Alberto Inglesi scultore

Alberto Inglesi scultore il mio unico scopo oramai è produrre più sculture possibili per lasciare qualcosa nel futuro

13/05/2026

La Biennale di Venezia, si sa, è il palcoscenico dove l'arte dovrebbe elevarsi, ma quest'anno al Padiglione Austria sembra che abbiano deciso di scendere direttamente nelle tubature. Lo dico da scultore, da uno che è abituato a combattere con il marmo, il bronzo e la forma: qui la "materia" ha preso una piega decisamente inaspettata. Mentre noi ci interroghiamo sulle proporzioni, sulla tensione delle superfici e sulla ricerca della bellezza, Florentina Holzinger ha deciso che la nuova frontiera della scultura non è il "levare" il superfluo, ma il "riversare" l'organico.
​Capitolo I
Dimenticate le statue equestri o i nudi accademici. In Austria la "forma" è una donna-batacchio. Una performer che oscilla per suonare una campana ogni ora. Come scultore, guardo la tensione dei muscoli e penso al dinamismo di un Boccioni, ma poi mi chiedo: se per fare un'opera abbiamo bisogno di un contratto a chiamata e di un fisioterapista, stiamo ancora parlando di scultura o di un turno di lavoro particolarmente creativo? Una volta i turisti andavano a Messina per l'orologio meccanico, oggi si mettono in fila a Venezia per assistere all'ondulamento umano.
​Capitolo II
Ma il pezzo forte — quello che farebbe posare lo scalpello anche al più paziente dei maestri — è la sirena collegata ai Sebach. Immaginate la scena: una vasca dove una modella imita la Venere dormiente di Giorgione. Un omaggio alla classicità? Magari. Se non fosse che la vasca è alimentata direttamente dai bagni chimici usati dal pubblico. Ebbene sì: la "materia prima" dell'opera la fornisce lo spettatore. Come scultore, sono abituato a sporcarmi le mani con la creta o la polvere di marmo, ma l'idea che l'opera d'arte si auto-alimenti grazie alla vescica dei visitatori mi fa sorgere un dubbio: siamo sicuri che questa sia "installazione" e non un semplice guasto all'impianto idraulico?
​Capitolo III
Per chiudere il cerchio, non mancano performer su moto d'acqua che schizzano il pubblico (acqua pulita, dicono, per fortuna!) e deposizioni verticali che sembrano più un test per le olimpiadi di ginnastica artistica che una riflessione sul sacro. Il divieto di scattare foto, dicono, serviva a tutelare la privacy. O forse serviva a evitare che qualcuno mandasse le prove del crimine a un ufficio di igiene.
​Capitolo IV
Cari amici, mi chiedo: ha ancora senso parlare di "forma" quando l'unica cosa che conta è lo shock? È ancora arte se, invece di lasciare un segno nel tempo con la pietra, lasciamo solo una scia nei condotti di scarico? Le foto saranno anche "instagrammabili", ma da scultore preferisco ancora quando un'opera, per emozionare, non ha bisogno di essere collegata a un tubo della Sebach. Vale la pena proseguire su questa strada, o vogliamo tornare a parlare di arte che non necessita di un idraulico per essere compresa?

26/04/2026

Nella mia lunga carriera di scultore non mi è mai capitato di dover prendere posizione di fronte alle critiche rivolte alle mie opere. Le ho sempre accettate — ci mancherebbe — perché fanno parte del gusto e della sensibilità di ognuno di noi. Tuttavia, a due giorni dall’installazione della scultura "Cor Magis Tibi Sena Pandit", mi vedo costretto, seppur a malincuore, a precisare il senso profondo di questo lavoro.

Mi preme sottolineare che, in questa occasione, la mia scultura è stata utilizzata come pretesto per colpire un’amministrazione forse non gradita. È profondamente ingiusto che un’opera d’arte venga strumentalizzata per fini politici, trasformando un atto creativo in un terreno di scontro elettorale o partitico. Al di là di queste contestazioni, che nulla hanno a che vedere con l’arte e che sono sfociate persino in offese personali come se io fossi parte di un ingranaggio politico e non un libero artista, la critica più frequente riguarda la posizione del muso della Lupa. Si sostiene che la Lupa senese debba avere necessariamente lo sguardo dritto davanti a sé.

A tal proposito, ringrazio la professoressa Gabriella Piccinni per il suo eccellente intervento, in cui ha ricordato come, nei secoli, grandi artisti abbiano raffigurato la Lupa in varie posture: accovacciata, sdraiata, dinamica. Non esiste un’unica postura dogmatica quando l'arte si fa racconto.

Nella mia opera, la Lupa interrompe la sua fissità per un motivo preciso: lo stupore. Essa si volge di lato per guardare il terzo bambino che, con una scala, sale verso i gemelli Senio e Aschio. Il fulcro del racconto è proprio qui. Citando l'affresco del Vecchietta, "La Madonna della Scala", ho voluto rappresentare l’accoglienza e il benvenuto a chiunque giunga nella nostra città. Se la Lupa guarda di lato, è per accudire, per accogliere il nuovo venuto, per descrivere un pensiero ben più complesso di una semplice posa araldica.

Vedere tanta acrimonia su un dettaglio anatomico, ignorando il messaggio di apertura e amore che l'opera sottende, mi ferisce profondamente. Concludo dicendo che, dopo tutto questo, provo un sincero dispiacere nel sentire di non aver fatto cosa gradita a una parte dei cittadini. Il mio intento era l’esatto opposto: offrire un dono alla mia Siena, un simbolo di speranza e di cuore aperto. Sapere che questo dono sia stato accolto con tale durezza mi lascia un’amarezza che difficilmente avrei immaginato di provare.

Indirizzo

Viale Toselli 11 Interno 10
Siena
53100

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