25/03/2026
Buon pomeriggio da Pitigliano, protagonisti di queste riprese, i MistiCanti Popolari e il corteo del Villano.
Musiche, suoni, canti, abbigliamento, attrezzi agricoli, sono chiaramente inconfondibili, tipici dell’Italia rurale.
Suggestioni ed emozioni, momenti particolarmente evocativi, immortalati in queste riprese. Guardarli ci riporta alla mente quei ricordi indelebili che ci legano indissolubilmente ai nostri nonni e bisnonni.
Il 19 marzo, in concomitanza con la festa del papà, a Pitigliano si è concumata l'attesa giornata caratterizzata dalla "Torciata di San Giuseppe", il gruppo dei quaranta torciatori, incappucciati con indosso un saio di juta, dopo aver trascorso alcuni minuti in stretta intimità ai piedi del paese, nel cuore della necropoli etrusca, sono partiti in corteo dalla via cava di San Giuseppe, risalendo la rupe tufacea, sul cui apice anticamente è stato edificato il grazioso borgo, illuminando il buio, rendendo speciale la notte delle notti, tra le loro mani, ben saldi i pesanti fasci di canne accese, caricati sulle loro spalle.
Dopo il pomeriggio trascorso tra i vicoli, i MistiCanti popolari e il corteo del Villano, hanno accolto e salutato l'ingresso dei torciatori in piazza del Comune.
"A Pitigliano l'inverno si scaccia bruciandolo". Ancora una volta, i torciatori di San Giuseppe hanno onorato la tradizione che vanta antiche origini pagane, festeggiata così come la viviamo noi oggi, nel centro del paese, a partire dagli anni '50 circa.
"Ad ognuno il suo fascio" questo è l'input alla partenza. I torciatori di San Giuseppe portano il fuoco in paese, trasportando sulle loro spalle i lunghi fasci di canne fiammeggianti.
Il rito giunge al compimento quando i torciatori che hanno seguito in processione la statua di San Giuseppe, appiccano il fuoco liberatorio all'Invernacciu, l'enorme puccio misura in altezza ben otto metri, è stato costruito sapientemente con le canne, sul cui apice è collocato un rotolo di paglia.
Momento cruciale della celebrazione è proprio il grande falò, incendiato intorno alle ore 22:00, l'intento è quello di dire addio ai mesi invernali, scacciare i mali e propiziarsi una buona stagione, il 19 Marzo rappresenta un momento cruciale del passaggio dagli elementi inerti e infecondi della natura, alle forze di rinnovamento della primavera.
In definitiva, l’Invernacciu che brucia, rappresenta il freddo inverno che se ne va, per lasciare spazio alla primavera rigogliosa.
In piazza Garibaldi, mentre le fiamme consumano inesorabilmente il pupazzo, illuminando e riscaldando i numerosi presenti, gli uomini incappucciati ballano in cerchio attorno al fuoco, tenendosi per mano, inneggiando a San Giuseppe.
Evvi...Evvi...Evviva San Giuseppe!
Servizio a cura di Stefano Marigliani