14/08/2025
Switch è morto. Ma non è morto solo lui.
Lo ha annunciato questa mattina il suo umano, Luca Campanale. Dopo giorni di ricerche, speranze e appelli, è arrivata la notizia che nessuno voleva leggere. Switch è morto durante un’escursione sulla Levanna centrale, in Piemonte
Un incidente, tragico e improvviso, come solo la montagna e la vita possono riservare.
Switch era un cane libero, un cane che ha vissuto. Ha corso sui sentieri, ha respirato aria sottile, ha condiviso con il suo umano fatiche e silenzi. Non era un cane "da salotto", né una mascotte da passeggio. Era parte di una relazione profonda, vissuta nel rispetto, nella conoscenza e nella libertà.
Eppure, in questi giorni, mentre il suo umano lo cercava disperatamente, quello che abbiamo letto sotto i post, le notizie e anche sui nostri canali è stato uno spettacolo desolante. Giudizi, disprezzo, accuse, sarcasmo. Invece della solidarietà, il veleno. Invece dell’ascolto, la condanna. Parole durissime, fredde, che hanno ignorato ogni possibilità di empatia.
Chi ama davvero i cani, chi sa cosa significa perderli, non può restare indifferente a questo.
Switch ha vissuto molto più intensamente di tanti cani tenuti tutta la vita su una traversina. Di quelli costretti in borsette, in passeggini, dentro case in cui non vedranno mai un prato o una pozzanghera. È morto in montagna, sì. Ma ha vissuto per davvero. E questo è qualcosa che dovrebbe farci riflettere.
Si possono fare tutti i ragionamenti del mondo su sicurezza, attrezzatura, percorsi adatti. Si può discutere su tutto. Ma nulla, davvero nulla, giustifica la cattiveria che abbiamo letto. Nulla giustifica l’arroganza di chi ha pensato di potersi permettere di colpire, insultare, giudicare chi stava vivendo un dolore profondo.
Switch è morto. E con lui, in parte, è morta anche la nostra capacità di sentire. Di essere umani, prima che esperti. Di stare in silenzio, se non si ha nulla di buono da dire. Di accompagnare, anche solo con il pensiero, chi soffre per la perdita del proprio cane.
Switch è morto. Ma a crollare prima è stata la nostra empatia. E dovremmo vergognarcene.
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