Arte Terapia

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Finalmente parte un progetto a cui tenevo molto dal nome: Arte Terapia, l'idea di rivivere le ferite dell'anima attraverso l'arte in uno o più Shooting fotografici mi ha reso consapevole delle numerose scoperte che possiamo fare su noi stessi.

Decidere di dare una svolta alla mia parte artistica significa ascoltare il richiamo dell’anima, seguire il soffio invis...
30/06/2025

Decidere di dare una svolta alla mia parte artistica significa ascoltare il richiamo dell’anima, seguire il soffio invisibile che guida verso ciò che nutre lo spirito. Oggi si apre una soglia sacra: scelgo di orientare la mia arte verso un sentiero di guarigione, dove ogni emozione diventa preghiera, ogni immagine un canto silenzioso. Lascio che la luce attraversi la mia fotocamera per accogliere le storie, i dolori, i sogni di chi desidera risvegliarsi alla propria essenza. Perché credo che l’arte sia un atto sacro, un ponte tra la nostra interiorità e il mistero della vita.

Insieme possiamo intraprendere un percorso di luce artistica per scoprirsi e riscoprirsi.

A chi sente il bisogno di guardarsi dentro, di ascoltarsi in profondità, di riconoscersi con amore, offro il mio sguardo e la mia arte come strumenti di verità e rinascita. Ti aspetto, se desideri intraprendere questo viaggio.

The Fallen Angel. 1847, Cabanel.Questo quadro è stato da sempre uno dei miei preferiti. In quello sguardo, c'è tutta la ...
15/03/2024

The Fallen Angel. 1847, Cabanel.

Questo quadro è stato da sempre uno dei miei preferiti. In quello sguardo, c'è tutta la rabbia e l'odio verso Dio. Lucifero, perfetto in bellezza ( come scritto da Ezechiele), al primo sguardo sembra arreso, sconfitto. Ma se si presta attenzione alla posizione delle mani si comprende come egli sia sul punto di rialzarsi e ribellarsi con tutte le sue forze.
Lucifero, letteralmente, significa portatore di luce. Era il principe delle milizie celesti, bellissimo e meraviglioso.
La domanda che sorge spontanea dinanzi a tale meraviglia riguarda la creazione..
Se Dio ha creato tutti secondo il suo volere, Lucifero come fece a maturare vanità e superbia? Dio lo creo così?
Le ali dell'Angelo caduto sono chiuse, quasi a lasciar intendere un senso di protezione. La lacrima che scende sul volto perfetto è un diamante prezioso. L'astro del mattino, cacciato dal suo creatore e spogliato di ogni onore, viene spedito nelle profondità del Tartaro.

I figli non si “perdono” per strada. Quella perdita, infatti, inizia dentro casa, con gli stessi genitori assenti, con q...
01/03/2024

I figli non si “perdono” per strada. Quella perdita, infatti, inizia dentro casa, con gli stessi genitori assenti, con quella madre che è sempre impegnata, con una montagna di necessità che vengono ignorate e di frustrazioni che non vengono risolte. Un adolescente si allontana dopo un’infanzia satura di distanza e di un amore che non ha mai saputo educare, orientare, aiutare.
Link completo dell'articolo

https://psicoadvisor.com/i-figli-non-si-perdono-fuori-ma-dentro-le-mura-della-propria-casa-37991.html?fbclid=IwAR1zPaDDhLA2JWm0SNSXxiDKqKgLlzt9jjnq8FcQljPlvfYBpsbmd5trEV4

❤️
01/02/2024

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Quando il cocchiere (la mente) è confuso e non sa dove andare, la carrozza (il corpo) viene guidata dai cavalli (le emoz...
21/01/2024

Quando il cocchiere (la mente) è confuso e non sa dove andare, la carrozza (il corpo) viene guidata dai cavalli (le emozioni) che automaticamente la trainano, senza direzione alcuna, mentre il passeggero (l’anima coscienza) dorme. E se la coscienza dorme, quanta consapevolezza possiamo avere di quello che facciamo, diciamo e decidiamo? Come può il cocchiere dare le opportune istruzioni ai cavalli se non sa dove dirigersi?!? E per sapere dove andare ha bisogno di ascoltare la voce del passeggero (anima), così da prendere in mano le redini e guidare i cavalli nella direzione desiderata. Credete che non sia così? E allora riflettete su quante azioni e pensieri fate senza l’uso della coscienza.

TRIANGOLO DI KARPMANIl triangolo di Karpman, detto anche triangolo drammatico, è un modello teorico di interazione umana...
05/11/2023

TRIANGOLO DI KARPMAN
Il triangolo di Karpman, detto anche triangolo drammatico, è un modello teorico di interazione umana disfunzionale. Gli attori (vertici del triangolo) sono la vittima, il persecutore e il salvatore
Il triangolo di Karpman serve a mappare le interazioni umane disfunzionali. Viene utilizzato per evidenziare i rapporti di potere e responsabilità nei conflitti. Ogni persona ha un ruolo ben preciso in questa interazione, dal suo ruolo derivano conseguenze verso sé e gli altri.

I ruoli sono tre, come i vertici del triangolo.

#1 Vittima (schema “povero me!”): cerca e ottiene attenzione, perché sia Persecutore che Salvatore si concentrano su di lei. Il ruolo di vittima soddisfa il bisogno di dipendenza e permette di evitare le responsabilità perché delega la motivazione delle sue azioni all’esterno. Non si tratta di una vittima reale, ma solo di una persona che recita questa parte. Si sente oppressa, accusata, disperata. Sembra incapace di prendere decisioni, di risolvere problemi e trovare soluzioni.

Persecutore (schema “è tutta colpa tua!”): controlla tutto, è iper critico, oppressivo e giudica. Si sente superiore e manifesta la sua grandiosità presunta. Bullizza la vittima. Quella del persecutore è una maschera indossata per evitare di ascoltare i propri sentimenti e per non ve**re divorato dalla proprie paure. Una specie di distrazione violenta dalla realtà, agita proiettando la propria forza su chi è più debole.

Salvatore (schema “ti aiuto io!”): il ruolo del salvatore è quello di aiutare la vittima. Così si sente buono, moralmente superiore, giusto. Aiutando un’altra persona però, evita di aiutare se stesso. Cioè scappa dai propri problemi e sentimenti. Quando non riesce a salvare gli altri subentra la frustrazione. L’aiuto del Salvatore però, non fa bene alla Vittima. La rende incapace di prendersi le sue responsabilità, così lei resta vulnerabile al Persecutore.

I tre ruoli del triangolo drammatico non sono stabili, possono variare tra i protagonisti della relazione in base alle circostanze.

Dinamiche familiari del triangolo di Karpman?
In familia tutti si scambiano costantemente i ruoli, sebbene ogni membro della famiglia abbia il suo ruolo preferito. Si alternano persecuzioni, lamenti, e salvataggi a vicenda. Queste famiglia sono piene di interazioni negative: desiderio di dominare, pretese, scuse e autocommiserazione. Mancano invece l’amore, il sostegno e la felicità!

Lo scambio dei ruoli
A livello comunicativo i legami costruiti all’interno del triangolo drammatico generano quelli che vengono chiamati in gergo “Giochi pericolosi”. Si tratta di una comunicazione falsa il cui scopo è instaurare o eliminare uno dei ruoli drammatici.

Il Salvatore si stufa di difendere la Vittima e ne diventa il Persecutore.
La Vittima esplode e stanca di subire inizia a prendersela con il Persecutore o il Salvatore.
Il Persecutore può redimersi e diventare il salvatore.
Nessuno di questi tre ruoli è comodo per chi lo interpreta, quindi tutti cercano di cambiare la propria situazione. Ma non si fugge, si può solo cambiare personaggio
Modella Lucia Artesi

La disconnessione interiore è un meccanismo di difesa che molti mettono in pratica. Significa scegliere di non provare n...
03/11/2023

La disconnessione interiore è un meccanismo di difesa che molti mettono in pratica. Significa scegliere di non provare nessun sentimento per non soffrire, significa “raffreddare” il cuore per proteggere l’anima da eventuali fallimenti, delusioni o ferite che non guariscono. Questa strategia, in realtà, allontana da una partecipazione sana alla vita. Ogni volta che si attivano nel cervello, scatenano una reazione in tutto il nostro essere. Il dispiacere, ad esempio, ci allontana da qualcosa o qualcuno. L’affetto, l’entusiasmo o la passione ci immergono in dinamiche che ci fanno sentire più energici e creativi che mai.
Tuttavia, chi pensa che le emozioni negative non abbiano uno scopo o che servano soltanto a renderci infelici si sbaglia. In realtà, sono proprie queste emozioni che hanno permesso a noi esseri umani di adattarci, imparare e andare avanti nel corso della nostra evoluzione e ciclo vitale. La paura o l’ansia sono meccanismi di sopravvivenza, sono segnali di allarme che dobbiamo saper interpretare per poterli tradurre in risposte di adattamento che garantiscano la nostra integrità.
Gli effetti della disconnessione emotiva sono molti, per chi vive questa fase amare è soffrire, chiudere le porte all’amore implica spesso trasferire questa stessa sofferenza a tutti gli ambiti della vita. La disconnessione emotiva è un virus inarrestabile che avanza lentamente e conquista sempre più territori. Perché la persona che la prova smette di registrare dentro di sé l’affetto come qualcosa di significativo.
Dopo poco, emergeranno la sibillina frustrazione, la sottile amarezza, l’implacabile malumore e quel malessere emotivo che prima o poi si tradurrà in dolore fisico, insonnia e diverse malattie e addirittura nell’ombra della depressione.
Scegliere di non provare nulla per non soffrire non ha senso. Non ha senso perché l’essere umano non è un’entità razionale né una macchina. Le persone sono fatte di favolose emozioni che fungono da guida e consentono di entrare in connessione con gli altri, di imparare a rialzarsi dopo una caduta, di piangere ogni dolore, di ridere dalla felicità e andare avanti a testa alta dopo aver superato i pericoli che hanno impartito una lezione importante.
Quando il nostro equilibrio interiore viene in qualche modo turbato, una buona idea è raccogliere le energie, essere creativi e coraggiosi per ritrovare l’omeostasi interiore. Ed è così che possiamo raggiungere la pienezza emotiva o quel punto perfetto dove non manca nulla e niente fa male. Concediamoci di provare di nuovo le emozioni per entrare in connessione prima con noi stessi e per rischiare, poi, di stabilire un contatto con chi ci sta attorno.
L'arte è un mezzo di connessione profonda perché le emozioni vanno sentite ma soprattutto viste.
Arte Terapia
Www.bontateresa.it

Noi pensiamo di doverci cambiare, trasformare, di diventare migliori o la fotocopia di qualcuno, tutto questo non porta ...
14/07/2023

Noi pensiamo di doverci cambiare, trasformare, di diventare migliori o la fotocopia di qualcuno, tutto questo non porta a niente,
non da benessere,
non dà gioia. Non cerco la versione 2.0 di me stessa ma voglio impare ad amare tutte le versioni di me.
Occuparsi di sé significa guardare se stessi mentre si agisce, mentre si varca la soglia della zona confort per passare alla pawer zone creando nuove azioni. A gennaio ho iniziato un percorso importante che ho voluto fortemente, ho cercato in maniera minuziosa la persona che mi aiutasse a rimuovere gli ostacoli che hanno bloccato la mia crescita.
Ad oggi tante cose sono cambiate soprattutto nella percezione degli eventi che un tempo limitavano la mia quotidianità, mi sono vista in molti aspetti ed è sempre stata un'emozione immensa oltre che nuova. Per tanto tempo mi sono chiesta dove fosse finito tutto l'amore che non ho usato per tanti motivi, paura, chiusura, insicurezza, oggi so di aver usato quell'amore nello stesso giorno che ho scelto di iniziare questo percorso, nello stesso istante che ho permesso a me stessa di vedere quella Teresa con occhi diversi perché quell'amore era lì pronto ad essere usato per qualcosa di grande.
Ho capito che un grande osservatore scopre,
senza accorgersene,
che è diventato se stesso,
è fiorito col "suo" fiore.
Non è una fotocopia.
So che ho ancora molta strada da fare ma sono felice di aver iniziato questo percorso perché la sensibilità estrema costringe ad un'attenzione minuziosa e chi vive così, non passa sopra le cose, le attraversa sempre.

Quante volte nella vita ci siamo comportati in un certo modo pensando di fare la cosa giusta? Ma giusta per chi, poi? Qu...
06/07/2023

Quante volte nella vita ci siamo comportati in un certo modo pensando di fare la cosa giusta? Ma giusta per chi, poi? Quante volte abbiamo preso delle decisioni perché gli altri si aspettavano da noi una determinata scelta? Anche chi non lo ammetterà mai, sa che la risposta a queste domande è: "troppe volte".
Troppe volte diventano un'abitudine. Diventano la regola. Siamo talmente abituati a pensare al giusto, al doveroso, al comportamento socialmente meglio visto o accettato dalle persone che ci circondano, che non ci domandiamo più cosa vogliamo davvero. Cosa ci rende felici. Una domanda assurdamente secondaria, dimenticata, messa a tacere mentre dovrebbe essere LA domanda, quella su cui si regge interamente il nostro mondo interiore. Cosa mi rende felice? Cosa è meglio per me?
Non ce lo chiediamo più.
La verità è che abbiamo paura. Dei giudizi degli altri, delle cose cattive che verranno dette, di chi non ci capirà, di chi non saprà accogliere quello che di vero c'è in noi, di chi si sentirà nella posizione per puntare il dito, di chi si sentirà riuscito, senza colpe, senza sbavature. Di chi avrà il coraggio barbaro di sentirsi migliore di noi.
Abbiamo paura pure di guardare dentro il nostro cuore, perché la risposta più vera potrebbe essere quella più problematica. Quella più difficile.
Ma mi chiedo, senza nessuna ragione, perché gli altri devono essere necessariamente più importanti di noi? Perché persino la felicità degli altri diventa più importante della nostra? Come facciamo a preoccuparci della felicità degli altri se non facciamo nulla per costruire la nostra?
Non si può, non si deve accantonare l'esigenza di essere felici.

Laura Messina
Eros scolaro
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