scultura collettiva: ognuno ha posto un pezzo mancante, dando una parte di sé e allo stesso tempo lasciandosi modificare da ciò che gli altri avevano già creato.
E attenzione: non si è trattato solo di “sentirsi parte del tutto”. Ogni pezzo aggiunto ha cambiato il tutto — lo ha inclinato, spinto, ribaltato. Una comunità è viva solo quando accetta questi micro-terremoti creativi.
La Pittura sociale ha portato la stessa energia in forma fluida: il colore come dialogo, il blu come protezione e rinascita.
Archetipi che si muovono dentro di noi… e che noi abbiamo mosso a nostra volta.
A Malcesine non abbiamo solo creato.
Abbiamo ascoltato, spostato, accolto.
E l’ambiente stesso — luce, aria, odore di lago — ha fatto la sua parte come un partecipante silenzioso.
E noi abbiamo risposto con mani, respiri e immaginazione.