Giorgio Orefice Pittore

Giorgio Orefice Pittore Giorgio Orefice è un artista italiano multi disciplinare, fondatore del movimento culturale FRATTALISMO . Attualmente vive in Sicilia

Giorgio Orefice was born in Siracusa (Sicily – Italy) on 11 November 1941. He lived in Siracusa, Florence, Verona, Rome and Milan; since 1987 he has lived in Jesi. The Artist visited Lanzarote for the first time in 1997 and remains fascinated; was an emotional shock like the one received by discovering the fractal universe. In January 2004 he moved permanently his studio in Playa Blanca. During th

ese years of his activity, Orefice exhibited in personal and collective shows in Italy and abroad. Orefice’s works are exposed in several galleries and public and private collections. Wikipedia: https://it.wikipedia.org/wiki/Giorgio_Orefice

======= Premessa:Un frattale è una forma geometrica complessa caratterizzata da autosimilarità (parti che replicano la f...
13/12/2025

======= Premessa:
Un frattale è una forma geometrica complessa caratterizzata da autosimilarità (parti che replicano la forma del tutto) e complessità infinita, mentre un algoritmo frattale è il procedimento ricorsivo, fatto di regole e ripetizioni matematiche, che genera queste figure.
======= La ragazza del visore**
In una città qualunque, grande abbastanza da essere anonima eppure viva come un alveare, sorgeva una distesa di palazzi identici, costruiti ai margini della periferia. Era un quartiere recente, nato per ospitare impiegati, famiglie giovani, pendolari silenziosi con la testa già piena di domande all’alba. Uno di quei luoghi che, osservati dall’alto, somigliano a griglie perfette: ogni appartamento una cella, ogni vita un numero. In uno di questi edifici viveva Lorenzo, quarant’anni, impiegato amministrativo, sposato con Sara e padre di due bambini: Tommaso e Lia. La sua esistenza scorreva prevedibile, incasellata tra orari d’ufficio e commissioni domestiche. Un giorno, per curiosità più che per reale desiderio, acquistò un nuovo visore di realtà virtuale—un modello particolare, dotato della capacità di trasmettere anche programmi televisivi ordinari, come il telegiornale. Una piccola finestra sul mondo dentro una finestra sul possibile.
Fu durante una sera qualunque, mentre i bambini giocavano in salotto, che Lorenzo decise di provare il dispositivo. Lo indossò e selezionò il notiziario. Ma ciò che vide non aveva nulla del consueto. Davanti a lui apparve un villaggio devastato, una distesa di case sventrate come gusci di noci, muretti sbriciolati, fumo che saliva lento da qualche incendio lontano. Sembrava un luogo in guerra, o forse un luogo che la guerra aveva dimenticato di finire. Tra le macerie, una ragazza correva scalza, impolverata, con lo sguardo colmo di terrore. Inciampò, barcollò, stava per cadere. Lorenzo, senza pensare, allungò un braccio per sorreggerla. E la toccò.
Il suo avambraccio incontrò un peso reale, caldo, tremante.
La ragazza si rialzò e lo guardò negli occhi—occhi neri, profondi come buchi di cielo.
Poi la voce di Tommaso spezzò l’incanto: «Papà? Papà, vieni!»
Lorenzo si strappò via il visore, ancora col battito accelerato. Mise a posto il problema del bambino—una costruzione caduta, un aiuto richiesto—ma sentiva le mani formicolare, come se il contatto con quella sconosciuta non fosse mai stato interrotto.
Appena poté, tornò al visore.
Il paesaggio era lo stesso, immobile nella sua tragedia. Ma la ragazza non c’era.
Si guardò attorno e la vide: stava lottando con un uomo che la trascinava per un braccio. Lorenzo si avvicinò, il cuore in gola. Il volto dell’uomo gli era familiare, troppo familiare. Era un suo collega d’ufficio, Marco, identico in ogni dettaglio. «Marco! Ehi, Marco! Che fai?» gridò.
Il collega gli rivolse uno sguardo vuoto, come se lo vedesse solo di sfuggita, come un riflesso sull’acqua. Poi lasciò la ragazza e si allontanò, dissolvendosi tra le rovine.
La ragazza invece lo riconobbe.
Fece un passo verso di lui, poi un altro. Lorenzo tentò di parlarle, ma lei, con un movimento rapido, si voltò e fuggì, inghiottita da una via laterale.
Da quel momento in poi, la vita di Lorenzo si trasformò in un oscillare continuo tra due mondi: quello ordinario, con le sveglie, le riunioni e i compiti dei figli, e quello del visore, dove nulla obbediva alle leggi della normalità. Ogni volta che lo indossava, trovava la ragazza in nuove situazioni, nuovi pericoli, nuove fughe. E ogni volta, lei sembrava ricordarlo un po’ di più.
Era come se la loro storia si stesse scrivendo da sola.
Ma Sara non era cieca. Notò i silenzi del marito, l’ansia con cui cercava la sera per tornare a quel mondo. Un sospetto amaro le salì dentro: Lorenzo era innamorato di quella ragazza impossibile. E invece di arrendersi alla gelosia, scelse un’altra strada.
«Quello che vedi», gli disse una notte, «non è soltanto nella tua mente. Conosco quei luoghi. Li ho visti anch’io.» Iniziò così la ricerca. Sara percorse le periferie, i terreni incolti, i quartieri dimenticati, seguendo intuizioni inspiegabili. Finché un giorno, senza sapere come, incontrò la ragazza. Non fisicamente. Non completamente.
La percepì come un’ombra, un tremolio dell’aria calda. E la ragazza—che si chiamava Nayla—percepì lei nello stesso modo. Entrambe si ascoltavano come se le parole passassero attraverso una membrana sottile che divideva due universi vicini ma incompatibili. Parlarono a lungo. Capirono che non vivevano nello stesso mondo.
E soprattutto, che non erano del tutto reali l'una per l’altra.
Col passare dei giorni, tutti i personaggi coinvolti – Lorenzo, Sara, Nayla e perfino Marco – iniziarono a oscillare inconsapevolmente tra le due dimensioni, come se qualcosa avesse allentato la barriera che divideva il possibile dal reale. Cercavano di attraversare, di entrare ognuno nella realtà dell’altro. Ma ogni tentativo li confondeva di più: quale delle due vite era quella autentica? E se entrambe fossero solo due facce della stessa illusione?
La risposta arrivò all’improvviso. Una rivelazione come un lampo nella notte.
Qualcosa—una voce forse, un algoritmo, una presenza non identificabile—svelò che, alla loro nascita, le loro iterazioni erano state scambiate. Due traiettorie esistenziali generate come flussi di un fiume frattale, divise su sponde parallele. Stesse origini, vite divergenti. Due realtà che correvano affiancate senza mai toccarsi… fino ad ora.
E da quel giorno iniziò la loro vera storia. Una storia in cui i due mondi —entrambi virtuali, entrambi reali a modo loro— avrebbero finito per intrecciarsi in modi imprevedibili, generando avventure che avrebbero segnato per sempre le cronache dell’Isola Frattale.

07/11/2024
07/08/2024
13/07/2024

Ho scritto un libro …
In effetti non l'ho scritto nel senso tradizionale del termine, ma l'ho realizzato come un'opera d'arte visiva che va oltre i confini tradizionali della narrativa, ho unito vari elementi visivi per costruire un'esperienza personale e immersiva per ogni lettore.
Ho FATTO un libro nel senso che, mentre gli scrittori comunicano storie attraverso le parole, io, essendo un artista visivo, ho creato un libro che parla attraverso immagini, segni, colori, simboli ed emozioni che comunicano con il lettore al di là del significato intrinseco delle parole o delle immagini mostrate così facendo ogni pagina è una storia in sé una narrazione visiva: una parte della infinita storia che è mostrata nel libro.
Mentre un libro tradizionale racconta una storia che è la stessa per tutti i lettori, il libro che ho fatto non narra una storia specifica: la storia che emerge dalle pagine del mio libro ha sì un tema, un colore, un argomento ma appartiene sempre a chi la legge, è unica e personale: solo lui può raccontarsi ciò che legge e se gira la pagina per rileggerla non trova più quello che aveva letto ma una versione diversa .

Ogni pagina del LIBRO è un dipinto, una figurazione, un colore o un'immagine che si rappresenta e si autogenera narrando, descrivendo o semplicemente esprimendo una storia davanti agli occhi del lettore: Quest'ultimo può persino intervenire nella costruzione della storia

Il "LIBRO" non richiede alcuna specifica tecnologia o intelligenza artificiale; è una rappresentazione naturale e continua di narrazione visiva: basta aprire il libro, osservare, interpretare e lasciarsi coinvolgere dalla storia che scrive davanti ai propri occhi quell’algoritmo frattale .

Giorgio Orefice

28/05/2024

**Il movimento culturale FRATTALISMO**
Il movimento culturale FRATTALISMO è stato fondato da me, Giorgio Orefice, a Jesi (AN) nel 1999. Il movimento ha attirato molta attenzione e numerose adesioni da parte di artisti, tecnici, filosofi e matematici fino al 2002, anno in cui ho abbandonato il progetto per trasferirmi all'estero, a Lanzarote. Ho ripreso il progetto nel 2020, al mio ritorno in Italia.
Nel frattempo, la società era cambiata: le persone utilizzavano molto di più la tecnologia digitale. Guardando una mia immagine frattale antropomorfa su Instagram o altrove, molti potrebbero pensare che si tratti di una composizione digitale, piuttosto che di un'elaborazione numerica appositamente studiata per creare proprio quell'immagine. Di conseguenza, il mio lavoro viene spesso percepito come una normale "acrobazia multimediale", indipendentemente dalla sua bellezza o bruttezza.
Da anni, ormai, in tutto il mondo, persone esperte o meno creano immagini frattali utilizzando programmi grafici per PC e applicazioni per telefonino, che offrono immagini frattali già pronte, impressionanti per bellezza e complessità. Questo NON È "FRATTALISMO". Non rientra nel concetto di creazione frattale che il movimento vuole promuovere.
Usare un programma per PC o un'app digitale per generare una o mille immagini frattali e poi scegliere, come da un catalogo, quella che più piace e magari elaborarla con un programma grafico tipo Photoshop, non fa parte del movimento culturale FRATTALISMO. FRATTALISMO è elaborare la formula matematica, l’algoritmo che quel programma ti ha dato e CREARE, proprio come si fa con qualsiasi creazione artistica.
In qualsiasi espressione umana, in qualunque creazione di qualsiasi genere in cui l’uomo si cimenta, vi è sempre la coscienza o la conoscenza del già esistito: quando un artista o uno scienziato "crea", sta modificando, migliorando o stravolgendo qualcosa che esisteva già nella sua mente o in quella collettiva. Picasso diceva: Io non invento, io trovo. Elaborare un algoritmo è come creare qualcosa di nuovo, come estrarre un pensiero umano dal caos infinito dal quale quel programma ha preso l’algoritmo di partenza. È come manipolare qualcosa che non proviene da una conoscenza umana, ma da una frazione del caos primordiale.
Tanto più è difficile o emozionante rendere un algoritmo matematico, come faccio io, un’immagine antropomorfa. Spesso includo a piè di immagine l’algoritmo di partenza proprio per semplificare o rendere più consapevole la visione e la lettura di quella immagine.

Indirizzo

Riviera Dionisio Il Grande 85
Syracuse
96100

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