27/02/2026
Dal web ♥️♥️♥️
Di Luca Rossi:
Il teatro quando riveste un ruolo sociale e comunitario può avere una sua funzione anche “curativa” come solo il riso umano sa e può avere, come insegna il detto eterno: il riso fa buon sangue. E sarebbe già molto. A Siena il teatro vernacolo popolare ha sempre da sempre avuto il suo pubblico appassionato che riconosce in questo teatro cittadino un valore mai di serie b e mai inferiore al teatro dei professionisti e delle stagioni teatrali, qui siamo su un altro piano ed è pur vero che il confronto non spiega mai. Il teatro di giro di grandi produzioni che fanno molte repliche è un business simil impiegatizio dove da sempre e da troppo gli spettacoli sono di un livello medio a volte noiosi e difficilmente assistiamo a bei lavori perché oramai i grandi del teatro italiano di un tempo, quelli che venivano dalla gavetta e avevano fatto di conseguenza grande il cinema italiano, sono tutti nel mondo dei più. Difficilmente si vedono lavori degni. Ecco che invece il Grappolo è del tutto prosecutore del vernacolo senese del Vernacolo Clebbe per intendersi di Bruno Tanganelli alias Tambus e se non ricordo male il nome risale ad Alfio Lastrucci che sarà contento che esista ancora. Sono passati anni molte cose sono cambiate, ma il clima e il pubblico è simile, non sono prodotti affini ai lavori di Tambus, ma clima e pubblici un po’ si assomigliano. Un intreccio curioso la trama drammaturgica cucita a misura per l’ampio gruppo da Letizia Gettatelli in scena nei panni di Rosa la protagonista, in coppia con Marco Bonucci nei panni del divertente Gino. Un intreccio di furti su furti con stili femminili e maschile a confronto sullo sfondo, ma quello che però importa e prevale è la voglia di giocare al teatro di tutta una rosa ampia di personaggi che ballano, urlano, si travestono, sbirciano, si atteggiano, fingono di esser malati e le combinano di tutti i colori, insomma giocano al teatro, come solo gli appassionati filodrammatici nel senso alto possono e sanno fare, con tutta la spontaneità del caso. Fa piacere veder ridere e applaudire il pubblico, sentirne il calore da un lato e dall’altro giocare la scena come un grande carnevale, per dare sfogo nello spazio scenico alla propria libertà che si esprime così, trovando il modo di rigenerare la persona come una sorta di capanna sudatoria comune, una terapia collettiva dove pubblico e attori e artisti vivono uno spazio liberatorio, oltre una società certamente non troppo sana anche oppressiva che ci vuole e pretende a modo suo. Ecco che il teatro riprende lo spazio naturale equilibrio biologico e rigenera i partecipanti con e nel suo rito immortale. Qui varie generazioni, infine, si incontrano e si confondono, si fondono grazie finalmente al gioco scenico. Tutti vivono la scena ed è proprio l’incalzare del ritmo mai spento e mai rallentato sempre incalzante come farsa e comicità vogliono, che sostiene i gioiosi momenti che Letizia Gettatelli e tutti i partecipanti del gruppo del Grappolo hanno saputo regalarci reggendo la scena per circa due ore. Evviva il teatro quando ci regala questi momenti di energia gioiosa e vitalità, Siena ne ha davvero bisogno. In scena oltre Letizia Gettatelli e Marco Bonucci, Serena Caselli, Marco Santinelli, Francesco Caratelli, Claudio Brizzi, Martina Brogi, Francesca Saglimbeni, Letizia Pacciani, Roberta Toma, Michela Rossi, Michele Aurigi, Roberto Fineschi, Roberto Capperucci, Aurora Marri, Leonardo Muzzi, Francesco Minucci, Roberta Mazzetti, Fabrizio Landini, Valentina Bruchi, Lucia Donati, Fabio Mattei, Vincenzo Galiero. E le collaborazioni di: Paola Guarino e Lina Leotta (costumi), Fabrizio Landini (scenografie), Bruna Bari (sartoria), Lucia Corbo (parrucchiera), Aurora Marri (trucco), francesco caratelli (musiche), Marco Santinelli (luci ed effetti).