Abbiamo attraversato in gestazione l’inverno del nostro tempo e della nostra generazione, accendendo i nostri fuochi per scaldarci, venendo accolti in focolari e, talvolta, venendo malamente cacciati. Ci siamo sbagliati, ci siamo fidati di divoratori insaziabili, tenendoli stretti fino all'ultimo pugno nello stomaco, li abbiamo lasciati e siamo guariti. Siamo stati e siamo funamboli. Gitani del vi
aggio teatrale, abbiamo radici estese, che non perdono il passo del nostro slancio. Radici che talvolta richiamano alla terra, talvolta sono così ben nutrite che ci pare di concorrere alla causa d’altri come noi, una causa che protende verso il sole. E i maestri diventano compagni di viaggio. Prendiamo il rischio di cadute rovinose, conoscendo intimamente l’accordo tra generosità e dignità. Crediamo nell'insegnamento del presente, della verità al di là della tecnica virtuosa, della gentilezza nascosta nella disciplina autentica, nell'umiltà di chi sa che il viaggio non avrà mai fine. Abbiamo voluto creare uno spazio che, ai nostri tempi, con difficoltà chiameremmo teatro, perché accanto a questa parola si srotolano facilmente le filippiche della burocrazia… ma allora parleremo di uno spazio libero e grande, frutto di un lungo viaggio. Ampio per i laboratori, accogliente per gli spettacoli più diversi, adatto alle possibilità dei più. Ne avremo cura; e nel reciproco riconoscersi faremo sì che sia estraneo a politiche castiganti. Ci parleremo con onestà e franchezza, guardandoci negli occhi, così come vorremmo che fosse sul palco, nella vita e al meglio di quel che possiamo essere. Anche per questo non avremo rispetto per chi inganna, raggira, arraffa. Di ladri e bugiardi è pieno il mondo,
ma nel viaggio abbiamo imparato a riconoscerli e ad aiutarci a riconoscerli. Questo non è e non sarà il posto per loro. Non troveranno nulla da rubare, nessuno da ingannare, niente su cui abbuffarsi… saranno soli con loro stessi. Perché non si rubano le assi su cui si muovono tanti passi, non si ingannano i percorsi creativi e la potenza dei loro messaggi, non ci si abbuffa con lo spazio vuoto, perché la possibilità non si mangia, si costruisce. Se riconoscete l’importanza che ciascuno di voi ha nel concorrere a questo percorso, per far sì che non sia un ennesimo manifesto… questo è il posto per voi. Benvenuti al Teatro di Marzo, che sia la più vera e concreta delle Primavere.