Centro di Lettura Globeglotter

Centro di Lettura Globeglotter Un’associazione dinamica e all'avanguardia che offre un vario programma di iniziative culturali qu

GlobeGlotter è un neologismo, proposto nei primi anni '90 da un gruppo di docenti, formatori e artisti italiani e stranieri che si proponevano di trasformare un globetrotter, un giramondo, in un globe-glotter (dal greco glotta = lingua), un cittadino del mondo, senza pregiudizi, che potesse conversare in più lingue, sensibile alle sollecitazioni culturali che provengono dai luoghi e dagli ambienti più svariati.

18/06/2026

🌿🎨 ARTeNatura – La natura ispira, l’arte racconta

Ci sono luoghi che parlano attraverso il paesaggio, i colori, i silenzi e le emozioni che sanno suscitare. La natura è una fonte inesauribile di ispirazione e l’arte può diventare uno strumento prezioso per raccontarla, proteggerla e valorizzarla.

Per questo nasce ARTeNatura, un incontro aperto ad artisti, fotografi, scultori, poeti, creativi e a tutti coloro che desiderano mettere il proprio talento al servizio della bellezza del territorio.

📅 Sabato 20 giugno
🕔 Ore 17:00
📍 CEAS Casa di Ramsar – Trinitapoli

Sarà un momento di confronto, condivisione e progettazione per costruire insieme iniziative capaci di unire arte, cultura e tutela dell’ambiente.

Se conosci persone che amano esprimere attraverso l’arte il proprio legame con la natura, condividi questo invito: più saremo, più forte sarà il messaggio che riusciremo a trasmettere.

📞 Per informazioni: 349 855 2275

17/06/2026

🎙 Meet the Trainer

Dove nasce il tuo interesse per l’insegnamento della lingua inglese?

Per Manuela Kelly Calzini, Senior Academic for English Language presso Trinity College London, la risposta è profondamente personale.

Cresciuta in un contesto bilingue e multiculturale, ha sviluppato una visione dell’apprendimento linguistico in cui la lingua non è soltanto una materia di studio, ma uno strumento per costruire relazioni, identità e fiducia in sé stessi.

Per questo motivo, nella sua attività di formatrice e ricercatrice, dedica particolare attenzione allo speaking, considerandolo non solo una competenza, ma uno spazio in cui gli studenti possono trovare la propria voce e acquisire la sicurezza necessaria per utilizzarla dentro e fuori dalla classe.

📍 Brescia
📅 26–28 agosto 2026

✅ Acquistabile con Carta del Docente
✅ Attestato finale tramite piattaforma S.O.F.I.A.
✅Iscriviti al seguente link: www.trinitycollege.it/inglese/corsi-formazione-docenti/summer_school-speaking_classroom/?fbclid=IwY2xjawSd5jVleHRuA2FlbQIxMABicmlkETBidHZTM1M4VzVvWXBNWEJFc3J0YwZhcHBfaWQQMjIyMDM5MTc4ODIwMDg5MgABHs2OkEHh6RdWpjW5lohRVwiZXrayYk3w2lO_MJyXlgsYue-2Jj3-l0HFrcE2_aem_2jg-8oWH_RqEQ12QiD8LBw

17/06/2026

Viviamo in un tempo curioso: un tempo che misura il valore delle persone attraverso i simboli esteriori.
Le cariche, i titoli, i follower, i metri quadrati, le auto, i ruoli, i riconoscimenti.
Un tempo in cui la "corona" conta spesso più della "testa che la indossa".

Eppure la storia della cultura umana racconta altro.
Racconta di filosofi che possedevano poco e pensavano moltissimo.
Di poeti che abitavano stanze modeste e costruivano universi.
Di uomini e donne che non avevano alcun potere e riuscivano comunque a cambiare il destino di chi incontravano.

Forse perché il vero "regno" non è mai stato quello delimitato da mura, confini o privilegi.
Il vero regno è quello che ciascuno porta "dentro di sé".

È fatto di ascolto quando tutti parlano.
Di gentilezza quando sarebbe più semplice essere indifferenti.
Di accoglienza quando il mondo alza muri.
Di comprensione quando prevale il giudizio.

Per questo mi piace l’idea di un re senza corona. Perché le corone, prima o poi, passano di testa in testa.
Le poltrone si svuotano.
Le targhe sulle porte vengono sostituite.
Le firme sbiadiscono negli archivi.
Persino i monumenti finiscono per impolverarsi.

Ma un cuore capace di offrire rifugio resta.
Resta nella memoria di chi vi ha trovato riparo in un giorno difficile.
Resta nelle parole dette al momento giusto.
Resta nei silenzi condivisi.
Resta nelle mani tese quando nessuno guardava.

E allora, forse vale la pena ricordare una cosa semplice: Non siamo qui per "accumulare corone".
Siamo qui per "costruire Regni abitabili".

"Luoghi dell’anima" nei quali le persone possano entrare senza dover esibire credenziali, senza essere giudicate per ciò che possiedono, senza indossare maschere per essere accettate.

Un "Regno" fatto di umanità è l’unico che non conosce crisi, rivoluzioni o cadute.

E se anche le scarpe fossero consumate dal cammino, se i vestiti mostrassero le pieghe della fatica, se la vita avesse lasciato qualche toppa qua e là, poco importa.

Perché ci sono "ricchezze" che nessun conto corrente registra e nessun inventario può censire.
La più preziosa è la capacità di far sentire qualcuno "a casa".

(Alessandro Quarta - da "Il Regno delle cose che Contano")

Immagine: Opera di Atanas Matsoureff

14/06/2026

☀️📚 𝕃𝕖𝕥𝕥𝕦𝕣𝕖 𝕚𝕟 𝕧𝕒𝕔𝕒𝕟𝕫𝕒! 𝟛. 𝕖𝕕𝕚𝕫𝕚𝕠𝕟𝕖📚☀️
𝐶𝐼𝐴𝐾, 𝑆𝐼 𝐿𝐸𝐺𝐺𝐸... 𝐸 𝑆𝐼 𝑆𝐶𝐴𝑇𝑇𝐴!
𝐷𝑎𝑙 𝟏𝟓 𝐠𝐢𝐮𝐠𝐧𝐨 𝑎𝑙 𝟔 𝐬𝐞𝐭𝐭𝐞𝐦𝐛𝐫𝐞 𝑝𝑟𝑒𝑛𝑑𝑖 𝑖𝑛 𝑝𝑟𝑒𝑠𝑡𝑖𝑡𝑜 𝑢𝑛 𝑙𝑖𝑏𝑟𝑜 𝑝𝑟𝑒𝑠𝑠𝑜 𝑙𝑎 𝐵𝑖𝑏𝑙𝑖𝑜𝑡𝑒𝑐𝑎 𝐶𝑜𝑚𝑢𝑛𝑎𝑙𝑒 "𝑀𝑜𝑛𝑠. 𝑉. 𝑀𝑜𝑟𝑟𝑎", 𝑝𝑜𝑟𝑡𝑎𝑙𝑜 𝑐𝑜𝑛 𝑡𝑒 𝑒 𝑠𝑐𝑎𝑡𝑡𝑎 𝑢𝑛𝑎 𝑓𝑜𝑡𝑜 𝑛𝑒𝑙 𝑙𝑢𝑜𝑔𝑜 𝑑𝑒𝑙𝑙𝑒 𝑡𝑢𝑒 𝑣𝑎𝑐𝑎𝑛𝑧𝑒.
𝐿𝑒 𝑓𝑜𝑡𝑜 𝑠𝑎𝑟𝑎𝑛𝑛𝑜 𝑝𝑢𝑏𝑏𝑙𝑖𝑐𝑎𝑡𝑒 𝑠𝑢𝑖 𝑛𝑜𝑠𝑡𝑟𝑖 𝑠𝑜𝑐𝑖𝑎𝑙 𝑒 𝑞𝑢𝑒𝑙𝑙𝑒 𝑐ℎ𝑒 𝑜𝑡𝑡𝑒𝑟𝑟𝑎𝑛𝑛𝑜 𝑝𝑖𝑢̀ 𝑙𝑖𝑘𝑒 𝑣𝑖𝑛𝑐𝑒𝑟𝑎𝑛𝑛𝑜 𝑢𝑛 𝑙𝑖𝑏𝑟𝑜 𝑖𝑛 𝑜𝑚𝑎𝑔𝑔𝑖𝑜.
🏆 𝗖𝗮𝘁𝗲𝗴𝗼𝗿𝗶𝗲:
👶 𝟬-𝟴 𝗮𝗻𝗻𝗶
🧒 𝟵-𝟭𝟰 𝗮𝗻𝗻𝗶
🧑 𝗔𝗱𝘂𝗹𝘁𝗶
👉🏻𝗣𝗼𝘁𝗿𝗲𝘁𝗲 𝗶𝗻𝘃𝗶𝗮𝗿𝗲 𝗹𝗲 𝗳𝗼𝘁𝗼 𝗮𝗹 𝗻𝗼𝘀𝘁𝗿𝗼 𝗻𝘂𝗺𝗲𝗿𝗼
📞𝘄𝗵𝗮𝘁𝘀𝗮𝗽𝗽 𝟬𝟴𝟴𝟯 𝟮𝟱𝟰𝟴𝟱𝟭
𝗼𝗽𝗽𝘂𝗿𝗲
𝗮𝗹𝗹'𝗶𝗻𝗱𝗶𝗿𝗶𝘇𝘇𝗼 📧 𝗺𝗮𝗶𝗹 𝗯𝗶𝗯𝗹𝗶𝗼𝘁𝗲𝗰𝗮@𝗰𝗼𝗺𝘂𝗻𝗲.𝘁𝗿𝗶𝗻𝗶𝘁𝗮𝗽𝗼𝗹𝗶.𝗯𝘁.𝗶𝘁
❗𝐶𝑜𝑠𝑎 𝑎𝑠𝑝𝑒𝑡𝑡𝑎𝑡𝑒? 𝐼𝑛𝑖𝑧𝑖𝑎𝑡𝑒 𝑙𝑎 𝑠𝑓𝑖𝑑𝑎!💪🏻🏃🏻‍♀️

12/06/2026

Studenti che si spostano tra aule tematiche e una scuola più dinamica: il modello D.A.D.A. adottato dal Dell'Aquila-Staffa di Trinitapoli.

09/06/2026

La realtà a senso unico, il digitale orienta il pensiero comune.

La manipolazione digitale non impone idee, costruisce l’ambiente mentale in cui quelle idee sembrano spontanee.
C’è una manipolazione che non ha bisogno di censurare. Non vieta, non ordina, non impone una verità ufficiale. Fa qualcosa di più sottile: seleziona ciò che vediamo, ripete ciò che ci trattiene, nasconde ciò che potrebbe contraddirci e, alla lunga, ci convince che il mondo coincida con il nostro feed.

La grande illusione dell’epoca digitale è credere che tutti navighiamo nello stesso spazio. Usiamo le stesse piattaforme, apriamo gli stessi motori di ricerca, guardiamo gli stessi social, ma non vediamo la stessa realtà.
La pagina iniziale di YouTube, il flusso di Instagram, i risultati di Google, le notizie che arrivano su Facebook o TikTok sono costruiti su misura per ciascuno di noi. Non in base a ciò che è vero, utile o importante, ma in base a ciò che ha più probabilità di trattenerci.

È qui che il condizionamento diventa ambiente. L’algoritmo non deve convincerci con un discorso. Gli basta osservarci. Registra dove ci fermiamo, cosa saltiamo, cosa condividiamo, quali parole ci irritano, quali immagini ci attraggono, quali paure ci tengono incollati allo schermo.
Poi restituisce una realtà sempre più compatibile con le nostre reazioni.
Non ci mostra il mondo: ci mostra una versione del mondo ottimizzata per il nostro coinvolgimento.

Il risultato è una visione univoca della realtà. Univoca non perché uguale per tutti, ma perché chiusa per ciascuno.
Ognuno vive dentro una bolla che gli conferma di avere ragione. Chi è indignato riceve altro materiale per indignarsi. Chi ha paura riceve altre prove della propria paura. Chi diffida della scienza, delle istituzioni, dei giornali, della scuola o dell’altro schieramento politico viene accompagnato in una galleria di conferme successive.

Non serve una regia unica. Basta una metrica: aumentare il tempo di permanenza.
Questa è la differenza tra propaganda classica e persuasione algoritmica.

La propaganda del Novecento parlava a tutti con lo stesso manifesto, lo stesso slogan, lo stesso comizio.
La persuasione digitale parla a ciascuno in modo diverso. È personalizzata, invisibile, continua. Non dice “devi pensare questo”. Costruisce le condizioni perché quel pensiero ti sembri spontaneo.

Il pensiero comune, così, non nasce più dal confronto pubblico, ma dalla ripetizione privata. Ogni utente crede di essersi formato un’opinione, mentre spesso ha solo abitato abbastanza a lungo un ambiente che l’ha addestrata.

La cosa più grave non è l’errore. L’errore si corregge. La cosa più grave è la perdita del terreno comune: se io e te non vediamo più gli stessi fatti, se non incontriamo più le stesse obiezioni, se non siamo più esposti alla stessa complessità, il dialogo diventa quasi impossibile.
Non discutiamo più della realtà. Discutiamo da dentro realtà parallele.

In questo processo l’attenzione è il punto decisivo. Una mente frammentata è una mente più suggestionabile.
Per valutare una notizia bisogna fermarsi, confrontare fonti, tollerare il dubbio, aspettare prima di reagire. Ma l’ambiente digitale premia l’opposto: velocità, emozione, reazione immediata. Rabbia, paura e disgusto viaggiano meglio della cautela. Un titolo allarmante batte una spiegazione lunga. Un video scioccante batte un’analisi. Un meme batte un ragionamento.

Quando questa logica incontra i bambini, il problema cambia natura. Non parliamo più di adulti già formati che vengono distratti, polarizzati o profilati. Parliamo di menti in costruzione.
Parliamo di attenzione, linguaggio, memoria, immaginazione, regolazione emotiva. Parliamo del momento in cui un essere umano impara che cosa significa aspettare, giocare, ascoltare, desiderare, annoiarsi, inventare.
La manipolazione dei bambini non assomiglia sempre a un contenuto esplicitamente dannoso. Spesso ha il volto innocuo di video colorati, canzoncine, unboxing, slime, uova a sorpresa, cartoni automatici, clip che si susseguono senza pausa. Il problema non è il singolo video.
È la sequenza. È l’autoplay. È l’assenza di fine. È l’addestramento a ricevere stimoli rapidi, intensi, ripetitivi, senza costruzione narrativa e senza tempo interiore.
Un bambino davanti a un flusso infinito non sta semplicemente “guardando qualcosa”. Sta imparando un ritmo mentale. Impara che la noia va cancellata subito. Che l’attesa è intollerabile. Che ogni emozione deve essere sostituita dalla successiva. Che il mondo arriva già confezionato, già colorato, già deciso.
Questo condizionamento è più profondo di qualunque messaggio ideologico, perché precede le idee. Forma il modo stesso in cui le idee potranno nascere.

C’è poi un’altra manipolazione, meno visibile: quella prodotta dall’assenza degli adulti.
Non assenza fisica, ma attentiva. Genitori presenti nella stanza, ma catturati dal telefono. Bambini che cercano uno sguardo e trovano uno schermo. Conversazioni interrotte, pasti spezzati dalle notifiche, gioco libero sostituito da intrattenimento digitale.
La tecnologia non entra solo nella mente del bambino attraverso il tablet. Entra anche attraverso il volto distratto dell’adulto.

Per questo il tema non può essere ridotto al moralismo contro gli schermi. La questione è politica, educativa e culturale. Se l’infanzia diventa un mercato dell’attenzione, allora la formazione della mente viene consegnata a sistemi progettati per trattenere, non per far crescere. Se la realtà viene personalizzata fin dai primi anni, il bambino non impara a incontrare il mondo: impara a consumarne una versione filtrata.

La domanda, allora, non è se la tecnologia sia buona o cattiva.
La domanda è chi orienta l’attenzione, con quali fini e con quale responsabilità.
Una società che lascia alle piattaforme il compito di organizzare il tempo mentale dei bambini sta rinunciando a una parte essenziale della propria sovranità educativa.

La libertà non scompare di colpo.
Diventa intermittente. Si assottiglia ogni volta che una scelta viene anticipata, ogni volta che un dubbio viene sostituito da una conferma, ogni volta che un bambino viene calmato non da una relazione, ma da un flusso automatico.
È così che nasce la realtà a senso unico: non con un ordine dall’alto, ma con milioni di piccoli orientamenti quotidiani.

E proprio per questo la resistenza comincia da gesti elementari: restituire tempo all’attenzione, attrito alla scelta, lentezza alla comprensione, gioco alla crescita, contraddizione al pensiero. Non per tornare indietro, ma per impedire che il futuro venga progettato come una gabbia morbida, colorata, personalizzata e perfettamente abitabile.

(Sauro Tronconi - da "La fabbrica del pensiero comune: La nuova propaganda)

Immagine: Opera di D'Lavigne

05/06/2026

Notizie dal Tavoliere meridionale della Puglia

03/06/2026

"La civiltà occidentale non è mai stata così vicina alla caverna di Platone ormai viviamo attraverso immagini che “non esistono” più come semplici proiezioni, ma come pura virtualità [...] Il mondo si sta trasformando in una caverna proprio come quella di Platone: tutti guardano le immagini e credono che siano realtà.» (José Saramago)

Dal romanzo La caverna di José Saramago, titolo originale portoghese A Caverna, pubblicato nel 2000, che rilegge in chiave contemporanea il mito della caverna di Platone. Una visione di un mondo possibile dominato dagli spazi commerciali e dalla falsa prosperità.

Nel romanzo il protagonista è Cipriano Algor, un vasaio. Il suo piccolo mondo artigianale entra in crisi quando un enorme Centro commerciale decide di non acquistare più le sue ceramiche, preferendo oggetti di plastica. Questo “Centro” non è solo un luogo: è una grande metafora del consumo, dell’omologazione, della perdita di umanità e della trasformazione delle persone in clienti, spettatori, abitanti di una realtà prefabbricata.

Un romanzo in cui un mondo sta scomparendo mentre un altro cresce “come un gioco di specchi” e produce un’illusione ingannevole.

Un libro attuale più che mai anche dopo 26 anni, con una riflessione sempre più amara sull'età contemporanea.

01/06/2026

Indirizzo

Via Staffa, 4
Trinitapoli
76015

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