18/04/2026
"Il sapore è nel passato, che ci rimane vivo dentro. Il gusto della vita ci viene di là, dai ricordi che ci tengono legati." (Luigi Pirandello)
Questa foto ritrae Luciano Caratto in una delle occasioni che meglio rappresentavano la sua pura e incondizionata dedizione al teatro, inteso da lui come "gioco serio", ma pur sempre il gioco più bello della vita. Quei pochi minuti prima dell'apertura del sipario seguivano a loro volta le parole d'incoraggiamento agli allievi, nei camerini, fatte sempre con il suo consueto garbo e il sorriso paterno, rassicurante. Ciò che andava in scena, sera dopo sera, era il compimento di un lavoro appassionato, curato nei minimi dettagli, un labor limae delicato ma incisivo, svolto con tutto l'amore che un creatore possa riversare nella propria creatura. La sua scuola, come un fiore, è sbocciata negli anni arricchendosi di petali che recavano l'effigie di Molière, Shakespeare, Cechov, Pirandello, Schiller, Brecht, Weiss. Ma anche Baricco, Massini, Maraini. Una poliedricità di vedute, interessi, orizzonti culturali sempre vividi e mai retorici, con l'intento di parlare al pubblico una lingua chiara, netta, portatrice di messaggi e valori. Perché Luciano credeva nel teatro come la più alta forma espressiva dell'intelletto umano, senza però mai cadere nell'intellettualismo fine a se stesso. Ciò che insegnava, nel suo costante lavoro di formatore e padagogo, portato avanti fino alla fine, era sorretto da una ferrea disciplina: educare il corpo, educare la voce, educare le emozioni. Con gentilezza e tenacia, con impegno quotidiano ed energia vibrante. Trasmettendo amore, sempre, abolendo il compiacimento estetico in favore di una totale abnegazione al sacrosanto dovere cui ogni attore deve adempiere a ogni replica: donare tutta una "vita interiore" a chi lo sta guardando.
La sua scuola, la nostra calda e accogliente casa del teatro, continuerà a vivere nell'eco della sua indimenticabile voce, nel tepore delle scenografie messe a riposare, nel profumo dei fogli che affastellavano il suo tavolo di regia e di quelli che ancora potranno prendere forma sul palcoscenico dell'infinitamente possibile.
Grazie, Maestro.