31/03/2026
Il 25 marzo si è conclusa la residenza artistica ARGIA – L’ARTE, IL RITO E LA CURA, nell’ambito del progetto “Caleidoscopi” della Compagnia Astragali Teatro di Lecce, inserito nella più ampia iniziativa “Residenze per Artisti nei territori” (edizione 2025–2027), sostenuta dal Ministero della Cultura e dalla Regione Puglia.
Questo tempo è stato un dono capace di generare intrecci artistici e umani, che hanno dato vita ad una tessitura ritmica fatta di musica e partitura. L’idea non è quella di ripetere pedissequamente un rito antico, quanto riscoprirne il senso: capire chi fossero quelle donne e quegli uomini, comprenderne l’urgenza, quando la puntura dell’Argia arrivava come una liberazione, quando, sotto il caldo sole estivo, si lavorava nei campi e il quotidiano poteva essere trasgredito. Un quotidiano forse un po’ troppo stretto, fatto di regole non dette e compostezze. Come il ballo sardo, che non concede nulla. Si possono muovere le gambe, ma bacino, busto e testa devono restare diritti, in perfetto allineamento. Un cerchio che viene attraversato costantemente da un’onda alla quale però non ci si può abbandonare. Nei giorni dell’Argia, come nel carnevale, ci si poteva invece permettere di ribaltare costumi e ruoli. Gli uomini potevano vestirsi da donna e viceversa. I posseduti dall'Argia erano autorizzati ad esplorare altre parti del proprio sé, fino alla guarigione. Il punto era quasi sempre un uomo. Punto dal ragno nei campi, in s’argiolas. Le donne preparavano tutto per la cura, mentre i musicisti, come dottori, indagavano i sintomi: quale Argia aveva colpito? Cojara, fiura o bagaria? Strangia o di paese? Trovare queste risposte, e riuscire a compiacerla, era imprescindibile per avviare il processo di guarigione. Sullo sfondo del rito emerge allora una necessità sempre più urgente: riscoprire il valore della cura collettiva. In una società come la nostra, in cui la solitudine e la mancanza di empatia assumono sempre più il significato di malattia, tutto questo merita una riflessione profonda. Non per cedere all’idea di un passato perfetto, ma con la consapevolezza delle ombre che lo hanno attraversato — ed è proprio tra quelle ombre che vogliamo continuare a indagare.
Grazie ad Astragali Teatro, a tutti gli artisti coinvolti e ai musicisti salentini che hanno contribuito alla serata finale.
Grazie.