24/08/2026
𝐔𝐂𝐑𝐀𝐈𝐍𝐀, 𝟑𝟓 𝐀𝐍𝐍𝐈 𝐃𝐈 𝐈𝐍𝐃𝐈𝐏𝐄𝐍𝐃𝐄𝐍𝐙𝐀
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𝗔𝘀𝘀𝗼𝗰𝗶𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗖𝘂𝗹𝘁𝘂𝗿𝗮𝗹𝗲 𝗨𝗰𝗿𝗮𝗶𝗻𝗮 𝗟𝗶𝗯𝗲𝗿𝗮
𝗿𝗲𝗻𝗱𝗲 𝗼𝗺𝗮𝗴𝗴𝗶𝗼 𝗮𝗹𝗹𝗮 𝗥𝗲𝘀𝗶𝘀𝘁𝗲𝗻𝘇𝗮 𝗱𝗲𝗹 𝗣𝗼𝗽𝗼𝗹𝗼 𝗨𝗰𝗿𝗮𝗶𝗻𝗼
𝗰𝗼𝗻𝘁𝗿𝗼 𝗹'𝗶𝗻𝘃𝗮𝘀𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗿𝘂𝘀𝘀𝗮
𝗿𝗮𝗰𝗰𝗼𝗻𝘁𝗮𝗻𝗱𝗼 𝗹𝗮 𝘀𝘁𝗼𝗿𝗶𝗮 𝗱𝗲𝗹𝗹'𝗜𝗻𝗻𝗼 𝗻𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗮𝗹𝗲
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Insieme alla bandiera, l'inno nazionale rappresenta il momento supremo dell'identità di un popolo, il momento in cui ogni cittadino si riconosce nelle parole e nelle note di un canto che testimonia appartenenza e unicità.
Quando un Paese viene brutalmente aggredito e invaso, ferito ma non ucciso, oppresso ma non piegato, e coraggiosamente si batte con tutte le sue forze per la propria sopravvivenza, quel canto esprime una potenza incredibile: riaffermare la volontà di libertà e indipendenza.
Celebrare il 35° anniversario dell'Indipendenza, il quinto dall'inizio dell'invasione su larga scala, assume significati e valori che non trovano eguali nella storia dell'Ucraina poiché riassume secoli di lotte per la libertà collegando generazioni di combattenti del passato con coloro che difendono il Paese oggi.
𝐄𝐮𝐫𝐨𝐦𝐚𝐢𝐝𝐚𝐧, 𝐥'𝐈𝐧𝐧𝐨 𝐍𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐚𝐥𝐞 𝐜𝐨𝐦𝐞 𝐟𝐚𝐭𝐭𝐨𝐫𝐞 𝐝𝐢 𝐬𝐯𝐨𝐥𝐭𝐚
Per molto tempo, infatti, dopo il dissolvimento dell'Unione Sovietica e dalla proclamazione dell'Indipendenza, l’Inno Nazionale veniva suonato durante le cerimonie statali o prima delle partite di calcio della squadra nazionale, come la prassi e il protocollo normalmente richiedevano.
Ma tra il novembre 2013 e il febbraio 2014, con l’avvento di Euromaidan, tutto cambia: da semplice protocollo formale l'Inno nazionale viene percepito come vera e propria forza morale. Migliaia di cittadini, radunati in Piazza dell'Indipendenza per protestare contro la decisione del presidente filorusso Viktor Janukovych di sospendere l'accordo di associazione con l'Unione Europea, sotto la pressione di Mosca, riscoprono in quelle parole i valori di un destino di lotta per la libertà.
𝐋’𝐈𝐧𝐧𝐨 𝐍𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐚𝐥𝐞 𝐬𝐢𝐦𝐛𝐨𝐥𝐨 𝐝𝐢 𝐫𝐢𝐧𝐚𝐬𝐜𝐢𝐭𝐚
Con gli eventi di Maidan “𝑆ℎ𝑐ℎ𝑒 𝑛𝑒 𝑣𝑚𝑒𝑟𝑙𝑎 𝑈𝑘𝑟𝑎𝑖𝑛𝑎” è diventato più di un inno, è diventato il canto degli ucraini, un'intima preghiera nella quale trovare coraggio e fede per superare le difficoltà. Durante lo sgombero violento del 30 novembre i giovani ucraini cantavano l’inno, come se queste parole proteggerli dalla brutalità della polizia antisommossa. Durante gli scontri del 18-20 febbraio i cittadini che tenevano la difesa intorno Maidan chiedevano che fosse cantato l’Inno Nazionale e al palco della piazza gli attivisti intonarono“𝑆ℎ𝑐ℎ𝑒 𝑛𝑒 𝑣𝑚𝑒𝑟𝑙𝑎 𝑈𝑘𝑟𝑎𝑖𝑛𝑎”. In quei momenti drammatici l'Inno, divenuto canto, poesia e preghiera, ha dato la forza di resistere e continuare a combattere per un futuro migliore.
Oggi l'Inno risuona nelle trincee al fronte come fonte di coraggio e di fede infinita nella vittoria finale.
“𝑵𝒐𝒏 𝒆̀ 𝒂𝒏𝒄𝒐𝒓𝒂 𝒎𝒐𝒓𝒕𝒂 𝒍𝒂 𝒈𝒍𝒐𝒓𝒊𝒂 𝒅𝒆𝒍𝒍'𝑼𝒄𝒓𝒂𝒊𝒏𝒂,
𝒏𝒆́ 𝒍𝒂 𝒔𝒖𝒂 𝒍𝒊𝒃𝒆𝒓𝒕𝒂̀,
𝒂 𝒏𝒐𝒊, 𝒈𝒊𝒐𝒗𝒂𝒏𝒊 𝒇𝒓𝒂𝒕𝒆𝒍𝒍𝒊, 𝒊𝒍 𝒅𝒆𝒔𝒕𝒊𝒏𝒐 𝒔𝒐𝒓𝒓𝒊𝒅𝒆𝒓𝒂̀ 𝒂𝒏𝒄𝒐𝒓𝒂.
𝑰 𝒏𝒐𝒔𝒕𝒓𝒊 𝒏𝒆𝒎𝒊𝒄𝒊 𝒔𝒄𝒐𝒎𝒑𝒂𝒓𝒊𝒓𝒂𝒏𝒏𝒐, 𝒄𝒐𝒎𝒆 𝒓𝒖𝒈𝒊𝒂𝒅𝒂 𝒂𝒍 𝒔𝒐𝒍𝒆,
𝒆 𝒂𝒏𝒄𝒉𝒆 𝒏𝒐𝒊, 𝒇𝒓𝒂𝒕𝒆𝒍𝒍𝒊, 𝒓𝒆𝒈𝒏𝒆𝒓𝒆𝒎𝒐 𝒏𝒆𝒍 𝒏𝒐𝒔𝒕𝒓𝒐 𝑷𝒂𝒆𝒔𝒆 𝒍𝒊𝒃𝒆𝒓𝒐.
𝑫𝒂𝒓𝒆𝒎𝒐 𝒂𝒏𝒊𝒎𝒂 𝒆 𝒄𝒐𝒓𝒑𝒐 𝒑𝒆𝒓 𝒍𝒂 𝒏𝒐𝒔𝒕𝒓𝒂 𝒍𝒊𝒃𝒆𝒓𝒕𝒂̀,
𝒆 𝒎𝒐𝒔𝒕𝒓𝒆𝒓𝒆𝒎𝒐 𝒄𝒉𝒆 𝒏𝒐𝒊, 𝒇𝒓𝒂𝒕𝒆𝒍𝒍𝒊, 𝒔𝒊𝒂𝒎𝒐 𝒅𝒊 𝒔𝒕𝒊𝒓𝒑𝒆 𝒄𝒐𝒔𝒂𝒄𝒄𝒂”
La stirpe cosacca, quello spirito indomito che torna, si rinnova e incarna lo spirito ucraino di oggi, ci racconta anche la storia di questo canto patriottico:
𝐒𝐭𝐨𝐫𝐢𝐚 𝐝𝐞𝐥𝐥'𝐈𝐧𝐧𝐨 𝐍𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐚𝐥𝐞 𝐮𝐜𝐫𝐚𝐢𝐧𝐨
Per comprendere la forza straordinaria di questo canto, occorre fare un salto indietro nel tempo fino all'autunno del 1862, nella vivace atmosfera culturale di Kyiv. Durante una serata tra amici, il giovane poeta 𝐏𝐚𝐯𝐥𝐨 𝐂𝐡𝐮𝐛𝐲𝐧𝐬𝐤𝐲𝐢 rimase profondamente colpito dall'ascolto di alcuni canti patriottici cantati da studenti serbi. Ispirato da quell'impeto di libertà, Chubynskyi compose i versi di “𝑆ℎ𝑐ℎ𝑒 𝑛𝑒 𝑣𝑚𝑒𝑟𝑙𝑎 𝑈𝑘𝑟𝑎𝑖𝑛𝑎”.
La poesia si diffuse rapidamente in modo clandestino, varcando i confini e arrivando fino in Galizia, all'epoca sotto il dominio austro-ungarico. Pubblicata nel 1863 sulla rivista "Meta" di Lviv, la lirica catturò l'attenzione di un sacerdote greco-cattolico, musicista e compositore di straordinaria sensibilità, 𝐌𝐲𝐤𝐡𝐚𝐢𝐥𝐨 𝐕𝐞𝐫𝐛𝐲𝐭𝐬𝐤𝐲𝐢. Profondamente commosso da quelle parole, Verbytskyi decise di comporre una solenne melodia, prima per voce e chitarra e poi riadattata per coro. La prima esecuzione pubblica avvenne il 10 marzo 1865 a Przemyśl (oggi in Polonia ma all'epoca Regno di Galizia), in occasione di una commemorazione dedicata a Taras Shevchenko: una data diventata oggi pietra miliare, nella quale l'Ucraina celebra la Giornata Ufficiale dell'Inno Nazionale.
Curiosamente, i due padri fondatori dell'inno non si incontrarono mai di persona. Pochissimo tempo dopo la stesura del testo, il regime zarista condannò Chubynskyi all'esilio nelle regioni settentrionali della Russia per le sue "idee filoucraine e sovversive", mentre Verbytskyi continuò la sua opera culturale e pastorale nelle terre galiziane fino alla sua scomparsa.
Nonostante le persecuzioni e i divieti, la canzone non andò mai perduta. Diventò un vero e proprio inno, seppure ancora informale, che risuonò con forza durante i drammatici tentativi di indipendenza del 1917-1921 che segnarono la breve ma intensa esperienza della Repubblica Popolare di Ucraina. Seguirono i lunghi decenni dell'occupazione sovietica, quando intonare quelle note o conservare quel testo era considerato un grave reato politico e un atto di tradimento nei confronti di Mosca. Ma la memoria del popolo custodì segretamente il suo canto poetico.
𝐋'𝐚𝐩𝐩𝐫𝐨𝐯𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐮𝐟𝐟𝐢𝐜𝐢𝐚𝐥𝐞
Con la caduta del regime sovietico e il risveglio nazionale, il 15 gennaio 1992 la Verkhovna Rada approvò ufficialmente la musica di Verbytskyi come inno di Stato, mentre il 6 marzo 2003 venne approvato il testo definitivo di Chubynskyi, introducendo una sottile ma fondamentale modifica nel primo verso: da "𝑁𝑜𝑛 𝑒̀ 𝑎𝑛𝑐𝑜𝑟𝑎 𝑚𝑜𝑟𝑡𝑎 𝑙'𝑈𝑐𝑟𝑎𝑖𝑛𝑎" a "𝑁𝑜𝑛 𝑒̀ 𝑎𝑛𝑐𝑜𝑟𝑎 𝑚𝑜𝑟𝑡𝑎 𝑙𝑎 𝑔𝑙𝑜𝑟𝑖𝑎 𝑑𝑒𝑙𝑙'𝑈𝑐𝑟𝑎𝑖𝑛𝑎, 𝑛𝑒́ 𝑙𝑎 𝑠𝑢𝑎 𝑙𝑖𝑏𝑒𝑟𝑡𝑎̀", volendo così sottolineare che l'esistenza stessa della Nazione non è un'ipotesi, ma una certezza storica che mai potrà essere messa in dubbio.
𝐋'𝐞𝐫𝐞𝐝𝐢𝐭𝐚̀ 𝐝𝐢 𝐢𝐞𝐫𝐢, 𝐥𝐚 𝐩𝐫𝐨𝐦𝐞𝐬𝐬𝐚 𝐝𝐢 𝐨𝐠𝐠𝐢
Ripercorrere la storia di “𝑆ℎ𝑐ℎ𝑒 𝑛𝑒 𝑣𝑚𝑒𝑟𝑙𝑎 𝑈𝑘𝑟𝑎𝑖𝑛𝑎” alla vigilia del 35° anniversario dell'Indipendenza significa comprendere che l'Ucraina non è nata per caso né per una concessione politica (o un “errore” di Lenin, come ama ripetere Putin, colui che oggi vuole la sua cancellazione dalla faccia della terra), ma è il frutto di secoli di resistenza culturale, umana e spirituale.
Le parole scritte da Chubynskyi e la melodia composta da Verbytskyi tra le colline galiziane sono le stesse che oggi, nel 2026, sostengono la speranza degli ucraini e risuonano con dignità incrollabile nei territori liberati.
𝐔𝐧 𝐩𝐞𝐧𝐬𝐢𝐞𝐫𝐨 𝐩𝐞𝐫 𝐥𝐚 𝐑𝐞𝐬𝐢𝐬𝐭𝐞𝐧𝐳𝐚 𝐞 𝐥𝐚 𝐌𝐞𝐦𝐨𝐫𝐢𝐚
In questo 24 agosto, per il 35° anniversario dell'Indipendenza, Associazione Culturale Ucraina Libera rinnova il proprio impegno a fianco del popolo ucraino, della diaspora e delle Istituzioni cittadine per far conoscere la verità, difendere la dignità dei diritti umani e dei prigionieri per ricordare a tutti che chi lotta per la propria terra e il proprio futuro non sarà mai piegato.
Il nostro pensiero più profondo e commosso va a tutti i caduti: ai soldati che hanno dato la vita al fronte per difendere ogni centimetro della propria terra, ai civili la cui vita è stata spezzata nelle proprie case e a tutto il sangue innocente versato in nome della libertà. Va ai bambini ingiustamente strappati alle loro famiglie e deportati in Russia, a tutti i prigionieri di guerra e a tutti i civili che, inghiottiti nell'ombra delle carceri segrete russe, rischiano di scomparire nel nulla.
E va, con immutata gratitudine, a tutti coloro che con fervore incrollabile, dignità e coraggio continuano giorno dopo giorno a resistere all'invasore.
𝐅𝐢𝐧𝐜𝐡𝐞́ 𝐫𝐢𝐬𝐮𝐨𝐧𝐞𝐫𝐚̀ 𝐪𝐮𝐞𝐬𝐭𝐨 𝐜𝐚𝐧𝐭𝐨, 𝐥𝐚 𝐯𝐢𝐭𝐭𝐨𝐫𝐢𝐚 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐥𝐢𝐛𝐞𝐫𝐭𝐚̀, 𝐧𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐥𝐢𝐛𝐞𝐫𝐭𝐚̀ 𝐞 𝐩𝐞𝐫 𝐥𝐚 𝐥𝐢𝐛𝐞𝐫𝐭𝐚̀ 𝐬𝐚𝐫𝐚̀ 𝐮𝐧 𝐭𝐫𝐚𝐠𝐮𝐚𝐫𝐝𝐨 𝐢𝐧𝐞𝐯𝐢𝐭𝐚𝐛𝐢𝐥𝐞
𝐖 𝐋'𝐔𝐂𝐑𝐀𝐈𝐍𝐀 𝐋𝐈𝐁𝐄𝐑𝐀
𝐖 𝐋'𝐔𝐂𝐑𝐀𝐈𝐍𝐀 𝐈𝐍𝐃𝐈𝐏𝐄𝐍𝐃𝐄𝐍𝐓𝐄
Fonti:
Ukraine History
Istituto Adam Mickiewicz (Varsavia)
Biblioteca Scientifica Universale di Dnjpro
Ricerche storiche e testo a cura di Mauro Chiarion
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