ARTE e NATURA nelle TERRE DI SIENA con Maddalena e Riccardo

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ARTE e NATURA nelle TERRE DI SIENA con Maddalena e Riccardo Scopri SAN GIMIGNANO e SIENA e il loro territorio con MADDALENA, Guida ambientale e turistica

TRE CAMPANE DI MAGISTER LORENZO TRA SAN GIMIGNANO E LA VAL DI PESA La campana che si trova sulla Torre Rognosa di San Gi...
07/06/2026

TRE CAMPANE DI MAGISTER LORENZO TRA SAN GIMIGNANO E LA VAL DI PESA

La campana che si trova sulla Torre Rognosa di San Gimignano, detta della Misericordia, anticamente del Banco, venne fusa nel 1295 dal maestro fiorentino Laurentius. Originariamente era una delle tre campane che si trovavano sulla Torre Grossa.

Leone Chellini nel suo volumetto "San Gimignano e dintorni" del 1921 riporta il testo dell'iscrizione a rilievo sulla campana: >.

Di questo maestro fonditore che operò a San Gimignano non abbiamo notizie dettagliate, ma sappiamo che un maestro fiorentino che si firmava "Lorenzo" realizzò pochi anni prima, nel 1290, due campane per la chiesa di San Bartolomeo a Palazzolo (Tavarnelle in Val di Pesa), oggi custodite nel chiostro della pieve di San Pietro in Bossolo, sempre nel territorio del comune di Tavarnelle.

Riccardo Chellini, in un suo saggio ("Tre campane medievali dall'area del Chianti", in Dal Fuoco all'Aria - Tecniche, significati e prassi nell'uso delle campane dal Medioevo all'Età Moderna, a cura di Fabio Redi e Giovanna Petrella, Pisa 2007), ce le descrive con precisione:

>.

La similitudine del nome (Laurentius / Lorenzo) nelle iscrizioni e la quasi coincidente cronologia induce a ritenere che il maestro della campana di San Gimignano sia lo stesso che fuse le due campane conservate a San Pietro in Bossolo.

I LONGOBARDI A SAN GIMIGNANOAnzitutto, perlomeno a quanto ci risulta, è d'obbligo precisare che non ci sono evidenze arc...
10/05/2026

I LONGOBARDI A SAN GIMIGNANO

Anzitutto, perlomeno a quanto ci risulta, è d'obbligo precisare che non ci sono evidenze archeologiche né documenti che testimoniano il passaggio o la presenza dei Longobardi a San Gimignano. Tuttavia il toponimo con il quale è denominata la parte più elevata del borgo, Montestaffoli, lascia legittimamente presumere che questa popolazione germanica sia transitata e forse abbia stazionato nel territorio di San Gimignano.

Come noto, nel 568, guidati da Alboino, i Longobardi si insediarono in Italia, dove diedero vita a un regno indipendente che estese progressivamente il proprio dominio sulla maggior parte del territorio continentale e peninsulare.

A San Gimignano, nel punto più alto del centro abitato, conosciuto come Montestaffoli, si trovano i resti della fortezza voluta dai Fiorentini dopo l'assoggettamento della città avvenuto nel 1353 (in foto, la porta della rocca dall'interno con sullo sfondo la Torre Grossa). Ebbene, il termine "Staffoli" ha con ogni probabilità origini longobarde: potrebbe derivare dalla parola "stafal" o "stafhal", da cui discenderebbero le parole "stafili" o "staffil" che significano cippo o palo di confine.

Crediamo lecito avanzare questa ipotesi in considerazione del fatto che ancora oggi vi è una frazione del comune di Santa Croce sull’Arno, in provincia di Pisa, denominata Staffoli. Anticamente era un accampamento fortificato, chiamato "castrum Staffili", noto fin dall'ottavo secolo, situato sulla via di Monte Bardone.

Nell’Alto Medioevo i Longobardi contendevano ai Bizantini il territorio della pen*sola. L’esigenza di collegare Pavia, capitale del Regno Longobardo e i ducati meridionali tramite una via sufficientemente sicura determinò la scelta di un itinerario che varcava l’Appennino in corrispondenza dell’attuale Passo della Cisa e, dopo la valle del Magra, si allontanava dalla costa in direzione di Lucca. Per non avvicinarsi alle zone controllate dai Bizantini questo percorso, che prese il nome di via di Monte Bardone, attraversava solo territori controllati dai Longobardi e infine conduceva a Roma. "Staffili" era dunque una "terra di confine", situata lungo questo itinerario.

Quando la dominazione longobarda lasciò il posto a quella dei Franchi, la via di Monte Bardone cambiò il suo nome in via Francigena: essa si affermò come la via principale da cui passavano mercanti e pellegrini e sul suo tracciato si sviluppò San Gimignano a partire dal XI secolo.

Il Montestaffoli di San Gimignano potrebbe pertanto essere stato una "terra di confine" dei Longobardi al pari del "castrum Staffili" tra le odierne Altopascio e Santa Croce sull'Arno.

LE CASE-TORRI DI SAN GIMIGNANOMerita leggere un recentissimo libro di Marco Marino, "Il lato nascosto della citta' medie...
03/05/2026

LE CASE-TORRI DI SAN GIMIGNANO

Merita leggere un recentissimo libro di Marco Marino, "Il lato nascosto della citta' medievale - Il progetto di San Gimignano - Macerata, 2026" dove troviamo una descrizione della funzione e dell'utilizzo delle torri a partire dagli inizi del XIII secolo, talvolta erroneamente ritenute solo simboli verticali di potere e prestigio.

Marino sostiene che, nella prima metà del 1200

Ecco le foto scattate durante la passeggiata naturalistica organizzata per il giorno di Pasquetta dall'Azienda agricola ...
07/04/2026

Ecco le foto scattate durante la passeggiata naturalistica organizzata per il giorno di Pasquetta dall'Azienda agricola biologica LA TAVERNA di Gambassi Terme. All'iniziativa, finalizzata al riconoscimento delle piante, hanno partecipato tante belle persone.
È stato un piacevole pomeriggio!
Grazie a tutti.

A PASQUETTA VIENI CON ME A SCOPRIRE IL BOSCO INTORNO A NOI !!!
05/04/2026

A PASQUETTA VIENI CON ME A SCOPRIRE IL BOSCO INTORNO A NOI !!!

ANDAR PER ERBE, COME RICONOSCERE LE ERBE SPONTANEEMARTEDI' 24 MARZO, negli studi di RTV38.
28/03/2026

ANDAR PER ERBE, COME RICONOSCERE LE ERBE SPONTANEE

MARTEDI' 24 MARZO, negli studi di RTV38.

SOTTO IL LETTO DEL PREVOSTOVittorio Sgarbi, in Il tesoro d'Italia. La lunga avventura dell'arte, Milano 2013, ci raccont...
22/03/2026

SOTTO IL LETTO DEL PREVOSTO

Vittorio Sgarbi, in Il tesoro d'Italia. La lunga avventura dell'arte, Milano 2013, ci racconta un curioso aneddoto sulla Madonna col Bambino in trono e due angeli del Maestro di Badia a Isola (circa 1290-1320), dipinta per la chiesa della omonima abbazia.

NON SONO SOLO ERBACCE - lezione sul campoDomenica 15 marzo h. 15:00 a San Gimignano
09/03/2026

NON SONO SOLO ERBACCE - lezione sul campo
Domenica 15 marzo h. 15:00 a San Gimignano

LA DISTRUZIONE DI POGGIOBONIZIO Questa immagine è tratta da "Il Villani illustrato. Firenze e l'Italia medievale nelle 2...
22/02/2026

LA DISTRUZIONE DI POGGIOBONIZIO

Questa immagine è tratta da "Il Villani illustrato. Firenze e l'Italia medievale nelle 253 immagini del ms. Chigiano L. VIII. 296 della Biblioteca Vaticana, a cura di C. Frugoni, Città del Vaticano - Firenze, Biblioteca Apostolica Vaticana - Casa Editrice Le Lettere, 2005".

Rappresenta la distruzione di Poggiobonizio da parte dei Fiorentini, avvenuta nel 1270.

Nel giugno del 1270 i Francesi capitanati da Guido da Monfort, vicario in Toscana di Carlo d'Angiò ed aiutati dai Fiorentini, cinsero d'assedio la città che resisté tenacemente per cinque mesi. Dopo la resa della città i Fiorentini pagarono ai Francesi l'enorme somma di 4000 fiorini d'oro per avere il diritto di distruggere Poggiobonizio.

Giovanni Villani, cronista fiorentino vissuto nel Trecento, nella sua Nuova Cronica così raccontava di Poggiobonizio: .

La città fu completamente distrutta e gli abitanti rimasti furono costretti a scendere nella parte bassa della collina, nel "borgo veteri" di Marturi. L'abitato venne ribattezzato Poggibonsi (volgarizzazione dell'antico nome) in onore della nobile città distrutta.

Lasciamo per una volta le Terre di Siena per andare a rivedere un dipinto di Giuseppe De Nittis (Barletta, 1846 - Saint-...
01/02/2026

Lasciamo per una volta le Terre di Siena per andare a rivedere un dipinto di Giuseppe De Nittis (Barletta, 1846 - Saint-Germain-en-Laye, 1884), Colazione in giardino, esposto tra le opere della mostra "Belle Epoque" in corso a Pisa a Palazzo Blu sino al 7 aprile 2026.

Ci aveva colpiti quando lo vedemmo per la prima volta esattamente venti anni fa, in occasione della retrospettiva "De Nittis. Impressionista italiano" tenutasi a Roma al Chiostro del Bramante.

Nel 2023 Claudia Corti ne diede una avvincente descrizione in un articolo apparso sulla rivista "Dirigente" che ci piace condividere con voi:

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