11/02/2024
PO(rno)ST
Non ho mai pensato di appassionarmi al Festival di San Remo. Infatti lo confermo, ma da uomo di spettacolo, ed essere umano curioso della vita, guardandolo, mi ha portato ad alcune riflessioni e considerazioni. No, non parlerò del festival e dei suoi: bravi, non cantanti, straordinari interpreti, o grandiosi conduttori ecc. no! La mia riflessione è assolutamente interessata al parallelismo con il mio mondo, IL TEATRO. E' stata fatta una politica impressionante, scrupolosa, attenta e molto precisa su quale fosse la mission, cioè portare a creare il pubblico più giovane ad essere il vero protagonista dell'oggi ma soprattutto del domani. Ciò che purtroppo il teatro e i politicanti, le istituzioni, le istruzioni NON FANNO. La volontà è quella di rendere sempre più ignorante e beone il giovane pubblico, potenziale pubblico di domani. Farlo rimanere lontano dal teatro che se non è morto poco ci manca, o per noi poveri illusi rimane difficile pensare che sia già da tempo defunto. Non basta tutta la volontà che noi COMMEDIANTI, ci mettiamo, la tanta energia nella assoluta precarietà del settore che ci impone di amare gioco forza sempre più questo sistema che è divenuto per pochi eletti. (I RICCHI). Sì perché per poter continuare o addirittura iniziare ad intraprendere una carriera da attore, ballerino, cantante, musicista...devi avere non solo le spalle ma anche il c**o coperto. Non basta dunque la piacevole sensazione di stare facendo qualcosa di UTILE, in quanto quel qualcosa viene vanificato nel momento stesso in cui lo si fa. I giovani sotto i 30 anni, non vanno a teatro. Non più, non lo dico io lo dicono i sondaggi. I giovani sotto i 30 anni non sono più educati ad ascoltare per 1 ora 2, solo ascoltare e lasciarsi portare dalle emozioni per quel breve tempo rubato ai loro innumerevoli impegni 'social' o pseudo tali. Non sono certo io, o qualche mia collega uomo/donna che sia a poter invertire la tendenza. Non tocca a noi andare a prendere lo studente a casa o fuori dal pub per portarla a teatro. Dovrebbe toccare alle istituzioni alla CULTURA, o quelli che credono di poterla gestire. Il teatro non fa mangiare i potenti, ma non permette nemmeno a noi teatranti di sopravvivere.
'Siamo fatti della stessa materia di cui sono fatti i sogni' dice lo zio W***y, ma di soli sogni nel XXI esimo secolo di soli sogni non si vive, ci si spegne lentamente.