02/08/2025
Nel saggio Logici eretici. Logica, linguaggio e fede alle soglie dell’università, Rosario Lo Bello ci guida dentro un Medioevo molto diverso da quello delle caricature: non epoca buia e superstiziosa, ma tempo inquieto, acutissimo, in cui nasce un nuovo modo di pensare e di organizzare il sapere. Siamo a Parigi, all’inizio del XIII secolo, nel momento in cui le scuole cattedrali si trasformano in università, e con esse prende forma uno spazio nuovo: la facoltà delle arti, dove si studiano grammatica, dialettica, retorica, ma anche logica, fisica e metafisica, sotto l’influenza sempre più potente di Aristotele. È in questo scenario che Lo Bello colloca la vicenda, tragica e affascinante, degli amalriciani: un gruppo di pensatori, per lo più chierici e studenti, che nel 1210 vengono condannati al rogo per eresia. Le accuse che li colpiscono sono sconcertanti, non tanto per il loro contenuto, quanto per il metodo: si tratta di uomini che, partendo da proposizioni teologiche apparentemente ortodosse, arrivano a conclusioni estreme attraverso deduzioni logicamente corrette. È qui il cuore del problema: il rigore del ragionamento, non la blasfemia, è ciò che inquieta. Prendere sul serio l’affermazione “Dio è in tutte le cose” conduce – sillogismo dopo sillogismo – a dire che anche il male è in Dio, che ogni uomo è Dio, che il peccato non esiste. Un paradosso teologico, ma anche una provocazione intellettuale.
Il saggio si concentra sul Contra amaurianos, il trattato composto da Garnerio di Rochefort, abate cistercense e teologo combattivo, incaricato di smascherare le false dottrine e riportare la logica al servizio dell’ortodossia. Ma Lo Bello non si limita a riassumere o contestualizzare: la sua lettura è analitica, paziente, densa, e allo stesso tempo appassionata. Mostra come Garnerio risponda agli amalriciani sul loro stesso terreno: la logica. Ne smonta i sofismi, ne svela le fallacie, ne distingue i significati. Ma la forza del libro sta nel mostrare che, dietro questa disputa, si cela una questione più profonda: il problema del linguaggio. Che cosa significa dire che Dio è “in ogni luogo”? Che tipo di presenza si intende? Fisica, morale, causale, metaforica? E ancora: quando si dice che “tutto ciò che è in Dio è Dio”, si sta parlando dell’essenza divina o delle sue manifestazioni nel mondo? Senza un chiarimento semantico, i termini religiosi rischiano di diventare bombe concettuali. E così accade: gli amalriciani, anche quando citano la Scrittura o Agostino, lo fanno in modo letterale, univoco, scivolando verso un panteismo immanentista che la teologia ufficiale non può tollerare.
Ciò che rende Logici eretici un libro importante non è solo la ricostruzione filologica, peraltro accuratissima, ma la sua capacità di mostrare come, alle soglie dell’università, la logica e la fede non siano ancora ben separate, e il terreno sia scivoloso per entrambi. La logica scolastica, ancora giovane, prende forma tra le mani di maestri delle arti liberali che sperimentano, provocano, mettono alla prova i confini del dicibile. Gli strumenti aristotelici – le categorie, le proposizioni, i sillogismi, le distinzioni tra suppositio, significatio, analogia – diventano parte del lessico teologico, ma anche un campo di battaglia. Se mal usati, come sostiene Garnerio, portano all’eresia. Ma anche se ben usati, possono condurre a pensieri troppo arditi per essere tollerati. Il Medioevo qui si rivela come un laboratorio pericoloso, dove la ricerca intellettuale è al tempo stesso necessaria e vigilata, libera e sorvegliata, desiderosa di verità e attenta a non varcare i limiti della Tradizione.
Rosario Lo Bello, docente di Storia della teologia medievale presso lo Studio Teologico San Paolo di Catania, unisce alla competenza accademica una sensibilità rara per la dimensione umana del pensiero. Dopo il dottorato alla Facoltà Teologica di Palermo, ha lavorato al progetto Hermes Latinus sull’ermetismo medievale e rinascimentale coordinato da Paolo Lucentini a Napoli. Già autore per Vita e Pensiero del saggio Resistenza profetica. Arnaldo di Villanova e i frati minori (2014), è noto anche come parroco impegnato nel contesto siracusano, vicino ai giovani, all’ambiente, alla scuola come luogo di giustizia. Questo saggio ne conferma il profilo: un pensatore capace di parlare alla storia senza perderne il legame con il presente.
Perché Logici eretici non è solo un libro sul passato. È anche un invito a riflettere su cosa significhi oggi pensare in modo libero, su come si costruisce il sapere, su quanto è sottile la linea tra analisi e dissenso. In un tempo in cui le università si interrogano di nuovo sul senso del loro compito, e in cui il rapporto tra parola, autorità e verità torna a farsi complesso, la lezione del Medioevo scolastico – così come emerge da questo studio – è più attuale che mai. Pensare con rigore, distinguere con attenzione, interpretare con responsabilità: ecco ciò che la logica, ieri come oggi, ci chiede. E ciò che può, se usato senza prudenza, farci bruciare.
Giulio Franco