05/09/2020
Rosaria Pace...Ricordiamo 💞
Aveva questo pallino, Carlo Alberto dalla Chiesa: voleva combattere anche culturalmente il mito dell’invincibilità della mafia. Entrato nei Carabinieri durante la seconda guerra mondiale, negli anni 70 fu il protagonista della lotta alle Brigate Rosse. Visti i suoi successi, nel 1982 venne mandato in Sicilia a combattere Costa Nostra. Ma già nelle prime settimane dal suo insediamento a Palermo, si rese conto che qualcosa non andava.
Il Generale si sentì isolato e non appoggiato pienamente dallo Stato. Caparbio com’era, non mancò di farlo notare pubblicamente, con alcune interviste durissime, in cui si lamentò del mancato sostegno dello Stato e di quei famosi «poteri speciali» che non gli vennero mai concessi: «Mi mandano in una realtà come Palermo con gli stessi poteri del prefetto di Forlì», disse amaramente.
Non fece in tempo, né a sconfiggere Cosa Nostra né ad avere quei poteri speciali. La sera del 4 settembre 1982, mentre era in auto, fu affiancato da un commando a bordo di una moto e di un auto e fu crivellato dai colpi di un Ak-47. Morì assieme alla moglie Emanuela Setti Carraro e all'agente di scorta Domenico Russo. Chi sparò fu stabilito pacificamente in un processo. Chi ne ordinò la morte, non è mai stato chiarito. In un’intervista, che alla luce di ciò che successe dopo risulta ancora più lungimirante, Giovanni Falcone disse: «In Sicilia la mafia colpisce i servitori dello Stato che lo Stato non è riuscito a proteggere».
38 anni dopo quell’omicidio, Costa Nostra è meno forte: minata dagli arresti, dai pentimenti e dalla concorrenza delle mafie straniere, avrebbe ridotto anche il suo «fatturato» a circa 1,9 miliardi di euro l’anno. Una cifra comunque enorme, ma che è di gran lunga inferiore rispetto a quella raggiunta negli anni 90 o al giro d’affari di altre mafie come ‘Ndrangheta e Camorra. Di Carlo Alberto dalla Chiesa invece resta l’operato, il ricordo e l’insegnamento profondo: «Certe cose non si fanno per coraggio, si fanno solo per guardare più serenamente negli occhi i propri figli e i figli dei nostri figli».