05/06/2026
Se pensiamo ai Tarocchi nella letteratura, c’è un’opera che prima di tutte le altre deve essere citata: “Il castello dei destini incrociati” di Italo Calvino.
La premessa del libro è geniale: un gruppo di viandanti giunge in un castello (e poi in una taverna) e scopre di aver perso la parola. Per raccontare le proprie peripezie, i commensali utilizzano l'unico strumento a disposizione: un mazzo di tarocchi.
La vera innovazione è la disposizione spaziale. Le carte vengono disposte sul tavolo in modo che le storie si incrocino. Una sequenza di carte letta in orizzontale racconta la storia di un cavaliere; la stessa colonna letta in verticale racconta la storia di un altro. I destini sono letteralmente "incrociati" in una griglia condivisa.
Non è un tipo lettura che oggi faremmo con un consultante, ma il romanzo ha comunque una valenza didattica e sembra nascere dall'interesse di Calvino per la combinatoria. L'idea è che il mondo sia un insieme finito di elementi che possono essere combinati in modi infiniti per creare storie diverse.
Pubblicato nella sua versione completa nel 1973, il libro è diviso in due parti, ognuna delle quali utilizza un mazzo differente.
Il castello dei destini incrociati utilizza i Tarocchi dei Visconti (XV secolo). Sono carte rinascimentali, raffinate e dorate, perfette per evocare atmosfere cortesi, miti classici e cavalieri erranti.
La taverna dei destini incrociati, invece, utilizza i Tarocchi di Marsiglia. Nella visione di Calvino sono carte più popolari, dai tratti grossolani e colori primari, che portano a narrazioni più cupe, viscerali e grottesche.
Ultima nota: Calvino stesso ammise che comporre la griglia della "Taverna" fu un'impresa titanica che lo portò quasi alla follia logica, poiché ogni carta doveva servire contemporaneamente a più racconti senza creare contraddizioni.
E voi, lo avete letto? Cosa ne pensate? Quali altri racconti potete consigliare nei quali i Tarocchi sono protagonisti?