25/04/2026
✒️ La storia dell’Italia liberata è molto più vicina a noi di quanto immaginiamo. Non è fatta di racconti polverosi o capitoli chiusi nei libri, ma di sogni e coraggio di chi ha saputo guardare oltre l’orizzonte della guerra.
Tra le vette dell’Abruzzo, 𝗘𝘁𝘁𝗼𝗿𝗲 𝗧𝗿𝗼𝗶𝗹𝗼 ebbe il coraggio di credere nell’impossibile, guidando la 𝗕𝗿𝗶𝗴𝗮𝘁𝗮 𝗠𝗮𝗶𝗲𝗹𝗹𝗮: l’unica formazione partigiana in Italia decorata con la Medaglia d’Oro al Valor Militare pur essendo composta interamente da civili e volontari, uniti da un solo obiettivo: liberare il Paese dall’occupazione nazifascista. Senza appartenenze politiche e inizialmente senza riconoscimento ufficiale, combatterono al fianco degli Alleati distinguendosi per efficacia, soprattutto nei difficili scenari montani dell’Appennino. Un’esperienza unica: 𝗴𝗶𝗼𝘃𝗮𝗻𝗶 𝗱𝗶𝘃𝗲𝗿𝘀𝗶 𝗽𝗲𝗿 𝗼𝗿𝗶𝗴𝗶𝗻𝗲 𝗲 𝗶𝗱𝗲𝗲, 𝗺𝗮 𝘂𝗻𝗶𝘁𝗶 𝗱𝗮 𝘂𝗻 𝗶𝗱𝗲𝗮𝗹𝗲 𝗰𝗼𝗺𝘂𝗻𝗲 𝗱𝗶 𝗹𝗶𝗯𝗲𝗿𝘁à, 𝗰𝗮𝗽𝗮𝗰𝗶 𝗱𝗶 𝗮𝗳𝗳𝗿𝗼𝗻𝘁𝗮𝗿𝗲 𝗰𝗼𝗻𝗱𝗶𝘇𝗶𝗼𝗻𝗶 𝗲𝘀𝘁𝗿𝗲𝗺𝗲 𝗲 𝗰𝗼𝗻𝘁𝗿𝗶𝗯𝘂𝗶𝗿𝗲 𝗰𝗼𝗻𝗰𝗿𝗲𝘁𝗮𝗺𝗲𝗻𝘁𝗲 𝗮𝗹𝗹𝗮 𝗟𝗶𝗯𝗲𝗿𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲.
Dopo aver liberato l’Abruzzo, continuarono a risalire la pen*sola, partecipando alla campagna d’Italia fino all’ingresso a Bologna il 21 aprile 1945: un cammino che divenne simbolo di unità nazionale.
Tra loro, 𝗚𝗶𝗹𝗯𝗲𝗿𝘁𝗼 𝗠𝗮𝗹𝘃𝗲𝘀𝘁𝘂𝘁𝗼, tra i primi a entrare in una Bologna libera. Il giovanissimo 𝗢𝘀𝗰𝗮𝗿 𝗙𝘂à, che a soli 17 anni sacrificò la propria vita per un futuro che non avrebbe visto. E 𝗥𝗮𝗳𝗳𝗮𝗲𝗹𝗲 𝗗𝗶 𝗣𝗶𝗲𝘁𝗿𝗼, ferito nel febbraio 1945 e ricoverato a Bari, che apprese della Liberazione dalla radio: pianse di gioia, ma con il pensiero rivolto ai compagni caduti. « 𝗗𝗼𝗯𝗯𝗶𝗮𝗺𝗼 𝗹𝗮 𝗹𝗶𝗯𝗲𝗿𝘁à 𝗮 𝗹𝗼𝗿𝗼 » diceva, ricordandoci che ogni nostro respiro libero è un dono.
Ma accanto a chi combatteva, c’è stata un’altra resistenza: silenziosa, quotidiana, altrettanto eroica. È la storia di 𝗱𝗼𝗻𝗻𝗲, 𝗿𝗮𝗴𝗮𝘇𝘇𝗲 𝗲 𝗯𝗮𝗺𝗯𝗶𝗻𝗶 𝗿𝗶𝗺𝗮𝘀𝘁𝗶 𝗮 𝗰𝗮𝘀𝗮, che hanno affrontato la sfida di sopravvivere in un mondo spezzato. 𝗚𝗶𝗼𝗿𝗻𝗮𝘁𝗲 𝗶𝗻𝗳𝗶𝗻𝗶𝘁𝗲 𝗳𝗮𝘁𝘁𝗲 𝗱𝗶 𝗮𝘁𝘁𝗲𝘀𝗲, 𝗿𝗶𝗻𝘂𝗻𝗰𝗲 𝗲 𝗽𝗮𝘂𝗿𝗮, 𝗺𝗮 𝗮𝗻𝗰𝗵𝗲 𝗱𝗶 𝘂𝗻𝗮 𝗳𝗼𝗿𝘇𝗮 𝘀𝘁𝗿𝗮𝗼𝗿𝗱𝗶𝗻𝗮𝗿𝗶𝗮 𝗰𝗵𝗲 𝗵𝗮 𝘁𝗲𝗻𝘂𝘁𝗼 𝗶𝗻 𝗽𝗶𝗲𝗱𝗶 𝗳𝗮𝗺𝗶𝗴𝗹𝗶𝗲 𝗲 𝗰𝗼𝗺𝘂𝗻𝗶𝘁à. Senza quelle mani che hanno curato ferite e quegli occhi che hanno vegliato nel buio, la ricostruzione non sarebbe stata possibile.
𝗜𝗻𝘀𝗶𝗲𝗺𝗲 𝗮 𝗘𝘁𝘁𝗼𝗿𝗲, 𝗚𝗶𝗹𝗯𝗲𝗿𝘁𝗼, 𝗢𝘀𝗰𝗮𝗿 𝗲 𝗥𝗮𝗳𝗳𝗮𝗲𝗹𝗲, 𝗰𝗶 𝘀𝗼𝗻𝗼 𝘀𝘁𝗮𝘁𝗶 𝘁𝗮𝗻𝘁𝗶 𝗮𝗹𝘁𝗿𝗶 𝘃𝗼𝗹𝘁𝗶: 𝗮 𝗹𝗼𝗿𝗼 𝗱𝗼𝗯𝗯𝗶𝗮𝗺𝗼 𝘁𝘂𝘁𝘁𝗼. 𝗢𝗴𝗻𝗶 𝗴𝗲𝘀𝘁𝗼, 𝗼𝗴𝗻𝗶 𝘀𝗮𝗰𝗿𝗶𝗳𝗶𝗰𝗶𝗼 è 𝗶𝗹 𝗺𝗮𝘁𝘁𝗼𝗻𝗲 𝘀𝘂 𝗰𝘂𝗶 𝗽𝗼𝗴𝗴𝗶𝗮 𝗹𝗮 𝗻𝗼𝘀𝘁𝗿𝗮 𝗱𝗲𝗺𝗼𝗰𝗿𝗮𝘇𝗶𝗮.
Oggi, nel giorno della 𝗙𝗲𝘀𝘁𝗮 𝗱𝗲𝗹𝗹𝗮 𝗟𝗶𝗯𝗲𝗿𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 non celebriamo solo il passato: rinnoviamo una scelta. Quella di non dimenticare, di riconoscere il valore della libertà e di difenderla.