Vento porta Poesie

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28/01/2018
23/06/2016

IL CORAGGIO DI TOMMY

…Le mie mani sfiorarono delicatamente il coperchio. Ruvido, irregolare, con lievi scanalature che testimoniano l’antichità di quel remoto manufatto in legno. Accarezzai le perline in vetro blu cangiante che ornavano i bordi dello scrigno. Quattro pesanti borchie d’oro gravarono la scatola come se contenesse al suo interno una miriade di monete, gioielli, diamanti, pietre di inestimabile valore.
Un’impercettibile fragranza di rose e violette si diffuse nella cantina. Aleggiò nell’aria come in una danza, disperdendosi poi nella foschia di quella misteriosa giornata d’autunno.
Dentro di me si scatenò una tempesta di emozioni: paura, perplessità, confusione, insicurezza, ma allo stesso tempo la curiosità di scoprire che cosa ci fosse in quel misterioso scrigno.
Era ora. Sollevai prudentemente il pesante coperchio e…
Una luce blu si sprigionò di scatto dal cofanetto. Tenue, fioca, debole, impercettibile, come la fiamma di una candela che da lì a poco si sarebbe spenta.

…A casa della nonna tutto rispecchiava l’armonia e la tranquillità di una tiepida giornata d’autunno.
Le colline tondeggianti delimitavano il cielo come una riga d’inchiostro, mentre le cagionevoli foglie di un acero erano di lì a lì per abbandonare la loro immensa famiglia per poi ammucchiarsi a mucchietti sparsi per il giardino. Qualche spruzzo di panna alto nel cielo svolazzava cullato dalla dolce brezza mattutina. Tutto all’apparenza tranquillo, solo qualche ranocchia nello stagno cristallino non smetteva mai di gracidare.
-Nonna, vuoi fare una partita a carte con me??
-Certo, a patto che non duri troppo; devo andare a pulire la stalla dello zio Bernie…
-Opss!!! Ho dimenticato le carte in cantina dall’ultima partita con nonno Joe, aspettami qui, ritorno in un baleno!!

Presto la luce blu si dissolse lentamente.
Improvvisamente, una figura femminile, piccola e snella apparì con eleganza dallo scrigno. L’apparizione si fece più nitida. La carnagione scurita dal sole risplendeva alla luce del suo sorriso, mentre i capelli le ricadevano sulle spalle acconciate in lunghe treccine color terra. Al posto delle gambe una lunga coda oscillava al vento che si sprigionava dal piccolo scrigno impreziosito da gemme pregiate.
-Uuu..nnna sssireenaa?
-Buongiorno, Tommy.
Sono Iliade, la messaggera del castello della regina Olexa. La regina ha mandato un messaggio in una pergamena. E’ proprio lì, dentro il coperchio dello scrigno; prendila e leggila con cura, infine, esegui quello che il messaggio dice.
-Cc..erto….. ehmm…

Lo scrigno si chiuse inaspettatamente.

In quel momento sembrava fossi travolto in una fiaba dove il male e il bene si scontrarono in una guerra senza fine.

Paura. Terrore. Inconsapevolezza. Cosa dovevo fare? Scappare? Avvertire la nonna di ciò che era accaduto??
Solo una cosa c’era da fare: obbedire alle parole della messaggera Iliade.

Aprii il segmento che divideva a metà il coperchio dell’antico scrigno. Era proprio vero. La pergamena esisteva davvero. Le mie mani toccarono lievemente il documento. Era leggermente umido, rovinato, con i bordi spiegazzati. Srotolai delicatamente il foglio. Mi sentivo abbastanza concitato. Non avevo la più pallida idea
di cosa stesse succedendo. Lessi attentamente:

Grazie per aver letto questa lettera, Tommy.
Sono la regina Oxana. Questo è un argomento
delicatissimo, quindi ti chiedo di prestare la massima
attenzione. Il nostro mondo sta andando in rovina a causa
di un mago malvagio, Hansel. Sta distruggendo il nostro
mondo, Il Mondo Antico, governato da nove generazioni.
Ora sono io a comando di tutto, e non so cosa fare.
Hansel è troppo potente perché io possa sconfiggerlo.
Dopo ore di ricerche, io e Iliade nella biblioteca del signor Haldor abbiamo scoperto che con una magica pozione possiamo, forse, riuscire a demolire il piano diabolico di Hansel.
Ora arrivo al punto. Ho chiamato proprio te perché, solo tu,
puoi riuscire a creare la pozione. Devi sapere, Tommy, che
molto tempo fa, tuo nonno Alfred venne rapito proprio dal vecchio mago Hansel attraverso un filtro magico. Lo fece addormentare e lo rinchiuse proprio nella cantina in cui stai leggendo questa mia lettera.

Mi fermai un attimo dalla lettura della
pergamena. Com’è possibile che nonno Alfred
sia rinchiuso in questa cantina? E per quale motivo? Continuai:

Tommy, sei un ragazzo davvero coraggioso.
Devi creare la pozione per sconfiggere il mago Hansel
utilizzando questi elementi:
-BAVA DI RANA
-PIUME DI CORVO BAVA DI LU**CA
-POLVERE DI RAGNATELA
-SUCCO DI ZUCCA
-FUNGHI VELENOSI
Fatto questo……

Ogni cosa era avvolto nel manto grigio delle
ultime ore della sera e solo una piccola luce si muoveva incerta nel piano del mio comodino.
Osservai la stanza: era enorme, perfettamente circolare e tappezzata di libri in ogni angolo.
Un sontuoso tappeto blu era adagiato sul parquet
color terra bagnata.
-Ehi, Arthur? Mi stai ascoltando?
-Certo, stavo solo pensando a come Tommy può
cavarsela nel corso di questa incredibile storia…
-Ooh… sicuro, è un’incredibile storia e penso che Tommy riuscirà a cavarsela benissimo, e credo anche che riuscirà a liberare il suo amato nonno Alfred dalle grinfie del vecchio mago Hansel.
Ora però è ora di dormire, continueremo il pezzo
di storia domani sera, buonanotte e sogni d’oro.

Con un delicato colpetto sbriciolo la friabile cialda.La porta alla bocca.Addento il biscotto leggermente croccante che ...
14/06/2016

Con un delicato colpetto sbriciolo la friabile cialda.
La porta alla bocca.
Addento il biscotto leggermente croccante che con i suoi combinati sapori stimola al mio palato tutta la sua bontà; dal dolce tocco intenso del miele, all'aroma quasi impercettibile della cannella. La debole fragranza della cialda mi lascia trasportare come una foglia al vento in autunno e invogliarmi ad assaggiarne un'altro po'.
Ora percepisco il gusto zuccherino delle amarene che, adagiate sul caldo, appena sfornato biscotto, rilasciano un succo, dolce come una carezza di una mamma.

05/05/2016
10/04/2016
QUALE SARA’ IL MIO DESTINO???????Paura. Terrore. Ansia. Queste parole balenavano nella mia mente. Il buio sembrava croll...
28/03/2016

QUALE SARA’ IL MIO DESTINO???????

Paura. Terrore. Ansia. Queste parole balenavano nella mia mente. Il buio sembrava crollarmi addosso, il coraggio svanire, la paura aumentare. Morsicai la mia coda, attorcigliai le zampe e cercai di sbirciare all’esterno della fessura rotonda. All’ improvviso il silenzio si ruppe in frantumi da una strana vocetta infantile proveniente dall’esterno che esclamava: - Polizia? Mandate qualcuno a rimuovere un’iguana dal cassonetto!!
A queste parole cercai di nascondermi sotto le bucce di mele, accatastate a mucchietti sparsi. Feci lunghi respiri profondi. Chiusi gli occhi e mi feci trasportare da vaghi pensieri; a come sarebbe stato bello riposare nel verde della natura, assaporare qualche fiorellino o fogliolina… invece di stare raggomitolata come un salame in mezzo alla spazzatura. Al di fuori di questo “recipiente” una signorina alquanto carina, si affacciò dalla fessura del bidone, forse per vedere se il ragazzo avesse avuto un’allucinazione o non avesse torto sul fatto che Io, l’iguana, sarei saltata fuori dal cassonetto dell’immondizia spaventandolo a morte; questo non lo nego, ma non avevo intenzione di impaurirlo.

Tutto è avvenuto all’alba, stavo ancora dormendo, quando il puzzo ripugnante di banane marce e gorgonzola mi svegliò di malumore; solo un profumino di avanzi di brioche stimolava i miei sensi. Pensavo che il cassonetto dell’immondizia fosse un ventre di un animale gigante o una caverna primitiva, e questo mi spaventava così tanto che non osavo neanche respirare o muovere una foglia. Quando il buio svanì e si rinchiuse nella sua corazza, sentii una grande voglia di inseguire quel filo incantato che mi avvolgeva come un abbraccio; anche se presto scoprii che era il sole. Quindi decisi di inseguirlo scappando dalla finestrella. La prima zampa si appoggiò sulla parete interna e umida del bidone, mentre la zampa sinistra uscì sfiorando la fresca brezza del mattino.
All’improvviso, appena la mia testa stava per fare capolino dall’ apertura, un ragazzo moro, all’apparenza un angioletto, avanzò verso di me. Camminava con passo veloce, mentre i suoi morbidi pantaloni cadevano ogni volta che compivano un movimento ampio. In mano portava un sacco trasparente, il quale emanava un intenso e repellente fetore, e su cui c’erano scritte queste lettere U.M.I.D.O. “Quali intenzioni ha quel ragazzo” mi domandai. Il suo sorriso smagliante risaltava sugli occhi bruni come la cioccolata, mentre le sue orecchie a sventola si potevano paragonare a quelle di elefante.
Le nostre facce si scontrarono in una battaglia di sguardi, la sensazione di paura era sempre vincitrice. Presto, il suo sorriso si trasformò in un’antipatica smorfia e il suo volto un’esplosione di paura. Un urlo di spavento si sprigionò dalla bocca del ragazzo, gli occhi scavati dal terrore.
Lui corse rapidamente dritto davanti a sé, in preda al panico. Durante la strada incontrò due giovani turisti, molto simpatici, che gli avevano chiesto: - Calmati cos’è successo? Il giovane non riusciva neanche a parlare. Capelli disordinati, guance arrossate, fiatone, lentiggini sparse ovunque sul viso terrorizzato. Un i…guana nel cassonetto!! rispose lui impaurito.

Ed ecco all’improvviso il suono assordante del clacson. Si ode, a tratti, risate di uomini, ticchetti di reti e strumenti da giardino, i sospiri del ragazzo. L’angoscia mi pervade, vorrei stillare, vorrei essere libero, vorrei… le mie ultime parole interrotte da una rete robusta e massiccia. Provai una sensazione strana. Rabbrividii. Presto mi tirò fuori da quel orribile prigione, anche se non ero tanto comoda nella rete. La luce del sole rischiarava la pelle dell’uomo, che mi stava trasportando come un salsicciotto rinchiuso. Una lacrimuccia scese vagamente sul mio muso, rivolta al ragazzo di capelli mori.
QUALE SARA’ IL MIO DESTINO???????

Una caduta inaspettataIl canto delle foglie di un pioppo mi avvertiva che sarebbe stata una meravigliosa giornata per pa...
28/02/2016

Una caduta inaspettata

Il canto delle foglie di un pioppo mi avvertiva che sarebbe stata una meravigliosa giornata per partire. Il sole, così sfavillante e lucente, sembrava più abbagliante di una monetizza gialla; mentre il cielo, come due grandi occhi celesti, sorrideva al giorno come un re al suo regno. Quella mattina, infatti, io ed i miei amici avevamo deciso di trascorrere un pomeriggio all' insegna della felicità. Dopo aver scelto il luogo adatto per una splendida giornata... partiamo!!
Ecco, il bosco. In lontananza la melodia soave di una cincia sperduta, la voce fragorosa di un torrente, la danza ritmata delle farfalle. Era un osto incantato, dove le fragranze seducenti dei fiorellini si amalgamavano come in una fiaba. Qualche tarassaco o pratolina risvegliava stranamente l'incanto nei miei occhi, curiosi di sapere ciò che la natura offre ogni giorno. A tratti udivamo il ronzio di mille insetti,attirati in basso dagli effluvi impercettibili dei fiori.
Ed ecco, nascosta da qualche albero secolare, una radura, una radura ampia e illuminata dai raggi del sole. Ci fermammo un secondo ad ammirare quel paradiso. Fra tanti alberi, forte e massiccia, una quercia. La toccai. Ruvida, irregolare, al tatto. I suoi rami intrecciati impedivamo a chiunque di arrampicarsi. Ma l'eroe più vivace della comitiva, decise ugualmente di salirci. Era Marco.
Con tono ironico disse: - E' una facilata!!! Provate anche voi!!!!!!!!
Eri provò. La sua forza era incredibile, afferrava un ramo dopo l'altro, ma la cosa diventava sempre più complicata. Noi lo incitavamo come tifosi: - Forza !!!! Ce la puoi fare!!!!
Quando mancava poco alla cima p***e l'equilibrio e il controllo del suo corpo e cadde come una pera matura dall'albero. Un volo interminabile.Quando atterrò gli corremmo subito incontro. Si notavano degli ed escoriazioni in tutto il corpo che lasciavano scorrere lunghe scie di sangue. - Non preoccupatevi, non mi sono fatto niente.
Pero' le lacrime scendevano lentamente sulla sua pelle, marrone a causa della terra. Comunque poteva andare molto peggio. E infine ridemmo tutti all' unisono,in questa meraviglia incantata.

Non c’è mai una fineL’arrivo del Natale era imminente. Gli ultimi stralci d’erba vennero subito ricoperti dal manto imma...
10/01/2016

Non c’è mai una fine

L’arrivo del Natale era imminente. Gli ultimi stralci d’erba vennero subito ricoperti dal manto immacolato della neve. Il sussurro del vento vagava fra le case, annunciando la venuta del freddo e del gelo. Tutto era illuminato dal scintillio delle luci natalizie, così sfolgoranti da sembrare più belle del sole. Le finestre erano segnate da nasi curiosi e un po’ scoraggianti, nella speranza di rivedere presto il sole. Ormai il canto dei grilli scomparve, lasciando spazio ad un silenzio lungo e penetrante. Tutto era immerso nella tranquillità di quella sera, ad eccezione dello stridio acuto delle civette.
Al confine fra il bosco e la piccola cittadina sorgeva logora una fatiscente baracca, infestata da fastidiose piante rampicanti. Dava l’idea di una casa non ospitale e trasandata, infatti, tutti ne parlavano in paese:
- Guarda che roba, tutta cadente!
- Che vergogna!
In quella logora e vecchia baracca viveva una famiglia. Per sfamare i figli i genitori dovevano sacrificare gli oggetti più importanti e preziosi della loro generazione. Erano abituati ad aiutarsi a vicenda per portare in tavola un pochino di insalata e del pane, anche se duro e vecchio della settimana precedente. In occasione del Natale avevamo portato in casa un alberello basso e contorto, addobbato con pigne e bacche secche. Ma nonostante ciò non smettevano mai di sperare che un giorno, forse, avrebbero trovato la felicità. Felicità che sarebbe arrivata anche da Tim, il fratellino malato. I suoi capelli fradici ricoprivano la fronte, che dal suo colore bianco pallido segnalava la febbre a 40. Ma la pazienza e l’amore materno che la sorella Lisel gli trasmetteva non smetteva mi di spegnersi. I suoi biondi capelli ricci risaltavano i suoi occhi celestiali. Ogni volta il piccolo Tim si perdeva nel blu cangiante dei suoi occhi, rimanendo come ipotizzato nell’intensità di quello sguardo.
Giorno dopo giorno le temperature climatiche si abbassavano e Tim ne risentiva più di tutti. Il freddo penetrava attraverso le fessure dell’umile dimora, che sembrava diventare sempre più piccola. La mamma dei due fratelli stava ormai perdendo le speranze per il piccolo figlioletto, che soffriva ogni giorno in silenzio, senza farla preoccupare. Il suo cuore batteva sempre più lento e diventava secondo dopo secondo fragile e vulnerabile. Gli occhi del papà, gremiti di lacrime, celavano l’affetto e l’amore per Tim, che ormai stava lasciando le persone che amava di più. Ma Lisa, così premurosa, credeva nella forza di Tim e pregava ogni giorno, standogli accanto per riscaldarlo con il suo respiro. Un pomeriggio, il più freddo di tutto l’inverno, Lisel prese un libro dalla mensola cadente. Lesse il titolo e lo sfogliò lentamente, annusando il profumo antico della carta. Mentre Tim era disteso sotto una coperta sfilacciata color blu notte, Lisel cominciò a leggere. La sua voce era così delicata e fioca da paragonarla a quella di un usignolo. Tim ascoltava sopportando il dolore immenso che lo trafiggeva come una spada affilata. Divenne notte quando Lisel chiuse il libro. Le stelle tappezzavano di mille diamanti sparpagliati il cielo, ormai buoi come l’animo malvagio del più temuto di tutti i tempi. Tutto era incastrato dietro nubi torbide e sinistre che invadevano il cielo come ombre minacciose.
Lisel apri lentamente gli occhi e si guardò attorno. Tutto era avvolto dal manto grigio delle ultime ore della notte e a illuminare la stanza era solo un fuocherello che si muoveva incerto nella sgangherata stufa a legna. Tim stava ancora dormendo, ma il dolore lo tormentava anche nel sonno. Lisel lo guardò: quella piccola e indifesa creaturina dagli occhi bruni la stava abbandonando ma non volle pensarci e riprese il libro. Lo aprì alla pagina piegata e senza perdere tempo rincominciò a leggere.
Un piccolo raggio di sole entrò dalla finestra della stanza e avvolse la magra corporatura di Tim. Lisel osservò per qualche istante l’ombra proiettata alle sue spalle e si ricordò quanto amava creare figure d’ombra con il papà.
Ma era solo un pensiero.
I giorni passavano. Il Natale si stava avvicinando e Lisel continuava a leggere le favole più belle per incoraggiare Tim di non mollare.
Fu Natale quando Tim aprì gli occhi. Un profumino invitante di cialde e biscotti appena sfornati gironzolava fra le case del paese. La felicità e allegria di quella magica festa rispecchiavano l’armonia fra gli amici e la gente. Tutto andava per il meglio; in tavola c’erano pietanze di ogni tipo, dall’antipasto al panettone. Ma nella tavola della famiglia perduta c’era solo un pollo tutto ossa, che la mamma aveva comprato per l’occasione.

Dopo il rigido inverno il bel tempo e la temperatura più mite infondevano buonumore e gioia negli abitanti della cittadina. Anche la piccola famiglia aveva conquistato la felicità. Il piccolo Tim aveva ripreso a camminare, con l’aiuto delle favole magiche di Lisel, che con il suo sorriso aperto e gioviale rasserenava tutto, anche il sole che stava per sorgere.

Sofia

La fratellanzaSiamo legate a un filocome anime gemelleinseparabili,due sorelleSuperiamo insiemegli ostacoli della vitada...
28/12/2015

La fratellanza

Siamo legate a un filo
come anime gemelle
inseparabili,
due sorelle
Superiamo insieme
gli ostacoli della vita
dandoci la mano
a ogni salita

TUTTA COLPA DELLE FOGLIE!In una pacifica giornata autunnale, le foglie volteggiavano nella loro ritmata e soave danza. D...
30/11/2015

TUTTA COLPA DELLE FOGLIE!

In una pacifica giornata autunnale, le foglie volteggiavano nella loro ritmata e soave danza. Dalla finestra del salotto le guardavo girare, ballare, volare, oscillare, trasportate liberamente dal soffio del vento. Quando però svaniva, le foglie si posavano leggiadre su quel tappeto verde, che pian piano avrebbe assunto le sfumature più sgargianti del rosso, del giallo, del marrone e dell'arancione. Il forte e intenso aroma della buccia di mandarino, baciata dal calore del fuoco, mi fece riportare nell'atmosfera accogliente del salotto, che rispecchiava la tranquillità di quel pomeriggio. Assorto nei miei pensieri più lontani, stavo sorseggiando il caffè, che sprigionò tutto il suo sapore nella mia bocca. La tazza era un po' bollente, quindi decisi di appoggiarlo sul tavolino e immergermi ancora per un attimo in quel quadro infuocato di suoni e colori.
All'improvviso, il rimbombo assordante di quei passi risuonò nelle mie orecchie. I suoi occhi ardevano di una luce sinistra, che ora ricordava il blu della notte, ora il grigio delle nuvole in tempesta.
L'aria calda della mia casetta compensava con il gelo del suo cuore. Il suo animo era un blocco di granito, il cuore più spietato che mai. Come una spada acuminata, alzò il dito indice, mostrando attraverso la finestra le foglie, che piroettavano al vento come danzatrici. Pulisci immediatamente quelle fogliacee! - urlò lei . altrimenti ti riduco in pezzettini!!
La sua vocina roca fece tremare la graziosa tazzina da caffè. Con tono un po' spaventato annui, deglutendo la paura che mi aveva trasmesso.
Sgattaiolai di corsa verso il giardino, con in mano il rastrello e una dose abbondante di energia. Iniziai a rastrellare come un matto. I miei movimenti, non più svogliati ed annoiati, rispecchiavano la freschezza e l'abilità di una farfalla d'estate. Però le foglie volavano via a ogni rastrellata, come tanti uccellini dal loro nido.
"Ma per tutte le foglie di sto mondo"
Il mio volto sottolineava un'espressione così infuriata da spaccare tutto quello che incontrava a portata di mano.
" ma ... aspetta aspetta ...!"
Una lampadina si accese nella mia testa acuta. Corsi all'ingresso della casa, per prendere gli ombrelli dal cestino. Ottimista come un bambino che cercava di trovare biglietto d'oro in una delle 1000 tavolette di cioccolato, appesi a mò di pipistrelli gli ombrelli ai rami più robusti degli alberi.
Le mie mani si appoggiavano al tronco. Al tatto la sua corteccia era ruvida e irregolare. Lo scossi energicamente facendo esplodere tutta la mia forza. Come per magia, le foglie volteggiavano delicatamente, posandosi poi sugli ombrelli come fogli bianchi, in attesa di essere decorati con 1000 poesie dalle parole più dolci, negli ombrelli.
"Siiii! - urlai - Sono un genio!!!!!"
Il mio volto si aprì in un enorme sorriso smagliante, che illuminava i miei denti ingialliti.
Svuotai le foglie nel recipiente, meravigliato della mia piccola impresa. Lo scricchiolio quasi impercettibile delle foglie dava inizio ad un'orchestra armonica, dai dolci cinguettii dei passeri al soffio leggero del vento.
"OHHHH!!! Adesso sì che posso sonnecchiare ancora un po'! La poltrona mi aspetta!!!"

Come un faro nel mare, la luna illumina la città con la sua luce fioca e velata. Corre, gioca, saltella nel cielo limpid...
27/11/2015

Come un faro nel mare, la luna illumina la città con la sua luce fioca e velata. Corre, gioca, saltella nel cielo limpido, celandosi poi dietro ad una nube ancora insonnolita.

L'odio non può sconfiggere l'odio, solo l'amore può farlo La guerra non può sconfiggere la guerra,solo la pace può farlo
24/11/2015

L'odio non può sconfiggere l'odio, solo l'amore può farlo
La guerra non può sconfiggere la guerra,solo la pace può farlo

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