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03/05/2022

1 Maggio 2022❤️

            Era il Sabato in Albis del 1650. Il popolo di Somma, acclamante, riportò processionalmente la Madonna di Cas...
24/04/2022



Era il Sabato in Albis del 1650. Il popolo di Somma, acclamante, riportò processionalmente la Madonna di Castello nella sua chiesetta. Da allora il Santuario è meta di un ininterrotto pellegrinaggio e di un’ intramontabile venerazione.

I cittadini sommesi, per tenere la venerata statua della Madonna di Castello più lontana possibile dal pericolo del fuoco del Vesuvio, decisero di collocarla più a valle nell’antica chiesa di San Lorenzo dove attualmente insiste una piccola Ca****la dedicata a Santa Maria delle Grazie. Questo fino a che fosse rifabbricata la nuova chiesa dopo la disastrosa eruzione del 1631. Tutto ciò non piacque alla Vergine di Castello: essa comparve ad una povera vecchierella, che devotamente le accendeva le lampade, comandandole che dicesse al signor Antonio Orsino, gentiluomo di nobilissimo sangue e discendente dei Conti di Sarno, che sue spese ponesse fine alla costruzione della sua Chiesa, non volendo più dimorare nella Chiesa di San Lorenzo. Il Conte Orsini, udita la sovrana ambasciata, portò a compimento il desiderio della Vergine. Era il Sabato in Albis del 1650. Il popolo di Somma acclamante riportò processionalmente la Madonna nella sua chiesetta. Da allora il Santuario è meta di un ininterrotto pellegrinaggio e di una intramontabile venerazione. Il culto della Mamma Schiavona, così denominata dai contadini del posto, è accomunato al mistico cerchio delle sette Madonne distribuito in diverse aree culturali. E’ di queste ore la tanto attesa notizia della confermata volontà di Sua Eccellenza Mons. Francesco Marino, Vescovo di Nola, di aprire al culto il Santuario per tutti i giorni dell’anno.

La festa della montagna calda, che ha inizio proprio il Sabato in Albis, ha una durata variabile e termina il tre maggio. Alcuni studiosi la inquadrano nei cosiddetti riti della vegetazione, cioè tra quei riti di primavera, propiziatori al risveglio della natura e attraverso i quali il contadino spera di ottenere un ricco e favorevole raccolto. Alla festa sono interessati tutti i Comuni vicini al Monte Somma che hanno fissato un giorno del periodo festivo per recarsi al Santuario. La statua lignea fu portata a Somma dal Padre Carlo Carafa nel 1622 e numerose sono le grazie che gli abitanti del posto hanno ricevuto, testimoniate anche dalla presenza di numerosi ex-voto. Nell’antica Roma era già consuetudine, in questo periodo dell’anno, celebrare feste in onore di Flora, dea della vegetazione, e di Maia, dea della fecondità e del risveglio della natura. Le paranze dei devoti della Vergine di Castello, di queste giornate, sono parecchie. Posizionate lungo le vallate del monte, fanno sentire la loro presenza mediante spari, botti e grandi falò, oltre a bevute di vino, balli e tanta frenesia. E’ il ritorno di Dioniso, dio della religiosità agraria e del rinnovarsi annuale della produzione delle messi. Alla base dell’antico culto greco vi erano tre elementi che ritroviamo tuttora: la musica, la danza e il vino, oltre ai colori delle fiaccolate nell’ambientazione notturna che ci riportano alle torce accese in serata durante la salita e la discesa del monte.

Il sabato in Albis la zona per eccellenza dei festeggiamenti è lo Gnundo: la parola significa congiunzione, riferendosi al limite orientale del territorio di Somma, che in questo posto incontra Ottaviano. Nella località denominata tuoro ‘ nuvesca vi è una ca****la votiva con l’immagine della Madonna di Castello. Alle ore 12 si apre la devozione con l’invocazione diretta alla divinità e il canto a figliola. Un prete dice la Messa, mentre i devoti si accalcano all’esterno della stretta ca****la. Alla fine, il prete benedice la bandiera italiana ed il capo paranza la consegna ad un giovane che la fissa ad una pertica e la issa sulla cima di una albero, il più alto. Dopo una ultima bomba, il gruppo si fraziona in tanti capannelli intorno al cibo. Il pranzo è caratteristico della vigilia di Natale: vi è il divieto assoluto di consumare carne. Ricordiamo il detto “Nun po’ essere ca carne esce e carne trase”. Se si trasgredisce, gli anziani dicono che fanno e tempeste. Il 3 maggio, invece, conosciuto come anche tre della Croce, il ringraziamento sale sul ciglio, il punto più alto della montagna e quindi più vicino al cielo. E’ il giorno di chiusura della festa. Le manifestazioni sono le stesse del Sabato dei fuochi ma la simbologia attivata nelle circostanze è quella del ringraziamento per l’abbondante raccolto.

I lunghi pomeriggi musicali sono dettati dalle paranze, che con gli strumenti tradizionali (tamburi, putipù, triccabballacche e scetavaiasse) iniziano a suon di tammurriate a cantare e a danzare, creando agli occhi dei visitatori spettacolari emozioni. Il ballo e il canto non sono solo momenti di evasione, come sostiene lo storico Angelo Di Mauro. La presenza anche qui delle invocazioni, delle preghiere, del pianto, di una commozione corale durante l’apertura del rito mattutino innanzi alla statua della Madonna, carica l’atmosfera di un pathos evocativo di lutti e fatalità che si vogliono esorcizzare. La Madonna diviene per tutti Mamma, Mamma schiavona, Vecchierella mia

Madonna di Castello, Somma Vesuviana (NA).Nel 1269 Carlo d'Angiò, re di Napoli, fece costruire sulle pendici del Monte S...
23/04/2022

Madonna di Castello, Somma Vesuviana (NA).

Nel 1269 Carlo d'Angiò, re di Napoli, fece costruire sulle pendici del Monte Somma, un castello, proprio dove sorge l'attuale Santuario.
Al suo interno fece erigere una ca****la dedicata a Santa Lucia, martire siracusana. Nel castello soggiornarono Carlo Martello, Caterina, moglie di Filippo di Costantinopoli e lo stesso Carlo d'Angiò.
Questi, nel 1348 oppose una valida resistenza all'esercito di Luigi d'Ungheria. In seguito un po' per le guerre, un po' per le numerose eruzioni del Vesuvio, restò per lungo tempo disabitato e abbandonato. Attualmente del castello restano solo alcuni ruderi ed una torre.
Dopo la morte di Alfonso I d'Aragona, Lucrezia d'Alagno, nel 1458, fece costruire un altro castello più a valle, oggi "castello De Curtis", che si ammira all'inizio della salita dalla circonvallazione di Somma Vesuviana. Nel 1622 il venerabile don Carlo Carafa, fondatore della Congregazione dei "Pii Operai", di ritorno da Roma per l'approvazione delle Regole, desiderando ritirarsi in solitudine per praticare esercizi spirituali, trovò questo luogo adatto ai suoi desideri e lo comprò vendendo del suo bestiame. Sui ruderi dell'antico castello, costruì una casa per la sua Comunità, ripristinò l'antica ca****la di S. Lucia, dove collocò una statua lignea della SS.ma Vergine, che dall'antica Aree di Somma, fu chiamata Santa Maria a Castello.
Comprando, successivamente, un altro fondo presso Caserta, vendette il castello, affidando la cura della chiesa ad un eremita, con la preghiera di accendere, quotidianamente, la lampada alla Madonna.
Il 16 dicembre del 1631 una terribile eruzione del Vesuvio, distrusse ogni cosa, compresa la chiesa e la statua della Madonna.
Cessata l'eruzione, alcuni contadini, scavando sotto la cenere, trovarono la testa della statua staccata dal busto incenerito e la consegnarono ai Sommesi, i quali la affidarono ad uno scultore di Napoli per ripristinarle il corpo.
Ma lo scultore, impegnato in altri lavori, la lasciò chiusa in una cassa. Un giorno, la figlia, costretta a letto perché immobilizzata agli arti, udì una voce proveniente dall'interno della cassa. La voce la invitava ad alzarsi ed aprire la cassa dicendo: "vieni ed apri".
La giovane si scusò di non poterlo fare a causa della sua malattia. Ma la Madonna aggiunse: "alzati che ben potrai non avendo più male alcuno". Difatti, la giovane si alzò dal letto e aprì la cassa. La Madonna le disse che era stanca di restare chiusa in una cassa e voleva ritornare a casa sua.
Chiese alla giovane che sollecitasse il padre a compiere il lavoro. Ritornato a casa, lo scultore, stupefatto del prodigio, sollecitamente completò il lavoro senza badare a spese, rifacendo la statua simile alla prima.
La Madonna si presenta seduta in trono, con la sinistra sostiene il Bambino e con la destra regge il mondo sormontato da una croce.
La statua venne consegnata ai Sommesi i quali la collocarono nella chiesa di S. Lorenzo, rimasta intatta dall'eruzione del 1631 (oggi però completamente distrutta), in attesa che si completasse l'attuale chiesa di Castello.
La costruzione della chiesa, per mancanza di fondi, procedeva molto lentamente e la Vergine apparve ad una sua devota, inviandola da Antonio Orsini, un nobile e ricco cavaliere, discendente dai Conti di Sarno, pregandolo di aiutare economicamente il completamento della chiesa. Durante la costruzione, avvennero diversi prodigi.
Per la mancanza di acqua sul posto e per la difficoltà a portarla su, il lavoro procedeva con molto ritardo. I fedeli pregarono la Santa Vergine e, scavando nei pressi della chiesa, trovarono una quantità enorme di acqua. Ogni anno nel mese di maggio, si ripete il miracolo dell'acqua che sgorga nel fosso. Alla fine dei lavori, nel sabato dopo Pasqua del 1650, la statua fu solennemente portata nella chiesa di Castello, dove ogni anno si rinnova la tradizionale festa sino al 3 maggio.
I numerosi ex voto presenti nella sala attigua alla chiesa, sono il segno delle grazie ottenute dalla Madonna ai pellegrini.
Dal 1964 la chiesa può essere più facilmente raggiunta grazie ai lavori di ampliamento della strada.

Dopo tanto tempo ci siamo il 1 maggio si avvicina... finalmente 💚
20/04/2022

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25/03/2022
24/09/2020

Buon Ferragosto 🥰
15/08/2020

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Indirizzo

Monte Somma
Somma Vesuviana
80049

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