26/12/2025
A propòsit ëd "La camola dla gelosia"...
ABITARE IL PIEMONTESE #524
Un piccolo sabotatore si aggira intorno a noi quotidianamente, così piccolo da risultare invisibile. Oltre a frutta, confetti e cibo in generale, si insinua spesso e volentieri anche tra mobili e piante, quando non nei vestiti (come lana e panni in generale). A seconda dell’oggetto che decide di attaccare lo conosciamo come la carie dei denti, la tarma dei tessuti o quella della farina (pyralis farinalis). Si tratta del tarlo, in ogni caso conosciuto in piemontese come càmoȓa (oppure càmola, a seconda delle zone)
L’etimo che propongono alcuni vocabolari è il latino volgare camulam, ‘larva’. Altri studiosi ipotizzano l’arabo qamlah, ‘piccolo insetto, pidocchio’ o qumal ‘tignola’. Altri ne riferiscono l’etimo per il classico cariem, incrociato con tamulam, ‘tarma’.
Probabilmente il lemma è penetrato dalla Liguria in Piemonte e si è diffuso anche in area lombarda ed emiliana con il commercio medievale dei tessuti orientali, merci che potevano essere ‘camolate’; ma lo si ritrova anche in Sicilia e in Calabria Meridionale.
Talvolta, l’aggettivo, oltre a significare le varie declinazioni di dent camoȓà (dente cariato), buffèt camoȓà (credenza tarlata) o vestimenta camoȓà (abito intignato) significa anche butterato, roso dal vaiolo: na fàcia camoȓà.
Il camoȓon invece è la larva, il grillotalpa, giacché di maggiori dimensioni. La camoluȓa è la tarlatura, ossìa la polvere prodotta dal tarlo.
È stato entusiasmante intercettare quei modi di dire e proverbi che fanno della càmora una metafora, un’allegoria tropologica. Tuti ij bòsch ȓ’han ȓa soa càmoȓa (tutti i legni hanno il proprio tarlo); Gavè ȓa càmoȓa (togliere il tarlo) significa anche confessare; il meisin-a camoȓe è il falegname; seȓvel camoȓà (cervello tarlato), si dice di una testa balzana, un individuo che ‘batte i coperchi’.
Il grande Nino Costa scrisse una poesia dedicata alla parola di questa settimana. Si conclude in modo sorprendente, dacché tra le tante càmoȓe, ve n’è una che piace, la più dolce e bella: e con në sguard ch’am fa cambié color // t’ëm dise: “L’è la camola dl’amor” (e con uno sguardo che mi fa cambiar colore // tu mi dici: “è il tarlo dell’amore”).