28/05/2026
𝐁𝐚𝐦𝐛𝐢𝐧𝐢 𝟐 — 𝐀𝐝𝐮𝐥𝐭𝐢 𝟎
E' Il risultato di questa settimana di uscite didattiche.
Partita giocata sotto il sole di fine maggio,
con odore di erba calpestata, panini al prosciutto cotto e adulti che fingono ancora di sapere come si sta al mondo.
Il primo goal lo segna un bambino davanti a uno spaventapasseri.
Cinzia sta chiudendo un sacchetto, ha gli occhi stanchi, lui la guarda un secondo appena e chiede:
“Perché sei arrabbiata?”
Lei sorride.
Dice che non è rabbia.
È il caldo, l’allergia, la stanchezza e tutte le cose vissute che ogni tanto affiorano in faccia senza chiedere permesso.
E lui aveva già capito tutto.
I bambini sono così:
non leggono le parole, leggono le crepe.
Ti guardano come si guarda il cielo prima che piova.
Secondo goal.
Ore 12:30.
Io, cinquantatreenne, dentro un cerchio di bambini urlanti, appiccicaticci, felicissimi.
Faccio lo scemo.
Indosso una maglietta vecchia che non butterò mai perché, inspiegabilmente, mi dà i superpoteri.
Uno mi fissa e dice:
“Tu puzzi.”
La maestra accenna una sgridata.
Io no.
Alzo la mano e confermo. L'ascella non mente, come i bambini.
E i bambini, quando dicono la verità, la dicono senza coltello.
La appoggiano lì, semplice, come una biglia sul pavimento.
Noi adulti invece passiamo la vita a deodorare le cose.
Le parole, le facce, i silenzi, perfino i fallimenti.
Loro no.
Loro sentono.
Per questo, cari colleghi, in quei meravigliosi programmi e stagioni per l’infanzia che mettete insieme, metteteci roba viva.
Roba che abbia giocato davvero a nascondino.
Che sappia cos’è un ginocchio sbucciato.
Che conosca il linguaggio segreto delle pozzanghere, delle mani sporche di terra e dei bambini che ti prendono l’anima mentre ti chiedono se hai caldo.
Per lavorare coi bambini non basta studiare.
Bisogna essersi consumati un po’.
Aver perso dignità in almeno cento acchiapparelle.
Aver preso lauree in lupo ghiaccio, master in cucine di fango e dottorati in “uno, due, tre… stella!”.
Perché le insegnanti… alcune le convincete.
Molte vogliono semplicemente uscire per qualche ora dalle mura della scuola.
Altre non leggono nemmeno il progetto: “quello che c’è, c’è”.
Le amministrazioni poi, sono più facili ancora:
due like messi bene, qualche parola magica, una presenza e la tessera gold del partito nel taschino.
Il sipario si apre.
Ma i bambini no.
I bambini ti vedono arrivare da lontano.
Capiscono subito se sei vero o se stai facendo il personaggio.
Ti smontano con una frase.
Ti salvano con uno sguardo.
Entrano dentro senza bussare
e si ricordano perfino il modo in cui ti siedi sull’erba.
E quando vincono due a zero,
non c’è recupero.
Solo la strana felicità
di aver perso contro qualcuno
che dice ancora la verità senza cattiveria.
Saluti e baci.