Associazione Culturale Ucraina Libera

Associazione Culturale Ucraina Libera Informazioni di contatto, mappa e indicazioni stradali, modulo di contatto, orari di apertura, servizi, valutazioni, foto, video e annunci di Associazione Culturale Ucraina Libera, Centro culturale, Via Francesco Petrarca nr 36, Turin.

L’Associazione promuove la storia, la letteratura, le arti e le tradizioni del popolo ucraino ispirandosi alla Diplomazia della Cultura in modo da affermare gli elementi specifici dell'identità culturale dell’Ucraina nel mondo. ©Diritti riservati.

𝐀𝐒𝐒𝐎𝐂𝐈𝐀𝐙𝐈𝐎𝐍𝐄 𝐂𝐔𝐋𝐓𝐔𝐑𝐀𝐋𝐄 𝐔𝐂𝐑𝐀𝐈𝐍𝐀 𝐋𝐈𝐁𝐄𝐑𝐀 𝐂𝐎𝐌𝐔𝐍𝐈𝐂𝐀𝐓𝐎 𝐔𝐅𝐅𝐈𝐂𝐈𝐀𝐋𝐄 Associazione Culturale Ucraina Libera informa che, a seguito ...
05/09/2026

𝐀𝐒𝐒𝐎𝐂𝐈𝐀𝐙𝐈𝐎𝐍𝐄 𝐂𝐔𝐋𝐓𝐔𝐑𝐀𝐋𝐄 𝐔𝐂𝐑𝐀𝐈𝐍𝐀 𝐋𝐈𝐁𝐄𝐑𝐀
𝐂𝐎𝐌𝐔𝐍𝐈𝐂𝐀𝐓𝐎 𝐔𝐅𝐅𝐈𝐂𝐈𝐀𝐋𝐄

Associazione Culturale Ucraina Libera informa che, a seguito di delibera emessa dal Consiglio Direttivo, si è concluso il mandato della Sig.ra Svitlana Bubenchykova alla guida dell'Associazione poiché decaduta dall'incarico e da ogni potere di rappresentanza dell'Associazione.
Contestualmente, la rappresentanza legale e la Presidenza dell'Associazione sono state assunte “pro tempore” dal fondatore e Vicepresidente Mauro Chiarion che guiderà l'Ente in questa fase di transizione fino alla nomina del nuovo Consiglio Direttivo e della nuova Presidenza secondo i tempi stabiliti dallo Statuto.
Pertanto la Sig.ra Bubenchykova non riveste più alcuna carica sociale né dispone di deleghe per parlare o agire in nome e per conto di Associazione Culturale Ucraina Libera.
Ogni iniziativa, evento o comunicazione non espressamente pubblicata sui canali ufficiali dell'Associazione stessa o firmata dal Presidente pro tempore è da ritenersi a titolo esclusivamente personale.
Con questo avvicendamento Associazione Culturale Ucraina Libera avvia una fase di rinnovamento volta a rafforzare la propria missione originaria: promuovere la cultura ucraina attraverso eventi divulgativi, informativi e di approfondimento culturale di alto profilo, ispirati ai princìpi della Diplomazia della Cultura, del rigore e della collaborazione con le Istituzioni italiane, ucraine ed europee.

𝐈𝐥 𝐏𝐫𝐞𝐬𝐢𝐝𝐞𝐧𝐭𝐞 𝐩𝐫𝐨 𝐭𝐞𝐦𝐩𝐨𝐫𝐞
𝐌𝐚𝐮𝐫𝐨 𝐂𝐡𝐢𝐚𝐫𝐢𝐨𝐧

𝐈𝐕𝐀𝐍 𝐅𝐑𝐀𝐍𝐊𝐎, 𝐋'𝐄𝐓𝐄𝐑𝐍𝐎 𝐑𝐈𝐕𝐎𝐋𝐔𝐙𝐈𝐎𝐍𝐀𝐑𝐈𝐎𝐴 170 𝑎𝑛𝑛𝑖 𝑑𝑎𝑙𝑙𝑎 𝑛𝑎𝑠𝑐𝑖𝑡𝑎 𝑟𝑖𝑐𝑜𝑟𝑑𝑖𝑎𝑚𝑜 𝑖𝑙 𝑔𝑖𝑔𝑎𝑛𝑡𝑒 𝑐ℎ𝑒 𝑠𝑜𝑔𝑛𝑜̀ 𝑢𝑛 𝑝𝑜𝑝𝑜𝑙𝑜 𝑢𝑛𝑖𝑡𝑜 𝑜𝑙𝑡𝑟𝑒 𝑜𝑔𝑛𝑖...
29/08/2026

𝐈𝐕𝐀𝐍 𝐅𝐑𝐀𝐍𝐊𝐎, 𝐋'𝐄𝐓𝐄𝐑𝐍𝐎 𝐑𝐈𝐕𝐎𝐋𝐔𝐙𝐈𝐎𝐍𝐀𝐑𝐈𝐎
𝐴 170 𝑎𝑛𝑛𝑖 𝑑𝑎𝑙𝑙𝑎 𝑛𝑎𝑠𝑐𝑖𝑡𝑎 𝑟𝑖𝑐𝑜𝑟𝑑𝑖𝑎𝑚𝑜 𝑖𝑙 𝑔𝑖𝑔𝑎𝑛𝑡𝑒
𝑐ℎ𝑒 𝑠𝑜𝑔𝑛𝑜̀ 𝑢𝑛 𝑝𝑜𝑝𝑜𝑙𝑜 𝑢𝑛𝑖𝑡𝑜 𝑜𝑙𝑡𝑟𝑒 𝑜𝑔𝑛𝑖 𝑑𝑖𝑣𝑖𝑠𝑖𝑜𝑛𝑒

L'altro ieri, 27 agosto, ricorrevano i 170 anni dalla nascita di uno dei padri nobili della cultura e del pensiero politico ucraino: Ivan Franko (1856-1916). Nacque nel piccolo villaggio di Nahujevychi situato nella Galizia che a quel tempo era sotto l'Impero austro-ungarico, mentre oggi fa parte dell'Oblast di Leopoli, un luogo carico di memoria che ha dato i natali ad uomo straordinario, un gigante della cultura ucraina. Considerato fra i più illustri letterati ucraini, con Taras Shevchenko e Lasja Ukrainka, Franko fu poeta, romanziere, filosofo, critico e linguista capace di padroneggiare 15 lingue e di scrivere opere immortali in ucraino, polacco, tedesco e lingua ceka.
Ma al di là dell'incredibile statura intellettuale, la sua vita fu un inno alla dignità, al lavoro instancabile e al riscatto del proprio popolo.

𝗦𝗽𝗶𝗿𝗶𝘁𝗼 𝗱𝗶 𝗹𝗶𝗯𝗲𝗿𝘁𝗮̀ 𝗲 𝘃𝗶𝘀𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗱𝗶 𝘂𝗻’𝗨𝗰𝗿𝗮𝗶𝗻𝗮 “𝘀𝗲𝗻𝘇𝗮 𝗰𝗼𝗻𝗳𝗶𝗻𝗶 𝗶𝗻𝘁𝗲𝗿𝗻𝗶”
Per Franko la letteratura non era un esercizio astratto, ma un faro per analizzare la realtà e correggerne le ingiustizie. Tra le sue oltre cinquemila poesie, la celebre Inno incarna l'immagine di un popolo coraggioso, mosso da una volontà incrollabile di combattere per la propria indipendenza:

«Вічний революционер
Дух, що тіло рве до бою,
Рве за поступ, щастя й волю,
Він живе, він ще не вмер»

«𝐿'𝐸𝑡𝑒𝑟𝑛𝑜 𝑟𝑖𝑣𝑜𝑙𝑢𝑧𝑖𝑜𝑛𝑎𝑟𝑖𝑜
𝐿𝑜 𝑠𝑝𝑖𝑟𝑖𝑡𝑜 𝑐ℎ𝑒 𝑠𝑝𝑖𝑛𝑔𝑒 𝑖𝑙 𝑐𝑜𝑟𝑝𝑜 𝑎𝑙𝑙𝑎 𝑙𝑜𝑡𝑡𝑎,
𝑝𝑒𝑟 𝑖𝑙 𝑝𝑟𝑜𝑔𝑟𝑒𝑠𝑠𝑜, 𝑙𝑎 𝑓𝑒𝑙𝑖𝑐𝑖𝑡𝑎̀ 𝑒 𝑙𝑎 𝑙𝑖𝑏𝑒𝑟𝑡𝑎̀
𝑉𝑖𝑣𝑒, 𝑛𝑜𝑛 𝑒̀ 𝑎𝑛𝑐𝑜𝑟 𝑚𝑜𝑟𝑡𝑜»

Quelli che Franko definisce "progresso, felicità e libertà" non sono concetti astratti: sono la sostanza stessa della resistenza e dell'identità ucraina che celebriamo oggi.

𝗜𝗹 𝗽𝗿𝗲𝘇𝘇𝗼 𝗱𝗲𝗹𝗹𝗲 𝗶𝗱𝗲𝗲 𝗲 𝗶𝗹 𝗿𝗶𝗳𝗶𝘂𝘁𝗼 𝗱𝗶 𝗼𝗴𝗻𝗶 𝗱𝗼𝗴𝗺𝗮𝘁𝗶𝘀𝗺𝗼
La sua passione politica non fu mai teorica. Nel 1890 lo vediamo tra i fondatori del “Partito Radicale Ruteno-Ucraino”, il primo partito politico moderno del Paese, ma per le sue idee e la sua instancabile attività patì l'arresto e la prigione sotto il dominio austro-ungarico.

Franko fu un libero pensatore molto intransigente: criticò apertamente il marxismo e ogni ideologia fondata sull'odio, difendendo sempre un principio cardine molto semplice quanto evidente e ineluttabile: il progresso sociale e la giustizia non possono esistere senza uno Stato ucraino libero e indipendente.

𝗜𝗹 𝗺𝗲𝘀𝘀𝗮𝗴𝗴𝗶𝗼 𝗮𝗹𝗹𝗮 𝗴𝗶𝗼𝘃𝗲𝗻𝘁𝘂̀ 𝗱𝗶 𝗮𝗹𝗹𝗼𝗿𝗮,
𝗺𝗮 𝗮𝘁𝘁𝘂𝗮𝗹𝗲 𝗽𝗲𝗿 𝗹'𝗘𝘂𝗿𝗼𝗽𝗮 𝗱𝗶 𝗼𝗴𝗴𝗶
Nella sua straordinaria “𝐿𝑒𝑡𝑡𝑒𝑟𝑎 𝑎𝑝𝑒𝑟𝑡𝑎 𝑎𝑙𝑙𝑎 𝑔𝑖𝑜𝑣𝑒𝑛𝑡𝑢̀ 𝑢𝑐𝑟𝑎𝑖𝑛𝑎 𝑔𝑎𝑙𝑖𝑧𝑖𝑎𝑛𝑎”, Franko lasciò un testamento morale che risuona con spaventosa attualità in questi giorni di celebrazione dell'Indipendenza:

«𝐷𝑜𝑏𝑏𝑖𝑎𝑚𝑜 𝑖𝑚𝑝𝑎𝑟𝑎𝑟𝑒 𝑎𝑑 𝑎𝑠𝑐𝑜𝑙𝑡𝑎𝑟𝑐𝑖 𝑐𝑜𝑚𝑒 𝑢𝑐𝑟𝑎𝑖𝑛𝑖: 𝑛𝑜𝑛 𝑢𝑐𝑟𝑎𝑖𝑛𝑖 𝑔𝑎𝑙𝑖𝑧𝑖𝑎𝑛𝑖, 𝑛𝑜𝑛 𝑢𝑐𝑟𝑎𝑖𝑛𝑖 𝑏𝑢𝑐𝑜𝑣𝑖𝑛𝑖, 𝑚𝑎 𝑢𝑐𝑟𝑎𝑖𝑛𝑖 𝑠𝑒𝑛𝑧𝑎 𝑐𝑜𝑛𝑓𝑖𝑛𝑖 𝑢𝑓𝑓𝑖𝑐𝑖𝑎𝑙𝑖... 𝐴𝑐𝑞𝑢𝑖𝑠𝑖𝑡𝑒 𝑐𝑜𝑛𝑜𝑠𝑐𝑒𝑛𝑧𝑎, 𝑡𝑒𝑚𝑝𝑟𝑎𝑡𝑒 𝑙𝑎 𝑣𝑜𝑠𝑡𝑟𝑎 𝑣𝑜𝑙𝑜𝑛𝑡𝑎̀, 𝑑𝑖𝑣𝑒𝑛𝑡𝑎𝑡𝑒 𝑢𝑜𝑚𝑖𝑛𝑖 𝑠𝑒𝑟𝑖, 𝑐𝑜𝑛𝑠𝑎𝑝𝑒𝑣𝑜𝑙𝑖 𝑒 𝑑𝑖𝑔𝑛𝑖𝑡𝑜𝑠𝑖, 𝑝𝑖𝑒𝑛𝑖 𝑑'𝑎𝑚𝑜𝑟𝑒 𝑝𝑒𝑟 𝑖𝑙 𝑣𝑜𝑠𝑡𝑟𝑜 𝑝𝑜𝑝𝑜𝑙𝑜 𝑒 𝑐𝑎𝑝𝑎𝑐𝑖 𝑑𝑖 𝑒𝑠𝑝𝑟𝑖𝑚𝑒𝑟𝑒 𝑞𝑢𝑒𝑙𝑙'𝑎𝑚𝑜𝑟𝑒 𝑛𝑜𝑛 𝑐𝑜𝑛 𝑓𝑖𝑢𝑚𝑖 𝑑𝑖 𝑝𝑎𝑟𝑜𝑙𝑒 𝑎𝑙𝑡𝑖𝑠𝑜𝑛𝑎𝑛𝑡𝑖, 𝑚𝑎 𝑐𝑜𝑛 𝑢𝑛 𝑙𝑎𝑣𝑜𝑟𝑜 𝑖𝑛𝑠𝑡𝑎𝑛𝑐𝑎𝑏𝑖𝑙𝑒 𝑒 𝑠𝑖𝑙𝑒𝑛𝑧𝑖𝑜𝑠𝑜. 𝑂𝑔𝑛𝑖 𝑛𝑎𝑧𝑖𝑜𝑛𝑒 ℎ𝑎 𝑏𝑖𝑠𝑜𝑔𝑛𝑜 𝑑𝑖 𝑢𝑜𝑚𝑖𝑛𝑖 𝑐𝑜𝑠𝑖̀, 𝑒 𝑙𝑎 𝑔𝑟𝑎𝑛𝑑𝑒 𝑒𝑝𝑜𝑐𝑎 𝑠𝑡𝑜𝑟𝑖𝑐𝑎 𝑛𝑒 𝑎𝑣𝑟𝑎̀ 𝑑𝑜𝑝𝑝𝑖𝑎𝑚𝑒𝑛𝑡𝑒 𝑏𝑖𝑠𝑜𝑔𝑛𝑜, 𝑞𝑢𝑎𝑛𝑑𝑜 𝑡𝑢𝑡𝑡𝑎 𝑙𝑎 𝑛𝑜𝑠𝑡𝑟𝑎 𝑈𝑐𝑟𝑎𝑖𝑛𝑎, 𝑝𝑒𝑟 𝑙𝑎 𝑝𝑟𝑖𝑚𝑎 𝑣𝑜𝑙𝑡𝑎 𝑛𝑒𝑙𝑙𝑎 𝑠𝑢𝑎 𝑠𝑡𝑜𝑟𝑖𝑎, 𝑔𝑜𝑑𝑟𝑎̀ 𝑑𝑖 𝑝𝑖𝑒𝑛𝑎 𝑙𝑖𝑏𝑒𝑟𝑡𝑎̀ 𝑐𝑖𝑣𝑖𝑙𝑒 𝑒 𝑝𝑜𝑙𝑖𝑡𝑖𝑐𝑎».

𝗨𝗻𝗮 𝗰𝗶𝘁𝘁𝗮̀ 𝗮 𝗹𝘂𝗶 𝗶𝗻𝘁𝗶𝘁𝗼𝗹𝗮𝘁𝗮
L'impronta di Ivan Franko sull'identità nazionale è stata così profonda che nel 1962, in occasione del tricentenario della fondazione della storica città di Stanislav, le autorità decisero di ribattezzarla ufficialmente 𝐈𝐯𝐚𝐧𝐨-𝐅𝐫𝐚𝐧𝐤𝐢𝐯𝐬𝐤. Non si trattò di una semplice dedica toponomastica, ma del riconoscimento solenne a colui che aveva speso l'intera vita a risvegliare la coscienza culturale e civile dell'Ucraina occidentale, trasformando quella terra in un bastione irrinunciabile della cultura nazionale.

𝗟𝗮 𝘀𝗶𝗻𝘁𝗲𝘀𝗶 𝗱𝗲𝗹𝗹𝗮 𝘀𝘂𝗮 𝘃𝗶𝘁𝗮
“𝐿𝑎 𝑙𝑒𝑡𝑡𝑒𝑟𝑎𝑡𝑢𝑟𝑎 𝑒̀ 𝑙𝑎 𝑚𝑎𝑠𝑠𝑖𝑚𝑎 𝑒𝑠𝑝𝑟𝑒𝑠𝑠𝑖𝑜𝑛𝑒 𝑑𝑒𝑙𝑙𝑎 𝑐𝑖𝑣𝑖𝑙𝑡𝑎̀ 𝑢𝑚𝑎𝑛𝑎,
𝑙𝑎 𝑠𝑢𝑎 𝑚𝑖𝑔𝑙𝑖𝑜𝑟𝑒 𝑚𝑖𝑠𝑢𝑟𝑎”
Ivan Franko credeva fortemente in questo pensiero e ciò gli valse la candidatura a Premio Nobel per la Letteratura nel 1916, ma morì prima che la Commissione potesse scegliere il vincitore.

𝐎𝐠𝐠𝐢, 𝐜𝐡𝐞 𝐥'𝐔𝐜𝐫𝐚𝐢𝐧𝐚 𝐝𝐢𝐟𝐞𝐧𝐝𝐞 𝐪𝐮𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐬𝐭𝐞𝐬𝐬𝐚 𝐥𝐢𝐛𝐞𝐫𝐭𝐚̀ 𝐞 𝐝𝐢𝐠𝐧𝐢𝐭𝐚̀, 𝐝𝐚𝐥𝐥𝐞 𝐭𝐫𝐢𝐧𝐜𝐞𝐞 𝐩𝐞𝐫 𝐥𝐚 𝐝𝐢𝐟𝐞𝐬𝐚 𝐝𝐞𝐥 𝐭𝐞𝐫𝐫𝐢𝐭𝐨𝐫𝐢𝐨 𝐚𝐥𝐥𝐚 𝐝𝐢𝐟𝐞𝐬𝐚 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐜𝐮𝐥𝐭𝐮𝐫𝐚, 𝐥𝐞 𝐩𝐚𝐫𝐨𝐥𝐞 𝐝𝐢 𝐈𝐯𝐚𝐧 𝐅𝐫𝐚𝐧𝐤𝐨 𝐫𝐢𝐜𝐨𝐫𝐝𝐚𝐧𝐨 𝐚𝐥 𝐩𝐨𝐩𝐨𝐥𝐨 𝐮𝐜𝐫𝐚𝐢𝐧𝐨 𝐜𝐡𝐢 𝐞̀ 𝐞 𝐩𝐞𝐫 𝐜𝐨𝐬𝐚 𝐥𝐨𝐭𝐭𝐚: 𝐮𝐧 𝐩𝐨𝐩𝐨𝐥𝐨 𝐮𝐧𝐢𝐭𝐨, 𝐨𝐥𝐭𝐫𝐞 𝐨𝐠𝐧𝐢 𝐝𝐢𝐯𝐢𝐬𝐢𝐨𝐧𝐞, 𝐠𝐮𝐢𝐝𝐚𝐭𝐨 𝐝𝐚𝐥𝐥'𝐚𝐦𝐨𝐫𝐞 𝐩𝐞𝐫 𝐥𝐚 𝐩𝐫𝐨𝐩𝐫𝐢𝐚 𝐭𝐞𝐫𝐫𝐚 𝐞 𝐝𝐚𝐥𝐥𝐚 𝐜𝐞𝐫𝐭𝐞𝐳𝐳𝐚 𝐜𝐡𝐞 𝐥𝐨 𝐬𝐩𝐢𝐫𝐢𝐭𝐨 𝐝𝐢 𝐥𝐢𝐛𝐞𝐫𝐭𝐚̀ 𝐧𝐨𝐧 𝐦𝐮𝐨𝐫𝐞 𝐦𝐚𝐢.

“𝘗𝘰𝘱𝘰𝘭𝘰 𝘮𝘪𝘰, 𝘵𝘰𝘳𝘵𝘶𝘳𝘢𝘵𝘰, 𝘴𝘱𝘦𝘻𝘻𝘢𝘵𝘰,
𝘤𝘰𝘮𝘦 𝘶𝘯 𝘱𝘢𝘳𝘢𝘭𝘪𝘵𝘪𝘤𝘰 𝘢𝘭 𝘤𝘳𝘰𝘤𝘦𝘷𝘪𝘢,
𝘤𝘰𝘱𝘦𝘳𝘵𝘰 𝘥𝘪 𝘥𝘪𝘴𝘱𝘳𝘦𝘻𝘻𝘰 𝘶𝘮𝘢𝘯𝘰, 𝘤𝘰𝘮𝘦 𝘶𝘯𝘢 𝘤𝘳𝘰𝘴𝘵𝘢!
𝘔𝘪 𝘱𝘳𝘦𝘰𝘤𝘤𝘶𝘱𝘰 𝘱𝘦𝘳 𝘭𝘢 𝘵𝘶𝘢 𝘢𝘯𝘪𝘮𝘢 𝘧𝘶𝘵𝘶𝘳𝘢, 𝘯𝘰𝘯 𝘳𝘪𝘦𝘴𝘤𝘰 𝘢 𝘥𝘰𝘳𝘮𝘪𝘳𝘦
𝘱𝘦𝘳 𝘭𝘢 𝘷𝘦𝘳𝘨𝘰𝘨𝘯𝘢 𝘤𝘩𝘦 𝘣𝘳𝘶𝘤𝘦𝘳𝘢̀ 𝘪 𝘥𝘪𝘴𝘤𝘦𝘯𝘥𝘦𝘯𝘵𝘪 𝘥𝘦𝘭 𝘧𝘶𝘵𝘶𝘳𝘰.
𝘔𝘢 𝘷𝘦𝘳𝘳𝘢̀ 𝘪𝘭 𝘵𝘦𝘮𝘱𝘰, 𝘦 𝘣𝘳𝘪𝘭𝘭𝘦𝘳𝘢𝘪 𝘤𝘰𝘯 𝘶𝘯𝘰 𝘴𝘨𝘶𝘢𝘳𝘥𝘰 𝘢𝘳𝘥𝘦𝘯𝘵𝘦
𝘯𝘦𝘭𝘭𝘢 𝘧𝘢𝘮𝘪𝘨𝘭𝘪𝘢 𝘥𝘦𝘪 𝘱𝘰𝘱𝘰𝘭𝘪 𝘭𝘪𝘣𝘦𝘳𝘪,
𝘴𝘤𝘶𝘰𝘵𝘦𝘳𝘢𝘪 𝘪𝘭 𝘊𝘢𝘶𝘤𝘢𝘴𝘰, 𝘢𝘷𝘢𝘯𝘻𝘦𝘳𝘢𝘪 𝘷𝘦𝘳𝘴𝘰 𝘪 𝘮𝘰𝘯𝘵𝘪 𝘉𝘦𝘴𝘬𝘪𝘥𝘺,
𝘧𝘢𝘳𝘢𝘪 𝘳𝘪𝘴𝘶𝘰𝘯𝘢𝘳𝘦 𝘪𝘭 𝘳𝘶𝘨𝘨𝘪𝘵𝘰 𝘥𝘦𝘭𝘭𝘢 𝘭𝘪𝘣𝘦𝘳𝘵𝘢̀ 𝘢𝘵𝘵𝘳𝘢𝘷𝘦𝘳𝘴𝘰 𝘪𝘭 𝘔𝘢𝘳 𝘕𝘦𝘳𝘰
𝘦 𝘨𝘶𝘢𝘳𝘥𝘦𝘳𝘢𝘪, 𝘤𝘰𝘮𝘦 𝘶𝘯 𝘱𝘢𝘥𝘳𝘰𝘯𝘦 𝘥𝘪 𝘤𝘢𝘴𝘢, 𝘴𝘰𝘱𝘳𝘢 𝘭𝘢 𝘴𝘶𝘢 𝘤𝘢𝘴𝘢 𝘦 𝘴𝘰𝘱𝘳𝘢 𝘪𝘭 𝘴𝘶𝘰 𝘤𝘢𝘮𝘱𝘰”
(Ivan Franko - Prologo al poema "Mosè" )

Fonti:
Biblioteca di letteratura ucraina
Spadok— portale web informativo e storico
Fondazione Internazionale Ivan Franko



Ricerca storica e testo a cura di Mauro Chiarion
(𝒎𝒄)

“𝐆𝐋𝐈 𝐔𝐂𝐑𝐀𝐈𝐍𝐈 𝐍𝐎𝐍 𝐒𝐀𝐑𝐀𝐍𝐍𝐎 𝐏𝐈𝐄𝐓𝐑𝐄 𝐒𝐎𝐓𝐓𝐎 𝐆𝐋𝐈 𝐒𝐓𝐈𝐕𝐀𝐋𝐈 𝐃𝐈 𝐙𝐀𝐑 𝐄 𝐆𝐎𝐕𝐄𝐑𝐍𝐀𝐍𝐓𝐈”𝐿𝑎 𝑙𝑒𝑧𝑖𝑜𝑛𝑒 𝑑𝑖 𝑑𝑖𝑔𝑛𝑖𝑡𝑎̀ 𝑑𝑖 𝑉𝑜𝑙𝑜𝑑𝑦𝑚𝑦𝑟 𝑍𝑒𝑙𝑒𝑛𝑠𝑘𝑦 𝑝𝑒𝑟 𝑖...
27/08/2026

“𝐆𝐋𝐈 𝐔𝐂𝐑𝐀𝐈𝐍𝐈 𝐍𝐎𝐍 𝐒𝐀𝐑𝐀𝐍𝐍𝐎 𝐏𝐈𝐄𝐓𝐑𝐄
𝐒𝐎𝐓𝐓𝐎 𝐆𝐋𝐈 𝐒𝐓𝐈𝐕𝐀𝐋𝐈 𝐃𝐈 𝐙𝐀𝐑 𝐄 𝐆𝐎𝐕𝐄𝐑𝐍𝐀𝐍𝐓𝐈”
𝐿𝑎 𝑙𝑒𝑧𝑖𝑜𝑛𝑒 𝑑𝑖 𝑑𝑖𝑔𝑛𝑖𝑡𝑎̀ 𝑑𝑖 𝑉𝑜𝑙𝑜𝑑𝑦𝑚𝑦𝑟 𝑍𝑒𝑙𝑒𝑛𝑠𝑘𝑦 𝑝𝑒𝑟 𝑖 35 𝑎𝑛𝑛𝑖 𝑑𝑖 𝐼𝑛𝑑𝑖𝑝𝑒𝑛𝑑𝑒𝑛𝑧𝑎

Ci sono parole destinate a perdersi nel flusso degli eventi quotidiani e ce ne sono altre destinate a rimanere impresse nella memoria collettiva di un popolo. Il discorso del Presidente Volodymyr Zelensky rivolto alla Nazione in occasione del 35° anniversario dell’Indipendenza dell’Ucraina, ma anche diretto a ben altre orecchie, è senza dubbio destinato ad entrare nei libri di storia: parole come macigni che restituiscono il senso profondo di oltre quattro anni e mezzo di indicibili sofferenze e incrollabile resistenza.
Nel cuore di una guerra devastante le parole di Zelensky sintetizzano secoli di sofferenze, di tentativi di sottomissione e di riscatto nazionale:

«𝐺𝑙𝑖 𝑢𝑐𝑟𝑎𝑖𝑛𝑖 𝑛𝑜𝑛 𝑠𝑎𝑟𝑎𝑛𝑛𝑜 𝑝𝑖𝑒𝑡𝑟𝑒 𝑠𝑜𝑡𝑡𝑜 𝑔𝑙𝑖 𝑠𝑡𝑖𝑣𝑎𝑙𝑖 𝑑𝑖 𝑧𝑎𝑟 𝑒 𝑔𝑜𝑣𝑒𝑟𝑛𝑎𝑛𝑡𝑖, 𝑛𝑒́ 𝑚𝑒𝑟𝑐𝑒 𝑑𝑖 𝑠𝑐𝑎𝑚𝑏𝑖𝑜 𝑛𝑒𝑙𝑙𝑒 𝑑𝑖𝑠𝑝𝑢𝑡𝑒 𝑡𝑟𝑎 𝑔𝑟𝑎𝑛𝑑𝑖 𝑝𝑜𝑡𝑒𝑛𝑧𝑒. 𝑀𝑜𝑠𝑐𝑎 𝑒̀ 𝑟𝑖𝑚𝑎𝑠𝑡𝑎 𝑖𝑛𝑐𝑎𝑠𝑡𝑟𝑎𝑡𝑎 𝑛𝑒𝑙 𝑝𝑎𝑠𝑠𝑎𝑡𝑜, 𝑐𝑜𝑛𝑣𝑖𝑛𝑡𝑎 𝑑𝑖 𝑎𝑓𝑓𝑟𝑜𝑛𝑡𝑎𝑟𝑒 𝑢𝑛 𝑃𝑎𝑒𝑠𝑒 𝑐ℎ𝑒 𝑡𝑎𝑐𝑒, 𝑖𝑛𝑔ℎ𝑖𝑜𝑡𝑡𝑒 𝑒 𝑠𝑜𝑝𝑝𝑜𝑟𝑡𝑎. 𝑀𝑎 𝑖𝑙 𝑛𝑜𝑠𝑡𝑟𝑜 𝑆𝑡𝑎𝑡𝑜 𝑒̀ 𝑐𝑎𝑚𝑏𝑖𝑎𝑡𝑜 𝑑𝑎 𝑡𝑒𝑚𝑝𝑜: 𝑛𝑜𝑛 𝑠𝑖𝑎𝑚𝑜 𝑝𝑖𝑢̀ 𝑠𝑝𝑒𝑡𝑡𝑎𝑡𝑜𝑟𝑖, 𝑠𝑖𝑎𝑚𝑜 𝑎𝑡𝑡𝑜𝑟𝑖 𝑑𝑒𝑙𝑙𝑎 𝑛𝑜𝑠𝑡𝑟𝑎 𝑠𝑡𝑜𝑟𝑖𝑎»

In questo passaggio non c’è semplice retorica bellica o banale propaganda interna, c'è un’analisi politica e morale di straordinaria profondità. Per lunghissimo tempo, sia prima che dopo il 1991, l’Ucraina era stata percepita dal suo bellicoso vicino come uno spazio geografico da conquistare, una periferia da annettere essendo considerata un territorio senza una sua storia e una sua identità. C’era persino un’ironia amara e forse un po' cinica nel modo in cui la Federazione Russa guardava alla nascita di uno Stato libero, considerandola quasi una stravaganza temporanea o l'espressione di una politica errata successiva alla nascita dell'Unione Sovietica, avvenuta il 30 dicembre 1922, ovvero circa un secolo prima dell'invasione su vasta scala. Non è forse un caso che, nell'immaginario di chi ha promosso l'attuale conflitto, la data del 24 febbraio 2022 sia stata concepita come il tentativo disperato di cancellare la promessa di libertà del 24 agosto 1991 per risucchiare un intero popolo in un passato che non c'è più.
Come sottolineato da Ihor Lutsenko in una profonda riflessione apparsa su UNIAN proprio lo scorso 24 agosto, per decenni il mondo e la stessa Ucraina hanno vissuto il Giorno dell'Indipendenza quasi come una festa fatta di canti e piazze festose. Ma a Mosca quel giorno è stato interpretato fin da subito come un'offesa imperiale, una ferita mai rimarginata inferta all'orgoglio del Cremlino.
Il 24 febbraio 2022 non è stato altro che il tentativo disperato di Mosca di cancellare il 24 agosto 1991, di chiudere quella che ritenevano una "parentesi della storia" e poter quindi sottomettere un popolo libero, indipendente, sovrano.

𝗜𝗹 𝘀𝗶𝗴𝗻𝗶𝗳𝗶𝗰𝗮𝘁𝗼 𝗱𝗶 𝘂𝗻'𝗜𝗻𝗱𝗶𝗽𝗲𝗻𝗱𝗲𝗻𝘇𝗮 𝗿𝗶-𝗰𝗼𝗻𝗾𝘂𝗶𝘀𝘁𝗮𝘁𝗮
Sotto il profilo emotivo e sociale, il discorso di Zelensky ha toccato corde profonde, spiegando come un Paese provato da anni di attacchi quotidiani, perdite e sacrifici trovi ancora la forza di rimanere in piedi. C'è una chiave di lettura simbolica e affascinante: se il 24 agosto rappresenta il momento della nascita e della libertà, l'aggressione russa del 24 febbraio ha cercato di porsi come il suo opposto sia temporale (sei mesi esatti di differenza che mettono le due date agli antipodi del calendario), sia concettuale provando a soffocare quel percorso. Ma ciò che l'invasore non aveva calcolato è l'elemento umano:

«𝐶'𝑒̀ 𝑢𝑛𝑎 𝑓𝑜𝑟𝑧𝑎 𝑐ℎ𝑒 𝑐𝑖 𝑡𝑖𝑒𝑛𝑒 𝑠𝑎𝑙𝑑𝑎𝑚𝑒𝑛𝑡𝑒 𝑝𝑒𝑟 𝑚𝑎𝑛𝑜, 𝑒𝑑 𝑒̀ 𝑡𝑢𝑡𝑡'𝑎𝑙𝑡𝑟𝑜 𝑐ℎ𝑒 𝑖𝑛𝑣𝑖𝑠𝑖𝑏𝑖𝑙𝑒: 𝑒̀ 𝑙𝑎 𝑓𝑜𝑟𝑧𝑎 𝑑𝑖 𝑣𝑜𝑙𝑜𝑛𝑡𝑎̀ 𝑐ℎ𝑒 𝑢𝑛𝑖𝑠𝑐𝑒 𝑔𝑙𝑖 𝑢𝑛𝑖 𝑎𝑡𝑡𝑜𝑟𝑛𝑜 𝑎𝑔𝑙𝑖 𝑎𝑙𝑡𝑟𝑖, 𝑠𝑜𝑠𝑡𝑒𝑛𝑒𝑛𝑑𝑜𝑐𝑖 𝑠𝑒𝑛𝑧𝑎 𝑚𝑎𝑖 𝑑𝑢𝑏𝑖𝑡𝑎𝑟𝑒 𝑑𝑖 𝑐ℎ𝑖 𝑐𝑖 𝑠𝑡𝑎 𝑎𝑐𝑐𝑎𝑛𝑡𝑜. 𝐹𝑖𝑛𝑐ℎ𝑒́ 𝑖𝑙 𝑛𝑒𝑚𝑖𝑐𝑜 𝑛𝑜𝑛 𝑠𝑝𝑒𝑧𝑧𝑒𝑟𝑎̀ 𝑞𝑢𝑒𝑠𝑡𝑎 𝑛𝑜𝑠𝑡𝑟𝑎 𝑢𝑛𝑖𝑡𝑎̀, 𝑙'𝑈𝑐𝑟𝑎𝑖𝑛𝑎 𝑛𝑜𝑛 𝑐𝑎𝑑𝑟𝑎̀»

Il Presidente ha ricordato la straordinaria capacità della società civile di preservare la propria umanità e solidarietà anche di fronte alla brutalità della guerra, citando i volontari, i lavoratori, le famiglie e i soldati al fronte che "𝑐𝑢𝑠𝑡𝑜𝑑𝑖𝑠𝑐𝑜𝑛𝑜 𝑙𝑎 𝑙𝑢𝑐𝑒" del Paese.
Ciò che commuove e sorprende non è solo la forza militare o tecnologica scaturita dalla necessità di difendersi, ma la straordinaria tenuta umana della società civile. Di fronte a tanta brutalità e violenza, il Paese avrebbe potuto incattivirsi, perdere l’anima oppure cedere alla disperazione. Al contrario, il popolo ucraino ha riscoperto una forma di fraternità spontanea e autentica: è la forza di chi trova ogni mattina la spinta per rialzarsi, pulire le macerie, riaprire le attività, i negozi, i luoghi di culto e persino i teatri. Riaprire le scuole per difendere il diritto di garantire un'istruzione ai propri figli anche sotto le bombe.

𝗜𝗹 𝘃𝗮𝗹𝗼𝗿𝗲 𝗱𝗲𝗹𝗹𝗮 𝗱𝗶𝗴𝗻𝗶𝘁𝗮̀
Attraverso le parole pronunciate per questa ricorrenza si comprende come l'Indipendenza non sia più la semplice celebrazione di ciò che è stato deciso trentacinque anni fa. Oggi l'Indipendenza è un atto di nascita quotidiano, un valore conquistato e difeso a caro prezzo che non potrà mai più essere cancellato, annullato o mercanteggiato.
Perché quando un popolo scopre di non essere più una pedina sulle mappe delle cosiddette superpotenze, ma il padrone del proprio destino, nessuna forza al mondo può riavvolgere il nastro della Storia.

𝐂𝐚𝐩𝐢𝐫𝐞 𝐢𝐥 𝐬𝐢𝐠𝐧𝐢𝐟𝐢𝐜𝐚𝐭𝐨 𝐝𝐞𝐥𝐥'𝐈𝐧𝐝𝐢𝐩𝐞𝐧𝐝𝐞𝐧𝐳𝐚 𝐨𝐠𝐠𝐢 𝐬𝐢𝐠𝐧𝐢𝐟𝐢𝐜𝐚 𝐜𝐨𝐦𝐩𝐫𝐞𝐧𝐝𝐞𝐫𝐞 𝐜𝐡𝐞 𝐥𝐚 𝐥𝐨𝐭𝐭𝐚 𝐝𝐞𝐥𝐥'𝐔𝐜𝐫𝐚𝐢𝐧𝐚 𝐧𝐨𝐧 𝐫𝐢𝐠𝐮𝐚𝐫𝐝𝐚 𝐬𝐨𝐥𝐭𝐚𝐧𝐭𝐨 𝐢 𝐬𝐮𝐨𝐢 𝐜𝐨𝐧𝐟𝐢𝐧𝐢 𝐠𝐞𝐨𝐠𝐫𝐚𝐟𝐢𝐜𝐢, 𝐦𝐚 𝐢𝐥 𝐝𝐢𝐫𝐢𝐭𝐭𝐨 𝐮𝐧𝐢𝐯𝐞𝐫𝐬𝐚𝐥𝐞 𝐝𝐢 𝐨𝐠𝐧𝐢 𝐩𝐨𝐩𝐨𝐥𝐨 𝐚 𝐯𝐢𝐯𝐞𝐫𝐞 𝐢𝐧 𝐝𝐢𝐠𝐧𝐢𝐭𝐚̀, 𝐥𝐢𝐛𝐞𝐫𝐭𝐚̀ 𝐞 𝐩𝐚𝐜𝐞.

𝐖 𝐋'𝐔𝐂𝐑𝐀𝐈𝐍𝐀 𝐋𝐈𝐁𝐄𝐑𝐀
𝐖 𝐋'𝐔𝐂𝐑𝐀𝐈𝐍𝐀 𝐈𝐍𝐃𝐈𝐏𝐄𝐍𝐃𝐄𝐍𝐓𝐄



(𝒎𝒄)

24/08/2026

𝐔𝐂𝐑𝐀𝐈𝐍𝐀, 𝟑𝟓 𝐀𝐍𝐍𝐈 𝐃𝐈 𝐈𝐍𝐃𝐈𝐏𝐄𝐍𝐃𝐄𝐍𝐙𝐀

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𝗔𝘀𝘀𝗼𝗰𝗶𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗖𝘂𝗹𝘁𝘂𝗿𝗮𝗹𝗲 𝗨𝗰𝗿𝗮𝗶𝗻𝗮 𝗟𝗶𝗯𝗲𝗿𝗮
𝗿𝗲𝗻𝗱𝗲 𝗼𝗺𝗮𝗴𝗴𝗶𝗼 𝗮𝗹𝗹𝗮 𝗥𝗲𝘀𝗶𝘀𝘁𝗲𝗻𝘇𝗮 𝗱𝗲𝗹 𝗣𝗼𝗽𝗼𝗹𝗼 𝗨𝗰𝗿𝗮𝗶𝗻𝗼
𝗰𝗼𝗻𝘁𝗿𝗼 𝗹'𝗶𝗻𝘃𝗮𝘀𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗿𝘂𝘀𝘀𝗮
𝗿𝗮𝗰𝗰𝗼𝗻𝘁𝗮𝗻𝗱𝗼 𝗹𝗮 𝘀𝘁𝗼𝗿𝗶𝗮 𝗱𝗲𝗹𝗹'𝗜𝗻𝗻𝗼 𝗻𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗮𝗹𝗲
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Insieme alla bandiera, l'inno nazionale rappresenta il momento supremo dell'identità di un popolo, il momento in cui ogni cittadino si riconosce nelle parole e nelle note di un canto che testimonia appartenenza e unicità.

Quando un Paese viene brutalmente aggredito e invaso, ferito ma non ucciso, oppresso ma non piegato, e coraggiosamente si batte con tutte le sue forze per la propria sopravvivenza, quel canto esprime una potenza incredibile: riaffermare la volontà di libertà e indipendenza.

Celebrare il 35° anniversario dell'Indipendenza, il quinto dall'inizio dell'invasione su larga scala, assume significati e valori che non trovano eguali nella storia dell'Ucraina poiché riassume secoli di lotte per la libertà collegando generazioni di combattenti del passato con coloro che difendono il Paese oggi.

𝐄𝐮𝐫𝐨𝐦𝐚𝐢𝐝𝐚𝐧, 𝐥'𝐈𝐧𝐧𝐨 𝐍𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐚𝐥𝐞 𝐜𝐨𝐦𝐞 𝐟𝐚𝐭𝐭𝐨𝐫𝐞 𝐝𝐢 𝐬𝐯𝐨𝐥𝐭𝐚
Per molto tempo, infatti, dopo il dissolvimento dell'Unione Sovietica e dalla proclamazione dell'Indipendenza, l’Inno Nazionale veniva suonato durante le cerimonie statali o prima delle partite di calcio della squadra nazionale, come la prassi e il protocollo normalmente richiedevano.
Ma tra il novembre 2013 e il febbraio 2014, con l’avvento di Euromaidan, tutto cambia: da semplice protocollo formale l'Inno nazionale viene percepito come vera e propria forza morale. Migliaia di cittadini, radunati in Piazza dell'Indipendenza per protestare contro la decisione del presidente filorusso Viktor Janukovych di sospendere l'accordo di associazione con l'Unione Europea, sotto la pressione di Mosca, riscoprono in quelle parole i valori di un destino di lotta per la libertà.

𝐋’𝐈𝐧𝐧𝐨 𝐍𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐚𝐥𝐞 𝐬𝐢𝐦𝐛𝐨𝐥𝐨 𝐝𝐢 𝐫𝐢𝐧𝐚𝐬𝐜𝐢𝐭𝐚
Con gli eventi di Maidan “𝑆ℎ𝑐ℎ𝑒 𝑛𝑒 𝑣𝑚𝑒𝑟𝑙𝑎 𝑈𝑘𝑟𝑎𝑖𝑛𝑎” è diventato più di un inno, è diventato il canto degli ucraini, un'intima preghiera nella quale trovare coraggio e fede per superare le difficoltà. Durante lo sgombero violento del 30 novembre i giovani ucraini cantavano l’inno, come se queste parole proteggerli dalla brutalità della polizia antisommossa. Durante gli scontri del 18-20 febbraio i cittadini che tenevano la difesa intorno Maidan chiedevano che fosse cantato l’Inno Nazionale e al palco della piazza gli attivisti intonarono“𝑆ℎ𝑐ℎ𝑒 𝑛𝑒 𝑣𝑚𝑒𝑟𝑙𝑎 𝑈𝑘𝑟𝑎𝑖𝑛𝑎”. In quei momenti drammatici l'Inno, divenuto canto, poesia e preghiera, ha dato la forza di resistere e continuare a combattere per un futuro migliore.
Oggi l'Inno risuona nelle trincee al fronte come fonte di coraggio e di fede infinita nella vittoria finale.

“𝑵𝒐𝒏 𝒆̀ 𝒂𝒏𝒄𝒐𝒓𝒂 𝒎𝒐𝒓𝒕𝒂 𝒍𝒂 𝒈𝒍𝒐𝒓𝒊𝒂 𝒅𝒆𝒍𝒍'𝑼𝒄𝒓𝒂𝒊𝒏𝒂,
𝒏𝒆́ 𝒍𝒂 𝒔𝒖𝒂 𝒍𝒊𝒃𝒆𝒓𝒕𝒂̀,
𝒂 𝒏𝒐𝒊, 𝒈𝒊𝒐𝒗𝒂𝒏𝒊 𝒇𝒓𝒂𝒕𝒆𝒍𝒍𝒊, 𝒊𝒍 𝒅𝒆𝒔𝒕𝒊𝒏𝒐 𝒔𝒐𝒓𝒓𝒊𝒅𝒆𝒓𝒂̀ 𝒂𝒏𝒄𝒐𝒓𝒂.
𝑰 𝒏𝒐𝒔𝒕𝒓𝒊 𝒏𝒆𝒎𝒊𝒄𝒊 𝒔𝒄𝒐𝒎𝒑𝒂𝒓𝒊𝒓𝒂𝒏𝒏𝒐, 𝒄𝒐𝒎𝒆 𝒓𝒖𝒈𝒊𝒂𝒅𝒂 𝒂𝒍 𝒔𝒐𝒍𝒆,
𝒆 𝒂𝒏𝒄𝒉𝒆 𝒏𝒐𝒊, 𝒇𝒓𝒂𝒕𝒆𝒍𝒍𝒊, 𝒓𝒆𝒈𝒏𝒆𝒓𝒆𝒎𝒐 𝒏𝒆𝒍 𝒏𝒐𝒔𝒕𝒓𝒐 𝑷𝒂𝒆𝒔𝒆 𝒍𝒊𝒃𝒆𝒓𝒐.
𝑫𝒂𝒓𝒆𝒎𝒐 𝒂𝒏𝒊𝒎𝒂 𝒆 𝒄𝒐𝒓𝒑𝒐 𝒑𝒆𝒓 𝒍𝒂 𝒏𝒐𝒔𝒕𝒓𝒂 𝒍𝒊𝒃𝒆𝒓𝒕𝒂̀,
𝒆 𝒎𝒐𝒔𝒕𝒓𝒆𝒓𝒆𝒎𝒐 𝒄𝒉𝒆 𝒏𝒐𝒊, 𝒇𝒓𝒂𝒕𝒆𝒍𝒍𝒊, 𝒔𝒊𝒂𝒎𝒐 𝒅𝒊 𝒔𝒕𝒊𝒓𝒑𝒆 𝒄𝒐𝒔𝒂𝒄𝒄𝒂”

La stirpe cosacca, quello spirito indomito che torna, si rinnova e incarna lo spirito ucraino di oggi, ci racconta anche la storia di questo canto patriottico:

𝐒𝐭𝐨𝐫𝐢𝐚 𝐝𝐞𝐥𝐥'𝐈𝐧𝐧𝐨 𝐍𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐚𝐥𝐞 𝐮𝐜𝐫𝐚𝐢𝐧𝐨
Per comprendere la forza straordinaria di questo canto, occorre fare un salto indietro nel tempo fino all'autunno del 1862, nella vivace atmosfera culturale di Kyiv. Durante una serata tra amici, il giovane poeta 𝐏𝐚𝐯𝐥𝐨 𝐂𝐡𝐮𝐛𝐲𝐧𝐬𝐤𝐲𝐢 rimase profondamente colpito dall'ascolto di alcuni canti patriottici cantati da studenti serbi. Ispirato da quell'impeto di libertà, Chubynskyi compose i versi di “𝑆ℎ𝑐ℎ𝑒 𝑛𝑒 𝑣𝑚𝑒𝑟𝑙𝑎 𝑈𝑘𝑟𝑎𝑖𝑛𝑎”.
La poesia si diffuse rapidamente in modo clandestino, varcando i confini e arrivando fino in Galizia, all'epoca sotto il dominio austro-ungarico. Pubblicata nel 1863 sulla rivista "Meta" di Lviv, la lirica catturò l'attenzione di un sacerdote greco-cattolico, musicista e compositore di straordinaria sensibilità, 𝐌𝐲𝐤𝐡𝐚𝐢𝐥𝐨 𝐕𝐞𝐫𝐛𝐲𝐭𝐬𝐤𝐲𝐢. Profondamente commosso da quelle parole, Verbytskyi decise di comporre una solenne melodia, prima per voce e chitarra e poi riadattata per coro. La prima esecuzione pubblica avvenne il 10 marzo 1865 a Przemyśl (oggi in Polonia ma all'epoca Regno di Galizia), in occasione di una commemorazione dedicata a Taras Shevchenko: una data diventata oggi pietra miliare, nella quale l'Ucraina celebra la Giornata Ufficiale dell'Inno Nazionale.

Curiosamente, i due padri fondatori dell'inno non si incontrarono mai di persona. Pochissimo tempo dopo la stesura del testo, il regime zarista condannò Chubynskyi all'esilio nelle regioni settentrionali della Russia per le sue "idee filoucraine e sovversive", mentre Verbytskyi continuò la sua opera culturale e pastorale nelle terre galiziane fino alla sua scomparsa.

Nonostante le persecuzioni e i divieti, la canzone non andò mai perduta. Diventò un vero e proprio inno, seppure ancora informale, che risuonò con forza durante i drammatici tentativi di indipendenza del 1917-1921 che segnarono la breve ma intensa esperienza della Repubblica Popolare di Ucraina. Seguirono i lunghi decenni dell'occupazione sovietica, quando intonare quelle note o conservare quel testo era considerato un grave reato politico e un atto di tradimento nei confronti di Mosca. Ma la memoria del popolo custodì segretamente il suo canto poetico.

𝐋'𝐚𝐩𝐩𝐫𝐨𝐯𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐮𝐟𝐟𝐢𝐜𝐢𝐚𝐥𝐞
Con la caduta del regime sovietico e il risveglio nazionale, il 15 gennaio 1992 la Verkhovna Rada approvò ufficialmente la musica di Verbytskyi come inno di Stato, mentre il 6 marzo 2003 venne approvato il testo definitivo di Chubynskyi, introducendo una sottile ma fondamentale modifica nel primo verso: da "𝑁𝑜𝑛 𝑒̀ 𝑎𝑛𝑐𝑜𝑟𝑎 𝑚𝑜𝑟𝑡𝑎 𝑙'𝑈𝑐𝑟𝑎𝑖𝑛𝑎" a "𝑁𝑜𝑛 𝑒̀ 𝑎𝑛𝑐𝑜𝑟𝑎 𝑚𝑜𝑟𝑡𝑎 𝑙𝑎 𝑔𝑙𝑜𝑟𝑖𝑎 𝑑𝑒𝑙𝑙'𝑈𝑐𝑟𝑎𝑖𝑛𝑎, 𝑛𝑒́ 𝑙𝑎 𝑠𝑢𝑎 𝑙𝑖𝑏𝑒𝑟𝑡𝑎̀", volendo così sottolineare che l'esistenza stessa della Nazione non è un'ipotesi, ma una certezza storica che mai potrà essere messa in dubbio.

𝐋'𝐞𝐫𝐞𝐝𝐢𝐭𝐚̀ 𝐝𝐢 𝐢𝐞𝐫𝐢, 𝐥𝐚 𝐩𝐫𝐨𝐦𝐞𝐬𝐬𝐚 𝐝𝐢 𝐨𝐠𝐠𝐢
Ripercorrere la storia di “𝑆ℎ𝑐ℎ𝑒 𝑛𝑒 𝑣𝑚𝑒𝑟𝑙𝑎 𝑈𝑘𝑟𝑎𝑖𝑛𝑎” alla vigilia del 35° anniversario dell'Indipendenza significa comprendere che l'Ucraina non è nata per caso né per una concessione politica (o un “errore” di Lenin, come ama ripetere Putin, colui che oggi vuole la sua cancellazione dalla faccia della terra), ma è il frutto di secoli di resistenza culturale, umana e spirituale.
Le parole scritte da Chubynskyi e la melodia composta da Verbytskyi tra le colline galiziane sono le stesse che oggi, nel 2026, sostengono la speranza degli ucraini e risuonano con dignità incrollabile nei territori liberati.

𝐔𝐧 𝐩𝐞𝐧𝐬𝐢𝐞𝐫𝐨 𝐩𝐞𝐫 𝐥𝐚 𝐑𝐞𝐬𝐢𝐬𝐭𝐞𝐧𝐳𝐚 𝐞 𝐥𝐚 𝐌𝐞𝐦𝐨𝐫𝐢𝐚
In questo 24 agosto, per il 35° anniversario dell'Indipendenza, Associazione Culturale Ucraina Libera rinnova il proprio impegno a fianco del popolo ucraino, della diaspora e delle Istituzioni cittadine per far conoscere la verità, difendere la dignità dei diritti umani e dei prigionieri per ricordare a tutti che chi lotta per la propria terra e il proprio futuro non sarà mai piegato.

Il nostro pensiero più profondo e commosso va a tutti i caduti: ai soldati che hanno dato la vita al fronte per difendere ogni centimetro della propria terra, ai civili la cui vita è stata spezzata nelle proprie case e a tutto il sangue innocente versato in nome della libertà. Va ai bambini ingiustamente strappati alle loro famiglie e deportati in Russia, a tutti i prigionieri di guerra e a tutti i civili che, inghiottiti nell'ombra delle carceri segrete russe, rischiano di scomparire nel nulla.
E va, con immutata gratitudine, a tutti coloro che con fervore incrollabile, dignità e coraggio continuano giorno dopo giorno a resistere all'invasore.

𝐅𝐢𝐧𝐜𝐡𝐞́ 𝐫𝐢𝐬𝐮𝐨𝐧𝐞𝐫𝐚̀ 𝐪𝐮𝐞𝐬𝐭𝐨 𝐜𝐚𝐧𝐭𝐨, 𝐥𝐚 𝐯𝐢𝐭𝐭𝐨𝐫𝐢𝐚 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐥𝐢𝐛𝐞𝐫𝐭𝐚̀, 𝐧𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐥𝐢𝐛𝐞𝐫𝐭𝐚̀ 𝐞 𝐩𝐞𝐫 𝐥𝐚 𝐥𝐢𝐛𝐞𝐫𝐭𝐚̀ 𝐬𝐚𝐫𝐚̀ 𝐮𝐧 𝐭𝐫𝐚𝐠𝐮𝐚𝐫𝐝𝐨 𝐢𝐧𝐞𝐯𝐢𝐭𝐚𝐛𝐢𝐥𝐞

𝐖 𝐋'𝐔𝐂𝐑𝐀𝐈𝐍𝐀 𝐋𝐈𝐁𝐄𝐑𝐀
𝐖 𝐋'𝐔𝐂𝐑𝐀𝐈𝐍𝐀 𝐈𝐍𝐃𝐈𝐏𝐄𝐍𝐃𝐄𝐍𝐓𝐄



Fonti:
Ukraine History
Istituto Adam Mickiewicz (Varsavia)
Biblioteca Scientifica Universale di Dnjpro

Ricerche storiche e testo a cura di Mauro Chiarion
(𝒎𝒄)

𝐁𝐋𝐔 𝐄 𝐆𝐈𝐀𝐋𝐋𝐎: 𝐈𝐋 𝐕𝐄𝐒𝐒𝐈𝐋𝐋𝐎 𝐃𝐄𝐋𝐋'𝐈𝐃𝐄𝐍𝐓𝐈𝐓𝐀'𝐿𝑎 𝑠𝑡𝑜𝑟𝑖𝑎, 𝑙'𝑎𝑛𝑖𝑚𝑎, 𝑙'𝑢𝑛𝑖𝑡𝑎̀ 𝑒 𝑙𝑎 𝑑𝑖𝑔𝑛𝑖𝑡𝑎̀ 𝑑𝑖 𝑢𝑛𝑎 𝑁𝑎𝑧𝑖𝑜𝑛𝑒𝐈𝐥 𝟐𝟑 𝐚𝐠𝐨𝐬𝐭𝐨 l'Ucraina ...
19/08/2026

𝐁𝐋𝐔 𝐄 𝐆𝐈𝐀𝐋𝐋𝐎: 𝐈𝐋 𝐕𝐄𝐒𝐒𝐈𝐋𝐋𝐎 𝐃𝐄𝐋𝐋'𝐈𝐃𝐄𝐍𝐓𝐈𝐓𝐀'
𝐿𝑎 𝑠𝑡𝑜𝑟𝑖𝑎, 𝑙'𝑎𝑛𝑖𝑚𝑎, 𝑙'𝑢𝑛𝑖𝑡𝑎̀ 𝑒 𝑙𝑎 𝑑𝑖𝑔𝑛𝑖𝑡𝑎̀ 𝑑𝑖 𝑢𝑛𝑎 𝑁𝑎𝑧𝑖𝑜𝑛𝑒

𝐈𝐥 𝟐𝟑 𝐚𝐠𝐨𝐬𝐭𝐨 l'Ucraina e la sua comunità nel mondo celebrano la 🇺🇦 🇺🇦 𝐆𝐢𝐨𝐫𝐧𝐚𝐭𝐚 𝐍𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐚𝐥𝐞 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐁𝐚𝐧𝐝𝐢𝐞𝐫𝐚 𝐮𝐜𝐫𝐚𝐢𝐧𝐚 🇺🇦 🇺🇦
(День Державного прапора України).
Non è soltanto una semplice ricorrenza del calendario civile, ma è il momento in cui una comunità intera si riconosce attorno al suo simbolo più puro, custode di memoria, identità e patriottismo.

𝗟𝗲 𝗿𝗮𝗱𝗶𝗰𝗶 𝘀𝘁𝗼𝗿𝗶𝗰𝗵𝗲 𝗱𝗲𝗶 𝗰𝗼𝗹𝗼𝗿𝗶 𝗱𝗲𝗹𝗹'𝗨𝗰𝗿𝗮𝗶𝗻𝗮
📚 I colori blu e giallo affondano le proprie radici nella storia profonda delle terre ucraine. Nel Regno di Galizia-Volinia (XIII-XIV secolo), lo stemma raffigurante un leone d'oro su campo blu simboleggiava forza e regalità. Secoli dopo, tra il XVII e il XVIII secolo, anche i Cosacchi Zaporoghi utilizzavano nei loro stendardi e vessilli di battaglia combinazioni dorate su fondo azzurro per affermare la propria autonomia.
Ma è nel 1848, a Lviv, durante la "Primavera dei Popoli", la grande ondata di moti rivoluzionari che attraversò l'Europa e travolse l'Impero Austriaco (da cui il famoso detto «𝐸' 𝑠𝑢𝑐𝑐𝑒𝑠𝑠𝑜 𝑢𝑛 𝑞𝑢𝑎𝑟𝑎𝑛𝑡𝑜𝑡𝑡𝑜»), che la bandiera bicolore orizzontale fa la sua prima apparizione pubblica ufficiale: il Consiglio Supremo Ruteno (la prima rappresentanza politica ucraina) la sceglie come proprio simbolo nazionale.

Da quel momento, il bicolore diventa il punto di riferimento irrinunciabile di tutte le lotte per la libertà. Ne fu particolare testimone la gloriosa parentesi della Repubblica Popolare Ucraina (UNR, 1917-1920), che costituì un intenso e tragico tentativo di indipendenza nazionale nato sulle ceneri dell'Impero zarista causato dalla Rivoluzione di febbraio, che costrinse lo zar Nicola II ad abdicare, mentre la Rivoluzione di ottobre portò al potere i bolscevichi. La giovane Repubblica fu animata fin da subito da un profondo senso patriottico che intravvide nella bandiera blu e gialla il simbolo principale della propria sovranità. Significativo fu l'episodio del 29 aprile 1918 a Sebastopoli (Crimea): a seguito della spinta patriottica dei marinai agli ordini dell'Ammiraglio Mychajlo Sablin, le navi della Flotta del Mar Nero ammainarono i vessilli imperiali e innalzarono la bandiera ucraina, dichiarandosi parte della Repubblica Ucraina. Purtroppo il sogno repubblicano svanì molto presto a causa di divisioni interne, guerre costanti contro l'Armata Rossa bolscevica della neonata Unione Sovietica.

𝗜 𝗱𝗲𝗰𝗲𝗻𝗻𝗶 𝗱𝗲𝗹 𝗱𝗶𝘃𝗶𝗲𝘁𝗼 𝗲 𝗹𝗮 𝗿𝗶𝗻𝗮𝘀𝗰𝗶𝘁𝗮
🚫 Con l'occupazione sovietica, esibire o possedere la bandiera ucraina era considerato un reato gravissimo, punito con il carcere o la deportazione nei gulag. Ciononostante, quel drappo continuò a vivere clandestinamente nei sogni e nella memoria di generazioni di patrioti.

La svolta decisiva arrivò nel 1990-199: ne ricordiamo i due momenti più rilevanti:

● Il 24 luglio 1990, il bicolore fu solennemente alzato davanti al Municipio di Kyiv per la prima volta dopo decenni di divieto.
● Il 23 agosto 1991, all'indomani del fallito golpe di Mosca (il tentativo degli esponenti conservatori del regime sovietico di riprendere il controllo dell'URSS, evento che accelerò la dissoluzione definitiva dell'Unione Sovietica), un gruppo di deputati portò trionfalmente una grande bandiera ucraina all'interno dell'aula della Verkhovna Rada.

Fu quel gesto simbolico a segnare il passaggio verso la solenne Dichiarazione d'Indipendenza del 24 agosto (𝑑𝑖 𝑐𝑢𝑖 𝑎𝑏𝑏𝑖𝑎𝑚𝑜 𝑟𝑖𝑝𝑒𝑟𝑐𝑜𝑟𝑠𝑜 𝑙'𝑖𝑛𝑒𝑠𝑡𝑖𝑚𝑎𝑏𝑖𝑙𝑒 𝑣𝑎𝑙𝑜𝑟𝑒 𝑛𝑒𝑙 𝑝𝑜𝑠𝑡 𝑑𝑒𝑑𝑖𝑐𝑎𝑡𝑜 𝑎𝑙𝑙'𝐼𝑛𝑑𝑖𝑝𝑒𝑛𝑑𝑒𝑛𝑧𝑎, 𝑐ℎ𝑒 𝑡𝑟𝑜𝑣𝑎𝑡𝑒 𝑛𝑒𝑙 𝑝𝑟𝑖𝑚𝑜 𝑐𝑜𝑚𝑚𝑒𝑛𝑡𝑜) e a porre le basi per la futura celebrazione nazionale della Bandiera.

𝗟𝗮 𝗰𝗼𝗻𝘀𝗮𝗰𝗿𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗶𝘀𝘁𝗶𝘁𝘂𝘇𝗶𝗼𝗻𝗮𝗹𝗲 𝗲 𝗹𝗮 𝗖𝗼𝘀𝘁𝗶𝘁𝘂𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲
Pochi giorni dopo il momento simbolico del 23 agosto 1991 la bandiera nazionale blu e gialla sventolò per la prima volta sul Parlamento ucraino, la Verkhovna Rada.
Era il 𝟒 𝐬𝐞𝐭𝐭𝐞𝐦𝐛𝐫𝐞 𝟏𝟗𝟗𝟏, data che portò al riconoscimento formale avvenuto in tre successive tappe istituzionali:
🇺🇦 Il 𝟐𝟖 𝐠𝐞𝐧𝐧𝐚𝐢𝐨 𝟏𝟗𝟗𝟐, la Verchovna Rada ha adottato ufficialmente la risoluzione che ha stabilito la bandiera con i colori blu e giallo come “Bandiera di Stato dell'Ucraina Indipendente”.
🇺🇦 Il 𝟐𝟖 𝐠𝐢𝐮𝐠𝐧𝐨 𝟏𝟗𝟗𝟔, l'Articolo 20 della Costituzione dell'Ucraina, sancì definitivamente la centralità del bicolore e definì il Vessillo di Stato come “un drappo di due strisce orizzontali di pari dimensioni di colore blu e giallo”, mettendolo sotto la tutela dello Stato.
🇺🇦 Il 𝟐𝟑 𝐚𝐠𝐨𝐬𝐭𝐨 𝟐𝟎𝟎𝟒, un decreto del Presidente Leonid Kuchma elevò questa data a festività nazionale, la "Giornata della bandiera nazionale dell'Ucraina".

𝗜 𝗰𝗼𝗹𝗼𝗿𝗶 𝗱𝗲𝗹𝗹'𝗶𝗱𝗲𝗻𝘁𝗶𝘁𝗮̀: 𝗶𝗹 𝗯𝗹𝘂 𝗱𝗲𝗹 𝗰𝗶𝗲𝗹𝗼, 𝗶𝗹 𝗴𝗶𝗮𝗹𝗹𝗼 𝗱𝗲𝗹 𝗴𝗿𝗮𝗻𝗼
Oltre alla storia, la bandiera ucraina possiede una sua forza poetica visiva, immediata e universale:
🔵 Il 𝐁𝐥𝐮: l'infinito dei cieli ucraini, la pace, la profondità dello spirito e la dignità.
🟡 Il 𝐆𝐢𝐚𝐥𝐥𝐨: le sterminate distese di grano maturo, la fertilità della terra, la vita e la fatica del lavoro nei campi.

𝗟𝗮 𝗯𝗮𝗻𝗱𝗶𝗲𝗿𝗮 𝗻𝗲𝗹𝗹𝗮 𝗴𝘂𝗲𝗿𝗿𝗮 𝗱𝗶 𝗹𝗶𝗯𝗲𝗿𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗺𝗼𝗱𝗲𝗿𝗻𝗮
Oggi, questi due colori sono diventati il simbolo della resistenza contro l'oppressione, della difesa dei diritti umani e del valore inestimabile della libertà.
💙💛 Così, con parole commosse, ne parla l'𝐈𝐬𝐭𝐢𝐭𝐮𝐭𝐨 𝐮𝐜𝐫𝐚𝐢𝐧𝐨 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐦𝐞𝐦𝐨𝐫𝐢𝐚 𝐧𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐚𝐥𝐞: “𝑂𝑔𝑔𝑖, 𝑙𝑎 𝑏𝑎𝑛𝑑𝑖𝑒𝑟𝑎 𝑒̀ 𝑐𝑜𝑛 𝑖 𝑛𝑜𝑠𝑡𝑟𝑖 𝑚𝑖𝑙𝑖𝑡𝑎𝑟𝑖, 𝑠𝑢𝑙𝑙𝑒 𝑠𝑝𝑎𝑙𝑙𝑖𝑛𝑒, 𝑛𝑒𝑔𝑙𝑖 𝑧𝑎𝑖𝑛𝑖 𝑒 𝑛𝑒𝑙𝑙𝑒 𝑙𝑜𝑟𝑜 𝑝𝑜𝑠𝑡𝑎𝑧𝑖𝑜𝑛𝑖. 𝐿𝑎 𝑓𝑖𝑟𝑚𝑎𝑛𝑜 𝑐𝑜𝑛 𝑐𝑢𝑟𝑎 𝑝𝑒𝑟 𝑖 𝑙𝑜𝑟𝑜 𝑐𝑜𝑚𝑚𝑖𝑙𝑖𝑡𝑜𝑛𝑖 𝑐𝑜𝑚𝑒 𝑟𝑖𝑐𝑜𝑟𝑑𝑜. 𝑆𝑣𝑒𝑛𝑡𝑜𝑙𝑎 𝑠𝑢𝑙𝑙𝑒 𝑐𝑖𝑡𝑡𝑎̀ 𝑙𝑖𝑏𝑒𝑟𝑒 𝑒 𝑙𝑖𝑏𝑒𝑟𝑎𝑡𝑒 𝑑𝑒𝑙𝑙'𝑈𝑐𝑟𝑎𝑖𝑛𝑎. 𝐸 𝑔𝑙𝑖 𝑢𝑐𝑟𝑎𝑖𝑛𝑖 𝑛𝑒𝑖 𝑡𝑒𝑟𝑟𝑖𝑡𝑜𝑟𝑖 𝑜𝑐𝑐𝑢𝑝𝑎𝑡𝑖 𝑎𝑠𝑝𝑒𝑡𝑡𝑎𝑛𝑜 𝑐ℎ𝑒 𝑠𝑣𝑒𝑛𝑡𝑜𝑙𝑖 𝑑𝑖 𝑛𝑢𝑜𝑣𝑜 𝑐𝑜𝑛 𝑜𝑟𝑔𝑜𝑔𝑙𝑖𝑜 𝑛𝑒𝑙𝑙𝑒 𝑙𝑜𝑟𝑜 𝑐𝑖𝑡𝑡𝑎̀, 𝑝𝑎𝑒𝑠𝑖 𝑒 𝑣𝑖𝑙𝑙𝑎𝑔𝑔𝑖”.
💙💛 E così, il portale ufficiale della 𝐕𝐞𝐫𝐤𝐡𝐨𝐯𝐧𝐚 𝐑𝐚𝐝𝐚 per le celebrazioni dello scorso anno: “𝐿𝑎 𝑏𝑎𝑛𝑑𝑖𝑒𝑟𝑎 𝑏𝑙𝑢 𝑒 𝑔𝑖𝑎𝑙𝑙𝑎 𝑛𝑜𝑛 𝑒̀ 𝑠𝑜𝑙𝑜 𝑢𝑛 𝑠𝑖𝑚𝑏𝑜𝑙𝑜: 𝑑𝑎𝑙𝑙'𝑖𝑛𝑖𝑧𝑖𝑜 𝑑𝑒𝑙𝑙'𝑖𝑛𝑣𝑎𝑠𝑖𝑜𝑛𝑒 𝑟𝑢𝑠𝑠𝑎 𝑠𝑢 𝑣𝑎𝑠𝑡𝑎 𝑠𝑐𝑎𝑙𝑎 𝑛𝑒𝑙 2022, 𝑒̀ 𝑑𝑖𝑣𝑒𝑛𝑡𝑎𝑡𝑎 𝑖𝑙 𝑠𝑖𝑚𝑏𝑜𝑙𝑜 𝑑𝑒𝑙𝑙'𝑢𝑛𝑖𝑡𝑎̀ 𝑑𝑒𝑙 𝑝𝑜𝑝𝑜𝑙𝑜 𝑢𝑐𝑟𝑎𝑖𝑛𝑜, 𝑑𝑒𝑙𝑙𝑎 𝑑𝑖𝑔𝑛𝑖𝑡𝑎̀ 𝑛𝑎𝑧𝑖𝑜𝑛𝑎𝑙𝑒 𝑒 𝑑𝑒𝑙𝑙𝑎 𝑣𝑜𝑙𝑜𝑛𝑡𝑎̀ 𝑑𝑖 𝑙𝑜𝑡𝑡𝑎𝑟𝑒 𝑝𝑒𝑟 𝑖𝑙 𝑝𝑟𝑜𝑝𝑟𝑖𝑜 𝑓𝑢𝑡𝑢𝑟𝑜”.

🇺🇦 Vedere la Bandiera ucraina vibrare al vento significa riaffermare che la cultura, l'identità e la sovranità di un popolo non possono essere cancellate con la sopraffazione e la violenza.

𝐀𝐬𝐬𝐨𝐜𝐢𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐂𝐮𝐥𝐭𝐮𝐫𝐚𝐥𝐞 𝐔𝐜𝐫𝐚𝐢𝐧𝐚 𝐋𝐢𝐛𝐞𝐫𝐚, che fin dal momento della sua fondazione ha l'Ucraina nel cuore, si unisce alle celebrazioni per la Giornata Nazionale della Bandiera ucraina, riaffermando il proprio impegno nella divulgazione storica e nel sostegno incrollabile alla causa ucraina.

🛡️ La bandiera di una nazione non è solo una combinazione di colori, ma la sintesi visiva di un percorso storico, di una cultura e di una comunità che si riconosce nei propri valori fondanti.
🩸 Ma la bandiera ucraina, calpestata e macchiata di sangue innocente dalla brutale invasione russa, è diventata il simbolo vivente della forza di resistenza di un popolo al suo aggressore, è un abito che si indossa, che avvolge le spalle, il corpo, il cuore e l'anima.
𝐔𝐧 𝐬𝐢𝐦𝐛𝐨𝐥𝐨 𝐜𝐡𝐞 𝐯𝐚 𝐨𝐧𝐨𝐫𝐚𝐭𝐨 𝐜𝐨𝐧 𝐥𝐚 𝐜𝐨𝐞𝐫𝐞𝐧𝐳𝐚 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐞 𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐢 𝐨𝐠𝐧𝐢 𝐬𝐢𝐧𝐠𝐨𝐥𝐨 𝐠𝐢𝐨𝐫𝐧𝐨.

𝐒𝐥𝐚𝐯𝐚 𝐔𝐤𝐫𝐚𝐢𝐧𝐢! Слава Україні!
𝐇𝐞𝐫𝐨𝐣𝐚𝐦 𝐬𝐥𝐚𝐯𝐚! Героям Слава!

Fonti:
- Istituto ucraino della memoria nazionale
- Ufficio stampa della Verkhovna Rada dell'Ucraina (Sito web)
- DART – Agenzia statale per lo sviluppo del turismo



Ricerche storiche e testo a cura di Mauro Chiarion
(𝙢𝙘)

𝐃𝐀𝐋𝐋𝐀 𝐓𝐑𝐀𝐆𝐄𝐃𝐈𝐀 𝐃𝐈 𝐌𝐀𝐑𝐈𝐔𝐏𝐎𝐋 𝐀𝐋𝐋𝐀 𝐌𝐄𝐌𝐎𝐑𝐈𝐀 𝐂𝐀𝐍𝐂𝐄𝐋𝐋𝐀𝐓𝐀𝐶𝑜𝑚𝑒 𝑖𝑙 𝑐𝑖𝑛𝑖𝑐𝑜 𝑐𝑜𝑙𝑜𝑛𝑖𝑎𝑙𝑖𝑠𝑚𝑜 𝑟𝑢𝑠𝑠𝑜 𝑟𝑖𝑠𝑐𝑟𝑖𝑣𝑒 𝑙𝑎 𝑠𝑡𝑜𝑟𝑖𝑎 𝑑𝑖 𝑢𝑛 𝑝𝑜𝑝𝑜𝑙𝑜Il dr...
12/08/2026

𝐃𝐀𝐋𝐋𝐀 𝐓𝐑𝐀𝐆𝐄𝐃𝐈𝐀 𝐃𝐈 𝐌𝐀𝐑𝐈𝐔𝐏𝐎𝐋 𝐀𝐋𝐋𝐀 𝐌𝐄𝐌𝐎𝐑𝐈𝐀 𝐂𝐀𝐍𝐂𝐄𝐋𝐋𝐀𝐓𝐀
𝐶𝑜𝑚𝑒 𝑖𝑙 𝑐𝑖𝑛𝑖𝑐𝑜 𝑐𝑜𝑙𝑜𝑛𝑖𝑎𝑙𝑖𝑠𝑚𝑜 𝑟𝑢𝑠𝑠𝑜 𝑟𝑖𝑠𝑐𝑟𝑖𝑣𝑒 𝑙𝑎 𝑠𝑡𝑜𝑟𝑖𝑎 𝑑𝑖 𝑢𝑛 𝑝𝑜𝑝𝑜𝑙𝑜

Il dramma di Mariupol, con la sua ricostruzione usata per nascondere crimini e vittime, ci pone di fronte a una realtà che va ben oltre il concetto di guerra.
Ciò che sta accadendo nella città martire è infatti l'ultima conseguenza di una catena di azioni destrutturanti molto più lunga: il tentativo sistematico di trasformare per sempre la composizione umana e culturale dei territori occupati. C'è un filo conduttore che attraversa i secoli e lega le vecchie ambizioni imperialiste ai conflitti di oggi: al regime moscovita attuale non basta cercare di conquistare una terra con le armi, piegando la volontà di un popolo, ma vuole trasformarla per sempre.

𝗖𝗼𝗹𝗼𝗻𝗶𝗮𝗹𝗶𝘀𝗺𝗼, 𝗽𝘂𝗹𝗶𝘇𝗶𝗮 𝗲 𝘀𝗼𝘀𝘁𝗶𝘁𝘂𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗱𝗲𝗺𝗼𝗴𝗿𝗮𝗳𝗶𝗰𝗮: 𝘁𝗿𝗲 𝗮𝘀𝗽𝗲𝘁𝘁𝗶 𝗱𝗲𝗹𝗹𝗼 𝘀𝘁𝗲𝘀𝘀𝗼 𝗱𝗶𝘀𝗲𝗴𝗻𝗼
Quando l'eco delle bombe sfuma, inizia una guerra più sottile e perversa, il cui obiettivo è la trasfigurazione di un determinato territorio, il sovvertimento del tessuto sociale con nuove regole di amministrazione urbana direttamente controllate dal potere centrale.
Un profondo revisionismo storico ben supportato da una propaganda incessante, capace di penetrare anche gli strati più remoti della società, favorisce il disegno criminale di Putin, un disegno che va ben oltre il semplice concetto di colonialismo, e diventa SOSTITUZIONE ETNICA.
Una prassi non nuova nella mentalità predatoria russa che ha origini lontane, dall'epoca imperialista degli zar al dominio assoluto dell'URSS verso i popoli confinanti. La sostituzione etnica è una forma sottile e perversa di pulizia etnica protratta nel tempo.

Per comprendere a fondo queste dinamiche occorre chiamare le cose con il loro nome, spiegando con estrema semplicità tre concetti fondamentali:
🔹 𝐂𝐨𝐥𝐨𝐧𝐢𝐚𝐥𝐢𝐬𝐦𝐨: È l'atto di insediarsi in casa d'altri, annullare le istituzioni, le usanze e le leggi locali per imporre le proprie regole e appropriarsi delle risorse.
🔹 𝐏𝐮𝐥𝐢𝐳𝐢𝐚 𝐞𝐭𝐧𝐢𝐜𝐚: È l'eliminazione forzata della popolazione autoctona attraverso la violenza, la devastazione, il terrore e le deportazioni.
🔹 𝐒𝐨𝐬𝐭𝐢𝐭𝐮𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐞𝐭𝐧𝐢𝐜𝐚: È il tassello finale: una volta svuotate le città e allontanati i residenti, si trasferiscono nuovi abitanti dalla madrepatria in modo da poter affermare che quella terra appartiene ormai al conquistatore.

𝗨𝗻𝗮 𝘃𝗲𝗰𝗰𝗵𝗶𝗮 𝗮𝗯𝗶𝘁𝘂𝗱𝗶𝗻𝗲: 𝗱𝗮𝗴𝗹𝗶 𝗭𝗮𝗿 𝗮𝗹 𝗖𝗿𝗲𝗺𝗹𝗶𝗻𝗼 𝗱𝗶 𝗼𝗴𝗴𝗶
Questa prassi ha radici profonde nella storia imperiale e sovietica:
🔸 𝐋'𝐞𝐫𝐚 𝐝𝐞𝐠𝐥𝐢 𝐙𝐚𝐫: L'Impero considerava le popolazioni dei territori confinanti come elementi da assimilare, soffocando le culture locali per "russificare" le periferie.
🔸 𝗟'𝗛𝗼𝗹𝗼𝗱𝗼𝗺𝗼𝗿 (𝟭𝟵𝟯𝟮-𝟭𝟵𝟯𝟯): La carestia artificiale creata dal regime sovietico portò allo sterminio di milioni di contadini ucraini. Nei villaggi rimasti deserti vennero successivamente reinsediate migliaia di famiglie fatte arrivare dalla Russia.
🔸 𝗜𝗹 𝗱𝗿𝗮𝗺𝗺𝗮 𝗱𝗲𝗶 𝗧𝗮𝘁𝗮𝗿𝗶 𝗱𝗶 𝗖𝗿𝗶𝗺𝗲𝗮 (𝟭𝟵𝟰𝟰): In sole 48 ore, l'intera popolazione tatara di Crimea fu caricata su carri bestiame e deportata in Asia centrale. La pen*sola venne poi ripopolata con coloni russi, compiendo una vera e propria sostituzione demografica.
Una ferita storica spaventosa che risuona con forza ancora oggi, soprattutto per chi si batte per la difesa della dignità umana e per la liberazione dei civili imprigionati nelle carceri segrete russe.

𝗜 𝗺𝗲𝘁𝗼𝗱𝗶 𝗱𝗲𝗹 𝗻𝗲𝗼𝗰𝗼𝗹𝗼𝗻𝗶𝗮𝗹𝗶𝘀𝗺𝗼 𝗿𝘂𝘀𝘀𝗼
Oggi la sostanza non cambia, ma si veste di strumenti moderni: una graduale intensificazione della pulizia etnica non permette ai cittadini ucraini rimasti di vivere pacificamente nelle regioni occupate ma procede all'estromissione forzata in due modi: o inducendoli ad abbandonare le loro abitazioni, oppure tramite deportazione nei territori della Federazione Russa modificando così la composizione etnica dei territori ucraini.
Una pratica già utilizzata dal regime sovietico e adottata con successo dalla Russia di Putin a cui si aggiungono strumenti moderni come la possibilità di accedere a mutui agevolati riservati esclusivamente ai cittadini in arrivo dalla Russia.
Appartamenti nuovi, costruiti sulle rovine di quelli distrutti dai bombardamenti con il conseguente cambiamento della toponomastica, vengono assegnati a militari e funzionari statali, alle forze di sicurezza e a lavoratori provenienti dagli angoli più remoti della Federazione. L'aspetto della città viene stravolto cancellandone la storia e il suo retaggio culturale.

𝗨𝗻𝗮 𝗹𝗼𝗴𝗶𝗰𝗮 𝗽𝗲𝗿𝘃𝗲𝗿𝘀𝗮
La logica di Mosca è talmente semplice da risultare primitiva: niente ucraini, nessun problema.
Una strategia la cui sperimentazione è iniziata nello scorso ventennio per spopolare il Donbass infrangendo i destini di milioni di ucraini.

📋 Vitaly Kulyk, direttore del Centro di ricerca sui problemi della società civile, snocciola una serie impressionante di dati: “𝑁𝑒𝑙 2001, 𝑜𝑙𝑡𝑟𝑒 7 𝑚𝑖𝑙𝑖𝑜𝑛𝑖 𝑑𝑖 𝑝𝑒𝑟𝑠𝑜𝑛𝑒 𝑣𝑖𝑣𝑒𝑣𝑎𝑛𝑜 𝑛𝑒𝑙𝑙𝑒 𝑟𝑒𝑔𝑖𝑜𝑛𝑖 𝑑𝑖 𝐷𝑜𝑛𝑒𝑡𝑠𝑘 𝑒 𝐿𝑢ℎ𝑎𝑛𝑠𝑘. 𝐴𝑙𝑙'𝑖𝑛𝑖𝑧𝑖𝑜 𝑑𝑒𝑙 2024 𝑛𝑒 𝑒𝑟𝑎𝑛𝑜 𝑟𝑖𝑚𝑎𝑠𝑡𝑒 𝑎𝑝𝑝𝑒𝑛𝑎 𝑡𝑟𝑒 𝑚𝑖𝑙𝑖𝑜𝑛𝑖. 𝐿𝑎 𝑟𝑒𝑔𝑖𝑜𝑛𝑒 ℎ𝑎 𝑞𝑢𝑖𝑛𝑑𝑖 𝑝𝑒𝑟𝑠𝑜 𝑚𝑒𝑡𝑎̀ 𝑑𝑒𝑙𝑙𝑎 𝑠𝑢𝑎 𝑝𝑜𝑝𝑜𝑙𝑎𝑧𝑖𝑜𝑛𝑒. 𝐿𝑒 𝑝𝑒𝑟𝑠𝑜𝑛𝑒 𝑛𝑜𝑛 𝑓𝑢𝑔𝑔𝑜𝑛𝑜 𝑠𝑜𝑙𝑜 𝑑𝑎𝑖 𝑏𝑜𝑚𝑏𝑎𝑟𝑑𝑎𝑚𝑒𝑛𝑡𝑖, 𝑓𝑢𝑔𝑔𝑜𝑛𝑜 𝑑𝑎𝑙𝑙𝑎 𝑟𝑒𝑝𝑟𝑒𝑠𝑠𝑖𝑜𝑛𝑒, 𝑑𝑎𝑙𝑙𝑎 𝑝𝑟𝑜𝑠𝑝𝑒𝑡𝑡𝑖𝑣𝑎 𝑑𝑖 𝑢𝑛𝑎 𝑣𝑖𝑡𝑎 𝑖𝑚𝑝𝑜𝑠𝑠𝑖𝑏𝑖𝑙𝑒 𝑝𝑟𝑖𝑣𝑎𝑡𝑎 𝑑𝑖 𝑜𝑔𝑛𝑖 𝑙𝑖𝑏𝑒𝑟𝑡𝑎̀. 𝐸 𝑜𝑟𝑎, 𝑖𝑛 𝑞𝑢𝑒𝑠𝑡𝑜 𝑙𝑢𝑜𝑔𝑜 𝑏𝑟𝑢𝑐𝑖𝑎𝑡𝑜 𝑒 𝑑𝑒𝑠𝑜𝑙𝑎𝑡𝑜, 𝑖𝑙 𝐶𝑟𝑒𝑚𝑙𝑖𝑛𝑜 𝑠𝑡𝑎 𝑖𝑛𝑖𝑧𝑖𝑎𝑛𝑑𝑜 𝑎 𝑖𝑚𝑝𝑜𝑟𝑡𝑎𝑟𝑒 𝑎 𝑙𝑜𝑡𝑡𝑖 𝑙𝑎 𝑠𝑢𝑎 "𝑚𝑎𝑡𝑒𝑟𝑖𝑎 𝑢𝑚𝑎𝑛𝑎". 𝑁𝑒𝑙𝑙'𝑒𝑠𝑡𝑎𝑡𝑒 𝑑𝑒𝑙 2026, 𝑠𝑖 𝑐𝑜𝑛𝑡𝑎𝑣𝑎𝑛𝑜 𝑔𝑖𝑎̀ 𝑡𝑟𝑎 𝑖 200.000 𝑒 𝑖 300.000 𝑟𝑢𝑠𝑠𝑖 𝑑𝑖 𝑒𝑡𝑛𝑖𝑎 𝑟𝑢𝑠𝑠𝑎 𝑖𝑛 𝐶𝑟𝑖𝑚𝑒𝑎 𝑒 𝑎 𝑆𝑒𝑏𝑎𝑠𝑡𝑜𝑝𝑜𝑙𝑖. 𝐸 𝑛𝑜𝑛 𝑒̀ 𝑎𝑏𝑏𝑎𝑠𝑡𝑎𝑛𝑧𝑎: 𝑒𝑛𝑡𝑟𝑜 𝑖𝑙 2042, 𝑝𝑟𝑒𝑣𝑒𝑑𝑜𝑛𝑜 𝑑𝑖 𝑎𝑔𝑔𝑖𝑢𝑛𝑔𝑒𝑟𝑛𝑒 𝑎𝑙𝑡𝑟𝑖 130.000 𝑠𝑜𝑙𝑜 𝑎 𝑆𝑒𝑏𝑎𝑠𝑡𝑜𝑝𝑜𝑙𝑖. 𝐴 𝑒𝑠𝑡 𝑒 𝑎 𝑠𝑢𝑑, 𝑙𝑎 𝑠𝑖𝑡𝑢𝑎𝑧𝑖𝑜𝑛𝑒 𝑒̀ 𝑎𝑙𝑡𝑟𝑒𝑡𝑡𝑎𝑛𝑡𝑜 𝑜𝑟𝑟𝑖𝑏𝑖𝑙𝑒. 𝑁𝑒𝑙 2024, 𝑖𝑛 𝑞𝑢𝑒𝑠𝑡𝑒 𝑟𝑒𝑔𝑖𝑜𝑛𝑖 𝑠𝑖 𝑐𝑜𝑛𝑡𝑎𝑣𝑎𝑛𝑜 𝑐𝑖𝑟𝑐𝑎 200.000 𝑟𝑢𝑠𝑠𝑖 𝑑𝑖 𝑒𝑡𝑛𝑖𝑎 𝑟𝑢𝑠𝑠𝑎 𝑒 𝑎𝑙𝑡𝑟𝑖 100.000 𝑙𝑎𝑣𝑜𝑟𝑎𝑡𝑜𝑟𝑖 𝑚𝑖𝑔𝑟𝑎𝑛𝑡𝑖”.

↪️ Torniamo a Mariupol. Le autorità di occupazione hanno classificato circa 25.000 appartamenti con la dicitura "senza proprietario". Quando un immobile viene segnalato come privo di proprietario viene prima iscritto in un registro, dopodiché passa all'amministrazione occupante. I cittadini ucraini che sono rimasti in Mariupol, per dimostrare il loro diritto alla proprietà immobiliare sono costretti a chiedere un passaporto russo e a registrare la proprietà nel catasto russo: un processo lungo, costoso e rischioso. Per registrare i propri diritti, infatti, necessitano di un permesso speciale rilasciato da un organo collegiale della Repubblica Popolare di Donetsk, permesso che non può essere ottenuto al di fuori del territorio occupato. Dal dicembre 2025, le autorità di occupazione hanno inoltre privato i cittadini ucraini della possibilità di rilasciare procure tramite le ambasciate russe.

Come poter convincere un cittadino russo a trasferirsi nella città distrutta, affrontare nuove difficoltà e inventare una nuova vita per sé e per i propri familiari? La risposta è semplice: con denaro e beni rubati. Funzionari e forze di sicurezza ricevono stipendi doppi, chi non può accedere al mutuo agevolato e deve pagare l'affitto riceve dallo Stato un'indennità mensile a parziale copertura dell'importo. Di conseguenza, un piccolo funzionario russo si ritrova con una cifra mensile complessiva otto volte superiore al suo stipendio abituale in madrepatria. Allo stesso tempo, gli occupanti hanno legalizzato il saccheggio degli appartamenti sottratti agli ucraini, mentre i terreni vengono suddivisi in appezzamenti da regalare ai militari alimentando ulteriormente l'istinto predatorio di chi già è mentalizzato in quel senso.

▶️ Abitare un edificio costruito sui resti umani di chi vi risiedeva, e amava la sua città, non cancella i crimini commessi.
Quindi ogni funzionario russo, ogni militare, ogni migrante che si è trasferito in un territorio occupato non è un cittadino nel senso più comune del termine, è complice consapevole di quel crimine.

Il diritto internazionale, infatti, parla chiaro: il trasferimento diretto o indiretto attuato da uno Stato occupante con una parte della propria popolazione civile nel territorio occupato costituisce un crimine di guerra.

𝗩𝗲𝗿𝘀𝗼 𝗶𝗹 𝟮𝟰 𝗔𝗴𝗼𝘀𝘁𝗼: 𝗶𝗹 𝘃𝗮𝗹𝗼𝗿𝗲 𝗶𝗻𝗲𝘀𝘁𝗶𝗻𝗴𝘂𝗶𝗯𝗶𝗹𝗲 𝗱𝗲𝗹𝗹'𝗜𝗻𝗱𝗶𝗽𝗲𝗻𝗱𝗲𝗻𝘇𝗮
Nonostante i tentativi secolari di cancellare l'identità del popolo ucraino, la storia dimostra che le radici profonde non si spezzano con la violenza e le aberrazioni dell'ingegneria sociale. Proprio mentre si avvicina il 24 agosto, per celebrare il 35° Anniversario dell'Indipendenza dell'Ucraina, il sentimento di libertà e la consapevolezza delle proprie origini assumono un significato ancora più sacro e sempre più inviolabile.
L'indipendenza non è soltanto una data sul calendario ma un sentimento talmente profondo da diventare un importante gesto politico: il rifiuto morale di farsi assoggettare, dominare e indottrinare, poiché forte e incrollabile è la determinazione di custodire le radici identitarie della propria terra, della propria lingua e della propria memoria. La storia insegna che le menzogne possono cambiare le mappe per un momento, ma non riusciranno mai a soffocare la memoria di chi quella terra la porta per sempre nel cuore.

Fonti:
Censor NET
Detector Media
Focus Media – Agenzia di informazioni
Ukrainska Pravda (articolo del 26 giugno 2026)



Ricerche e testo a cura di Mauro Chiarion
(𝒎𝒄)

Indirizzo

Via Francesco Petrarca Nr 36
Turin
10126

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