21/01/2026
UN INCONTRO PUBBLICO A CHIAVENNA - MERCOLEDì 4 FEBBRAIO ALLE ORE 20.45 PRESSO LA SALA RIUNIONI DELLA SOCIETA' DEMOCRATICA OPERAIA PER PARLARE DI OLIMPIADI E DEI MODELLI DI SVILUPPO DELLA MONTAGNA, CON LUCA ROTA E ALBINO GUSMEROLI
Più le Olimpiadi si avvicinano, più la narrazione di giornate storiche, trionfi olimpici, di eredità che cambieranno il volto della Valtellina e della provincia di Sondrio, trova rilievo nei mass media locali, nazionali e nei rappresentanti delle istituzioni e della politica. Personalmente non sono contrario alle Olimpiadi. Le Olimpiadi dovrebbero rappresentare lo sport, la bellezza del gesto atletico e della competizione e lo spirito di fratellanza tra i popoli. Sono contrario a cosa sono diventate le olimpiadi. Una gigantesca macchina di spesa pubblica. Ad oggi siamo a quasi 6 miliardi di euro. Gli eventi, come le olimpiadi, vengono usati per risolvere i problemi dei territori, con legislazioni d’urgenza che fanno ve**re meno processi democratici e di partecipazione dei luoghi in cui si svolgono. Si rispolverano vecchi progetti di infrastrutture viarie e sportive calate dall’alto. Si pensi alla pista da bob di Cortina, che ha devastato un territorio di pregio ambientale. Anche in Valtellina non ci siamo fatti mancare nulla. Non è bastato il commissariamento della tangenziale di Tirano per realizzarla in tempo per le olimpiadi. La soluzione di aprirla a metà non risolverà i problemi per i tiranesi. Cosa dire poi della ferroviaria con promesse di una rete efficiente che trasporterà, ogni trenta minuti turisti e spettatori olimpici. Il cavalcavia del Trippi e quello della Sassella a Sondrio. Opere fortemente impattanti per il territorio con soluzioni progettuali molto discutibili e con pareri negativi della Soprintendenza archeologia, belle arti e paesaggio che non vengono presi in considerazione. Opere commissariate che dovevano essere pronte per l’avvio delle olimpiadi, ma verranno realizzate successivamente all’evento olimpico. La narrazione che i soldi ci sono, che bisogna spenderli e che le opere andavano fatte perché ci sono le olimpiadi, si è infranta come molte delle promesse olimpiche. Forse, non tutti i mali vengono per nuocere, lo dico con rispetto, all’Assessore Regionale alla Montagna, Massimo Sertori, e al Sindaco di Sondrio, Marco Scaramellini e al Sindaco di Montagna in Valtellina, Roberto Menegola, ma anche agli amministratori silenti del mandamento di Sondrio, fermatevi! Si colga questo ritardo per rivedere le soluzioni progettuali, con opere meno impattanti e funzionali per il territorio.
Gli appelli all’unità dell’Assessore Regionale Sertori, fanno emergere la preoccupazione per un forte malcontento di una parte della valle che si è vista calare dall’alto l’evento olimpico. Ma l’unità la si costruisce sul confronto delle idee e non attraverso appelli generici. La si smetta con la narrazione che le olimpiadi servono all’intera vallata come volano economico. Questo è un evento soprattutto livignasco e bormino. Non saranno luci scintillanti, bandiere olimpiche nei viali delle città valtellinesi, insegne dal costo di oltre 450.000 euro a fare dell’evento olimpico la legacy di un turismo diffuso. Serve ben altro. Ragioniamo e confrontiamoci, come territorio, della sostenibilità economica e ambientale delle ingenti risorse che l’industria dello sci assorbe. L’innevamento artificiale, bacini per la raccolta delle acque, nuovi impianti di risalita e piste da sci illuminate nella notte da giganteschi fari. Si superi la cultura della montagna come una grande giostra ad uso e consumo delle mode del momento per il divertimento di pochi. Non riguarda solo le olimpiadi. Penso a sentieri da trekking trasformati in piste per e-bike. Ci sono centinaia di strade agrosilvopastorali da percorre in bicicletta, senza sfregiare e devastare la sentieristica alpina e la sua storia. Non mi sfugge che c’è un’economia importante alimentata da questi modelli. Ma proprio per evitare la crisi che i cambiamenti climatici porterà con sé, bisogna anticipare i cambiamenti e smettere di finanziare, con ingenti risorse pubbliche, un modello turistico che è destinato a ridursi notevolmente. Lo sci non è al primo posto tra le motivazioni che portano i turisti in montagna. La montagna può e deve offrire modelli diversi di turismo, di un’economia per viverla, nel rispetto dell’ambiente, delle sue tradizioni, della sua storia e del paesaggio. La montagna deve essere in primo luogo un territorio sostenibile per chi ci vive, per chi ci abita, non per i “predatori” dei grandi eventi sportivi e per gli affaristi della speculazione edilizia! La strada statale 38 è attraversata, nei fine settimana e nelle stagioni turistiche da un flusso di traffico non più sostenibile. Il problema non lo si risolve con un’autostrada. Bisogna invertire il modello turistico che si è creato soprattutto in Alta Valtellina e a Livigno. Perché non si affronta la gestione dell’overtourism, che già caratterizza alcune zone del nostro territorio? Nel 2024 Livigno conta oltre 2,1 milioni di presenze e in Alta Valtellina 1,2 milioni. Il turismo o è sostenibile dall’intero territorio o non è turismo. È un modello predatorio non sostenibile per l’ambiente e la vivibilità dei luoghi. C’è la necessità di un turismo diffuso che superi la logica della “riviera adriatica alpina”. La montagna può e deve offrire modelli diversi. Se penso alla legacy delle olimpiadi non posso non citare quello che per me è il simbolo negativo dell’eredità che porterà le olimpiadi. La scelta dell’amministrazione di Bormio e del Sindaco Silvia Cavazzi, di realizzare la tangenzialina di Bormio in uno dei luoghi simbolo della Magnifica Terra, la piana dell’Alute. Questi amministratori avranno sulla loro coscienza uno sfregio ambientale e paesaggistico che mai nessuno a Bormio aveva osato fare. La piana dell’Alute è un bellissimo biglietto da visita della località bormina. Come si può pensare che anni di storia, di un patrimonio agricolo, paesaggistico e culturale venga devastato da una strada di circa 900 metri dal costo di oltre 7 milioni di €, in un’area golenale dove il torrente Frodolfo è esondato più volte, per portare gli sciatori nelle vicinanze dell’impianto di risalita.
Si abbandoni la realizzazione della tangenzialina dell’Alute e si usino quei 7 milioni di euro per ultimare altre opere pubbliche in Alta Valle.
Un evento sportivo deve essere in primo luogo sostenibile, senza stravolgere la vita di chi ci vive, lavora e studia. Come per la pandemia da covid-19, durante le olimpiadi, in alcune scuole, verranno sospese le lezioni introducendo la didattica a distanza.
Una scelta che evidenzia come la gestione dei grandi eventi sportivi è a dir poco discutibile.
Ma è possibile che nessuno si contrappone a questi modelli, che nessun amministratore abbia il coraggio di prendere le distanze dallo sperpero olimpico di denaro pubblico e dal modello di sviluppo che ne consegue? Ma non era forse meglio investire le risorse nei servizi ai cittadini, scuola, sanità e welfare locale, in progetti di reinsediamento urbano e di un turismo diffuso.
Penso che nel territorio della provincia di Sondrio prevale una cultura consociativa. Il consenso non passa attraverso il confronto delle idee, le diversità programmatiche. Con le ingenti risorse dei canoni e sovracanoni idrici, che Regione Lombardia distribuisce alle amministrazioni locali, si mette la sordina ad un dibattito istituzionale. C’è un deficit di democrazia, di amministratori silenti che non hanno il coraggio di mettere in discussione le scelte regionali. C'è un limite della politica e di un partito che dovrebbe rappresentare un’alternativa, il cambiamento, che urla attraverso i mass media di ferrovia al collasso, di sanità pubblica in crisi, di opere infrastrutturali sbagliate, ma poi siede, senza nessuna remora e distinzione, tra i banchi del Governo dell’amministrazione provinciale, sostenendone le scelte e le politiche.
Una logica consociativa e perdente che non crea le condizioni per un’alternativa politica locale. Serve ritrovare uno spirito critico, di confronto e anche scontro delle idee, una capacità di autonomia e autogoverno dei problemi locali e una classe dirigente all’altezza delle sfide che la montagna, le terre alte dovranno affrontare di fronte ai cambiamenti climatici, economici, all’invecchiamento della popolazione e ai nuovi bisogni delle società moderne. Questa sì che è una sfida “olimpica”, una legacy da lasciare alle generazioni future.
Delle Olimpiadi, della legacy, dello sviluppo economico del nostro territorio parleremo nell'incontro pubblico che come Centro Culturale Oltre i Muri abbiamo organizzato a Chiavenna nella sala riunioni della Società Democratica Operaia di Chiavenna Mercoledì 4 febbraio 2026 alle ore 20.45.
Luca Rota Bormini per l'AluteSalviamo il Lago Bianco