08/02/2026
Juan Rodolfo Wilcock (1919-1978) si trasferì definitivamente in Italia nel 1957, dopo una prima visita nel 1951, stabilendosi inizialmente a Roma e poi, dal 1960, nei dintorni di Velletri e successivamente a Lubriano (Tuscia).
Amico di Pasolini per il quale lavorò nel film "Il Vangelo secondo Matteo" nel ruolo del sommo sacerdote "Caifa", conobbe nel periodo velletrano Marisa Monteferri, che ci lascia di lui una testimonianza viva e che la Vigna dei Poeti porta con sé nel ricordo:
"Quando Wilcock lasciò l'Argentina per stabilirsi in Europa, si era già laureato in ingegneria civile e aveva scritto i suoi primi libri di poesia spagnole. Andò in Inghilterra, dove era nato suo padre e poiché parlava inglese perfettamente non gli fu difficile trovare lavoro presso l'ufficio postale di Londra.Tuttavia, specialmente per il clima, non si trovò bene e dopo circa un anno tornò in Argentina, dove maturò la consapevolezza di voler abbandonare quella patria che non sentiva sua. Sentiva invece molto forte il richiamo dell'Italia, la patria di sua madre, e puntò decisamente verso Roma, quando sbarcò a Genova. Conosceva la storia millenaria della capitale a menadito e da bambino aveva letto la Bibbia e Omero. Roma lo accolse nel suo splendore imperiale dal quale non si sarebbe più staccato. Andò a vivere in periferia, nel quartiere dello Statuario di Roma est: il nome, si dice, gli fu attribuito dal fatto che anticamente fosse pieno di statue. Ebbe modo di conoscere la Roma intellettuale di quel tempo attraverso l'amicizia con Roberto V***a, Alberto Moravia, Elsa Morante, Laura Betti, Sandro Penna, Elio Pecora, Ennio Flaiano, Pier Paolo Pasolini, e tanti, tantissimi altri che riempivano i salotti romani e le pagine di riviste e quotidiani. La sua riservatezza e la sua necessità di disporre al meglio del suo tempo lo indussero però a cercare un'abitazione più consona alle sue esigenze artistiche. Dopo aver valutato alcune possibili soluzioni la scelta cadde casualmente su un annuncio economico del quotidiano "Il Messaggero di Roma", in cui si decantava un posto ameno, solitario e lontano dalla confusione urbana nella campagna a sud di Velletri. Venne a Velletri, città millenaria fondata mille anni prima di Roma dal popolo volsco, visitò la casa di campagna a sud della città, che gli piacque subito, e si impegnò per acquistarla con i primi risparmi guadagnati. Tutto questo avvenne mentre finiva il decennio del 1950. A partire dal 1960 fino al 1970 Wilcock vi abitò stabilmente, scrisse i suoi primi libri di prosa, scrisse altre poesie, tradusse i migliori autori internazionali, scrisse e rappresentò commedie per il teatro e continuò a scrivere articoli per le migliori testate giornalistiche italiane e straniere. Nel frattempo trovò anche il modo di partecipare al film di Pasolini "Il Vangelo secondo Matteo" in cui sostenne il ruolo di Caifa. In quegli anni la contrada di colle Formica non era stata ancora elettrificata e per l'acqua ci si approvvigionava alle sorgenti trasformate in fontane e fontanili. Una stufa a carbone gli permetteva di scaldare la stanza da letto, che era anche lo studio dove lavorava. Gli anni che precedettero il 1970, in seguito all'elettrificazione, al possesso delle prime automobili nel mondo contadino e alla fruizione dell'acqua corrente nelle case di muro (non più capanne) la campagna pareva essersi urbanizzata e questo non piaceva a Wilcock. Inoltre era sopraggiunta la necessità di seguire da vicino le prove dei suoi lavori teatrali a Roma e non poteva più farlo abitando a Velletri.
Sprecava troppe energie e troppo tempo prezioso per un viaggio dove il traffico si faceva ogni giorno più intenso e indisciplinato. E tornò all'idea di vivere di nuovo nella periferia romana. In via Demetriade, nel quartiere soprannominato "Il Mandrione" che ospitava reietti di tutte le età e ceto sociale, trovò due case gemelle che si affittavano a buon prezzo: le prese entrambe e in una ci visse lui e nell'altra suo figlio Livio. Furono tre anni intensi e pieni di impegni e soddisfazioni lavorative. Al terzo anno il padrone di casa chiese che le due case venissero lasciate libere per poterne usufruire personalmente e Wilcock non poté fare altro che cercare una nuova casa. Questa volta la cerco' a nord di Roma, dove non c'era l'urbanizzazione selvaggia bensì l'abbandono dei terreni infertili, per lo più argillosi, che erano appartenuti al popolo Etrusco. Malato di una malattia ereditata da sua madre, la displasia, Wilcock morì in quella casa di Lubriano, che affaccia sulla splendida vallata di Civita di Bagnoregio, il 16 marzo 1978."
Marisa Monteferri