27/07/2026
Ero piccola, e vivevo con la mia famiglia in una casa isolata nel bosco di Brunate, una casa che non si poteva raggiungere in macchina.
Un mattino ci siamo svegliati con le fiamme visibili dalle finestre perché un incendio aveva circondato la casa durante la notte. Mio papà era già andato a lavorare, e mia mamma era rimasta sola con noi, terrorizzata. Non avevamo il telefono, all'epoca, e non potevamo chiamare i soccorsi. Il vicino che il telefono ce l'aveva minimizzava e non voleva chiamare.
All'epoca spesso gli incendi partivano per pratiche di "pulizia" di orti, boschi e prati. Si cercava di rimediare senza ti**re in ballo i carabinieri e i vigili del fuoco per non mettere nei guai qualcuno.
Per fortuna è arrivato il panettiere che portava la spesa, ed è corso ad avvisare.
Non è stato un episodio isolato. Negli anni gli incendi sulla montagna di Brunate sono tornati più volte. Eppure, ripensandoci oggi, quegli incendi erano piccole cose, quasi domestiche, rispetto a quello che sta succedendo in questi giorni in Europa.
Non sono eventi isolati, e non sono nemmeno la semplice ripetizione di qualcosa che è sempre accaduto. Chi nega il cambiamento climatico, o continua a trattarlo come un'opinione tra le tante, dovrebbe guardare negli occhi chi ha dovuto lasciare la propria casa in queste settimane, o chi non ce l'ha fatta. Il vitellino salvato dalle fiamme che rifugia la testa tra le braccia del pompiere spagnolo...
Ho dipinto un paio d'anni fa questo quadro pensando a un bosco che è già in cenere prima ancora che arrivi il fuoco, agli alberi che restano come ombre verticali mentre tutto intorno cola, si scioglie, si consuma. L'ho intitolato "L'incendio potrebbe arrivare così svelto, che a stento riusciremmo ad alzarci", un verso della poesia di John Kinsella: perché il fuoco non ti lascia il tempo di capire cosa sta succedendo.
Lo capisce chi come me lo ha vissuto da bambina, aggrappata alla paura di sua madre.
Lo sta imparando, di nuovo, un intero continente.