Ceramiche d'Amore Sacro e Profano

Ceramiche d'Amore Sacro e Profano Romano. Oltre ai ritratti gli oggetti erano decorati con scene di mani che si stringono, cuori trafitti e motti.

Particolari ceramiche che venivano realizzate nel Rinascimento su piatti da Parata con scene spesso tratte da famose incisioni come quelle tratte dei Sonetti lussuriosi di Pietro Aretino (1524-1525), serie scritta a commento dei disegni erotici G. Intorno agli anni venti del Cinquecento a Deruta e a Faenza nasce la moda della cosiddetta ceramica d'amore, piatti, vassoi, saliere, vasi e coppe di ba

sso piede, dove veniva dipinto il ritratto a mezzo busto di una fanciulla accompagnato da un cartiglio col nome e l'appellativo di "bella" (ma anche "gentile" e "diva"). Venivano di solito offerti dal fidanzato all'inizio del corteggiamento, come simbolo di ammirazione ed espressione del sentimento amoroso suscitato, ma anche prima del matrimonio durante lo scambio di doni e conservati poi in casa per ricordo. Pare che non fossero ritratti reali, che avessero cioè i tratti della donna a cui erano destinati poichè gli stessi modelli li ritroviamo utilizzati più volte, cambia solo il nome. Erano di solito ceramiche prodotte in serie e rari sono gli oggetti che raffigurano tutti e due i promessi sposi o ritartti maschili.

09/03/2021

UN BEL VOLTO VALE PIÙ DI SENO E ROBA...asserivono gli avi!☺
Le Ceramiche come "DONI D'AMORE" Mario Romagnoli

Le ceramiche amatorie erano omaggi d’amore tra i futuri sposi. L’uso dei gamelii, doni nuziali che traevano il nome da gamos, sposa, è all’origine della consuetudine moderna di donare la bomboniera in occasione delle nozze. Le coppe d’amore contenevano infatti dolci che lo sposo porgeva alla sposa e sotto i quali si celava il ritratto.
Queste piatti o coppe contenevano anche delle scritte su cartiglio che alludevano con brevi frasi in maniera concisa a un pensiero morale, uno stato d’animo o un consiglio pratico di un sentimento unico, sacro o profano ma immenso come l’amore.


Coppa. Montelupo o Casteldurante, prima metà del sec. XVI
"UN BEL VOTO VALE PIU' CHE SENO E ROBA"

04/10/2020
Piatto con "I BUONI FRUTTI"Deruta, prima metà del Sec.XVIParigi, Museo del LouvreNel grande piatto, decorato "a lustro" ...
16/03/2019

Piatto con "I BUONI FRUTTI"
Deruta, prima metà del Sec.XVI
Parigi, Museo del Louvre

Nel grande piatto, decorato "a lustro" è presente una donna che vende dei "falli" , come "BUONI FRUTTI" del campicello, presentati in un canestro e proposti al mercato come "DONI" dell' "assiduus custos ruris".
L’opera, a cui la scena fà riferimento e tramandataci con più nomi, è "LA CARMINA PRIAPEA" una raccolta di circa 80 poesie (il numero varia perché alcuni curatori hanno diviso poesie un po’ lunghe in due poesie più corte) a cui sono state poi aggiunte dai raccoglitori poesie di Orazio, Ovidio e Marziale, Catullo, aventi argomento il dio Priàpo.
Al paragrafo 25 infatti è scritto:
Hoc sceptrum, quod ab arbore recisum est / Nulla et iam poterit virere fronde, / Sceptrum, quod pathicae petunt puellae, / Quod quidam cupiunt tenere reges, /
Questo scettro, che appena reciso dall’albero non può dare più fronde, scettro che le sconce ragazze bramano, che i re tengono a impugnare.

Scheda a cura di Mario Romagnoli

Indirizzo

Valentano
01018

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Ceramiche d'Amore Sacro e Profano

Intorno agli anni venti del Cinquecento a Deruta e a Faenza nasce la moda della cosiddetta ceramica d'amore, piatti, vassoi, saliere, vasi e coppe di basso piede, dove veniva dipinto il ritratto a mezzo busto di una fanciulla accompagnato da un cartiglio col nome e l'appellativo di "bella" (ma anche "gentile" e "diva"). Venivano di solito offerti dal fidanzato all'inizio del corteggiamento, come simbolo di ammirazione ed espressione del sentimento amoroso suscitato, ma anche prima del matrimonio durante lo scambio di doni e conservati poi in casa per ricordo. Oltre ai ritratti gli oggetti erano decorati con scene di mani che si stringono, cuori trafitti e motti. Pare che non fossero ritratti reali, che avessero cioè i tratti della donna a cui erano destinati poichè gli stessi modelli li ritroviamo utilizzati più volte, cambia solo il nome. Erano di solito ceramiche prodotte in serie e rari sono gli oggetti che raffigurano tutti e due i promessi sposi o ritratti maschili. Le Ricerche e le Schede sono a cura del prof. Mario Romagnoli.