Cultura Giapponese

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30/07/2026

๐Š๐ข๐ณ๐ฎ๐ง๐š ๐„๐ฑ๐ฉ๐จ รจ il festival italiano dedicato al cibo e alla cultura giapponese, dove tradizione e modernitร  si incontrano in unโ€™esperienza immersiva. Per tre giorni, oltre 3.000 mq si trasformano in un autentico matsuri, tra street food, workshop, mostre e spettacoli.

Un viaggio sensoriale tra Tokyo e Roma. Dove il Giappone prende vita.

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KIZUNA EXPO dal 25 al 27 ottobre 2024 cultura e cucina giapponese. Ristoranti, spettacoli, workshop e corsi di cucina nipponica.

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11/07/2026

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Avete mai sentito parlare del festival di Obon? Meglio conosciuto come Bon Festival (ใŠ็›† ), questo evento รจ una ricorrenza annuale in Giappone, nata per commemorare i propri antenati defunti. Questa ricorrenza risale a piรน di 500 anni fa ed ha origini buddiste.
Si basa sul credo secondo cui gli spiriti dei propri familiari vengano in visita in occasione di questa ricorrenza.

Tutto ha inizio con la storia di Maha Maudgalyayana, meglio conosciuto come Mokuren. Stiamo parlando del discepolo di Buddha che, piรน di 500 anni fa, usava i propri poteri per evocare lo spirito della madre defunta, scoprendo che questโ€™ultima si trovava nel regno degli spiriti affamati e soffriva.

Il Buddha consigliรฒ quindi al suo discepolo di fare numerose offerte ai monaci buddisti per liberare lo spirito della madre. Mokuren decise di fare proprio cosรฌ il 15 del settimo mese dellโ€™anno.
Per celebrare questa ricorrenza, i giapponesi accendono e appendono lanterne di carta (chลchin โ€“ ๆ็ฏ) davanti alla propria casa, che hanno il compito di guidare gli spiriti dei familiari nel loro ritorno a casa. Alcune di queste sono estremamente elaborate, create apposta per lโ€™occasione.

Anche i colori contano. Le lanterne bianche, infatti, rappresentano un familiare defunto recentemente, tra il precedente Obon e quello attuale.

Le celebrazioni sono accompagnate dalle tradizionali danze Bon Odori, che si svolgono nelle piazze e nei templi di tutto il Paese. Al termine del festival, molte lanterne galleggianti (tลrล nagashi โ€“ ็ฏ็ฑ ๆตใ—) vengono affidate ai fiumi o al mare, indicando simbolicamente agli spiriti la via per tornare al loro mondo.
Il tutto รจ accompagnato da riunioni di famiglia, visite alle tombe degli antenati e offerte di cibo presso altari domestici e templi.

Questo festival viene tradizionalmente celebrato dal 13 al 15 del settimo mese dellโ€™anno. A seconda del calendario di riferimento (solare o lunare), la cerimonia avviene a luglio o ad agosto.

La maggior parte delle regioni giapponesi lo festeggia ad agosto, con lโ€™eccezione di alcune che lo celebrano a luglio.

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22/05/2026

Una Cultura millenaria che merita rispetto.

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18/05/2026

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Affrontare l'opera di Hee-Jin Kim significa, innanzitutto, spogliare lo Zen da quel velo di estetismo esotico che la ricezione occidentale vi ha spesso proiettato. In questo saggio, la figura di Eihei Dลgen non emerge come un asceta distaccato dal mondo, ma come un "realista mistico" per il quale la veritร  ultima non risiede in una trascendenza remota, bensรฌ nella trama stessa dell'esistenza immanente.

Il fulcro del testo di Kim risiede nella capacitร  di spiegare come Dลgen abbia scardinato la domanda sul fondamento (perchรฉ?). Per il fondatore della scuola Sลtล, l'essere e il tempo sono un'unica, inscindibile quidditร . Se la metafisica occidentale, da Hegel a Heidegger, ha spesso cercato una giustificazione all'Esserci o un superamento della quotidianitร  inautentica, Dลgen propone un "Sรฌ" assoluto al presente. Come osserva Kim, la "mente quotidiana" non รจ una rassegnazione al consueto, ma la scoperta che ogni gesto ordinario โ€” il lavarsi, il mangiare, il sedere โ€” รจ l'espressione totale della natura di Budda. Non c'รจ un "lร  divino" verso cui tendere; la fioritura accade senza perchรฉ, in uno splendido groviglio di immanenza.

Kim analizza con precisione chirurgica il concetto di shinjin datsuraku ("spogliarsi di corpo e mente"). Questo passaggio non indica un'annullamento nichilista, ma una liberazione dall'ego che permette di "abitare il nulla" non come una mancanza, ma come una dimora. Qui il saggio si innesta profondamente nella cultura giapponese e la precisione rituale del monastero, che Watts definiva quasi militaresca, viene riletta da Kim come una disciplina della presenza. La forma (kata) non รจ una costrizione, ma lo strumento attraverso cui l'immanenza si manifesta nella sua purezza.

Un pregio del lavoro di Kim รจ la capacitร  di evidenziare, seppur sottotraccia, la forza spirituale che ha reso lo Zen cosรฌ congeniale alla struttura sociale giapponese. Se l'illuminazione coincide con il ritorno al quotidiano โ€” come nel decimo quadro del bue โ€” si comprende come l'etica del dovere sia potuta diventare, nei secoli successivi e specialmente nell'era Meiji, una forma di "samuraizzazione" della societร . La cessazione della domanda sul fondamento, che nello Zen รจ libertร  metafisica, รจ stata storicamente tradotta in obbedienza politica: se la realtร  รจ perfetta cosรฌ com'รจ, l'ordine sociale diventa indiscutibile.

Il saggio di Hee-Jin Kim ha il merito raro di non cedere a semplificazioni. Restituisce un Dลgen complesso, la cui filosofia sfida il nichilismo e l'idealismo occidentale proponendo una terza via: quella di un realismo che non rinuncia alla poesia del mondo, ma la ritrova nei cocci di tegola e nel sussurro del vento tra i pini. รˆ una lettura indispensabile per chiunque voglia comprendere non solo lo Zen, ma la radice stessa del pensiero giapponese e la sua capacitร  di trasformare l'assenza di fondamento nel piรน solido dei sostegni.

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16/05/2026

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Il debutto in concorso al Festival di Cannes di ๐’๐จ๐ฎ๐๐š๐ข๐ง (๐ญ๐ข๐ญ๐จ๐ฅ๐จ ๐ข๐ง๐ญ๐ž๐ซ๐ง๐š๐ณ๐ข๐จ๐ง๐š๐ฅ๐ž ๐€๐ฅ๐ฅ ๐จ๐Ÿ ๐š ๐’๐ฎ๐๐๐ž๐ง) segna un punto di svolta cruciale nella cinematografia di ๐‘๐ฒ๐ฎฬ„๐ฌ๐ฎ๐ค๐ž ๐‡๐š๐ฆ๐š๐ ๐ฎ๐œ๐ก๐ข (ๆฟฑๅฃ ็ซœไป‹, ๐‡๐š๐ฆ๐š๐ ๐ฎ๐œ๐ก๐ข ๐‘๐ฒ๐ฎฬ„๐ฌ๐ฎ๐ค๐ž).

Con una durata imponente di 196 minuti (3 ore e 16), il regista giapponese firma la sua prima opera in lingua francese, compiendo un audace trapianto geografico e culturale che non ne snatura lo stile, ma ne amplifica la portata politica. L'opera si offre al dibattito critico ben prima della sua distribuzione nelle sale italiane come una riflessione radicale sulla vulnerabilitร , sul corpo e sull'attrito insanabile tra la dignitร  dell'esistenza e le logiche della produttivitร  contemporanea.

La genesi del film risiede in una fonte letteraria e filosofica ben precisa: il volume documentario ๐Š๐ฒ๐ฎฬ„ ๐ง๐ข ๐ ๐ฎ๐š๐ข ๐ ๐š ๐ฐ๐š๐ซ๐ฎ๐ค๐ฎ ๐ง๐š๐ซ๐ฎ (ๆ€ฅใซๅ…ทๅˆใ‹ใ‚™ๆ‚ชใใชใ‚‹, ๐จ๐ฏ๐ฏ๐ž๐ซ๐จ ๐๐ฎ๐š๐ง๐๐จ ๐ฅ๐š ๐ฌ๐š๐ฅ๐ฎ๐ญ๐ž ๐ฉ๐ž๐ ๐ ๐ข๐จ๐ซ๐š ๐š๐ฅ๐ฅ'๐ข๐ฆ๐ฉ๐ซ๐จ๐ฏ๐ฏ๐ข๐ฌ๐จ), ๐œ๐ก๐ž ๐ซ๐š๐œ๐œ๐จ๐ ๐ฅ๐ข๐ž ๐ข๐ฅ ๐Ÿ๐ข๐ญ๐ญ๐จ ๐ฌ๐œ๐š๐ฆ๐›๐ข๐จ ๐ž๐ฉ๐ข๐ฌ๐ญ๐จ๐ฅ๐š๐ซ๐ž ๐ญ๐ซ๐š ๐ฅ๐š ๐Ÿ๐ข๐ฅ๐จ๐ฌ๐จ๐Ÿ๐š ๐Œ๐š๐ค๐ข๐ค๐จ ๐Œ๐ข๐ฒ๐š๐ง๐จ, ๐œ๐จ๐ฅ๐ฉ๐ข๐ญ๐š ๐๐š ๐ฎ๐ง ๐œ๐š๐ง๐œ๐ซ๐จ ๐š๐ฅ ๐ฌ๐ž๐ง๐จ ๐ข๐ง ๐Ÿ๐š๐ฌ๐ž ๐ญ๐ž๐ซ๐ฆ๐ข๐ง๐š๐ฅ๐ž, ๐ž ๐ฅ'๐š๐ง๐ญ๐ซ๐จ๐ฉ๐จ๐ฅ๐จ๐ ๐š ๐ฆ๐ž๐๐ข๐œ๐š ๐Œ๐š๐ก๐จ ๐ˆ๐ฌ๐จ๐ง๐จ.

Hamaguchi non si limita a illustrare questo dialogo, ma lo reinterpreta traducendolo nel contesto urbano e sociale della banlieue parigina. Qui i destini di due donne si incrociano in modo apparentemente fortuito: Marie-Lou Fontaine (interpretata da Virginie Efira), direttrice di una casa di cura per anziani affetti da Alzheimer, e Mari Morisaki (Tao Okamoto), una regista teatrale giapponese a cui รจ stato diagnosticato un tumore al quarto stadio.

Il nucleo tematico piรน profondo della pellicola risiede nella dialettica tra lo "spazio della cura" e il "tempo capitalista". La condotta di Marie-Lou all'interno dell'istituto assistenziale si configura come un atto di aperta resistenza: il suo tentativo di applicare il metodo Humanitude โ€” una pratica assistenziale reale focalizzata sull'empatia, sul prolungato contatto visivo e sulla verticalizzazione del paziente โ€” si scontra frontalmente con i parametri di efficienza aziendale, ottimizzazione dei costi e profitto che governano la struttura. La vecchiaia istituzionalizzata e la malattia terminale vengono cosรฌ sottratte alla loro dimensione di scarto economico per essere ricollocate al centro dell'esperienza umana.

A legare ulteriormente l'opera al pensiero critico europeo รจ la scelta di Hamaguchi di inserire nella trama un preciso riferimento alla psichiatria democratica italiana. Lo spettacolo teatrale che Mari dirige a Parigi si intitola infatti, esplicitamente in italiano, โ€œVisto da vicino nessuno รจ normaleโ€, riprendendo la celebre massima legata all'esperienza e alla rivoluzione terapeutica di Franco Basaglia. Questo omaggio non รจ formale, ma strutturale: la decostruzione delle barriere tra sano e malato, tra abile e disabile, diventa il fulcro attorno a cui ruota l'intera evoluzione del rapporto tra le due protagoniste.

Dal punto di vista formale, il regista esaspera le sue cifre stilistiche piรน riconoscibili: il primato assoluto della parola e la dilatazione del tempo cinematografico. Le oltre tre ore di proiezione non servono a far progredire l'azione in senso tradizionale, ma consentono allo spettatore di abitare lo spazio della fragilitร . Attraverso lunghi piani sequenza e dialoghi di densitร  filosofica, il tempo smette di essere una risorsa da consumare rapidamente e si trasforma nel luogo della vicinanza e dell'ascolto reciproco. Questa dinamica si riflette anche sul piano linguistico: il bilinguismo che attraversa la pellicola, con Virginie Efira che si misura direttamente con la lingua giapponese, testimonia la necessitร  di uno sforzo comunicativo profondo per superare l'isolamento della sofferenza.

Soudain si impone come un'opera rigorosa e priva di concessioni al patetismo. Hamaguchi si conferma un autore capace di utilizzare gli strumenti del cinema piรน classico โ€” la parola, il volto, l'inquadratura fissa โ€” per scardinare le convenzioni della narrazione contemporanea, consegnando una parabola politica sulla sacralitร  del fine vita e sulla necessitร  della relazione umana di fronte all'inevitabilitร  della perdita.

10/05/2026

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Recensione critica all'antologia Haiku al femminile (Einaudi, 2026)

Lโ€™antologia curata da Cristina Banella si presenta come unโ€™operazione di recupero storico necessaria, ma apre un baratro critico che non puรฒ essere ignorato: il passaggio dallโ€™Haikudล (la Via dellโ€™Haiku) alla diaristica in metrica.

Se il pregio del volume รจ quello di mappare l'evoluzione sociale delle autrici giapponesi del Novecento, il suo limite risiede nell'accettare acriticamente la secolarizzazione di un genere che, per natura, nasce come negazione dellโ€™Io.

๐‹๐š ๐๐ž๐ซ๐ข๐ฏ๐š ๐š๐ง๐ญ๐ซ๐จ๐ฉ๐จ๐œ๐ž๐ง๐ญ๐ซ๐ข๐œ๐š ๐ž ๐ฅ๐š ๐ฆ๐จ๐ซ๐ญ๐ž ๐๐ž๐ฅ๐ฅ๐จ ๐™๐ž๐ง

Lungo tutto il percorso del volume, assistiamo a quella che il critico Yamamoto Kenkichi definirebbe la perdita dello honsh*tsu (essenza). Mentre l'haiku classico di Bashล o Issa era un esercizio di muga (assenza di sรฉ), in queste autrici lโ€™ego del poeta rioccupa prepotentemente la scena.

Prendiamo ad esempio il verso di Hosomi Ayako:

sazanami no / gotokuni kari no / tลku naru > (Le oche si allontanano / come piccole onde)

Qui l'utilizzo del "gotoku" (come) sancisce il fallimento metafisico: l'immagine non รจ piรน un'epifania immediata, ma un'analogia intellettuale. Come denunciato da Kyoshi Takahama, mescolarvi emozioni soggettive o ragionamenti significa distruggere l'haiku" (haiku o hakai suru). L'autrice non "diventa" l'oca selvatica; la usa come specchio per la propria sensibilitร  estetica.

๐ƒ๐š๐ข๐ง๐ข ๐†๐ž๐ข๐ฃ๐ฎ๐ญ๐ฌ. ๐€๐ซ๐ญ๐ž ๐๐ข ๐ฌ๐ž๐ซ๐ข๐ž ๐ ๐จ ๐‘๐ข๐ฏ๐จ๐ฅ๐ฎ๐ณ๐ข๐จ๐ง๐ž ๐ฌ๐จ๐œ๐ข๐š๐ฅ๐ž?

La domanda che il lettore critico deve porsi รจ: stiamo leggendo haiku o stiamo leggendo "versi brevi" che ne usurpano il nome? La diagnosi di Takeo Kuwabara nel suo saggio Daini Geijutsuron (1946) risuona qui con forza profetica:

"๐‹โ€™๐ก๐š๐ข๐ค๐ฎ ๐ฆ๐จ๐๐ž๐ซ๐ง๐จ ๐ฆ๐š๐ง๐œ๐š ๐๐ข ๐ฉ๐ซ๐จ๐Ÿ๐จ๐ง๐๐ข๐ญ๐šฬ€ ๐ฌ๐ฉ๐ข๐ซ๐ข๐ญ๐ฎ๐š๐ฅ๐ž... ๐žฬ€ ๐ฎ๐งโ€™๐š๐ซ๐ญ๐ž ๐๐ข ๐ฌ๐ž๐œ๐จ๐ง๐๐จ ๐จ๐ซ๐๐ข๐ง๐ž".

Molte delle autrici incluse, da Sugita Hisajo a Nakamura Teijo, hanno sostituito il retroterra classico e il vuoto Zen con la rivoluzione dei costumi. Sebbene questo abbia un valore documentale immenso per comprendere il Giappone del Novecento, dal punto di vista poetologico trasforma l'haiku in una "tazza di plastica della Coca-Cola" usata per una cerimonia del tรจ: la forma รจ rispettata, ma il sacro รจ evaporato.

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L'antologia spinge sulla "voce femminile", ma la vera critica dovrebbe vertere sulla verticalitร . Laddove l'haiku classico era verticale (un colpo secco verso l'Assoluto), l'haiku moderno proposto nel volume รจ orizzontale (una narrazione psicologica).

Se autori come Ungaretti o Quasimodo sono stati spesso accostati all'haiku per la brevitร , questa raccolta dimostra che la brevitร  non basta. ๐’๐ž๐ง๐ณ๐š ๐ข๐ฅ ๐ค๐จ๐ค๐ค๐ž๐ข (๐ฅ'๐š๐ซ๐ ๐ฎ๐ณ๐ข๐š ๐ฉ๐š๐ซ๐š๐๐จ๐ฌ๐ฌ๐š๐ฅ๐ž ๐๐ž๐ฅ๐ฅ๐จ ๐™๐ž๐ง) ๐ž ๐ฌ๐ž๐ง๐ณ๐š ๐ข๐ฅ ๐ฅ๐ž๐ ๐š๐ฆ๐ž ๐ข๐ง๐ฌ๐œ๐ข๐ง๐๐ข๐›๐ข๐ฅ๐ž ๐œ๐จ๐ง ๐ฅ๐š ๐ง๐š๐ญ๐ฎ๐ซ๐š ๐ง๐จ๐ง-๐ฌ๐ข๐ฆ๐›๐จ๐ฅ๐ข๐œ๐š, ๐ซ๐ž๐ฌ๐ญ๐š๐ง๐จ ๐ฌ๐จ๐ฅ๐จ ๐Ÿ๐Ÿ• ๐ฌ๐ข๐ฅ๐ฅ๐š๐›๐ž ๐จ๐ซ๐Ÿ๐š๐ง๐ž ๐๐ข ๐ฌ๐ฉ๐ข๐ซ๐ข๐ญ๐จ.

Haiku al femminile รจ un libro prezioso per chi vuole studiare come la modernitร  abbia "smontato" la storia giapponese, ma รจ un testo pericoloso per chi cerca la Via della Poesia. รˆ l'apoteosi del soggettivismo: un diario intimo che usa lo schema metrico come prigione o come vezzo, dimenticando che l'haiku non รจ mai stato fatto per dire "Io", ma per lasciar parlare il silenzio.

๐‚๐ก๐ข ๐œ๐ž๐ซ๐œ๐š ๐ฅ๐จ ๐™๐ž๐ง ๐ญ๐ซ๐จ๐ฏ๐ž๐ซ๐šฬ€ ๐ฌ๐จ๐ฅ๐จ ๐ฅ๐ž๐ญ๐ญ๐ž๐ซ๐š๐ญ๐ฎ๐ซ๐š; ๐œ๐ก๐ข ๐œ๐ž๐ซ๐œ๐š ๐ฅ๐š ๐ฅ๐ž๐ญ๐ญ๐ž๐ซ๐š๐ญ๐ฎ๐ซ๐š, ๐ญ๐ซ๐จ๐ฏ๐ž๐ซ๐šฬ€ ๐ฎ๐งโ€™๐จ๐ญ๐ญ๐ข๐ฆ๐š ๐œ๐ซ๐จ๐ง๐š๐œ๐š ๐๐ข ๐ฎ๐ง๐š ๐ฌ๐œ๐จ๐ฆ๐ฉ๐š๐ซ๐ฌ๐š.

In pratica l'Ukiyo-E รจ stato progressivamente sostituito dal Jikochลซ-E. Ciรฒ significa che dell'haiku รจ rimasto praticamente nulla, mentre molto c'รจ, in questa espressione breve della poesia contemporanea giapponese, del dolore fisico e psicologico dell'individuo incapace di comprendere dove va la storia.

09/05/2026

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