20/07/2026
VERITÀ E GIUSTIZIA PER ABDERRAHIM FAKIR
Prima, un uomo vivo.
Una persona distesa a terra, sotto le mani e il peso della Polizia. Il personale medico guarda immobile. Si sentono grida di aiuto.
Poi, un uomo morto.
Ormai stanno girando in tutt’Italia le immagini dell’omicidio di Abderrahim Fakir a Bologna. A noi oggi interessa dire qualcosa di semplice, estremamente semplice, forse il punto da cui ripartire in un dibattito pubblico marcio come quello italiano: non si può morire sotto le mani della Polizia, nelle mani dello Stato. Punto.
Quello che è successo ieri, e ancor di più la reazione a mezzo social di parte di questo paese che non è riuscita a partorire altro che commenti come “uno di meno” e altre merdate razziste simili, sono frutto di un decennale e scientifico processo di imbarbarimento della società.
Un percorso iniziato più di 10 anni fa, che in questi anni ha toccato tappe fondamentali tra cui i CPR in Albania e i decreti sicurezza del governo Meloni, una propaganda portata avanti da una schiera di podcaster di destra pronti a dire qualsiasi st*****ta che giustifichi odio e razzismo, fino alla Remigrazione portata in palmo di mano da Vannacci.
Un progressivo spostamento a destra che oggi porta alle dichiarazioni di Galeazzo Bignami (FdI) che, di fronte a un evidente caso di omicidio ai danni di una persona di origine straniera, ha il coraggio di descriverlo come un “intervento professionale ed adeguato” da parte della Polizia.
Lo stesso spostamento a destra che negli Stati Uniti prova a legittimare ogni violazione dei diritti umani, dove l’ICE arresta, deporta e uccide su mandato diretto del presidente Trump, mentre migliaia di persone si organizzano per resistere ai rastrellamenti.
In questo clima di odio e razzismo continueranno ad aumentare questi episodi, soprattutto in un paese come l’Italia che, a 25 anni dal G8 di Genova, non ha ancora fatto i conti con la violenza sistemica e brutale delle forze dell’ordine, costantemente giustificata dall’alto, nonostante i tanti, troppi abusi e le diverse condanne da parte dell’Unione Europea sul tema.
Da Bologna fino ai nostri quartieri.
No justice, no peace.