Performing The Club

Performing The Club Performing The Club è un progetto che mette in connessione arte contemporanea e club culture

The Fortress, di Dries Verhoeven[English version below]Per la 61ª edizione della La Biennale di Venezia, Dries Verhoeven...
12/05/2026

The Fortress, di Dries Verhoeven
[English version below]

Per la 61ª edizione della La Biennale di Venezia, Dries Verhoeven, in collaborazione con la curatrice Rieke Vos, presenta The Fortress, un intervento performativo che interroga criticamente il significato politico e simbolico dei Giardini della Biennale. L’opera prende avvio dalla tensione tra l’immagine di apertura internazionale incarnata dai padiglioni nazionali e il presente geopolitico segnato da nazionalismi, riarmo e politiche di chiusura.

All’interno del Rietveld Pavilion, storicamente associato agli ideali modernisti di trasparenza, progresso e democrazia, Verhoeven costruisce un dispositivo scenico di progressiva sottrazione. A intervalli regolari, una volta accolto il pubblico, pesanti serrande metalliche scorrono lentamente sulle facciate vetrate dell’edificio, oscurandone gradualmente la luminosità. Il gesto architettonico produce una trasformazione radicale dello spazio: ciò che era permeabile e condiviso diventa opaco, isolato, difensivo.

Nel progressivo affievolirsi della luce, anche i performer si allontanano dagli spettatori, come se l’oscurità stessa ridefinisse le relazioni tra i corpi. The Fortress mette così in scena il collasso di una promessa illuminista, evocando una contemporaneità attraversata da paura, disillusione e pulsioni di auto-conservazione. L’opera trasforma il padiglione in una metafora inquieta dell’Europa contemporanea: una fortezza che, nel tentativo di proteggersi, finisce per chiudersi al mondo e a se stessa.
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[English version]

The Fortress, by Dries Verhoeven

For the 61st edition of the Venice Biennale, Dries Verhoeven, in collaboration with curator Rieke Vos, presents The Fortress, a performance intervention that critically questions the political and symbolic meaning of the Biennale Gardens. The work begins with the tension between the image of international openness embodied by national pavilions and the geopolitical present marked by nationalism, rearmament, and closure policies.

Within the Rietveld Pavilion, historically associated with modernist ideals of transparency, progress, and democracy, Verhoeven constructs a scenic device of progressive subtraction. At regular intervals, once the public is welcomed, heavy metal shutters slowly slide over the glass facades of the building, gradually obscuring its brightness. The architectural gesture produces a radical transformation of space: what was permeable and shared becomes opaque, isolated, defensive.

As the light progressively fades, the performers also distance themselves from the spectators, as if darkness itself redefines the relationships between bodies. The Fortress thus stages the collapse of an Enlightenment promise, evoking a contemporaneity traversed by fear, disillusionment and drives for self-preservation. The work transforms the pavilion into a restless metaphor for contemporary Europe: a fortress that, in an attempt to protect itself, ends up closing itself off to the world and to itself.

Goditi lo spettacolo. Ignora la guerra.[English version below]Nel contesto della 61^ edizione della Biennale di Venezia,...
08/05/2026

Goditi lo spettacolo. Ignora la guerra.
[English version below]

Nel contesto della 61^ edizione della Biennale di Venezia, la manifestazione delle PussyRiot (collettivo femminista russo) e delle attiviste FEMEN (movimento femminista ucraino) ha inscritto il dissenso nello spazio pubblico come pratica estetica e politica. Attraverso una presenza volutamente perturbante, l’azione ha interrogato la legittimità simbolica del Padiglione Russia in un momento storico segnato dalla guerra in Ucraina e dalle accuse internazionali rivolte al regime di Mosca.

«Gli artisti e i curatori di questo padiglione sono stati nominati dal presidente Putin in persona col compito di propagandare un’immagine della Russia come di un paese democratico e di negare i crimini del regime contro gli ucraini ma anche contro i suoi stessi cittadini», ha dichiarato una giovane attivista durante l’azione.
L’arte può davvero essere neutrale rispetto al capitale che la finanzia o alle scelte politiche attuali?
Quando un progetto culturale smette di essere “rigenerazione” e diventa artwashing?

L’intervento ha evidenziato la tensione irrisolta tra rappresentazione culturale e responsabilità etica, mettendo in discussione l’idea di neutralità istituzionale all’interno dei grandi dispositivi espositivi internazionali. In questo senso, la protesta ha riaffermato il ruolo dell’arte come spazio di frizione critica, memoria e presa di posizione, capace di interrompere la sospensione estetica per riportare al centro l’urgenza politica del presente.
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[English version]

Enjoy the show. Ignore the war.

In the context of the 61st edition of the Venice Biennale, the protest staged by PussyRiot and activists from FEMEN inscribed dissent into public space as both an aesthetic and political practice. Through a deliberately disruptive presence, the action questioned the symbolic legitimacy of the Russian Pavilion at a historical moment marked by the war in Ukraine and by international accusations directed at the Moscow regime.

“The artists and curators of this pavilion were personally appointed by President Putin with the task of propagandizing an image of Russia as a democratic country and denying the crimes of the regime against Ukrainians, but also against its own citizens,” a young activist declared during the action.
Can art truly remain neutral with respect to the capital that funds it or the political choices of the present?
When does a cultural project cease to be “regeneration” and become artwashing?

The intervention highlighted the unresolved tension between cultural representation and ethical responsibility, challenging the idea of institutional neutrality within major international exhibition frameworks. In this sense, the protest reaffirmed the role of art as a space of critical friction, memory, and political positioning — capable of interrupting aesthetic suspension in order to bring the political urgency of the present back to the center.

“DOKU The Illusion” di Lu Yang[English version below]In occasione della 61^ Esposizione Internazionale d’Arte – La Bienn...
04/05/2026

“DOKU The Illusion” di Lu Yang
[English version below]

In occasione della 61^ Esposizione Internazionale d’Arte – La Biennale di Venezia, l’Espace Louis Vuitton Venezia presenta DOKU The Illusion, mostra personale dell’artista cinese Lu Yang, a cura di Claire Staebler, visitabile dal 7 maggio al 4 ottobre 2026. L’esposizione si inserisce nel doppio anniversario degli Espaces Louis Vuitton e del programma Hors-les-murs della Fondation Louis Vuitton, confermando il loro impegno nella promozione internazionale dell’arte contemporanea.

Il lavoro di Lu Yang si sviluppa attraverso un linguaggio visivo che attinge a manga, anime e videogiochi, utilizzati come grammatica formale per generare entità ibride che superano i confini dell’identità e della corporeità. Al centro del progetto espositivo si trova DOKU The Illusion, quarto capitolo della serie avviata nel 2019, che segue le peregrinazioni di DOKU, avatar digitale costruito a partire dal volto dell’artista.

L’installazione trasforma lo spazio in un ambiente immersivo, sospeso tra santuario e rifugio futuristico. Un grande schermo LED, disposto come un altare, accoglie il film, mentre sculture e superfici specchianti coinvolgono lo spettatore in una dimensione contemplativa. Tra paesaggi giapponesi e immagini generate dall’intelligenza artificiale, l’opera esplora i temi della reincarnazione digitale, della libertà e della natura illusoria dell’esistenza, intrecciando suggestioni buddhiste e riflessioni sulla realtà contemporanea.
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[English version]

"DOKU The Illusion" by Lu Yang

On occasion of the 61st International Art Exhibition – La Biennale di Venezia, the Espace Louis Vuitton Venezia presents DOKU The Illusion, a solo exhibition by Chinese artist Lu Yang, curated by Claire Staebler, open from May 7 to October 4, 2026. The exhibition coincides with the double anniversary of the Espaces Louis Vuitton and the Fondation Louis Vuitton's Outside the Walls program, confirming their commitment to the international promotion of contemporary art.

Lu Yang's work develops through a visual language that draws on manga, anime, and video games, which he uses as a formal grammar to generate hybrid entities that transcend the boundaries of identity and corporeality. At the heart of the exhibition project is DOKU The Illusion, the fourth installment in a series launched in 2019, which follows the wanderings of DOKU, a digital avatar constructed from the artist's face.

The installation transforms the space into an immersive environment, suspended between a sanctuary and a futuristic refuge. A large LED screen, arranged like an altar, hosts the film, while sculptures and mirrored surfaces immerse the viewer in a contemplative dimension. Between Japanese landscapes and AI-generated images, the work explores the themes of digital reincarnation, freedom, and the illusory nature of existence, intertwining Buddhist influences with reflections on contemporary reality.

Regular Animals, di beeple[English version below]La Neue Nationalgalerie di Berlino presenta per la prima volta in Germa...
01/05/2026

Regular Animals, di beeple
[English version below]

La Neue Nationalgalerie di Berlino presenta per la prima volta in Germania Regular Animals, installazione immersiva di Mike Winkelmann in arte Beeple, a cura di Lisa Botti. L’opera si configura come una riflessione stratificata sulle dinamiche di potere nell’era dell’intelligenza artificiale e della produzione massiva di immagini.
Al centro dello spazio espositivo si muovono autonomamente cani robotici dotati di teste in silicone iperrealistiche, modellate su figure come Elon Musk, Mark Zuckerberg, Jeff Bezos, Andy Warhol, Pablo Picasso, oltre allo stesso artista. In dialogo, Andy Warhol Robot (1994) di Nam June Paik introduce un antecedente storico, prefigurando l’attuale intreccio tra arte e tecnologia.

Nel tentativo di riflettere i meccanismi attraverso cui la tecnologia media e plasma la percezione collettiva, ogni robot registra l’ambiente tramite telecamere integrate, rielaborando le immagini mediante sistemi di intelligenza artificiale calibrati sullo “stile” visivo o ideologico delle personalità evocate. Il risultato si concretizza in stampe che vengono espulse dalla parte posteriore del corpo dell’animale e distribuite gratuitamente ai visitatori, completando un ciclo continuo di osservazione, elaborazione e restituzione messe in atto dalle strutture di potere contemporanee.
Tra fascinazione e perturbazione, l’installazione costruisce un ecosistema ibrido che interroga autorialità, ideologia e controllo dell’immagine, ma fa riflettere anche su questioni politiche ben più complesse.
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[English version]

Regular Animals, by beeple

The Neue Nationalgalerie in Berlin presents Regular Animals, an immersive installation by Mike Winkelmann aka Beeple, curated by Lisa Botti, for the first time in Germany. The work is a layered reflection on power dynamics in the age of artificial intelligence and mass image production.
At the center of the exhibition space, robotic dogs equipped with hyper-realistic silicone heads, modeled after figures such as Elon Musk, Mark Zuckerberg, Jeff Bezos, Andy Warhol, Pablo Picasso, and the artist himself, move autonomously. In dialogue, Nam June Paik's Andy Warhol Robot (1994) introduces a historical antecedent, prefiguring the current intertwining of art and technology.

In an attempt to reflect the mechanisms through which technology mediates and shapes collective perception, each robot records the environment via integrated cameras, reprocessing the images using artificial intelligence systems calibrated to the visual or ideological "style" of the personalities evoked. The result is embodied in prints that are expelled from the animal's posterior and distributed free of charge to visitors, completing a continuous cycle of observation, elaboration, and restitution implemented by contemporary power structures.
Between fascination and disruption, the installation constructs a hybrid ecosystem that questions authorship, ideology, and image control, but also prompts reflection on much more complex political issues.

SOLAS, di Candela Capitan[English version below]Con SOLAS, Candela Capitan costruisce una coreografia che attraversa il ...
27/04/2026

SOLAS, di Candela Capitan
[English version below]

Con SOLAS, Candela Capitan costruisce una coreografia che attraversa il confine tra palco e schermo, incarnando figure femminili ispirate all’immaginario di Chaturbate, uno tra i siti di webcamming più popolari al mondo. Il lavoro mette in scena una riflessione lucida e disturbante sull’esposizione del corpo femminile nell’epoca della comunicazione globale, dove visibilità e consumo si intrecciano alimentando i fondamenti principi di internet e social network.
La composizione si muove tra copia, ripetizione e rottura dell’immagine, evocando i meccanismi virali del web. In questo flusso iper-connesso, emerge una tensione tra individualità e standardizzazione, tra presenza e dissolvenza. La coreografia, accompagnata dalla colonna sonora di Slim Soledad (producer e dj brasiliana), amplifica questa dimensione immersiva e stratificata.

Candela Capitan, coreografa e artista sp****la, è conosciuta per il suo linguaggio radicale e visivamente potente, che indaga corpo, tecnologia e cultura pop. Il suo lavoro si colloca all’incrocio tra danza contemporanea, arti visive e immaginari digitali, affrontando tematiche urgenti come il desiderio, il controllo e la costruzione dell’identità online. La performance SOLAS diventa così uno spazio critico: un luogo in cui il corpo femminile appare, scompare e si trasforma dentro un’economia immateriale che continua ostinatamente a metterlo al centro dello sguardo, dove resta intrappolato tra costante vigilanza ed esposizione.

Foto credit
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[English version]

SOLAS, by Candela Capitan

With SOLAS, Candela Capitan creates a choreography that crosses the line between stage and screen, embodying female figures inspired by the imagery of Chaturbate, one of the world's most popular webcamming sites. The work stages a lucid and disturbing reflection on the exposure of the female body in the age of global communication, where visibility and consumption intertwine, fueling the fundamental principles of the internet and social networks.
The composition moves between copying, repetition, and image disruption, evoking the viral mechanisms of the web. In this hyper-connected flow, a tension emerges between individuality and standardization, between presence and fading. The choreography, accompanied by a soundtrack by Slim Soledad (Brazilian producer and DJ), amplifies this immersive and layered dimension.

Candela Capitan, a Spanish choreographer and artist, is known for her radical and visually powerful language, which investigates the body, technology, and pop culture. Her work lies at the intersection of contemporary dance, visual arts, and digital imagery, addressing pressing issues such as desire, control, and the construction of online identity. The SOLAS performance thus becomes a critical space: a place where the female body appears, disappears, and transforms within an immaterial economy that stubbornly places it at the center of the gaze, trapped between constant surveillance and exposure.

Photo credit

“Moyang 先祖 & Seaman 漁師 “, di Tianzhuo Chen e Siko Setyanto[English version below]Nell’ambito di “We Travel To Know Our O...
24/04/2026

“Moyang 先祖 & Seaman 漁師 “, di Tianzhuo Chen e Siko Setyanto
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Nell’ambito di “We Travel To Know Our Own Geography 2026”, Tianzhuo Chen (ASIANDOPEBOYS) e il coreografo indonesiano Siko Setyanto presentano per la prima volta a Venezia “Moyang 先祖 & Seaman 漁師 “

Pensato come un dispositivo rituale più che come una semplice performance, il lavoro attinge a immaginari legati al teatro Noh e a narrazioni arcaiche connesse al mare. Il gesto coreografico dialoga con una trama sonora stratificata, generando un ambiente percettivo in continua trasformazione. In questo spazio liminale, la distinzione tra chi guarda e chi agisce tende a sfumare, aprendo a una dimensione collettiva che richiama stati di attenzione sospesa e partecipazione sensibile, dissolvendo progressivamente il confine tra performer e pubblico.

La coreografia meditativa di Setyanto si intreccia con un paesaggio sonoro denso e immersivo, eseguito dal vivo da Nova Ruth e Kadapat, declinandosi anche in pubblicazione su vinile in edizione limitata, concepita come estensione tangibile dell’esperienza.

Curato da Kuboraum, il programma si inserisce all’interno di One Touch of Nature Makes the Whole World Kin, mostra organizzata dalla School for Curatorial Studies Venice. Le performance invece si terranno il 7 e 8 maggio, alla scuola Pier Fortunato Calvi, Castello 1808, Venezia. Evento gratuito, accesso fino a esaurimento posti.
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[English version]

“Moyang 先祖 & Seaman 漁師 “, by Tianzhuo Chen and Siko Setyanto
As part of "We Travel To Know Our Own Geography 2026," Tianzhuo Chen (ASIANDOPEBOYS) and Indonesian choreographer Siko Setyanto present "Moyang 先祖 & Seaman 漁師" for the first time in Venice.

Conceived as a ritual device rather than a simple performance, the work draws on imagery linked to Noh theater and archaic narratives connected to the sea. The essential and concentrated choreographic gesture dialogues with a layered sound texture, generating a constantly evolving perceptual environment. In this liminal space, the distinction between observer and performer tends to blur, opening up a collective dimension that evokes states of suspended attention and sensitive participation, progressively dissolving the boundary between performer and audience.

Setyanto's meditative choreography intertwines with a dense and immersive soundscape, performed live by Nova Ruth and Kadapat. The work is also available as a limited-edition vinyl release, conceived as a tangible extension of the experience.

Curated by Kuboraum, the program is part of One Touch of Nature Makes the Whole World Kin, an exhibition organized by the School for Curatorial Studies Venice. The performances will take place on May 7 and 8 at Pier Fortunato Calvi School, Castello 1808, Venice. This is a free event, subject to availability.

Marina Abramović: Balkan Erotic Epic. The Exhibition (2026)[English version below]La mostra di “Marina Abramović: Balkan...
20/04/2026

Marina Abramović: Balkan Erotic Epic. The Exhibition (2026)
[English version below]

La mostra di “Marina Abramović: Balkan Erotic Epic. The Exhibition”, inaugurata il 14 aprile al Gropius Bau di Berlino, è un progetto complesso che unisce installazioni video, sculture e performance dal vivo della celebre artista serba.

Al centro c’è l’idea che l’erotismo non sia solo sessualità, ma una forza che funge da mezzo per le comunità per confrontarsi con la morte, garantire la fertilità e ristabilire l'equilibrio nel mondo naturale. Nelle opere filmiche e performative compaiono azioni rituali forti: donne che si percuotono il petto o si massaggiano il seno in gesti di lamentazione e fertilità, oppure corpi nudi intrecciati a scheletri, immagini che mettono in scena il legame tra eros e mortalità.

Le performance inserite nella mostra amplificano questa dimensione rituale: non sono semplici atti di resistenza fisica, tipici di Abramović, ma veri “riti ricostruiti”, spesso ispirati a pratiche folkloriche in cui il corpo erotico serviva a influenzare le forze naturali o a proteggere la comunità. Qui il corpo diventa un mezzo simbolico con valenze spirituali e politiche.

L’intero progetto costruisce così un immaginario quasi mitologico dei Balcani, dove l’energia erotica è vista come potere trasformativo: capace di guarire, riequilibrare la natura e superare i confini tra individuale e collettivo.
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[English version ]

Marina Abramović: Balkan Erotic Epic. The Exhibition (2026)

The exhibition by “Marina Abramović: Balkan Erotic Epic. The Exhibition”, which opened on April 14 at the Gropius Bau in Berlin, is a complex project that combines video installations, sculptures and live performances by the famous Serbian artist.

At its core is the idea that eroticism is not just sexuality, but a force that serves as a means for communities to confront death, ensure fertility, and restore balance to the natural world. Strong ritual actions appear in film and performance works: women beating their chests or massaging their breasts in gestures of lamentation and fertility, or naked bodies intertwined with skeletons, images that stage the link between eros and mortality.

The performances included in the exhibition amplify this ritual dimension: they are not simple acts of physical resistance, typical of Abramović, but real “reconstructed rites”, often inspired by folkloric practices in which the erotic body served to influence natural forces or protect the community. Here the body becomes a symbolic medium with spiritual and political values.

The entire project thus constructs an almost mythological imagery of the Balkans, where erotic energy is seen as a transformative power: capable of healing, rebalancing nature, and transcending the boundaries between individual and collective.

Evicshen[English version below]Victoria Shen, in arte Evicshen, è un’artista statunitense che opera in una zona di attri...
20/04/2026

Evicshen
[English version below]

Victoria Shen, in arte Evicshen, è un’artista statunitense che opera in una zona di attrito dove il suono smette di essere linguaggio e diventa materia instabile. Le sue performance non si organizzano attorno a principi di armonia o ritmo, ma si sviluppano come campi di tensione in cui texture estreme e gesti sonori si scontrano e si dissolvono.

Manipolando vinili, oggetti e dispositivi autocostruiti, Shen costruisce un ecosistema caotico che rifiuta la trasparenza del segnale e la linearità dell’informazione. Il suono, nella sua pratica, non comunica: resiste. È proprio in questa resistenza che si apre uno spazio critico, dove il significato viene continuamente destabilizzato.

Il corpo dell’artista diventa così un’interfaccia primaria, un sito di negoziazione tra controllo e perdita, intenzione e accidente. Gli strumenti—ibridi, quasi protesici—estendono questa dinamica, rendendo visibile e tangibile la frizione tra l’unico e il seriale, tra il funzionale e l’assurdo.

Nel contesto della performance live, Evicshen attiva una grammatica del rumore che non cerca di essere decifrata, ma esperita. Ciò che emerge è un attraversamento: tra senso e non-senso, presenza e disorientamento, in cui l’ascolto diventa un atto fisico e situato.
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[English version]

Evicshen

Victoria Shen, aka Evicshen, is an American artist who operates in a friction zone where sound stops being language and becomes unstable matter. Her performances are not organized around principles of harmony or rhythm, but develop as fields of tension in which extreme textures and sonic gestures collide and dissolve.

By manipulating vinyl, objects, and self-built devices, Shen builds a chaotic ecosystem that rejects signal transparency and linearity of information. Sound, in its practice, does not communicate: it resists. It is precisely in this resistance that a critical space opens up, where meaning is continually destabilized.

The artist's body thus becomes a primary interface, a site of negotiation between control and loss, intention and accident. The instruments —hybrid, almost prosthetic— extend this dynamic, making visible and tangible the friction between the single and the serial, between the functional and the absurd.

In the context of the live performance, Evicshen activates a grammar of noise that does not seek to be deciphered, but experienced. What emerges is a crossing: between sense and nonsense, presence and disorientation, in which listening becomes a physical and situated act.

SIRENA, di Regina José Galindo[English version below]La performance SIRENA di Regina José Galindo, presentata nel 2023 a...
14/04/2026

SIRENA, di Regina José Galindo
[English version below]

La performance SIRENA di Regina José Galindo, presentata nel 2023 al The Watermill Center di Water Mill, New York, in occasione del Summer Benefit annuale, si configura come un intervento di forte tensione simbolica e politica. L’opera si articola attorno a un gesto tanto semplice quanto perturbante: dodici meccanici smontano progressivamente un’auto della polizia, mentre l’artista resta immobile sul sedile posteriore, esposta e silenziosa.

Questa azione mette in scena un rovesciamento dei codici di autorità e controllo, trasformando il veicolo – emblema del potere coercitivo – in un corpo vulnerabile, smembrato sotto gli occhi dello spettatore. La presenza di Galindo all’interno dell’auto intensifica il cortocircuito tra protezione e minaccia, evocando la condizione di chi subisce la violenza sistemica delle forze dell’ordine, in particolare nelle comunità marginalizzate.

Il titolo SIRENA attiva una duplice metafora: da un lato il richiamo mitologico delle sirene, figure di seduzione e pericolo; dall’altro il suono incessante dell’allarme, segnale di emergenza permanente. In questo spazio sonoro e visivo, l’opera riflette sul regime contemporaneo della sorveglianza, sul rumore come dispositivo di potere e sull’erosione della sicurezza domestica, che si trasforma in uno stato di allerta continuo, segnato da una latente “catastrofe imminente”.
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[English version]

SIREN, by Regina José Galindo

Regina José Galindo's performance SIRENA, presented in 2023 at The Watermill Center in Water Mill, New York, during the annual Summer Benefit, is a highly symbolic and politically charged intervention. The work is structured around a gesture as simple as it is disturbing: twelve mechanics progressively dismantle a police car, while the artist remains motionless in the back seat, exposed and silent.

This action stages a reversal of the codes of authority and control, transforming the vehicle – emblem of coercive power – into a vulnerable body, dismembered before the eyes of the spectator. Galindo's presence inside the car intensifies the short circuit between protection and threat, evoking the condition of those who suffer systemic law enforcement violence, particularly in marginalized communities.

The title SIREN activates a dual metaphor: on the one hand, the mythological call of sirens, figures of seduction and danger; on the other, the incessant sound of the alarm, a permanent emergency signal. In this sound and visual space, the work reflects on the contemporary regime of surveillance, on noise as a device of power and on the erosion of home security, which transforms into a state of continuous alert, marked by a latent “imminent catastrophe”.

Milano Art Week, 13 – 19 aprile 2026[English version below]Milano Art Week 2026 si configura come un dispositivo curator...
10/04/2026

Milano Art Week, 13 – 19 aprile 2026
[English version below]

Milano Art Week 2026 si configura come un dispositivo curatoriale diffuso che attiva la città attraverso una costellazione di pratiche artistiche contemporanee, in dialogo con istituzioni, fondazioni e spazi indipendenti.

Dal 13 al 19 aprile, Milano diventa un campo di sperimentazione in cui linguaggi eterogenei – dall’installazione alla performance, dalla ricerca sonora alle pratiche digitali – ridefiniscono la relazione tra opera, spazio e pubblico. Non si tratta soltanto di una programmazione espositiva, ma di una piattaforma critica che riflette sulle urgenze del presente.

Tra le presenze più rilevanti emergono figure come Anselm Kiefer, con la sua indagine materica e storica, Cao Fei, che esplora le intersezioni tra realtà virtuale e società contemporanea, e Chiharu Shiota, nota per le sue installazioni immersive capaci di costruire ambienti di memoria e connessione. Accanto a loro, artisti come Marco Fusinato ampliano il discorso performativo attraverso pratiche radicali e sonore.

Milano Art Week si conferma così come un osservatorio privilegiato sulle traiettorie dell’arte contemporanea internazionale, offrendo una mappa articolata di visioni, tensioni e possibilità.
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[English version]

Milan Art Week, April 13–19, 2026

Milan Art Week 2026 is a widespread curatorial program that activates the city through a constellation of contemporary artistic practices, in dialogue with institutions, foundations, and independent spaces.

From April 13 to 19, Milan becomes a field of experimentation where heterogeneous languages—from installation to performance, from sound research to digital practices—redefine the relationship between artwork, space, and audience. This is not just an exhibition program, but a critical platform that reflects on the urgent needs of the present.

Among the most notable figures are Anselm Kiefer, with his investigation of materials and history; Cao Fei, who explores the intersections between virtual reality and contemporary society; and Chiharu Shiota, known for her immersive installations capable of constructing environments of memory and connection. Alongside them, artists such as Marco Fusinato expand the performative discourse through radical and sonic practices.

Milan Art Week thus confirms its position as a privileged observatory on the trajectories of international contemporary art, offering a detailed map of visions, tensions, and possibilities.

‘1.0’ di 404.zero[English version below]L’installazione laser presentata da 404.zero in occasione di intervals.exhibitio...
07/04/2026

‘1.0’ di 404.zero
[English version below]

L’installazione laser presentata da 404.zero in occasione di intervals.exhibition (San Pietroburgo, 13 marzo – 18 ottobre 2026) si configura come un ambiente percettivo in cui luce e spazio si ridefiniscono reciprocamente. Attraverso l’uso di fasci laser nitidi e geometricamente orchestrati, il collettivo costruisce una trama immateriale che attraversa l’architettura, rendendo visibile ciò che solitamente sfugge allo sguardo.

L’opera non si limita a occupare lo spazio, ma lo attiva, invitando il pubblico a una fruizione dinamica e corporea. I raggi luminosi diventano superfici effimere, soglie e linee di tensione che modulano la percezione, trasformando il vuoto in un campo di possibilità sensoriali. In questo contesto, il visitatore è chiamato a negoziare continuamente la propria posizione, esplorando una dimensione sospesa tra materialità e astrazione.

Foto credits
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[English version]

‘1.0’ by 404.zero

The laser installation presented by 404.zero at intervals.exhibition (St. Petersburg, March 13 – October 18, 2026) is configured as a perceptual environment in which light and space mutually redefine each other. Through the use of sharp, geometrically orchestrated laser beams, the collective constructs an immaterial texture that runs through the architecture, making visible what usually escapes the gaze.

The work does not simply occupy the space, but activates it, inviting the audience to a dynamic and corporeal enjoyment. Light rays become ephemeral surfaces, thresholds, and lines of tension that modulate perception, transforming the void into a field of sensory possibilities. In this context, the visitor is called to continually negotiate his or her position, exploring a suspended dimension between materiality and abstraction.

Photo credits

Indirizzo

Turin
10100

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