22/10/2024
Di come la funzione “undo” ci abbia semplificato (e complicato) la vita: oggi riflettevo di quanto il digitale e in particolare questa specifica funzione del digitale sia importante in tutti i sensi nell’approccio al “reale” di ognuno di noi.
Disegno qualcosa e sbaglio il tratto? Undo! E torno ad uno step precedente (quando ancora il foglio era bianco immacolato!). Elaboro una foto e maldestramente elimino un dettaglio fondamentale del viso? Undo! E il viso ritorna bello (o brutto!) com’era prima! Scrivo un testo e poi mi rendo conto di essermi messo in un ginepraio di parole che divagano mi allontanano da ciò che voglio dire? Undo! È tutto torna allo step precedente in cui mi pareva di essere ancora abbastanza lucido e focalizzato.
Senza colpo ferire (o meglio senza ferire noi stessi) quotidianamente, grazie al digitale, facciamo piccoli/grandi disastri ma al contempo abbiamo la prodigiosa possibilità di tornare indietro nel tempo quando tutto era ancora da decidere e non era stato “rovinato” da una scelta sciagurata. Questa è la parte che ci ha semplificato il vivere. E allora dove sta quella che ce lo ha complicato?! Credo che la complicazione stia nell’eseguire la medesima azione sul terreno dell’analogico trasponendo un gesto meccanico e automatico che nel digitale porta sempre ad un risultato atteso e aperto alla miglioria e alla “seconda occasione” su di un campo in cui le regole non sono le stesse. Il problema è proprio che l’analogico non sempre (o quasi mai) si adatta a questa logica. Allora la domanda che sorge è la seguente: siamo in grado di tenere sempre ben separati i ”due mondi”?! (traendo i benefici sia che l’uno e l’altro possono fornirci?1). Io non credo di esserne pienamente capace e lo capisco bene quando, ad esempio, disegnando supporto cartaceo mi trovo a tamburellare l’indice sul tavolo (mimando il gesto di un doppio tap che in digitale funziona benissimo per rifare qualcosa) aspettandomi che magicamente il tratto di grafite che voglio correggere scompaia. ;-)