20/04/2026
Guardati dentro. Cerca il punto in cui la ferita si apre — perché c’è, e non è una sola: sono molte, stratificate, silenziose. Non ti spieghi perché certi gesti ritornino, ostinati, anche quando li rifiuti. Non comprendi da dove nasca questa inerzia che ti abita: un’energia densa, immobile, che ti svuota e ti consuma.
È come una trappola fatta di fili invisibili: ti avvolgono, ti trattengono, stringono il corpo fino a togliere il respiro. Eppure lo sai. Ne sei consapevole. Ma scegli di dimenticare, di smarrirti nella prossima distrazione a portata di mano, come se bastasse distogliere lo sguardo per spegnere il buio.
Dimmi: sei certo che la realtà che vivi sia davvero tua? Sei certo di essere tu a decidere? O credi, in fondo, che tutto ruoti ancora attorno a te?
Quel vuoto nel petto non è una crepa: è un abisso. Un’immensità remota, come una foresta del nord che nessuna mappa contiene, come un’isola separata da ogni mondo. È lì che devi arrivare. Non ci sono porti, né piste d’atterraggio: l’approdo è incerto, e le voci si dissolvono in un silenzio che si estende fino all’ultima stella.
Un luogo dove le leggi si piegano: catene che scorrono senza legare, pietre che rifiutano la forma, acque che bruciano, aria che annega.
Svegliati. Ti cercano. Ti vogliono vivo.
La tua anima ha peso, ha valore.
La tua anima conta.
Non arrenderti così facilmente. Lotta.