28/08/2026
E se per vedere "oltre" ed evolvere dovessimo essere tutti un po' folli?
Yayoi Kusama vedeva ciò che gli altri non vedono. Nel 2024, il suo universo visivo ha ispirato la comunicazione di Robe da Mati. Ma dietro ai suoi celebri pois, alle forme ripetute e alle installazioni che sembrano moltiplicarsi all'infinito, c'è una storia molto più profonda.
Fin da bambina, Kusama vive esperienze di allucinazioni e pensieri ossessivi. Invece di nasconderli, sceglie di trasformarli in arte: ciò che vede diventa colore, forma, ripetizione, infinito.
«La mia arte proviene da allucinazioni che solo io posso vedere.»
Kusama ha raccontato come creare fosse anche un modo per affrontare la propria sofferenza, traducendo in opere le immagini e le paure che la accompagnavano.
È proprio questo che ci ha ispirato: l'idea che ciò che può sembrare diverso, incomprensibile o persino difficile da vivere possa trovare una forma, un linguaggio e uno spazio per essere condiviso.
Nel 2024 abbiamo preso in prestito i suoi pois.
Nel 2026 la ricordiamo con infinito piacere.