12/07/2026
Nel 1970 Gianni Rodari ricevette il premio Hans Christian Andersen per la scrittura, il massimo riconoscimento internazionale assegnato a un autore di libri per ragazzi.
Vent’anni prima, però, il suo nome poteva bastare a chiudere una porta.
Rodari era comunista, scriveva sull’Unità e dirigeva «Il Pioniere», il settimanale dell’Associazione Pionieri d’Italia. Nell’Italia della guerra fredda non erano dettagli secondari. Per una parte del mondo cattolico, quelle filastrocche e quei giochi portavano un marchio politico: materiale da tenere lontano dai bambini.
In alcuni ambienti parrocchiali la lettura del «Pioniere» venne vietata. Le ricostruzioni storiche riportano anche testimonianze di copie strappate ai ragazzi e bruciate da alcuni parroci. Ma bisogna usare le parole con precisione: Rodari non fu formalmente inserito nell’Indice dei libri proibiti del Vaticano.
Dire che fu “messo all’indice” ha senso soltanto come espressione figurata, riferita alla diffidenza e alla censura praticata in certi ambienti cattolici.
A fare paura non erano mostri, streghe o avventure troppo cupe. Era il modo in cui Rodari parlava ai bambini.
Li trattava come persone capaci di capire le ingiustizie, riconoscere l’autorità ridicola, fare domande scomode. Nelle sue storie entravano operai, poveri, maestri, prepotenti, città assurde e regole da rovesciare con una risata. La fantasia, per lui, non serviva a distrarre dalla realtà. Serviva a guardarla da un’altra posizione.
E questo, negli anni Cinquanta, poteva sembrare pericoloso.
Rodari non rispose alla diffidenza trasformandosi in un autore prudente. Continuò a scrivere. Pubblicò «Il romanzo di Cipollino», «Gelsomino nel paese dei bugiardi», «Filastrocche in cielo e in terra», «Favole al telefono». Entrò nelle scuole, parlò con insegnanti e bambini, raccolse errori, domande e invenzioni come materiale serio di lavoro.
Nel 1973 mise quel metodo nella «Grammatica della fantasia». Era una riflessione concreta sull’immaginazione, sul linguaggio e sull’educazione. L’errore diventava una possibilità narrativa. Una parola ne chiamava un’altra. Il bambino non riceveva passivamente la storia: contribuiva a costruirla.
Nel 1970 arrivò il premio Andersen. Non premiava un solo libro, ma l’intera opera e il contributo dato alla letteratura per l’infanzia. Rodari fu il primo italiano a vincere la sezione riservata agli scrittori e resta l’unico italiano ad averla ottenuta.
Non fu invece l’unico italiano premiato in assoluto: nel 2008 l’illustratore Roberto Innocenti vinse la sezione dedicata all’illustrazione. È una distinzione piccola soltanto in apparenza, perché evita di trasformare un fatto vero in una frase sbagliata.
Rodari morì nel 1980. I libri che qualcuno aveva cercato di tenere fuori dagli oratori sono rimasti nelle scuole, nelle biblioteche e nelle case.
Il divieto è passato. Le sue domande no.