18/05/2026
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Affrontare l'opera di Hee-Jin Kim significa, innanzitutto, spogliare lo Zen da quel velo di estetismo esotico che la ricezione occidentale vi ha spesso proiettato. In questo saggio, la figura di Eihei Dลgen non emerge come un asceta distaccato dal mondo, ma come un "realista mistico" per il quale la veritร ultima non risiede in una trascendenza remota, bensรฌ nella trama stessa dell'esistenza immanente.
Il fulcro del testo di Kim risiede nella capacitร di spiegare come Dลgen abbia scardinato la domanda sul fondamento (perchรฉ?). Per il fondatore della scuola Sลtล, l'essere e il tempo sono un'unica, inscindibile quidditร . Se la metafisica occidentale, da Hegel a Heidegger, ha spesso cercato una giustificazione all'Esserci o un superamento della quotidianitร inautentica, Dลgen propone un "Sรฌ" assoluto al presente. Come osserva Kim, la "mente quotidiana" non รจ una rassegnazione al consueto, ma la scoperta che ogni gesto ordinario โ il lavarsi, il mangiare, il sedere โ รจ l'espressione totale della natura di Budda. Non c'รจ un "lร divino" verso cui tendere; la fioritura accade senza perchรฉ, in uno splendido groviglio di immanenza.
Kim analizza con precisione chirurgica il concetto di shinjin datsuraku ("spogliarsi di corpo e mente"). Questo passaggio non indica un'annullamento nichilista, ma una liberazione dall'ego che permette di "abitare il nulla" non come una mancanza, ma come una dimora. Qui il saggio si innesta profondamente nella cultura giapponese e la precisione rituale del monastero, che Watts definiva quasi militaresca, viene riletta da Kim come una disciplina della presenza. La forma (kata) non รจ una costrizione, ma lo strumento attraverso cui l'immanenza si manifesta nella sua purezza.
Un pregio del lavoro di Kim รจ la capacitร di evidenziare, seppur sottotraccia, la forza spirituale che ha reso lo Zen cosรฌ congeniale alla struttura sociale giapponese. Se l'illuminazione coincide con il ritorno al quotidiano โ come nel decimo quadro del bue โ si comprende come l'etica del dovere sia potuta diventare, nei secoli successivi e specialmente nell'era Meiji, una forma di "samuraizzazione" della societร . La cessazione della domanda sul fondamento, che nello Zen รจ libertร metafisica, รจ stata storicamente tradotta in obbedienza politica: se la realtร รจ perfetta cosรฌ com'รจ, l'ordine sociale diventa indiscutibile.
Il saggio di Hee-Jin Kim ha il merito raro di non cedere a semplificazioni. Restituisce un Dลgen complesso, la cui filosofia sfida il nichilismo e l'idealismo occidentale proponendo una terza via: quella di un realismo che non rinuncia alla poesia del mondo, ma la ritrova nei cocci di tegola e nel sussurro del vento tra i pini. ร una lettura indispensabile per chiunque voglia comprendere non solo lo Zen, ma la radice stessa del pensiero giapponese e la sua capacitร di trasformare l'assenza di fondamento nel piรน solido dei sostegni.