02/09/2026
Ci auguriamo che si provveda quanto prima alla consegna della cittadinanza a Don Gino.
Un uomo che ha lasciato un solco profondo nel suo passaggio a Termini Imerese, ma che la città sembrava avesse dimenticato.
Don Gino Sacchetti ad agosto del 2025 è tornato a Termini per ritirare il nostro premio speciale delle Notti Clandestine.
Abbiamo potuto stringere ancora le sue mani e ringraziarlo per tutto quello che aveva fatto per tanti giovani.
Una serata indimenticabile con le motivazioni che Roberto lesse e consegnò alla città e che qui sotto riportiamo.
Abbiamo innescato una reazione a catena per cui oltre a una onorificenza comunale, a ottobre del 2025 il consiglio comunale ha votato la cittadinanza onoraria che però ad oggi non è stata consegnata.
Siamo orgogliosi di avere causato queste reazioni con quel piccolo gattino alle Notti Clandestine, un riconoscimento così bello e condiviso, ma siamo in apprensione per non aver potuto gioire ancora nel poter partecipare alla consegna della cittadinanza.
Ci auguriamo che si provveda quanto prima.
Motivazione Premio Speciale Notti Clandestine
Oggi in questa “notte clandestina” siamo onorati di conferire un premio speciale a Don Gino Sacchetti e Don Ivo Pasa due figure che, con la forza discreta della dedizione e del servizio, hanno segnato profondamente la vita di tanti.
Attraverso ruoli diversi ma complementari all’interno dell’Opera Don Calabria, Don Gino e Don Ivo hanno saputo costruire, sostenere e ispirare progetti capaci di rispondere ai bisogni concreti delle persone più fragili, senza mai perdere di vista la dignità di ciascuno.
Il premio che oggi conferiamo è segno della nostra stima e gratitudine per il loro servizio.
Don Gino, prete emiliano, ha dedicato tutta la sua vita al servizio degli ultimi, degli emarginati, dei giovani in difficoltà, incarnando con coerenza e umiltà il carisma di San Giovanni Calabria. La sua presenza nel territorio siciliano, e in particolare nella nostra comunità, è stata un punto di riferimento per chi cerca non solo aiuto materiale, ma anche ascolto, dignità, speranza.
Attraverso un’instancabile opera educativa, sociale e pastorale, Don Gino ha saputo costruire legami autentici e duraturi, promuovendo l’inclusione, la solidarietà e la cultura della legalità. La sua opera si è tradotta in azioni concrete, in progetti nati dal basso e portati avanti con dedizione e passione, sempre guidato da una fede profonda e da uno sguardo attento alle fragilità del nostro tempo.
Don Gino ha abbracciato fin da giovane la vocazione religiosa all’interno della Famiglia Calabriana, fondata da San Giovanni Calabria. Dopo l’ordinazione sacerdotale, ha attraversato decenni di impegno pastorale e sociale in diverse regioni d’Italia, portando ovunque la testimonianza viva del carisma calabriano: “servire Cristo nei poveri”.
Ma è nella nostra terra, in Sicilia, e in particolare a Termini Imerese, che Don Gino ha lasciato un’impronta indelebile. Giunto qui negli anni ’80, si è immerso con il cuore e con l’anima nelle realtà più difficili del territorio : nel 1988 fornisce come Cappellano, assistenza spirituale ai detenuti della casa circondariale “ Cavallacci” di Termini Imerese, nell’Autunno del 1988 apre insieme ai suoi confratelli ed a un piccolo gruppo di volontari, il primo centro di ascolto, dando inizio all’accoglienza di giovani con fragilità.
Poi seguiranno :il Centro Diurno “San Cosimo” luogo di speranza per tante famiglie tormentate dal problema della tossicodipendenza, e nel 1991 i Centri Sociali “San Pietro e S Lucia” e “Rocca Rossa” due strutture ubicate in quartieri popolari che diventeranno ben presto punto di riferimento e di aggregazione per le famiglie. Aprirà inoltre la prima casa famiglia per minori “ Villa romano battaglia” ,struttura ai tempi innovativa nell’ambito degli interventi rivolti ai minori.
Ma il suo impegno più emblematico si è concretizzato nella comunità terapeutica per tossicodipendenti di “Sant’Onofrio”, da lui accompagnata e sostenuta sin dalla nascita.
Attraverso questa realtà, Don Gino ha accolto e seguito centinaia di giovani e adulti in percorsi di recupero, reinserimento e rinascita. Lo ha fatto con umanità, fermezza, empatia e una visione profonda della dignità di ogni persona, anche nei momenti più bui della dipendenza e dello smarrimento. Non solo una guida spirituale, ma anche un educatore, un padre, un testimone credibile di speranza.
E nel realizzare tutto questo, non si è mai fermato neanche quando sono arrivate le intimidazioni della mafia ed è stato sotto scorta per 7 lunghi anni. Intervistato dal giornalista Roberto Puglisi, in quegli anni bui risponde minimizzando: “ Bè mi hanno fatto sparire di recente la macchina e hanno ucciso qualche maiale . Forse facciamo il nostro lavoro bene. Comunque tutto quello che accade è uno stimolo a continuare.” Questo è Don Gino.
Nel 2007 Don Gino passa il testimone ai tanti collaboratori che hanno proseguito quanto lui aveva iniziato, guidati oggi da Don Ivo Pasa.
Don Ivo Pasa , presidente della Fondazione Don Calabria per il Sociale. Vice presidente dell’Ospedale Sacro Cuore di Negrar.
In un’epoca in cui la solidarietà rischia di diventare parola astratta, Don Ivo ci ricorda – con la concretezza del suo agire- che costruire comunità inclusive non è solo possibile , ma doveroso. Don Ivo ha guidato la delegazione europea dell’Opera Don Calabria, accompagnando comunità e progetti in Italia, Romania, Portogallo , America latina e Repubblica Dominicana. Oggi continua questo cammino con passione in Sicilia, portando avanti iniziative che parlano di accoglienza, dignità, lavoro e speranza.
A Palermo, ad esempio , la nascita di “Casa San Francesco” – un’impresa sociale nel cuore di un quartiere difficile- è la testimonianza concreta di come si possa far rifiorire la bellezza, anche laddove la cronaca racconta solo degrado. Ma non è solo un tetto, quella casa : è un luogo dove chi ha perso tutto può rimettersi in cammino.
Don Ivo ama raccontare quando durante una visita ad una delle strutture della fondazione, un giovane ospite – accolto dopo un periodo di detenzione- gli disse “Qui per la prima volta non mi hanno chiesto chi ero, ma chi volevo diventare.” E’ questo il senso profondo del suo operato: aiutare ogni persona a riscoprire la propria possibilità, la propria umanità, la propria storia non come condanna , ma come promessa.
Oggi questo premio vuole essere molto più che un semplice riconoscimento formale: è un gesto di gratitudine collettiva per due uomini che hanno saputo trasformare la loro vita in dono. Un segno di affetto e stima da parte di un’intera comunità .
Con il loro stile sobrio, lontano dai riflettori, hanno costruito reti di solidarietà, lavorando spesso in silenzio ma con un impatto evidente, che hanno trasformato vite, relazioni, prospettive. Hanno promosso una cultura dell’accoglienza e del rispetto, dando voce a chi non ne aveva, e aprendo strade di cambiamento in un contesto complesso, ma ricco di potenzialità.
Grazie, Don Gino e Don Ivo, per aver creduto in questa terra e nella sua gente. Grazie per averci insegnato che nessuno è mai perduto e che ogni persona può rinascere, se sostenuta dall’amore e dalla fiducia.
Grazie, per aver seminato speranza, per aver abitato con amore la nostra città. e per averci insegnato, ogni giorno, che la vera grandezza sta nel servire.