La mostra personale di Cecilia Donaggio Luzzatto-Fegiz
“feMALE” al Museo Carà di Muggia, si colloca all’interno del
progetto Arte/Scienza/Tecnologia – LA ROBOTICA, promosso dal
Gruppo78. Cioè in quel percorso, intrapreso dal Gruppo78 , che
insiste sul connubio arte/scienza e che si estende alle ineludibili
espansioni tecnologiche di cui la Robotica sembra oggi uno dai
cardini più rappresentativi,
nella sua diff usione esponenziale. L’artista da sempre coltiva una ricerca sul femminile, in simbiosi
con le condizioni ambientali, sottoposte a costante degrado,
individuando una minaccia che insidia entrambi, femminile e
natura, accomunandoli. Il tema, a due diramazioni, ma con un’unica sostanza, viene
proposto in questa occasione come un’unica installazione
che s’impadronisce dell’intera sala principale. L’humus /fango
– stratifi cazione dei saperi inzialmente femminili, materia
primordiale - ne ricopre tutto il pavimento, rappresentando
l’archetipo della Grande Madre che genera un’entità cibernetica,
un fi glio /logos che se nell’universo classico detiene il potere
sapienziale, nel tempo attuale può identifi carsi nel sapere
tecnologico. La nuova entità è un maschio/MALE, dove i rimandi
semantici appaiono molto espliciti e si confi gurano ancora una
volta in una minaccia concreta che prende le sembianze di un
missile-fallo-robot, alto due metri. Cioè nel complesso sviluppo concettuale,
sull’onda del passaggio dall’era “umana” a quella “post-umana” in un processo
evolutivo dunque segnato dal progresso tecnologico, Cecilia Donaggio individua
il MALE - sulla traccia del pensiero di T. De Chardin – in una mascolinità violenta,
che ha generato due guerre mondiali all’insegna di morte e distruzione. L’intervento nello spazio del Mueo Carà, si estende ad altri simboli e presenze,
come i consueti scheletri e pesci su striscie di carta che affi orano dall’inconscio,
mentre sulle pareti si proiettano le parole della Sapienza, in un paradossale
intreccio di ascesa spirituale di caduta. Il robot - un mix di meccanica, elettronica
e scenotecnica, progettato dall’artista in collaborazione con Max Jurcev, con lo
SCIFABLAB dell’ICTP, e con la GSE, azienda che progetta sommergibili - incombe
sul visitatore, lo insegue. La minaccia che contiene si trasferisce su chi intende
avvicinarsi a questo lavoro complesso , entrandovi nelle sue pieghe. E’ la sfi da
dell’artista a realizzare un macchina, radunando diverse forze, per entrare
nello spirito dei tempi, per produrre un struttura mobile, rispondendo all’antica
aspirazione umana a ripetere in qualche modo l’atto divino della creazione. La mostra si completa anche di altre opere, concettualmente collegate
all’installazione principale, come il rullo della Sapienza e la Macchina del dolore /
Pain-box, in cui s’innesta, come pure nella sala del fango, l’espressività corporea
della performer Betta Porro, che le attraversa con il carico della sua soff erta
carnalità. Per concludersi fuori dal Museo, tra i detriti trascinati fi n là dal mare.