14/05/2025
La casa in collina - Cesare Pavese
Voto: ⭐️⭐️⭐️ (3/5)
Quando parliamo dell'ultimo conflitto mondiale, perlomeno in letteratura, saltano all'immaginazione le grandi storie della resistenza, delle azioni militari, delle imprese, glorie e dolori degli eroi descritti dagli autori.
Pochi però hanno trattato gli “inattivi”, quelli incapaci di agire.
Ed è proprio su questo punto che Pavese nel suo “La casa in collina” batte il ferro.
Protagonista dell'opera è Corrado, un insegnate statale di Torino che, prima di sera, se ne torna sempre presso il suo ricovero sulle colline attorno alla città, forte della convinzione di poter così evitare le incursioni aeree le quali anticipavano martorianti bombardamenti sulle città.
E' in tale contesto che, apparentemente, Corrado trova rifugio galleggiando in un'apatia sociale, non chiaro se per paura o per una sorta di egoismo indiretto.
A seguito dell'armistizio dell'8 settembre 1943 e l'avvio del movimento di resistenza, la guerra assumerà però un respiro più ampio e, se possibile, ancora più violento.
Nessun luogo sarà più considerabile sicuro ed anche il focolare di Corrado terminerà il proprio calore.
Esplode quindi il grande conflitto interno di Corrado che in nessun caso riuscirà a schierarsi.
Pur conscio di quale debba essere la scelta giusta, non riuscirà a smuovere il protagonista né l'incontro con un gruppo di partigiani, con cui condividerà momenti di giubilo ed anche di dura realtà attorno ad un fuoco, né l'incontro di Cate, vecchia fiamma mai del tutto sopita, accompagnata dal figlio Dino – indicato questo dalla stessa Cate come figlio di Corrado.
Anche a seguito della cattura di Cate da parte dei Tedeschi e la fuga solitaria del bambino alla ricerca della madre non riusciranno a cambiare Corrado, sancendo così, infine, questa spirale senza fine entro cui il protagonista si perde.
Corrado verrà inseguito dalla guerra e scapperà; scapperà ad oltranza sino a tornare al paese natio.
Diciamocelo, Corrado è un protagonista perfetto per l'obiettivo di Pavese, superbamente scritto, e a cui non ci si può affezionare.
E' di fatto un personaggio negativo, visto da fuori, da parte del lettore, ma è quanto di più umano e vero si potesse raccontare.
Perché l'uomo è, in maggioranza, pavido ed avaro, indipendentemente dalla propria volontà.
Pavese con quest'opera, dalla prosa di bravura antica, ci mette davanti a noi stessi.
Avremmo avuto noi il coraggio di affrontare la guerra nei panni di Corrado?
Che ne pensate?