Un percorso partecipativo e interattivo nella realtà carceraria italiana. L'evento è curato dal teorico e critico d'arte Achille Bonito Oliva e da Giovanni Lamarca, comandante del reparto di Polizia Penitenziaria della locale casa circondariale, con il contributo di detenuti, personale in servizio e in pensione (Anppe), artisti, esperti e scrittori tra i quali Giulio De Mitri (artista e docente),
Roberto Lacarbonara (giornalista e critico), Anna Paola Lacatena (sociologa e scrittrice), Giovanni Guarino (attore e animatore). L'installazione consiste in un'opera site specific realizzata nel sezione femminile del carcere di Taranto. Si tratta di un percorso artistico, culturale e sociale che presenta l'esperienza detentiva come reale opportunità di crescita interiore e di apertura a possibili cambiamenti, dando modo al visitatore di percepire ciò che sono i luoghi della pena oggi al di là dei luoghi comuni proposti dal cinema o da certa informazione sensazionalistica. Innanzitutto un laboratorio sulla didattica dell'arte che ha coinvolto un gruppo di detenute fornendo non solo le basi conoscitive sulle pratiche artistiche dell'arte contemporanea ma anche, e soprattutto, sollecitando una riflessione personale sul proprio percorso esistenziale e sull'esperienza della detenzione. L'arte dimorando nella fantasia e non solo, avvia un processo di sublimazione che blocca le pulsioni negative, producendo qualcosa di socialmente positivo. Come afferma il sociologo Mario Morcellini, «l'arte, sublimando la realtà, è uno dei mezzi per trascendere la solitudine e uscire dalla fortezza dell'individualismo». In quanto spazio di libera espressione, l'arte ha stimolato nei detenuti significativi momenti relazionali e socializzanti, incanalando positivamente la loro potenziale creatività. Il successivo momento è stato caratterizzato da interventi artistici che hanno mutato la natura di quella che precedentemente era un'ordinaria sezione detentiva, realizzando con segni, scritture, simboli e immagini un'eccezionale installazione site specific. Per i detenuti è stata questa una significativa opportunità formativa ed educativa che ha contribuito alla “ricostruzione” della propria identità sociale e culturale. Il terzo momento è rappresentato dall'apertura del carcere alla società civile, rendendo fruibile, a chi ne farà domanda, l'installazione stessa. Un'occasione, unica e straordinaria, per stimolare un'ulteriore riflessione sulla condizione dei ristretti, come metafora della personale condizione di prigionia che ciascuno racchiude nel proprio vissuto. Attraverso la sfera emotiva e sensoriale, il potenziale fruitore, coinvolto da essere libero, interagirà infatti con la realtà carceraria compiendo un reale percorso che lo condurrà dalla sensazione di detenzione e di isolamento a quella di emancipazione e condivisione della propria libertà. « Non più escluso, a debita distanza dall’opera come nelle mostre tradizionali, ma letteralmente incluso.», come afferma Achille Bonito Oliva. L'esperienza de “L'altra città” è accompagnata da una pubblicazione monografica, curata da Achille Bonito Oliva e Giovanni Lamarca, edita dalle Edizioni Gangemi di Roma. Alla prefazione di Carmelo Cantone, provveditore regionale dell'Amministrazione penitenziaria per la Puglia e la Basilicata, seguono testi di Achille Bonito Oliva, Giovanni Lamarca, Roberto Lacarbonara, Giulio De Mitri, Anna Paola Lacatena, apparato iconografico (crediti fotografici di Giorgio Ciardo e Roberto Pedron) e note biografiche sugli autori. I proventi della vendita dello stesso sono destinati all'Associazione di volotariato penitenziario "Noi e Voi", ente promotore del progetto, operante da anni all'interno della Casa Circondariale di Taranto, per favorire la realizzazione di progetti di recupero dei detenuti.