01/07/2026
Per chi non era presente ieri alla riunione al FolkClub a questo link troverete la registrazione integrale della serata: https://www.youtube.com/watch?v=NqprtdP1UF4
Le ragioni di un Addio.
L’11 aprile 2008, Franco Lucà, dal palco del Teatro Regio, al termine della festa-concerto per i 20 anni del FolkClub, mandò un messaggio a tutti i presenti, artisti compresi… una frase che oggi pare profetica: “Il FolkClub è anche vostro, difendetelo!”.
Se oggi il FolkClub chiude, forse siamo stati in troppo pochi, a difenderlo, in questi ultimi 18 anni.
Non si tratta di una scelta dettata semplicemente da ragioni economiche, ma dell'esito di una lunga e faticosa riflessione, maturata dopo anni di sacrifici personali e professionali e aggravata da un sistema di finanziamento pubblico fallimentare.
Per oltre venticinque anni il FolkClub ha beneficiato del sostegno delle Istituzioni, ottenendo contributi che, pur tra ritardi e difficoltà burocratiche, hanno consentito di mantenere una programmazione artistica di altissimo livello. Tuttavia, i ritardi cronici nell’assegnazione e nell’erogazione dei contributi impongono da anni alle associazioni culturali di anticipare ingenti somme, con pesanti conseguenze sulla gestione della liquidità. Pagamenti differiti di mesi -o addirittura anni- hanno costretto il FolkClub a convivere con continui squilibri finanziari, spesso rinunciando a retribuire adeguatamente il proprio Direttore, impedendo di fatto una programmazione serena delle attività.
La situazione è precipitata alla fine del 2025. Pur avendo ottenuto un punteggio sufficiente per accedere al contributo regionale previsto dal nuovo bando triennale, il 20 dicembre al FolkClub è stato negato il contributo per l’anno 2025 esclusivamente per esaurimento delle risorse disponibili. Di fatto, la Regione ha riconosciuto il valore del progetto, ma ha scelto di non finanziarlo. Questa decisione, comunicata a fine dicembre, ad anno ormai terminato, ha creato un improvviso disavanzo di circa 50.000 euro, certamente non dovuto a una cattiva gestione (la ###VI Stagione 2024/2025 è stata una stagione di grande successo), danneggiando pesantemente il già delicato equilibrio economico della struttura.
Questo per me è stato il punto di rottura. Per anni il FolkClub ha continuato a funzionare grazie a una straordinaria capacità di adattamento: artisti, fornitori e obblighi fiscali sono sempre stati onorati, mentre io ho più volte lavorato gratuitamente, sostenuto economicamente dalla mia famiglia.
A 54 anni, una condizione non più sostenibile, né moralmente né professionalmente.
Da questa esperienza è scaturita una riflessione più ampia sulla gestione della cultura in Italia e sul senso profondo di quel che faccio. Il sistema dei bandi pubblici applicato alla cultura ha dimostrato tutti i suoi limiti e difetti, produce precarietà strutturale, impedisce qualsiasi programmazione di medio-lungo periodo e scarica sulle associazioni tutti i rischi economici. La cultura viene trattata come un'attività imprenditoriale, senza che le istituzioni riconoscano realmente il suo valore pubblico e sociale.
Ha ancora senso che, dopo 38 anni, FolkClub -una realtà culturale riconosciuta internazionalmente- sia ancora in balia di questi ‘balletti’ burocratici dettati da chi non si sporca mai le mani e affossa decine di realtà culturali senza ba***re ciglio? Ha senso continuare fare i ‘Don Chisciotte’, a 54 anni, in un ambiente (quello della musica e della cultura più in generale) che sempre più privilegia e premia logiche che con la Cultura hanno poco o nulla da spartire? E infine, la cosa più importante: è questo quel che si prospetta per il futuro del FolkClub?
Ancora e ancora!?
In nome di cosa?
Quando il lavoro, le competenze, i risultati non vengono mai riconosciuti -quando non sviliti - ma sono sistematicamente svuotati di valore, è ancora giusto profondere impegno, risorse, tempo, energia, passione, sacrificarsi (e chiedere a chi ti sta accanto di fare altrettanto) per un progetto il cui valore non viene nemmeno percepito da chi ‘conta’, da chi ha i ‘cordoni della borsa’?
La chiusura del FolkClub è quindi anche una scelta personale. Dopo venticinque anni trascorsi a svolgere da solo il lavoro che richiederebbe un'intera squadra, mi sono a lungo interrogato sul senso di continuare a sacrificare la mia vita privata e familiare in nome di un progetto che, pur riconosciuto dal pubblico e dagli artisti, non riceve un sostegno adeguato da parte di chi dovrebbe avere il compito di garantirne la continuità, che ignora il senso profondo dell’articolo 9 della nostra Costituzione: “La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica”.
Una frase ricevuta dai miei più cari amici – "Il FolkClub non dovrà morire, ma tu non puoi morire di FolkClub" – sintetizza efficacemente questa presa di coscienza.
Escludo l'ipotesi che FolkClub possa proseguire senza contributi, pubblici o privati. Dopo aver valutato diverse possibilità – ridurre drasticamente il numero dei concerti, raddoppiare il costo dei biglietti e delle tessere, incrementare gli introiti del bar aumentando i prezzi e rinunciare completamente al mio compenso – risulta evidente che il progetto non sarebbe comunque sostenibile nel lungo periodo (e sarebbe ancora più complicato se a lavorare al progetto fossero tre o quattro persone). A ciò si aggiunge la consapevolezza che un'attività così importante fondata esclusivamente sul lavoro di una sola persona è troppo fragile per affrontare eventuali imprevisti.
Ho però deciso di non voler più dipendere da finanziamenti esterni, ritenendo inaccettabile, immorale, continuare a essere ostaggio di procedure burocratiche e decisioni politiche imprevedibili e discutibili.
La chiusura non è una sconfitta, ma la conclusione naturale di un ciclo affrontato con serietà, passione e responsabilità.
Il futuro del FolkClub, tuttavia, non è escluso a priori. Una possibile prosecuzione sarebbe immaginabile soltanto in presenza di tre condizioni fondamentali: un progetto culturale ed economico realmente sostenibile nel medio-lungo periodo, una squadra stabile di professionisti in grado di condividere il lavoro gestionale e una struttura finanziaria capace di garantire sia la qualità dell'offerta artistica sia una retribuzione dignitosa per chi vi opera. In assenza di questi presupposti, qualsiasi tentativo di continuare rischierebbe soltanto di snaturare l'identità costruita in quasi quattro decenni di attività.
La scelta di chiudere dopo una stagione di successo (la numero 37) assume anche un valore simbolico: meglio concludere preservando il prestigio e la reputazione del FolkClub piuttosto che assistere a un lento declino o comprometterne la qualità. Sono comunque disponibile a mettere a disposizione la mia esperienza qualora, in futuro, emergessero proposte realmente solide e rispettose della storia e della missione del club.
Paolo Lucà